ULTRAZOOM
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PER TANTO TEMPO LA CITTÀ HA PREVALSO SULLA CAMPAGNA. E ORA? - COPERTINA 7 Chiedo scusa. A tutte le donne che in buona fede hanno manifestato nelle piazze italiane per la loro dignità. Scusatemi. Chie-do scusa se sono maschio, eterosessuale, in età fertile. Chiedo scusa se ho sempre pensato che il motto “l'utero è mio e lo gestisco io” avrebbe fatto meno danni sulla bocca di qualche sgrammaticato e geloso evangelico riformato. Chiedo scusa se mi piacciono le donne belle, sexy, e magari pantere a letto. Chiedo scusa se quando vi vedo per strada seminude, con i seni in bellavista e le cosce di fuori mi vien voglia di conoscervi. Chiedo scusa se mi trovo dentro un istinto primordiale che cerca la continuità della specie, ma che spesso viene mediato dalle esigenze del cervello di fermarsi agli atti introduttivi. Chiedo scusa se mi basta vedere una qualunque Arcorina per convincermi che uomini e donne non sono affatto uguali. E chiedo scusa se proprio per questo motivo faccio volare al Cielo preghiere di lode a Dio. Chiedo scusa se ho rispetto per le prostitute che qualcuno ha detto “ci precederanno nel Regno dei Cieli”. Chiedo scusa se non stimo chi si fa giudice morale del proprio fratello. Figuriamoci della propria sorella. Chiedo scusa se non ho capito perché siete andate in piazza adesso, e non quando, chessò, Hillary Clinton è diventata segretaria di Stato per motivi di letto, perché se non fosse andata a letto con Bill adesso sarebbe una normale impiegata come tutte le altre. Chiedo scusa se ho trovato ributtante che fra i vostri cartelli ce ne fossero alcuni che inneggiavano a Lilith, che è un demonio che gli esorcisti scacciano dai posseduti. Chiedo scusa se fra una cena con una qualunque di voi e Nicole Minetti sceglierei senza neanche pensarci una cena con la Minetti. Mi scuso anche a nome del Creatore se l'incontro fra un uomo e una donna è qualcosa di così bello che totalizza chi lo vive. Chiedo scusa. Ma noi maschi siamo fatti così. E l'alternativa non c'è. Nel Vangelo gli ipocriti, quelli contro cui Gesù grida con rabbia, sono tutti uomini, mentre le donne sono creature dedite alla Verità. La nostra contemporaneità ha mischiato le carte scoprendo una nuova categoria non annoverata nei Vangeli: le ipocrite, femmine. Nell'era dell'emergente matriarcato, plotoni di femministe sono tornate ad occupare i media, e le piazze per dirci che è una vergogna per tutti i maschi se Berlusconi si è riempito la villa di Arcorine, e se le ha pagate con danaro e favori per le loro grazie. Scusate ma da maschio razionalista mi sfugge qualcosa. Se avessero manifestato interi monasteri di trappiste di Vitorchiano gemellati con le clarisse cappuccine mi sarei tolto il cappello e ci avrei meditato sopra. Ma queste sono diverse. Non sono loro che dal “68 queste femministe gridano: “L'utero è mio, me lo gestisco io”? E non è precisamente quello che fanno le Arcorine, gestendosi profi cuamente, con la libertà che loro hanno reclamato, la gloria d'Eva? Ammesso che ci sia effettivamente qualcosa da gestire quando di fronte hai un settantaepassaenne senza prostata. Cosa vogliono da queste ragazze, che sono esattamente il prodotto della loro predicazione? Certo, dà frustrazione ad un maschio pensare che una Arcorina qualunque può ottenere danaro e favori solo con due sorrisi, fi guriamoci che frustrazione può dare ad una donna brutta. Ma il punto è un altro: le donne sono diventate una lobby, e come tale reclamano sempre più potere per sé e meno per gli altri. Maschi sveglia! Il problema allora diventerebbero proprio i maschi, che rispondendo a questi modelli goderecci calpesterebbero la propria dignità. Si vede che sono donne e non uomini, e che da dentro non l'hanno mai visto quanto è complicato essere maschi oggi. Ma tutto questo non è altro che un bubbone inverecondo di ipocrisia. Ci vuole solo un po' di buon senso. Che la donna tenti l'uomo lo sappiamo dai tempi del frutto che non avremmo dovuto mangiare. Che l'uomo si faccia tentare lo sappiamo dolosamente dalla cacciata dall'Eden. Queste dinamiche non si cambiano. A meno che non si educhino i maschi, come vorrebbero le femministe, ad essere dei muti eunuchi zerbineggianti. Ma nel Vangelo si parla di alcuni che si fanno eunuchi per il Regno dei Cieli. È già fatica far funzionare correttamente quelli lì. Figuriamoci quelli che si fanno castrare per il regno delle femministe. L'IPOCRISIA DELL'EVA SESSANTOTTINA L'uomo è attratto dalla donna per natura, fi n dai tempi di Adamo ed Eva. Perchè le donne post-'68 si indignano solo ora, rivelando la loro ipocrisia? Chiedo scusa se mi basta vedere una qualunque Arcorina per convincermi che uomini e donne non sono affatto uguali. E chiedo scusa se proprio per questo motivo faccio volare al Cielo preghiere di lode a Dio Che la donna tenti l'uomo lo sappiamo dai tempi del frutto che non avremmo dovuto mangiare. Che l'uomo si faccia tentare lo sappiamo dolosamente dalla cacciata dall'Eden. Queste dinamiche non si cambiano Opinionista de La Voce di Romagna di Paolo Gambi
31 COME INIZIA LA FINE DEL MONDO IL NUOVO LIBRO DELL'AUTORE AMERICANO, RON ROSENBAUM, DICE : “BASTA UNA BOMBA. SARÀ UN SECONDO OLOCAUSTO?” In questo spazio pubblichiamo mensilmente contributi per un eventuale Manifesto per la Rinascita dell'Occidente. La nostra intenzione è di offrire un'occasione a tutti coloro che, stanchi dell'antieuropeismo tardomarxista e radicale, che spesso è celato anche nell'industria dell'europeismo “politicamente corretto”, cioè tecnocratico e rinunciatorio, intendono promuovere un recupero dei valori fondanti della nostra civiltà. Esso è dunque aperto all'adesione e alla collaborazione di tutti, specialmente dei lettori. Ecco la quarantaduesima puntata. VERSO UN MANIFESTO/ 42 A un certo punto in un futuro non trop-po distante, lo stato d'Israele affronterà la questione della rap-presaglia nucleare”. Ron Rosenbaum, il grande giornali- sta e storico americano, maneggia l'apocalisse atomica nel suo nuovo angosciante libro dal titolo “How the end begins”, in uscita negli Stati Uniti per Simon and Schuster. Il sottotitolo recita: “The Road to a Nuclear World War III”. “Considerate il seguente e probabile scenario: una nazione nuclearizzata o terroristi armati di bombe nucleari che fanno detonare testate suffi cienti per distruggere la terra d'Israele e gran parte della sua popolazione, rendendola inabitabile”. Rosenbaum è il raffi nato polemista che ha impiegato sette anni per scrivere un monumentale e straordinario volume che decifra quello che ha defi nito “Il mistero Hitler”. Il libro sull'apocalisse nucleare, “una possibilità che non è mai stata così realistica quanto oggi dalla fi ne della Seconda guerra mondiale”, arriva mentre navi iraniane varcano il Canale di Suez per la prima volta dal 1979 e giunge la notizia che la manomissione informatica delle centrali iraniane non avrebbe fermato il programma atomico degli ayatollah. L'orologio della bomba atomica ha ripreso a camminare. Rosenbaum spiega che Israele è lo “stato da una bomba”, nel senso che una testata nucleare su Tel Aviv può metter fi ne allo stato ebraico. “Israele può essere spazzato via con una o due bombe. E' molto piccolo. Se si colpisce Tel Aviv, non c'è più Israele. Molti preferiscono vivere nella negazione di questa possibilità, ma il popolo d'Israele non ha questo lusso”. L'ayatollah Ali Akbar Hashemi Rafsanjani ha detto che, nel caso di confronto nucleare, Israele perderebbe tutta la popolazione, mentre resterebbero un miliardo di musulmani. Rosenbaum parla di un'altra tragica possibilità. “La cosiddetta ‘bomba islamica', il Pakistan con cento missili, oggi più che mai vulnerabile per un assalto dei simpatizzanti talebani di al Qaida”. Dice Rosenbaum: “Che cosa accadrà? Un secondo Olocausto? Una cosa di cui siamo certi è che Israele avrà la capacità di una rappresaglia nucleare”. Lo storico affronta anche la questione se la rappresaglia sia legittima secondo la legge ebraica: “Qual è la moralità dell'uccisione di quindici o cinquanta milioni di persone? Cosa è stato ordinato ai comandanti dei sottomarini israeliani se non risponde più la catena di comando in quel che resta d'Israele? “Il Regno Unito, per esempio, ha una lettera di ‘Last Resort', chiusa in una cassaforte in una sala di controllo dei sottomarini. Ci sono presumibilmente ordini del primo ministro per compiere ritorsioni se si è tagliati fuori. “In altre parole, anche se hanno l'ordine di non sparare senza mandato, se quelli che danno gli ordini sono morti o in isolamento i comandanti del sottomarino hanno il potere di avviare ritorsioni”. Secondo la rivista militare inglese Jane's, se attaccato dall'Iran Israele reagirebbe lanciando trenta testate nucleari su Teheran, Isfahan, Tabriz, Mashhad, Bandar Abbas e sulla città santa di Qom. In un giro di minuti centinaia di migliaia di iraniani perderebbero la vita. Il Center for International and Strategic Studies di Washington ha reso noto un rapporto in cui si calcolano gli effetti materiali di uno scontro atomico: un ordigno iraniano da 500 kilotoni su Tel Aviv causerebbe ventimila morti. Poi ci sarebbero migliaia di vittime per le radiazioni. Un ordigno da 100 kilotoni su Tel Aviv contaminerebbe per un anno l'intero territorio israeliano, varcando i confi ni di Libano, Siria, Giordania ed Egitto. A Hiroshima e Nagasaki furono usati “appena” 20 kilotoni. Pochi giorni fa il generale israeliano Yaakov Amidror ha tenuto una lezione sull'atomica iraniana alla Università Bar Ilan. Rivolto agli ambasciatori presenti il generale ha detto: “Nessuno ama l'idea di attaccare l'Iran, ma se fallite qualcuno deve pur farlo”. Ron Rosenbaum scrive che dal luglio del 2009 sappiamo che sottomarini israeliani navigano nel Mar Rosso armati di testate nucleari, nell'eventualità di un attacco iraniano. I tecnici israeliani avrebbero modifi cato i missili Harpoon, forniti dagli Stati Uniti, che in genere hanno armamento convenzionale. Israele protegge i suoi 240 chilometri di costa tenendo sempre in navigazione almeno un sottomarino. “E' stato spedito un messaggio”, scrive Rosenbaum. “Un messaggio sulla rappresaglia. Ma per quanto riguarda la volontà di farlo, la moralità della scelta? Mentre scrivo un sottomarino potrebbe iniziare la Terza guerra mondiale”. Rosenbaum nel libro interroga Moshe Halbertal, il celebre eticista allievo di Michael Walzer che ha scritto il manuale delle Forze di difesa d'Israele. “Mettiamo che Israele sia scomparso”, dice Halbertal nel libro. “E abbiamo i sottomarini. Sono contro la rappresaglia, ma a favore dell'attacco preventivo. Potrebbe esserci una situazione in cui l'unico modo per prevenire un attacco nucleare contro Israele sarà quello di distruggere lo stato iraniano. Con questo voglio dire distruggere la sua capacità di agire come uno stato. Non è Hiroshima o Nagasaki. Ma distruggere laboratori nucleari, fabbriche, i reattori e tutto ciò che hanno. L'apparato statale necessario per ordinare una cosa simile”. Rosenbaum non ha dubbi: “Se ci sarà un secondo Olocausto, gli ebrei avranno i mezzi per infl iggere una rappresaglia nucleare”. Da Il Foglio del 24 febbraio 2011
COPERTINA - BUNGA BUNGA: PER LE POST-FEMMINISTE FARE LA PUTTANA VUOL DIRE COMANDARE4 Sono tempi in cui il riferimento all'essere donna è divenuto estremamente attuale, posto sotto la lente d'ingrandimen-to e le disquisizioni dell'opi-nione pubblica e conseguen-temente un interrogarsi sull'identità di noi discendenti di Eva pare d'obbligo. Rifuggo dalle piazze in quanto penso che l'ambiente più adatto in cui la donna dovrebbe manifestare le proprie indubbie capacità debba essere quello del quotidiano, dell'ambiente in cui opera e vive e dove veramente è in grado di manifestare la propria personalità senza enfatismi o spunti emotivi ma con un impegno costante e visibile. La sensazione di una imposizione della femminilità come uguaglianza dei sessi non fa parte della mia struttura interna in quanto penso che la donna debba esprimere la propria essenza mantenendo quelle peculiarità che caratterizzano l'io femminile e che la qualifi cano come essere completo e capace di notevole operosità. Ed è qui che la citazione di Betty Naomi Friedan, teorica del movimento femminista americano degli anni cinquanta e sessanta, si inserisce. Negli ultimi anni il recupero dei millenni di condizione di inferiorità è velocemente avanzato ed è con facilità che si è assistito all'occupazione pacifi ca delle donne nell'ambito della professioni cosiddette nobili. Resta un chiaro gap da recuperare nell'ambito politico-amministrativo ove il limitato e ridotto numero di donne impegnate è palpabile e ben visibile. In questo senso penso che la donna debba uscire da un concetto di non possibilità di cumulo di ruoli, al di là dell'esistenza di un apparto di sostegno famigliare. Noi donne dobbiamo affrancarci dal concetto di fragilità immeritatamente assegnatoci da anni di sottomissione al despotismo maschile, ma dimostrando nei fatti le nostre capacità, rifuggendo dai facili alibi, ma assumendo il ruolo di responsabilità che pur partendo dalla famiglia si estende agli ambiti anche professionali, politici e amministrativi. Attualmente della donna si parla molto dal punto di vista sociologico, cioè in relazione alla famiglia, alla formazione dei fi gli e dei bambini, al lavoro e alla società. Si parla tanto anche del rapporto fra sessi, però forse più per mettere in evidenza i contrasti fra uomini e donne. Si parla tanto di donne anche dal punto di vista psicologico, ma soprattutto per fare del gossip. Vorrei invece soffermarmi sulla donna come persona e, in quanto tale, uguale all'uomo dal punto di vista dei valori, ma profondamente diversa e complementare (in relazione aperta alla pari) nella sua natura. La donna è razionale, ma di una razionalità diversa dall'uomo, che affonda le radici in una forza psichica potente, istintuale e creatrice, in quanto, nella sua esperienza di portatrice potenziale o reale di vita, vive nella propria pelle il senso del mistero delle origini. E' come se la sua natura profonda contenesse il magma della vita delle origini, con tutti gli interrogativi che la vita pone. Le risposte? Spesso non ci sono, ma non per mancanza di argomenti, quanto piuttosto per abbondanza di materiale che urge dentro la sua anima, nello stesso tempo oscura come la notte e piena di luce come un assolato pomeriggio estivo. Questa immagine caravaggesca dell'animo femminile esprime tutta la grandezza psichica della donna fatta di paure e certezze, angosce e speranze, slanci e depressioni, originalità e stereotipi, dono agapico assoluto e piacere egoistico immediato, capacità di donare tutto e carpe diem. La grandezza della donna sta non tanto nei legami sociologici che tarpano la sua vita, quanto piuttosto nei pregiudizi culturali e psicologici che tante volte rendono la donna stessa prigioniera e carceriera di se stessa. Questa libertà può trovarla in se stessa oppure, meglio, rispecchiandosi nel volto e nell'anima di coloro che la stimano, cioè che vogliono il suo bene: realizzarsi per quello che è, creata per dare la vita non solo fi sica a un altro, ma riscattare se stessa da tutte le schiavitù culturali e psicologie, le cui trappole sono tese non solo dal maschio e dalle regole sociali, ma tante volte da se stessa. L'unione con l'altro non deve diventare una prigione, anche se a volte dorata o peggio fatta di grate psicologiche e patologiche, ma una liberazione, un ritorno a sé, alla sua natura più profonda, dove anche la forza dell'animo femminile non è solo fi nalizzata al piacere sociale (per la famiglia o la società) o tantomeno usata come merce di scambio per carriera, potere e soldi, ma anche e soprattutto come ricerca sublime della sacralità primordiale, di cui la donna stessa tante volte intuisce la strada nella sua pur confusa profondità abissale. Anche fra le ombre più dense e oscure, la donna intuisce, sente, percepisce di essere la portatrice, la “cristofora” della luce più bella che la rende luminosa creatura: la portatrice di luce. Coloro che si donano a lei per trovare questa luce, scopriranno in fondo a loro stessi anche quello che ha sempre cercato nella vita: la luce che illumina in pieno l'esistenza. E' quello che Dante ha cercato in Beatrice, la donna ideale, che lo conduce “a riveder le stelle”, la luce di tutte le luci. LA PAROLA DI UNA DONNA ILLUMINATA Una donna di centro-destra fa un elogio alla donna ideale Noi donne dobbiamo affrancarci dal concetto di fragilità immeritatamente assegnatoci da anni di sottomissione al despotismo maschile, ma dimostrando nei fatti le nostre capacità Anche fra le ombre più dense e oscure, la donna intuisce, sente, percepisce di essere la portatrice, la “cristofora” della luce più bella che la rende luminosa creatura: la portatrice di luce Rosaria Tassinari, classe 1967, sposata, madre di Enrico (1999) e Marco (2003). Esercita la professione di avvocato da quindici anni, con studio associtato a Forlì, occupandosi di diritto civile e penale, dopo essersi laureata in giurispruedenza presso l'Università degli Studi in Bologna nel 1991. Sindaco del Comune di Rocca San Casciano dal giugno 2009, per una lista civica di centro destra, è legatissima al paese, nel quale ha in precedenza svolto il ruolo di consigliere comunale e di assessore ai tributi ed al bilancio per 14 anni consecutivi di Rosaria Tassinari
COPERTINA - BUNGA BUNGA: PER LE POST-FEMMINISTE FARE LA PUTTANA VUOL DIRE COMANDARE14 SIETE STATE VOI DI SINISTRA A DISTRUGGERE IL PUDORE L a moralità della politica e della società è stata massacrata 40 anni fa da quelli che oggi si ergono a giudici infl essibili del gineceo di Arcore. Responsabili della mercifi ca-zione della donna e della riduzione di tutta la vita a spettacolo sono proprio quelle forze che hanno imposto alla società italiana il costume del divorzio e dell'interruzione di gravidanza come fosse un semplice restyling. Il Pci degli anni '60-'70, che perseguiva il progetto gramsciano di sostituire il senso comune cattolico con l'ideologia di classe, credeva funzionale a questo obiettivo la distruzione di ogni forma di appartenenza (coniugale, genitoriale, scolastica ….). Perciò cavalcava la ribellione giovanile della beat-generation illudendosi che la società dell'inappartenenza costituisse la transizione al Nuovo Ordine comunista. La storia ha poi dimostrato il contrario, come avevano previsto Pasolini e Del Noce: la società dell'inappartenenza sarebbe stata la tomba di ogni resistenza alla mercifi cazione e al consumo, e ne sarebbe seguito il suicidio della rivoluzione. La tv spazzatura e il mondo delle veline, delle minorenni abusate e/o profi ttatrici, anticamera delle serate di Arcore, è più opera del Pci che di Berlusca! Chi ha tolto il velo del pudore sbattendo il sesso per le strade e nelle aule di scuola è l'artefi ce dello sfruttamento sessuale e del bunga bunga. Chi ha lavorato perché la vivisezione di un bambino nell'utero equivalesse ad uno sfratto, e ha posto le premesse affi nché il senso di colpa mangiasse il cuore di una minorenne o di una madre per il resto dei suoi giorni, costui è l'artefi ce della mercifi cazione del corpo e dell'anima. E non si deve dimenticare, checché se ne dica, che è stata una logica maschilista ad aver imposto questo clima: poiché gli uomini son quelli che non ci rimettono quasi nulla da un divorzio e dall'interruzione di gravidanza; e i fi gli di una famiglia sfasciata non sono quasi mai orfani di madre, mentre per lo più lo sono del padre; e un padre non sa il tumore che inaridisce le viscere di una donna quando hanno espulso una vita! La sinistra non ha più identità e idee perché le ha seppellite con le battaglie libertarie degli anni '70. E non riconoscendolo continua il suo harakiri con il matrimonio omosessuale, la fecondazione artifi ciale e l'adozione per single. Apparentemente l'esatto contrario del divorzio e del controllo delle nascite. Eppure ripete la stessa logica dell'inappartenenza. Negli anni '70 era inappartenenza alla comunità, quella di oggi inappartenneza alla natura. Risultato: tutto ha un prezzo. E poi gli stessi si stracciano le vesti se una minorenne partecipa ad un festino senza reggiseno e mutande e qualcuno le mette le mani addosso. Avrebbero dovuto gridare: “L'utero è mio e lo gestisco io … ma dopo i 18 anni”! e anche: “libertà sessuale … ma solo sotto i settant'anni e tra coetanei”! Forse non avrebbero avuto tanto seguito. Oggi vorrebbero farci credere che la moralità coincide con “la libertà sessuale … tranne ad Arcore”? Signornò. Voi avete distrutto il pudore. Senza del quale non c'è comunità né responsabilità. Voi avete ucciso il popolo italiano e canticchiate l'inno di Mameli quando siete nati urlando l'Internazionale. E no, ormai vi conosco bene: siete la solita marmaglia disposta a fottersi un bambino pur di impiccare l'avversario! Come avevano previsto Pasolini e Del Noce: la società dell'inappartenenza sarebbe stata la tomba di ogni resistenza alla mercifi cazione e al consumo, e ne sarebbe seguito il suicidio della rivoluzione La tv spazzatura e il mondo delle veline delle minorenni abusate e/o profi ttatrici anticamera delle serate di Arcore, è più opera del Pci che di Berlusca! Non se ne può più! Lo sfogo di uno di Lecce nei confronti delle donne forlivesi Non pensate mai di dire basta! Non se ne può più. Non si fa altro che parlare di una città – Forlì – che è ai primi posti per vivibilità e quant'altro. Robe da matti, dico io. E i single dove li vogliamo collocare in questo assurdo e fantasmatico paesone? Il ‘sudombelico' piange sempre più. La chiamano in tutta Italia la città delle donne con il collo duro! Non si voltano mai. Fosse una forma di malformazione, noi maschi capiremmo, ma no!! E' solo un assurdo ‘tiraggio'. Prova ad andare in un noto locale della nostra riviera e mettiti in un punto ben preciso, tira fuori l'orologio e comincia a cronometrare. Cosa, direte voi. Le ragazze vestite da macchine di formula uno in attesa di fare il miglior tempo e fi nire in pole position che esiste solo nelle loro teste. C'è di tutto. Ferrari, McLaren, Force India. Toro Rosso e così via. Prendete i musi delle auto, sovrapponetele al naso di una ragazza e tac! Perfetto, non hanno nemmeno le tette le mono posto, quindi ci siamo. Uno, due, tre, il cronometro è partito. Comincia a contare quanti giri riescono a fare in dieci minuti senza cagare nessuno. Generalmente sono sempre in tre a fare la gara. Non vi preoccupate, tutto nella normalità. Di solito girano in gruppo, ona strafi ga, un cesso e una semplicemente fi danzata. Ma dico io, se siete uscite solo nella speranza che un fantomatico Lele Mora vi scopra. Che ci potrebbe anche stare ma non è una regola, ma perché uscite? State comodamente sedute sul divano a guardare un bel fi lm, vi costerebbe molto meno, in soldi e tempo per prepararvi. Insomma, per un ragazzo con gli ormoni attivi non c'è posto qui nella terra di mezzo. Da generazioni qui a Forlì se la tirano anche i cessi. È ora di dire basta. È ora di spezzare questa catena che si tramanda da troppo tempo. Avete mai trovato delle forlivesi in vacanza, che ne so, a Caio largo o semplicemente a Gallipoli? Degne delle migliori pornostar! Qui vince l'apparenza, il sol essere giudicati. Insomma ‘generazione 1000 euro' per innamorarti di una che abbia un normalissimo permesso di soggiorno o un altrettanto normalissimo posto di lavoro, bisogna per lo meno spostarsi di quindici chilometri, direzione Cesena. O bisogna pagare per avere le attenzioni di una donna, o nulla. E sinceramente ora che c'è la crisi non è il caso.
30 ALLA RICERCA DEL SANTO GRAAL MA SI PUÒ MANGIARE COME SI DEVE IN ROMAGNA? RISTORANTE COHIBA CESENA SIR LANCELOT “Il mare in centro a Cesena” recita il sottotitolo. E in effetti quando si è così vicini alla riviera viene naturale l'equazione pesce-spiaggia, e mangiare il pesce in pieno centro storico sembra avere il sapore del ripiego... E invece no. O meglio, certo se uno può andare a farsi una passeggiata sul porto canale di Cesenatico, che vada pure. Ma se il punto è mangiare, al Cohiba non manca niente. Non abbiamo (ancora) chiesto il perché di un nome così curioso - e francamente anche non molto indicato, chissà forse i proprietari sono appassionati di sigari cubani. O forse basta non farsi troppe domande e ascoltare come suona bene, avvolge e mette allegria. Il Cohiba è un ristorante semplice (Ristorante Osteria, per l'esattezza) per una cucina semplice. Luminoso, tavoli piccoli, legno chiaro, apparecchiatura essenziale (tovagliette di carta, ci pare di ricordare). Il menù è essenziale (3 o 4 titoli per portata), le descrizioni dei piatti sono comprensibili, le proposte sono molto legate alla stagionalità e ai risultati della pesca locale. Ci piacciono molto gli omini nudi fritti con aceto balsamico, le canocchie al vapore, le ali di razza, ottimo l'antipasto misto. Il Cohiba è uno dei pochi posti dove spaziamo anche sui primi, perché sono semplici (quante volte l'abbiamo già scritta, questa parola?), i condimenti sono poco elaborati e permettono di sentire i sapori... La cottura non è sempre perfetta (recentemente ci sono capitati dei tagliolini aggrumati, ahiahi..) ma il nostro voto è più che suffi ciente. Tra i secondi le ‘solite' grigliate, il fritto di paranza, le sarde alla brace (le nostre preferite!). Di solito noi ci andiamo a pranzo, per concederci una ‘coccola' nelle giornate lavorative diffi cili: c'è una proposta del giorno a prezzo contenuto, due portate a scelta tra 2 antipasti, 2 primi o 2 secondi, e vogliamo lodare la ‘fl essibilità' perché tutte le nostre ‘varianti' sono sempre state accettate. A volte il servizio si perde un po', ma sarà la gioventù (loro), sarà la simpatia (speriamo anche nostra), alla fi ne li abbiamo sempre perdonati. La carta dei vini è adeguata al locale, e comunque il vino sfuso bianco fermo è assolutamente dignitoso e quindi facciamo di necessità virtù (anche perché se ci beviamo una bottiglia poi chi ci torna in uffi cio?!?) A volte, ecco questo è un neo che non vogliamo passare sotto silenzio, arriva in sala odore di cucina, non è mai piacevole ma rifl ettendoci è di quello che non si attacca ai vestiti, e quindi metà del problema è evitato. In estate i tavolini sono sulla strada - che è bella e ampia nel centro storico ristrutturato, in mezzo ad altri locali e a negozi ‘fi ghetti' -, fa molto metropolitano e allo stesso tempo fa molto cortile di una volta... Che voglia! Meno male che la primavera sta arrivando. Prezzi abbordabili, pranzo menù fi sso circa 20 euro, pasto normale intorno ai 30. Ristorante Osteria Cohiba 47521 Cesena (FC) - Via Battisti Cesare, 21 tel: 0547 26371 Chiusura: lunedì e martedì (in estate anche il mercoledì a pranzo) RUBRICA PIERO GINARDI DI VARESE
25 Sono pochi i libri che mi hanno preso come questo. L'ho letto, poi l'ho comprato, l'ho presta-to, ricomprato, regalato... pre-so anche in inglese, insomma ho fatto la fortuna dei librai. Ma lo rifarei (e lo rifarò), perché ogni tanto ho bisogno di rileggerlo. Cormac McCarthy mi piace, mi ha conquistato “Non è un paese per vecchi”, mi ha appassionato la trilogia, soprattutto “Cavalli selvaggi”, contrariamente alla maggioranza degli estimatori non mi ha entusiasmato “La strada”... Ma “Sunset Limited” è un'altra cosa. Senza dover descrivere - lui che è perfetto nelle descrizioni, che riesce a fartici sentire dentro - lascia tutto lo spazio all'essenza. E in questi tempi straripanti di superfl uo e di apparenza ce n'è proprio un gran bisogno. “Sunset Limited” è un'opera teatrale (“romanzo in forma drammatica”,), un dialogo serrato tra due personaggi, Bianco e Nero. Sono personaggi simbolici? Domanda diffi cile. Forse sì, ma diffi cile dire simbolo di cosa e poi sono anche pieni di vita, di una loro vita specifi ca, concreta. Viene in mente (accipicchia, perché ogni libro ne richiama alla mente un altro?) “Aspettando Godot” di Beckett, ma invece Vladimir e Estragon sono due veri simboli, di loro non sappiamo nulla perché non hanno una vita fuori dalla scena, e il loro dialogo è vuoto, il manifesto del non senso, appunto. E invece, le 115 pagine del mio volumetto sono tutte sottolineate, cerchiate, asteriscate... Ogni frase è eterna, ogni parola scava un solco e riempie il cuore. Bianco e Nero, dicevamo. Ovviamente non corrispondono al buono e al cattivo, sarebbe troppo scontato, ma neanche il contrario, come invece in un primo tempo si potrebbe supporre. Sono due persone che hanno scelto due atteggiamenti diversi, opposti, nei confronti della vita. Bianco è un professore affermato, che vuole buttarsi sotto il treno (il Sunset Limited del titolo). Nero, scopriremo, è un ex galeotto, che vive in un quartiere degradato cercando di aiutare chi può come può. E che salva Bianco strappandolo dalle rotaie. “Quando stamattina sono uscito di casa per andare al lavoro tu mica c'eri nei miei programmi”. Questo è Nero, tutto stupore, tutto apertura, tutto disponibilità. E tutto coscienza del suo male, del suo male passato e della sua possibilità di farne ancora, e del suo bisogno di stare attaccato a Colui che è il bene. E Bianco invece sa già tutto, sa già che non c'è niente per cui valga la pena vivere. E di fronte all'inaspettato affetto di Nero, cerca di sottrarsi (abbiamo contato per 17 volte la sua frase “devo andare”). Nero spiazza Bianco con la sua fede semplice, assoluta eppure totalmente ragionevole quando il professore si arrampica sugli specchi per illustrargli i valori in cui crede: “a che servono idee del genere se poi non riescono a farti tenere i piedi incollati per terra quando arriva il Sunset Limited a centotrenta all'ora?”. Domanda capitale che tutti dovremmo farci almeno una volta al giorno. Parlano di religione, di amicizia, del compleanno e del padre, della casa di Nero (“orrenda”). Bianco vuole sapere della galera, e dell'episodio che ha portato Nero a Dio. E' Dio il tema dominante del dialogo, a cui si torna, da qualunque punto si parta. “Mi sa che tu non vuoi essere felice”, dice Nero a Bianco verso metà. Bianco dice che Dio non gli interessa, che non ci crede, e che Dio questo non lo può sopportare. Ma Nero risponde con la sua usuale concretezza. Cioè, mettiamo che uno ti dice che non esisti. E tu gli stai seduto proprio davanti mentre lo dice. Mica la cosa ti farebbe incazzare davvero, no?”. Dubbio e domanda, verità, Bibbia. Bianco colto ed erudito, Nero che non capisce i concetti fi losofi ci e dice “A me, di mio, non è mai venuto in testa un pensiero che è uno”. Nero gli offre un caffé, poi gli prepara da mangiare, è il momento più felice quando Bianco dice “E' buonissimo”, Nero non vuole che se ne vada. E il discorso torna ancora alla fede. Il dramma cresce, Bianco si lascia andare, va fi no in fondo al suo scetticismo, abbandona i monosillabi e riversa su Nero un fi ume di parole: “Adesso mi resta solo la speranza del nulla”. E alla fi ne rifi uta l'opzione che Nero gli offre con tutto se stesso. Perché la libertà è sacra, è il dono più grande di Dio agli uomini. Di “Sunset Limited” hanno fatto qualche versione teatrale - negli USA una molto qualifi cata nel 2006, in Italia una nel 2008 e una nel 2010, di cui non mi hanno parlato molto bene e che quindi sono contenta di non avere visto... Adesso la HBO ne ha fatto un fi lm per la tv, andato in onda il 12 febbraio, con la regia di Tommy Lee Jones che recita insieme a Samuel L. Jackson. Lo aspettiamo con impazienza anche in Italia! IL TEMPO DEL PADRE DANIA TONDINI RUBRICA SUNSET LIMITED-CORMAC MCCARTHY IL BIANCO E IL NERO CHI HA RAGIONE? Ovviamente non corrispondono al buono e al cattivo sarebbe troppo scontato ma neanche il contrario come invece in un primo tempo si potrebbe supporre

COPERTINA - BUNGA BUNGA: PER LE POST-FEMMINISTE FARE LA PUTTANA VUOL DIRE COMANDARE12 Un cattolico difende il Cavaliere Quando facevo la scuola su-periore avevo una prof. il cui unico intento era quel-lo di distruggere qualsiasi residuo di cristianesimo fosse presente nella classe. Il suo intento si concretizzava in grandi disamine sulla storia e sulla letteratura, durante le quali ogni spunto e particolare, era volto a stravolgere i valori tradizionali. Così, dopo averci fatto una testa così, con la storia del secolare sfruttamento dell'uomo sulla donna e su come questa dovesse abbandonare il suo ruolo supino e schiavo dell'organo maschile, che veniva descritto come intrinsecamente violento, simile ad un'arma, una spada che feriva, e dunque da combattere come intrinsecamente ingiusto, portatore di guerra, al momento di spiegare la condizione femminile nella Roma imperiale, se ne usciva candidamente con un commento sulla presenza delle meretrici alquanto bizzarro. Le prostitute romane erano ben trattate e onorate e avevano anche grandi possibilità di ascesa sociale, al contrario, ovviamente, del Medio Evo, momento in cui a causa dell'ottusità della Chiesa cattolica, le stesse prostitute venivano ricacciate nei bassi fondi della società. Questa analisi - del tutto precaria, peraltro - mi rimase impressa, tant'è che ve la posso raccontare ancora oggi, seppure priva dei dettagli. Mi rimase impressa perchè mi pareva assolutamente aporetico l'intento apologetico della professoressa. Che la condizione femminile nella società pagana, dovesse essere valutata sulla base di un' affermazione del potere conferito alla donna dalla società in quanto prostituta, mi pareva avesse qualcosa che non tornava affatto. L'equazione, “Le donne stavano meglio nella Roma pagana, che nel Medio Evo cristiano, perché le prostitute avevano onori e gloria” mi pareva tutt'altro che lineare. Allora capiì che le donne sono esseri un po' strani, specie se prendono quella conformazione tutta particolare che si chiama femminismo. Il loro ragionare è decisamente bizzarro. Basterebbe forse quanto sopra espresso, per chiarire quanto bizzarro sia il pensiero femminile (lotta contro il maschio - carriera grazie al maschio) se non che il femminismo stesso è un ossimoro, giacchè vuol difendere la condizione della donna lottando contro l'elemento più specifi camente femminile, quale è la maternità. Ma di questi paradossi il mondo femminile, per altri aspetti così importante e ricco, è pieno. E il pensiero della sinistra, che prende del pensiero femminile unicamente il lato irrazionale e poco solidamente attinente alla realtà, tralasciando invece quegli aspetti unici e fondamentali, di cui noi uomini siamo indubbiamente carenti e per questo da loro -donne- affascinati, oggi procede nella stessa contraddizione che era propria della mia vecchia prof. Ascoltando i vari talk show, relativi alle notti di Arcore, sembra che ancora oggi le femministe debbano mettersi d'accordo con se stesse. Ovvero decidere se considerare la prostituzione un grande potere delle donne sugli uomini (implicando in questa anche quella che loro chiamano “prostituzione domestica”, ovvero i rapporti all'interno del matrimonio), oppure considerare l'attività sessuale tradizionale, incentrata sul fallo maschile, un' azione immorale e deturpante la loro dignità. Perché anche questo si è sentito nei tempi d'oro del femminismo e rimane sullo sfondo di tante discussioni. Quel che è certo, è che in questa tornata storica siamo alla frutta della ragione. La poca ragione di un presidente del consiglio che magari poteva star un po' più accorto. La spacconeria da bauscia questa volta gli sta costando cara. Seppure allo stato attuale sia tutto da vedere se la bolla mediatica si rivelerà capace di andare fi no in fondo, determinando la sostanza, oppure si fermerà prima. Sicuramente, però sta constando cara al paese intero, svilito e sbeffeggiato. E' colpito tutto un popolo, mica solo il centro destra. Mi pare di aver udito alcuni anni fa, l'affermazione di un deputato del centro destra che sosteneva di consigliare Berlusconi di andarci piano con tutte queste feste e festicciole, giacché nella sua condizione di capo del governo non era prudente. Allora si parlava dell'uso dei palazzi romani. Ricordate? Dall'altra, troviamo una sinistra livorosa, che essendo priva di proposta politica gioca al massacro. Il massacro dell'Italia, in cambio di un nuovo periodo di governo in mano al vuoto. Vedere gioire i compagni per la caduta nel ludibrio di Berlusconi, loro, che ostentavano la morale libera e la sessualità priva di freni inibitori, loro, sostenitori dell'abbassamento dell'età in cui considerare reato un rapporto sessuale (fi no a 12 anni è stato proposto in passato!), loro, quelli per cui chi è fedele alla propria moglie è uno un po' sfi gato e privo di inventiva, ecco proprio loro... vederli ancorati a questa battaglia dell'ipocrisia e voler convincere i cattolici che non si vota l'immorale Berlusconi, è cosa veramente penosa. Penosa per l'Italia che rischia di cadere nel baratro, per due opposti irrazionalismi. L'uno privato (e qui però chi è senza peccato scagli la prima pietra), l'altro invece pubblico e fatto sistema politico. Un sistema che copre l'assoluta assenza di elaborazione politica. Un aspetto che è gravissimo e che dovrebbe far meditare a fondo. Specie a sinistra. Da ultimo. Dopo tangentopoli, l'Italia rischia di subire una svolta politica radicale per mano giudiziaria. L'impressione è, diciamo, che ci sia una certa attenzione assai accurata nei confronti di qualcuno. E non di altri. Allora, vi fu un'operazione generalizzata contro la politica, per tangenti e malaffare, o meglio per un sistema che peraltro non è stato spazzato via affatto (al contrario di alcuni partiti, ovvero quelli di governo), mentre oggi per che cosa? Contro chi? Contro Berlusconi o contro la stessa politica? Accusato di cosa? Non è chiaro. Ruby sostiene di non aver avuto prestazioni sessuali con Berlusconi, mentre sostiene di averne avute, da minorenne, con calciatori (non però allo stato attuale perseguiti). E dunque? Ma su questo tra qualche settimana si avranno maggiori chiarezze, speriamo. Intanto, in questo 150esimo anniversario dell'unità del paese, siamo preoccupati e diciamo “Dio salvi l'Italia”. Il momento è greve. ALLA FRUTTA DELLA RAGIONE Che la condizione femminile nella società pagana, dovesse essere valutata sulla base di un' affermazione del potere conferito alla donna dalla società in quanto prostituta, mi pareva avesse qualcosa che non tornava affatto Opinionista de La Voce di Emanuele Polverelli
19 «Eppur la gioia era possibile, / vicina! Era però deciso / il mio destino. Imprudente, / fu, forse, il mio comportamento: / con lacrime implorò mia madre / e con preghiere; ad ogni sorte / Tanja era indifferente. Povera... / E mi sposai. Ora vi prego / scordar dovete e abbandonarmi; / lo so: nel vostro cuore c'è / e orgoglio e senso dell'onore. / Io vi amo (a che pro mentire?). / Ma a un altro io fui data in moglie / fedele a lui sarò per sempre». / E poi lei esce. Eugenio sta, / come se fosse fulminato. / In che bufera d'emozioni / il cuore suo ora sprofonda! / Ma, inatteso, un suon di sproni / e di Tat'jana ecco il marito: / e a questo punto il mio eroe, / in un momento per lui brutto / qui lasceremo, o mio lettore / per un bel po'... per sempre... Così si chiude uno dei più grandi poemi della letteratura europea, lo Evgenij Onegin di Aleksandr Pushkin. Scritto tra il 1825 e il 1832, contemporaneo dunque alla traduzione dell'Iliade di Vincenzo Monti, è un testo che ha formato intere generazioni di Russi. Chi parla è Tat'jana – e inizialmente parla di se stessa in terza persona: giovane ragazza della provincia, innamorata di Evgenij e da lui rifi utata, se lo ritrova davanti anni dopo, quando è diventata una splendida e ammirata dama di società. La situazione si è completamente capovolta: alla lettera innamorata di lei, fa da contraltare, nel romanzo in versi, una lettera altrettanto innamorata di Evgenij. Lei non risponde. Allora lui va nel palazzo dove Tat'jana abita col marito, attraversa l'infi lata di stanza per un Cantami, o Diva, del Pelìde Achille / l'ira funesta che infi niti addusse / lutti agli Achei, molte anzi tempo all'Orco / generose travolse alme d'eroi, / e di cani e d'augelli orrido pasto / lor salme abbandonò (così di Giove / l'alto consiglio s'adempìa), da quando / primamente disgiunse aspra contesa / il re de' prodi Atride e il divo Achille. / E qual de' numi inimicolli? Il fi glio / di Latona e di Giove. Irato al Sire / destò quel Dio nel campo un feral morbo, / e la gente perìa: colpa d'Atride / che fece a Crise sacerdote oltraggio. / Degli Achivi era Crise alle veloci / prore venuto a riscattar la fi glia / con molto prezzo. In man le bende avea, / e l'aureo scettro dell'arciero Apollo: / e agli Achei tutti supplicando, e in prima / ai due supremi condottieri Atridi: / O Atridi, ei disse, o coturnati Achei, / gl'immortali del cielo abitatori / concedanvi espugnar la Prïameia / cittade, e salvi al patrio suol tornarvi. / Deh mi sciogliete la diletta fi glia, / ricevetene il prezzo, e il saettante / fi glio di Giove rispettate. - Al prego / tutti acclamâr: doversi il sacerdote / riverire, e accettar le ricche offerte. / È l'inizio saettante dell'Iliade nella traduzione di Vincenzo Monti, gloria di Alfonsine. Lo so, ci sono altre traduzioni migliori, più fedeli di quella del “traduttor de' traduttor d'Omero” che non sapeva il greco. Ma a noi, all'inizio della prima media, il proemio dell'Iliade ce lo facevano imparare a memoria in questa traduzione. E così, per lo studente italiano che aveva giocato a soldatini per tutta la lunga estate precedente (e forse ci giocava ancora), cominciava la lunga avventura dell'Epica. Le ormai PUSKIN OMERO Il Colophon è la chiusa di un libro, di un poema. Nel Medioevo Colophon erano defi nite le ultimissime parole del testo, più tardi sono divenute le note tipografi che. Noi lo prendiamo come le ultime o le penultime parole di un testo, quelle in cui risiede la sua “risoluzione”. L'Incipit è l'inizio di un libro, di un poema. In senso ampio, nell'incipit rientrano l'epigrafe, il titolo, l'eventuale prefazione, l'ultima parola dell'autore prima che il testo abbia inizio. Spesso, è qui che è racchiusa la chiave dell'intero romanzo, del poema. INCIPIT E COLOPHON GIUSEPPE GHINI RUBRICA
e dietro di noi due coppie di mezza età veneta. Dopo gli inni ha inizio la sfi da, dopo pochissimi minuti l'arroganza atletica inglese si distingue nella sua caparbietà raggiungendo una meta a tempo di record… Incalza subito un ritornello inglese che echeggia magicamente nell'aria mettendomi i brividi….Le superiorità atletiche dell'Inghilterra fuoriescono prepotentemente dalle performance dei giocatori che predominano in maniera sfacciata in termini di velocità e prontezza, sui loro avversari: non vi sono paragoni in merito, ma ciò che fa onore alla squadra azzurra è la caparbietà e lo spirito combattivo , il primo tempo si chiude a 39 per la squadra inglese ed a 6 per l'Italia… Decido nella pausa di rilassarmi con un tè e di sgranchirmi le gambe, nei bar itineranti dello stadio sono una eccezione, mi aggiro con il mio bicchiere caldo, mentre fi umi di birre scorrono a rincuorare animi delusi o viceversa in stato di fi brillazione, uniti da un'unica passione, spinti da un energia elettiva che porta la palla ovale ad una sorta di misticismo sportivo unico nel suo generis. Riprendo posto, noto con dissapore e contrarietà che i nostri vicini di posto italiani hanno intrapreso una sorta di criticità non costruttiva nei confronti degli azzurri e noto nel fondo dei sinceri occhi azzurri di Roberto una profonda contrarietà, per lui infatti questo sport nel suo contesto morale ed ideologico ha radici che toccano non solo la vita etica sportivo di un individuo, ma anche quella comportamentale che fa parte del quotidiano e si rispecchia nei valori dell'amicizia nella condivisione di un progetto, di una sfi da costruttiva , la meta in sé è analogia che vede con spirito elettivo, non il gioco individuale, ma bensì quello di squadra. In campo tutti si battono per la loro squadra, non per rincorrere singole manie di protagonismo ed anche la tifoseria, dovrebbe fare altrettanto… Bergamasco suda, accanto a lui Castrogiovanni, Canale, Ghiraldini, l'Italia porta a casa una meta, lo stadio esulta, dall'altra parte Ashton, grande fuoriclasse, nominato in questa partita l'uomo del match, Tindall, Jonny Wilkinson con due punizioni una partita sofferta dal popolo azzurro, forse non pronto come approccio mentale alle “scontate” perdite rugbistiche, per l'Inghilterra questo è sport nazionale, la preparazione psicologica e fi sica non ha confronto con la realtà Italiana, in campo la fatica non si risparmia, la prova è dura, la sconfi tta è il parto naturale della partita stessa. Le critiche da parte delle persone italiane accanto a noi non risparmiano nessun giocatore azzurro, ad un certo punto Roberto si infi amma e accende una discussione con il mio vicino di posto, ribadendo loro alcuni concetti dell'approccio mentale e solidale che dovrebbe contraddistinguere il mondo del rugby a quello del calcio, esprimo la mia piena approvazione alle considerazioni ed ai punti sollevati da Roberto, ma in maniera silenziosa, non per paura, ma per placare i toni della discussione in atto, il milanese accanto rimane poi stizzito e chiuso nelle sue valutazioni, mentre Roberto dal canto suo, già sofferente per l'oramai conclamata sconfi tta, si ammutolisce esprimendo un chiaro stato di delusione, più che per la sconfi tta della squadra, il rammarico è rivolto soprattutto all'attitudine comportamentale della tifoseria in genere italiana, che sfi gura in maniera considerevole rispetto a tutte le altre nel mondo, la differenza sostanziale e fondamentale è che mentre gli altri tifosi incitano i loro campioni alla vittoria sentendosi parte del gioco, lo spirito tipico nell'esempio lampante di oggi del tifoso errante italiano è quello di giudicare, criticare sentendosi un campione lui stesso dimostrando non solo ignoranza sulle regole del gioco e sui principi fondamentali su cui poggia i pilastri l'antico sapere di questo sport, criticando non solo l'avversario, ma i suoi fratelli stessi senza sentirsi affatto parte del gioco, ma dei perfetti estranei !!!! La partita si conclude a 59 per l'Inghilterra ed a 13, per l'Italia, i giocatori ne escono con le ossa rotte in tutti i sensi, la partita li ha segnati nei risultati, nel corpo e nell'anima, ma sicuramente quella di oggi sarà la prova ed il preambolo di una vittoria nel futuro, nella vita e nello sport ci si confronta con avversari di diverso calibro e portata e quello di oggi non era sicuramente un avversario facile…Sconfi tti e vincitori si avviano verso il terzo tempo… Entrambe le tifoserie escono, per strada migliaia di persone , dall'alto dei loro cavalli spiccano i poliziotti londinesi, ora per tutti la meta è comune: per tutti il brindisi del terzo tempo, i molteplici locali multietnici del quartiere vengono presi d'assalto, io e Roberto camminiamo facendoci trascinare da questa corrente umana, entriamo e ci sediamo in un locale italiano, con due profumati e deliziosi bicchieri “big glass” di Rosso toscano dopo un brindisi Roby esordisce in uno sfogo : “Oggi mi sono vergognato d'avere avuto accanto persone che si sono sedute insieme a me per vedere la partita, persone che come me portavano una sciarpa azzurra al collo, persone che come me si dicevano tifosi dell'Ital-rugby… Oggi mi sono vergognato di queste persone, che non hanno mai smesso di criticare i nostri ragazzi impegnati a sudare e faticare, a prenderle e a darle, impegnati a spingere avanti un'ovale quanto mai pesante in un confronto del genere, che al posto d'essere costantemente incitate e sorrette dall'affetto di noi che li sentiamo parte d'una grande famiglia, si son sentite umiliare da parole scaturite da gente che ignora profondamente ciò che vuole dire rugby e che solo chi ha avuto la fortuna di praticare questo magnifi co sport può capirne sino in fondo lo spirito…” Lo scruto cerco di recepire il profondo messaggio, assaporo il mio vino, lo sento scendere in me come le sue parole, che vengono assemblate e raccolte nel mio umile sapere di questa disciplina lo spingo ancora a parlare… a sfogarsi… “ Le critiche maleducate e le offese, fi glie d'una impronta calcistica, non fanno parte del mondo del rugby, un mondo dove è l'avversario il primo a portare rispetto, e dove il fratello deve spronare e capire e non sparare parole inconcepibili: lasciamo tutto ciò al mondo del calcio! Allo stadio di rugby si va per tifare e per incitare i propri compagni, per rispettare l'avversario, e per ammirare lo spettacolo che trenta ragazzi sono impegnati a creare.” Conclude amareggiato… Queste parole riecheggiano nell'aria, osservo le espressioni del suo viso, intravedo un groppo alla gola avvolta nella sciarpa bianco azzurra… Improvvisamente mi sento veramente parte del suo mondo, mi lascio scorrere addosso queste vocali che inebriano la mia mente ed il mio corpo, realizzo che nulla è a caso, condivido tutto quello che dice, mi sento parte del suo discorso, di questo mondo, che mi ha rapito con i suoi giocatori, con le sue mete, con le sue touche…La magia della palla ovale oramai è entrata dentro di me, coinvolgendomi nelle sue sfi de e nei suoi insegnamenti che spingono a lottare condividendo all'orizzonte la stessa meta, in un gioco sottile e di squadra perché da soli non si può vincere !!! Realizzo che questa disciplina si antepone e si plasma bene con la mia caratterialità ed i valori fondamentali che contraddistinguono il mio essere… Non avverto la sconfi tta di oggi come motivo di abbattimento e sconforto, ma motivo rifl essione per raccogliere forza per la vittoria futura, perché io il Rugby non lo vivo solamente nella sua fi sicità, nel suo profondo messaggio ideologico ma in tutto il suo contesto, in campo prima della forza fi sica, vi è un forte impront psicologico un fi lo che unisce mente corpo e anima… 23
26 “L'ITALIA S'È DESTA”: CENTOSETTANTA OPERE RACCONTANO OTTO ANNI DI ARTE ITALIANA DAL SECONDO DOPOGUERRA ALL'ARRIVO DI PICASSO A ROMA L'Italia appena uscita dalla guerra riparte dall'arte con una tensione verso l'Euro-pa e gli Stati Uniti, fuori dalla provincia e dentro le grandi capitali della cultu-ra. Gruppi, manifesti, luoghi, mostre, incontri, tutto concorre alla rinascita: “L'Italia s'è desta. Arte italiana del secondo dopoguerra. Da De Chirico a Guttuso, da Fontana a Burri” è l'esposizione in corso al Museo d'arte di Ravenna curata dal direttore Claudio Spadoni. Un taglio di tempo ben defi nito: dal 1945 al 1953, nemmeno un decennio, per una storia complessa approfondita dalle centosettanta opere in mostra che mettono a fuoco l'eterogenea realtà dell'epoca, partendo da un fermo immagine, le opere ultime di maestri come Morandi, De Pisis, Balla, Carrà, Casorati, De Chirico, Martini, Marini e Manzù immobilizzate dall'ansia di modernità allora dilagante. Dalle radici novecentesche prende forma il percorso espositivo, rispondendo contemporaneamente alle sollecitazioni neocubiste interpretate da Guttuso, Leoncillo, Morlotti, Pizzinato e alle necessità realiste avvertite da Peverelli, Testori, Sassu, Zigaina. Ed è in questa atmosfera sperimentale che emerge l'esigenza e la forza di creare dei gruppi artistici spesso composti da fi gure diversissime e a volte incompatibili: è il caso del Fronte Nuovo delle Arti, sorto nel 1947 (dalla Nuova Secessione delle Arti), consacrato alla Biennale del 1948 e formato da uomini come Birolli, Guttuso, Leoncillo, Morlotti, Pizzinato oltre a Levi, Santomaso, Vedova, Viani. Nello stesso anno a Roma nasce Forma 1, il gruppo astratto votato a Balla, a Kandinskij, a Matisse, con artisti come Accardi, Attardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Perilli, Sanfi lippo, Turcato. E sempre nella capitale la ricerca non fi gurativa si esprime nel Gruppo Origine del 1950 con Ballocco, Burri, Capogrossi, Colla, mentre a Firenze, nello stesso anno, Berti e Nativi portano avanti il Gruppo dell'Astrattismo Classico. “A Milano invece si parla di Spazialismo grazie a Fontana, Crippa e Dova. “Intanto, Lucio Fontana è rientrato in aprile dall'Argentina col suo Manifi esto Blanco, elaborato coi giovani dell'Accademia di Altamira come atto fondativo di una nuova concezione dell'arte oltre le sue canoniche categorie storiche. Un presupposto dello Spazialismo, il cui primo manifesto è redatto da Beniamino Joppolo e fi rmato, oltre che dallo stesso Fontana, dal critico Giorgio Kaisserlian e dalla scrittrice Milena Dilani – spiega Claudio Spadoni, curatore della mostra - L'assillo di risolvere il rapporto arte-impegno politico, che muove buona parte della cultura italiana, è del tutto scavalcato dalla volontà di prefi gurare una nuova visione dell'esperienza estetica, più consona alle moderne conoscenze scientifi che, alle innovazioni tecnologiche che determinano una diversa sensibilità e una diversa percezione”. Dopo il manifesto di Lucio Fontana, Milano vede nascere anche il MAC Movimento Arte Concreta, composto fra gli altri da Dorfl es, Munari, Radice, Reggiani, Sottsass. Stiamo arrivando alla fi ne del percorso: nel 1952 Baj, Colombo, Dangelo sottoscrivono il Manifesto della pittura Nucleare, nello stesso anno Lionello Venturi presenta il Gruppo degli Otto, (con Afro, Birolli, Corpora, Moreni, Morlotti, Santomaso, Turcato e Vedova) con la formula dell'Astratto Concreto. Ma ci sono anche vicende di uomini e di donne che in questo contesto hanno continuato a portare avanti ricerche personalissime come Alberto Burri, Carol Rama, Luigi Spazzapan, Antonio Zoran Music, Tancredi, e alcuni giovani bolognesi come Romiti, Bendini, Vacchi, fi gure isolate rispetto ai gruppi uffi ciali la cui presenza si rivela però necessaria per una panoramica autentica per completezza. RUBRICA
PER TANTO TEMPO LA CITTÀ HA PREVALSO SULLA CAMPAGNA. E ORA? - COPERTINA 15 L'Islam dovrebbe diventare la religione di tutta l'Europa. Così il leader libico Muam-mar Gheddafi ha apostrofa-to domenica pomeriggio a Roma le quasi 500 ragazze convocate per una lezione sul Corano. Il leader libico, giunto in mattinata nella capitale per celebrare il secondo anniversario della fi rma del Trattato di amicizia fra Italia e Libia, ha distribuito copie del Corano a 487 ragazze (c'erano anche 47 ragazzi, ma per loro non c'è stato tempo), che ha incontrato divise in due scaglioni. Tre ragazze, due italiane e una spagnola, si sono presentate con il velo perché si sono convertite all'Islam: una decisione che Gheddafi ha suggellato con un “rito veloce”, una piccola cerimonia di iniziazione. Le tre convertite sono uscite, tra le ultime, tutte insieme, senza rilasciare alcuna dichiarazione. Tutte indossavano il tradizionale chador islamico, dal quale però uscivano i capelli. Dopo qualche minuto, è uscita anche una quarta ragazza, anch'essa con un velo musulmano completamente nero. Secondo alcune delle hostess presenti all'incontro, tuttavia, quest'ultima non si sarebbe convertita in vista dell'arrivo di Gheddafi , ma aveva abbracciato già da tempo la religione islamica. Gheddafi ha collegato l'ipotesi di un'Europa islamica all'ingresso della Turchia nell'Unione europea, e ha parlato di Maometto, «ultimo profeta», mentre Gesù sarebbe il penultimo. Le ragazze gli hanno potuto fare alcune domande: vietate però quelle politiche o “scomode”. “CI HANNO CHIESTO 500 PERSONE” - Spiega Alessandro Londero, presidente di Hostessweb, l'agenzia di casting che ha reclutato i partecipanti all'incontro: “La richiesta dei libici era stata di circa 500 persone, ma probabilmente se ne aspettavano di meno, perché la sala prevista per l'incontro non le conteneva tutte”. “Ecco perché - ha aggiunto - abbiamo dovuto fare due sessioni, e nonostante questo un'ottantina di ragazze sono rimaste fuori”. Inoltre, il colonnello avrebbe dovuto impartire una terza lezione di Corano esclusivamente agli ospiti uomini, ma “abbiamo fatto tardi e non ce n'è stato il tempo. Lui poi ha detto: sono stanco, e abbiamo fi nito”. Il responsabile dell'agenzia ha inoltre precisato che per le ragazze era previsto un “rimborso spese” di 100 euro per chi veniva dal Lazio, e 150 euro per chi veniva da un'altra regione e che il pagamento sarebbe avvenuto solo dopo l'evento. Lunedì è in programma un nuovo incontro con altre hostess, ma «come sempre - ha detto Londero - sapremo tutto all'ultimo minuto». LE HOSTESS CACCIATE - Non tutte le ragazze presenti hanno superato la selezione del personale libico. Due di loro, che uscivano arrabbiate e deluse, non hanno voluto spiegarne il motivo, giustifi candosi con un “noi non siamo nessuno”. E alla domanda se fosse stata una “brutta esperienza”, hanno risposto: “Lasciamo perdere”. Le due ragazze hanno lasciato rapidamente l'edifi cio coprendosi il volto dalle telecamere con il passaporto. La tensione nel gruppo era già emersa prima dell'ingresso in accademia, quando alcune hostess e un coordinatore avevano avuto un acceso diverbio. “Non siamo retribuite” avrebbe poi detto una ragazza ai giornali. La volta scorsa, invece, ad ognuna delle partecipanti all'incontro era stato riconosciuto un “gettone” di 50 euro. “Mettete nei guai le ragazze - ha detto ai cronisti uno dei responsabili dell'agenzia, che teneva d'occhio le giovani che parlavano ai giornalisti - perché chi rilascia dichiarazioni non verrà pagata.” BINDI: UMILIATE DONNE ITALIANE – “Berlusconi fi nisce per rendersi complice non solo della sorte dei tanti disperati ricacciati nel deserto libico ma di una nuova umiliante violazione della dignità delle donne italiane”, afferma la vicepresidente della Camera Rosy Bindi. “Solo nell'Italietta berlusconiana che si compiace di barzellette e battute misogine - afferma - e che ha incoraggiato una nuova forma di mercifi cazione del corpo della donna è possibile assistere alla celebrazione così imbarazzante e subalterna di un personaggio come Gheddafi . Purtroppo non c'è da stupirsi - aggiunge Bindi - per lo spettacolo offerto agli italiani con l'avallo del nostro governo. Invece di chiedere ragione delle condizioni di vita di migliaia di migranti, il governo Berlusconi si presta ad offrire un palcoscenico a chi per fare la sua propaganda pretende di circondarsi di belle ragazze.” STORACE: SHOW INTOLLERABILE – “Qualcuno ricordi a Gheddafi che l'Europa è cristiana. Gli show sulla fede sono intollerabili”. È quanto dichiara Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra. L'ARRIVO CON LE AMAZZONI - Gheddafi era arrivato a Ciampino alle 13.30, dopo un doppio cambio di programma. Sempre imprevedibile, Gheddafi - che indossava la tradizionale jeard libi e che è sceso dalla scaletta del velivolo scortato da due delle donne che compongono la sua scorta personale - è stato accolto dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, e dall'ambasciatore libico in Italia, Abdulhafed Gaddur. Dopo i saluti da cerimoniale, per il leader libico sono previste oltre 24 ore di appuntamenti privati: fi no cioè alle 17 di lunedì, quando si terrà il primo appuntamento uffi ciale della visita, il convegno all'Accademia libica su “I rapporti fra Libia e Italia”, seguito da una mostra fotografi ca sulla storia del paese nordafricano. Al seguito del rais ci sono 30 cavalli arabi con altrettanti cavalieri: lunedì sera, alle 21, si esibiranno nel corso delle celebrazioni previste alla caserma Salvo D'Acquisto, alla presenza del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Gheddafi ha trovato già montata nei giardini dell'ambasciata di Libia a Roma la grande tenda beduina che sempre lo accompagna nei viaggi all'estero e che è giunta sabato nella capitale. IL FUORI PROGRAMMA IN CENTRO - In serata l'ennesimo fuori programma: Gheddafi è uscito dalla residenza dell'ambasciatore libico per fare un giro nel centro della città. Lo stuolo di macchine al seguito della limousine bianca si è diretto a Campo de Fiori, dove il leader libico si è seduto al tavolino del bar Obika: davanti al locale si è subito formato in capannello di gente e di telecamere, con il colonnello che, sorridente, ha salutato a più riprese la folla. Le decine di macchine della scorta hanno causato più di qualche grattacapo ai responsabili della sicurezza. Poi il colonnello, contornato da una decina di guardie del corpo, si è diretto passeggiando verso piazza Navona, dove si è anche fermato a chiacchierare con alcuni ambulanti arabi a una bancarella, chiedendo loro come si trovano in Italia. Finito il colloquio, uno dei consiglieri del leader libico, dietro indicazione di Gheddafi , ha comprato per 300 euro in contanti un'abbondante manciata degli anelli venduti dagli ambulanti. Dopo avere attraversato a piedi Piazza Navona - circondato dalle guardie del corpo e da una folla di curiosi - Gheddafi si è fermato per un ultimo drink al ristorante “Il Passetto” in piazza di Santa Apollinare. Accomodatosi in un tavolo all'esterno, Gheddafi è stato accolto dai gestori del ristorante che gli hanno offerto un'aranciata, sempre sotto i rifl ettori delle telecamere e dei numerosi fl ash dei fotografi . Dopo pochi minuti Gheddafi ha lasciato il tavolo del ristorante per rientrare nella residenza dell'ambasciatore libico sulla Cassia. Da Il Corriere della Sera del 20 agosto 2010 ABBANDONATO PURE DALLE SUE DONNE Il colonnello Gheddafi è stato a Roma con la sua scorta femminile nell'agosto del 2010, presente anche 500 ragazze italiane reclutate da un'agenzia per la sua lezione sul Corano: tre si sono convertite. A Tripoli, l'altro giorno invece, ha parlato al mondo ma con nessuna donna intorno. Che cosa sta succedendo nel mondo? Frasetta Dopo avere attraversato a piedi Piazza Navona - circondato dalle guardie del corpo e da una folla di curiosi - Gheddafi si è fermato per un ultimo drink al ristorante “Il Passetto” in piazza di Santa Apollinare


PER TANTO TEMPO LA CITTÀ HA PREVALSO SULLA CAMPAGNA. E ORA? - COPERTINA 11 Questo mese ho temporaneamente rinunciato alla mia rubrica, “il grido di un giovane”, che tengo in questo mensile. Ho preso questa decisione perché, come ogni buon radicalchic da salotto avrebbe fatto, voglio esprimere la mia indignazione in merito alla protesta “femminista” (certo, come no) tenutasi domenica 13 febbraio. Quindi mi indigno, ma la mia indignazione è rivolta a quelle donne che, con tutta la loro ipocrisia e la solita arroganza e faziosità che contraddistingue le sostenitrici di una certa parte politica, han cercato di far passare per protesta femminista un'adunata di persone livorose e piene di odio, nascondendosi dietro il solito moralismo da due soldi (e qui il radicalchic di prima si sarà strozzato con the e biscotti, cadendo all'indietro dalla sua poltrona ricamata, stropicciando la sua copia di Repubblica). Quella di domenica 13, con tanto di “indignata speciale”, ovvero Lucia Annunziata, che ha registrato la puntata del talk show in 1/2h direttamente da Piazza Navona, non era altro che l'ennesimo escamotage per ribadire il solito messaggio: cacciamo Berlusconi. Questa volta, il pretesto utilizzato era “lo sfruttamento delle donne”, “il mancato rispetto della loro dignità”, “il maschilismo estremo del vecchio Porco” ecc. ecc. Evidentemente si sono scordate di quando dicevano “l'utero è mio e me lo gestisco io”, ma la cosa veramente sorprendente è che tra “le indignate” vi siano persone come Claudia Mori, la stessa che, come ha ricordato il Giornale, danzava nuda e gioiosa nel fi lm “Joan Lui” del 1985. Evidentemente quella domenica in Piazza Navona un elevato numero di esponenti del gentil sesso si è improvvisamente ricordato di aver perso la dignità e dunque, rimangiandosi tutti gli slogan e le affermazioni proferite nel corso degli anni, ha inscenato una simil-protesta per la tutela e il rispetto delle donne. Io non ci credo neanche un po' e di questo passo, sfogliando i quotidiani che raffi gurano quelle racchie strepitanti e accecate dall'odio patologico che nutrono verso il Silvio, rischio di diventare ancora più maschilista di quello che sono. Fortunatamente ho avuto modo di consolarmi ascoltando il parere di donne vere, belle e competenti, che mi hanno rincuorato un po'. Daniela Santanchè ad esempio, donna bellissima, afferma che “Quella non è stata una manifestazione per la liberazione delle donne, ma solo una strumentalizzazione politica contro Berlusconi”. D'altronde la Santanchè, con il suo carattere forte e deciso, ha tutte le ragioni del mondo per opporsi a questa farsa perché lei che femminista lo è sempre stata, e che ha sempre lottato per i diritti delle donne, si sarà giustamente incazzata vedendo che tutto ciò per il quale ha sempre combattuto veniva trasformato nell'ennesima strumentalizzazione, per riuscire a sconfi ggere colui che democraticamente non sono riusciti a sconfi ggere, ovvero Berlusconi. Anche la giornalista ferrarese Elisa Calessi, fi rma di “Libero” e ragazza dai bei lineamenti, afferma nelle pagine del quotidiano di viale Majno che “Le nostre mamme femministe hanno combattuto per l'aborto, per il divorzio. Cose concrete. Qui l'unico bersaglio, mi par di capire, è Silvio Berlusconi”. Che anche Elisa sia una serva al soldo di Berlusconi? Non penso. È più probabile che lei, da donna, non condivida l'ipocrisia delle “indignate”. Per non parlare di Simona Ventura che, intervistata per il Fatto Quotidiano, ha risposto garbatamente e lucidamente alle domande che le venivano fatte, ammettendo di avere votato per l'attuale governatore lombardo, l'esponente del Pdl Roberto Formigoni (una donna che vota Pdl? Sacrilegio!), al quale ha espresso la sua fi ducia e il suo sostegno, da donna e cittadina. D'altro canto, sempre nel Fatto Quotidiano, Chiara Paolin intervista Francesca Izzo, docente universitaria, che afferma: “Noi chiediamo il rispetto di tutte le donne. A partire da quelle che subiscono questa forma di violenza, lo sfruttamento sessuale, o anche solo la pressione psicologica di dover essere carine, bellocce, disponibili”. L'affermazione era chiaramente allusiva: le ragazze sfruttate sono le “Papi girls”, quelle di via Olgettina. Sfruttate? Da chi? Avendo letto tutte le intercettazioni si evince in maniera piuttosto evidente che molte volte erano le ragazze stesse a imbucarsi ad Arcore, o a chiedere di farsi invitare, per ricevere “regalini” vari, perché una non riusciva ad arrivare a fi ne mese, l'altra doveva coprire i costi del bar, l'altra ancora era rimasta scontenta del misero braccialetto che aveva ricevuto in dono la volta prima, e voleva qualcosa di più. Ora, mi sembra di capire che in qualche modo fossero loro a cercare di sfruttare Berlusconi, facendogli vedere un po' di carne per ottenere quello che volevano, trattenendosi fi no a tarda sera nelle stanze del premier per farsi notare, magari per essere scelte come favorite dal presidente. Ovviamente penso che anche Berlusconi abbia la sua buona parte di responsabilità in questa vicenda. Il soggetto in questione ha tanto potere, tante ricchezze, ma forse soffre un po' la solitudine. Ma organizzando queste feste e circondandosi di giovani ragazze, magari senza fare nulla di male, si è reso comunque ricattabile, dando carta bianca ai media a lui avversi, che non vedono l'ora di farlo fuori. In ogni caso non posso fare a meno di pensare che ciò che ha fatto Silvio sia avvenuto dentro le quattro mura di casa sua, dunque sono affaracci suoi. Se non si ha più il diritto di fare ciò che si vuole in casa propria, siamo veramente agli sgoccioli, lasciatemelo dire. Pazienza, fortuna che al mondo ci sono anche Daniela Santanchè, Elisa Calessi e Simona Ventura. Ma se penso alla manifestazione femminista di domenica… l'utero è vostro? Ma fateci quello che vi pare! Come ultima risorsa potreste tirarlo in faccia a Berlusconi, no? Ma vaffanculo và. RACCHIE IN PIAZZA Femministe dell'ultima ora riscoprono la loro dignità perduta e vanno in piazza. Vocazione divina o ennesima arma politica contro il “Vecchio Porco”? Quindi mi indigno, ma la mia indignazione è rivolta a quelle donne che, con tutta la loro ipocrisia e faziosità che contraddistingue le sostenitrici di una certa parte politica, han cercato di far passare per protesta femminista un'adunata di persone piene di odio, nascondendosi dietro il solito moralismo da due soldi Quella non è stata una manifestazione per la liberazione delle donne, ma solo una strumentalizzazione politica contro Berlusconi Davide Brullo 1979 è un poeta e uno scrittore di Andrea E. Cappelli
17 CIAO CICCIO! GIORGIO FRASSINETI RUBRICA 150 ANNI. UNA FESTA ITALIANA Se sei il sindaco di Predappio, ti può capitare ancora oggi che salendo in un taxi a Roma qualcuno quasi si butti ai tuoi piedi per nostalgismo. Oppure, se ti invitano a Casa Artusi a parlare del Duce ti becchi urla e insulti da parte di chi, ligio alla legge Bassanini, fa autocertifi cazione di puro antifascista, e decide lui di cosa si può parlare oppure tacere. Indimenticabile quando, arrivato nell'albergo di Madonna di Campiglio con la mia famiglia, il proprietario vedendo dalla carta d'identità che ero di Predappio, mi dice “Bel posto Predappio, vengo tutti gli anni. Peccato che adesso avete un Sindaco stronzo che non vuole i turisti”. Oppure la tabaccheria in zona Rialto a Venezia, luogo turistico più famoso al mondo che ha in vendita solo accendini con la fi gura di Mussolini; alla mia richiesta su dove li comprasse mi ha aggrdito dandomi dello sporco comunista. Dichiaratomi Sindaco di Predappio mi ha abbracciato (giuro!) ed emozionata mi dice che non aveva capito, con miliardi di scuse. Salutandomi mi dice “Sindaco, di questi accendini ne vendo a camionate”. E così via, in tutta Italia. Pochi giorni fa sono andato a sciare con il Gruppo Sportivo San Savino, come tutti gli anni a Canazei. Solito albergo (da Irma), soliti amici, piste splendide. Tornando dal Belvedere, prendo l'impianto che da Pecol porta a Canazei. Siamo in due. Io e un maestro di sci. Lui simpaticamente mi chiede di dove sono, ed io dico che sono di Predappio. Mi guarda, smette di sorridere e, come se fosse colpa mia, mi fa “Mussolini ci ha fatto solo dei danni. Non abbiamo scelto noi di far parte dell'Italia. Fa bene il Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano Durnwalder a non partecipare ai festeggiamenti per i 150 dell'Unità d'Italia.” E' andato via senza salutarmi. Qualche giorno dopo arriva la notizia che il Presidente della Provincia di Bolzano, questo mirabile campione della buona amministrazione, vuole che si abbattano i monumenti costruiti durante il fascismo. Bene. Bravo. Bis. Adesso facciamo un pò di conti. L'indennità lorda mensile per il Sindaco di Bolzano è pari a 13.312 euro contro la media nazionale di 3.842 euro. Il Presidente della Provincia Durnwalder guadagna 320.496 euro lordi l'anno. Una vergogna. Il tesoretto annuo della Provincia di Bolzano è pari a 5,2 miliardi, di cui 3,5 miliardi derivanti da entrate tributarie. Da dove arriva questa montagna d'oro? Dalla devolution fi scale che oggi lascia sul territorio il 90% delle tasse raccolte a livello locale oltre a una quota di trasferimenti pubblici. Le entrate tributarie per abitante a disposizione di Durnwalder & C. sono pari a 8.514 euro l'anno contro i circa 2000 della nostra regione. Gli accordi sulla “compartecipazione” prevedono che Trento e Bolzano si tengono il 90% dell'Iva pagata in loco delle imposte sul registro, su successioni e donazioni, delle tasse automobilistiche, sulla benzina e le sigarette oltre ai proventi del lotto e al 100% dell'imposta sull'energia elettrica. Le regioni a statuto ordinario hanno diritto solo al 45% dell'Iva locale. I cittadini della provincia a più alto reddito d'Italia, 34.365 euro a testa, il 30,9% in più della media nazionale, e pagavano nel 2008 meno tasse rispetto ai soldi che ricevevano da Roma. Nel 2008 il Trentino Alto Adige incassava dallo Stato 2.069 euro l'anno per abitante in più rispetto alle imposte pagate dai suoi cittadini. Il rapporto dare-avere è un concetto che anche uno come Durnwalder può facilmente capire. “Hic patriae fi nes/siste signa...”. “Qui sono i confi ni della patria. Pianta le insegne. Da qui educammo gli altri con la lingua, le leggi, le arti”. Diciotto fasci littori aiutano a capire il signifi cato della scritta latina sul monumento alla Vittoria, quella del 1918, con la conquista italiana del Sud Tirolo. E' evidente che alcuni monumenti, come la Vittoria e il bassorilievo del Duce in piazza dei Tribunali, sono senza dubbio fascisti. Fasci littori, “Credere, obbedire, combattere”, ecc. Ma non hanno più da decenni un signifi cato ideologico. Luis Durnwalder annuncia che non ha nessuna intenzione di partecipare alle festa per il 150° dell'Unità d'Italia. “Siamo sotto L'Italia. Accettare va bene, festeggiare no. L'ho detto anche al Presidente Ciampi, quando mi chiese se mi sentivo italiano. Io gli risposi: mi sento sud tirolese, tirolese, parte della minoranza austriaca che vive in Italia e ho un passaporto italiano”. Io ho in mente un concetto chiaro: chi non si riconosce nello Stato Italiano e nella Cosituzione Italiana si dimetta da ogni carica dello Stato Italiano. Faccia il ministro di casa sua ma non puo rappresentare uno Stato in cui non si riconosce. E questo vale dal più piccolo assessore, consigliere comunale alle più alte cariche dello Stato. Il Presidente della Repubblica dovrebbe poter licenziare in tronco qualsiasi politico faccia esternazioni contro lo Stato Italiano e togliergli ogni possibilità di ricanditatura futura. Sinceramente trovo incredibile che le provincie autonome continuino a prendere valanghe di soldi dalla Stato centrale, tenersi la stragrande maggioranza delle tasse pagate dai propri abitanti e poi continuare a denigrare l'Italia. L'Italia sta festeggiando i 150 anni della sua unità, e questo secolo e mezzo di storia bisogna ricordarlo tutto, non se ne possono ricordare 150 meno i 20 della dittatura, perchè i conti con la nostra storia vanno fatti, e questo Paese non ha fatto fi no in fondo i conti con il fascismo. La storia del nostro Paese dobbiamo ricordarla per intero, anche se non ci piace, perchè solo così si può evitare di ripetere gli errori del passato. La furia iconoclasta c'è stata dopo il 25 Luglio del 1943. Ricordo a Luis Durnwalder, Presidente della Provincia di Bolzano per la misera somma di 320.496 euro lordi l'anno, che siamo entrati da un pezzo nel 2011. Da una parte ci siamo noi che cerchiamo di salvare il Palazzo del Fascio di Predappio, e valorizzare l'architettura razionaliosta senza avere un quattrino, dall'altra parte c'è lui che, pieno di soldi, li vuole spendere per distruggere i monumenti del ventennio fuori tempo massimo. Caro Luis Durnwalder, tornerò a sciare nelle Dolomiti, però quei soldi li dai a me.
20 ECO-BALLE ISABELLA LEARDINI RUBRICA LA VIALGA, L'ALGA DELL'AMORE FANTA-CRONACA: QUALCHE VOLTE PERFINO I SOGNI FINISCONO SUL GIORNALE… Miramare – Giugno 2010, una settima-na intera di tempo-rali, la stagione non inizia mai. E' già il 22 quando i bagni-ni all'alba trovano la riva cosparsa di alghe, un prato verde sulla sabbia e in acqua. La mucillagine è tornata. E' sconforto generale, sono tutti neri. Si sa che sorridere al turista e lamentarsi col vicino è prerogativa tipica del romagnolo balneare, ma quest'anno non sono le solite lagne stagionali, l'economia è davvero piegata, una dopo l'altra tutte le pensioni rimaste vengono messe in vendita. La Voce della Spiaggia raccoglie il malcontento degli operatori: “Come negli anni '90, la stagione è fi nita!” “Con la crisi che c'era ci mancavano le alghe, è il colpo di grazia, speriamo che non lo dicano alla televisione se no ci fregano anche la Notte Rosa” Altro che notte rosa, pare che questa sarà un' estate al verde. 25 Giugno, Zona 140, Bagno Dino. La Voce della Spiaggia dovrebbe intervistare bagnini e turisti felici, ma la zona non è certo affollata e il bagnino non ha voglia di parlare; ci tocca andare la mattina presto, quando qualche anziano è in vena di chiacchiere, e per fortuna i comuni del nord mandano ancora qui i gruppi di vecchietti. Sulla battigia parliamo con il signor Mario. Ha 82 anni ed è nel bel mezzo del suo amarcord quando improvvisamente si ferma, guarda il prato d'acqua in cui trascina i piedi, e si fa scappare una confi denza: “Io il bagno l'ho fatto lo stesso, da quando c'è le alghe sto anche meglio...” In che senso sta meglio? “jer seira hai fait l'amur con mia moglie” - è compiaciuto... La cosa è curiosa, chiediamo un po' in giro visto che ormai siamo abituè dei campi di bocce ... Tutti i pensionati che hanno fatto il bagno dicono la stessa cosa. “A-m sent cum'un burdël, me a n'ò bsogn de' viagra! A jò sèmpar det ch'e' basta l'acva de' mêr, mo stavôlta l'è véra.”. I romagnoli si sa si vantano, ma questa volta non sono gli unici. La mattina presto la riva è sempre più affollata, e la notizia a fi ne giugno ci fa balzare in prima pagina, è il nostro “piccolo scoop”, o almeno questo è quello che credevamo. Con la Notte Rosa alle porte vale la pena di cavalcare anche l'alga pur di scongiurare un calo di presenze. Gli organizzatori non perdono tempo, solo una trovata di marketing per salvare il bagno di luna che pareva ormai saltato: rosa anche le alghe x... le alghe dell'amore. Mattino del 4 Luglio 2010, post Notte Rosa, la questione si fa seria. Migliaia di giovani a mezzanotte del 3 luglio si tuffano tra le luci e le alghe, le forze dell'ordine passano una nottata surreale, è molto più della solita euforia, inutili i vigilantes con le torce sulla spiaggia. Questa Notte Rosa verrà ricordata come quel black out degli anni '70 che innalzò gli indici nazionali di natalità. 5 Luglio, il Comune non commenta, ma le alghe vengono fatte immediatamente analizzare in tutta fretta dai laboratori di biologia marina e chimica dell'Università di Bologna. 7 Luglio, i risultati sono da fi lm. Viene fuori che non è una comune mucillagine, è una nuova specie ascrivibile alle cianofi cee, le cosiddette alghe azzurre, mai vista prima, tanto meno in Adriatico. Sono microorganismi primordiali, formano piccole colonie nelle acque più limpide e possono essere ricche di proprietà curative. Cambiamenti climatici, mutazioni date dall'inquinamento, preghiere... non si sa cosa l'abbia fatta nascere qui in Romagna, ma emerge un dato incredibile: l'alga rilascia serotonina, l'ormone antidepressivo per eccellenza, ma soprattutto urotensina, la molecola presente in alcuni pesci che ha effetti identici a quelli del Viagra. Siamo immediatamente sulla cronaca nazionale, è il caso dell'estate, troupe televisive stazionano sulle nostre spiagge, tutti vogliono provare il bagno della felicità. Le reazioni sono contrastanti, a messa i preti chiedono ai fedeli di non fare il bagno al mare, di non farsi tentare dall'alga del peccato. Gli ambientalisti chiedono nuove analisi, denunciano l'inquinamento, creano allarmismi... Solo che l'alga non fa neppure vedere blu, piuttosto fa vedere sempre rosa ... cosa che qui è un po' come sfondare una porta aperta. Niente in questo luglio 2010 riscuote consensi quanto lei, l'erba verde dell'Adriatico, quella che tutti ormai chiamano la Vialga. 20 Luglio 2010. Sarà per la serotonina a piede libero, sarà per il resto.... ma i romagnoli sono più galvanizzati che mai dalla loro nuova specialità igp ... e dalle prenotazioni che aumentano. “Non era così dagli anni 70... abbiamo alzato i prezzi, siamo pieni tutto il mese, se va avanti così li faremo dormire nelle vasche da bagno come 50 anni fa.” Ridono sornioni e beati come non li vedevamo da 30 anni. Nel frattempo arrivano la piadina stracchino e Vialga, il gelato alla Vialga, il Vialghjito e il Vialga Vialga della Casadei Beach Band è il ballo dell'estate. La paura più diffusa è quella che la Romagna possa diventare una delle grandi mete del turismo sessuale... “Tanto alla fi n fi ne non venivano per quello anche prima?” E' inutile, la Vialga tira... e i dati delle prenotazioni dicono che stanno tornando proprio le famiglie, e coppie di anziani che prenotano per un mese intero, come 40 anni fa. Sardegna e Toscana accusano il colpo. 1 Agosto. La Vialgamania oltrepassa i confi ni e gli stranieri sono in continuo aumento. Le pensioncine si rimettono in piedi, il Grand Hotel si riempie di Vip, e la darsena è l'isola del lusso. Pare che dodici yacht del Sultano del Brunei abbiano attraccato in gran segreto durante la notte appena per il tempo di un bagno con tutto il suo harem, per poi risalpare alle prime luci dell'alba. 10 Agosto 2010. Siamo in pieno Boom La notte delle stelle cadenti è sempre magica, ma quest'anno non c'è solo chi esprime desideri in riva al mare. Un gruppo di ufologi ha organizzato una veglia notturna attrezzando piccole tende sulla spiaggia libera. Nell'ambiente ha preso corpo la teoria che l'alga possa essere un organismo di origine aliena “seminato” la scorsa estate, quando esattamente in questo periodo ci fu un picco di avvistamenti sul mare di Rimini. Per queste notti si attende il ritorno dei giardinieri volanti e anche i curiosi si affollano “Se hanno fatto questo effetto sulle alghe io voglio esser qua quando passano!” ... Ma non è l'unica teoria stravagante, gruppi “new age” affermano con certezza che l'alga potrebbe essere un segno dell'apocalisse. Ma fi nora, salvo un paio di coliche per averne mangiata troppa, la Vialga non ha dato effetti collaterali, se non il pentimento per qualche passione un po' troppo repentina, cosa che in fi n dei conti qua è sempre successa. Quello che è certo è che è un ferragosto da record, e che da pochi giorni i bagnini applicano una tassa sulla Vialga. In sostanza si paga, non tanto per farci il bagno, ma per quella che i turisti raccolgono al posto delle conchiglie per portarsela a casa. 20 Agosto. La stagione volge al termine ma non accenna a fi nire. Sembra tutto troppo bello per essere vero, prima o poi qualcosa dovrà rovinarci di nuovo la festa ... Ma intanto ci godiamo la fi ne dell'estate ... qualcuno si chiede se la Vialga diventerà rossa come le foglie in autunno, un po' tutti temono che se ne andrà così come è arrivata, con i fulmini e il malumore. Certo è che ormai la riviera è ripartita e non ne vuole sapere di perdere la sua fatina verde. A pensarci bene c'è solo un posto qui a cui la Vialga abbia portato la crisi, chi ripartiva lo vedeva sempre più deserto fare capolino sopra il casello di Riccione ... ma ultimamente c'è qualcosa di diverso ... sopra le piscine di Aquafan sono spariti gli scivoli e sono comparse delle strane enormi serre. Da La Voce di Romagna del 3 gennaio 2011 Ha 82 anni … e si fa scappare una confi denza: “Io il bagno l'ho fatto lo stesso, da quando c'è le alghe sto anche meglio...” Siamo immediatamente sulla cronaca nazionale, è il caso dell'estate, troupe televisive stazionano sulle nostre spiagge, tutti vogliono provare il bagno della felicità Le reazioni sono contrastanti, a messa i preti chiedono ai fedeli di non fare il bagno al mare, di non farsi tentare dall'alga del peccato
22 England-Italy seconda par-tita del Six Nations 2011: per questa imperdibile oc-casione non sono giunta sola a Londra, ma con un esperto dello sport, con la passione del Rugby: Roberto Mondini, con il quale condivido da qualche tempo questa mia acerba tifoseria sportiva. La principale causa del mio interessamento a questa disciplina è soprattutto il metodo, i principi morali, il gioco di squadra, il modo in cui viene visto l'avversario e soprattutto il fatto che alla fi ne sconfi tti e vincitori al terzo tempo vadano tutti a brindare insieme. Far parte d'una squadra di rugby signifi ca più che essere parte d'un gruppo, equivale ad essere parte d'una famiglia che porta avanti il comune intento di raggiungere una meta che signifi ca la realizzazione degli sforzi comuni… e non importa di chi sia la mano che schiaccia a terra la palla… è la mano di tutta la squadra: giocare insieme signifi ca essere solidali l'un l'altro, signifi ca confrontarsi con un avversario che non è un nemico, ma solamente qualcuno con cui misurarsi, che porta in se gli stessi valori che portiamo avanti noi, è qualcuno con cui brindare al termine della partita… Siamo arrivati nella mattinata di venerdì, dopo un viaggio tranquillo e breve con la Lufthansa, tra risate (abbiamo bocciato il personale hostess della compagnia) e pianifi cazione del viaggio ci siamo trovati catapultati da Malpensa a Londra in un baleno!Dopo qualche ora di riposo, partiamo a piedi in esplorazione della città, entrambi ci siamo stati qualche anno fa , notiamo subito con stupore un considerevole cambiamento, non è la London icona della trasgressività che era, ci appare subito un luogo che ha saputo preservare e conservare la sua esclusività, ma che ha perso quello charme nell'originalità, nello stile e nel messaggio free life che ha trasmesso per anni… La capitale, la madre di tendenze , moda e musica, ci è sembrata una città forse più tranquilla di Milano, meno appetibile per i nostri giovani , mentre per noi era sinonimo di sogno evoluzione e modernità…un'esperienza di vita unica e alternativa, un opportunità immancabile per evolvere il pensiero in una cultura che appariva ai nostri occhi più elevata. Ci sediamo in un Pub caratteristico con un paio di Guinnes semplicemente a rilassarci, spettatori del mondo che ci circonda è qui che tra un sorso e l'altro si passa piacevolmente il tempo che scorre lento … Cerchiamo di scambiarci qualche dritta per andare a visitare i vari musei e i monumenti, ma il tempo a disposizione non è molto tutti è due abbiamo avuto una settimana un po' stressante… Arriviamo ad una conclusione comune: poiché entrambi conosciamo i monumenti più signifi cativi della città concordiamo di lasciarci trasportare dagli eventi e dall'istinto, al fi ne di goderci al meglio questi giorni nel modo più naturale e possibile semplicemente lasciandoci trasportare dalla linfa vitale che costituisce la città! Il sabato mattina sveglia alle nove, dopo una colazione a base di caffè , cornetti caldi e samosa, prendiamo la metro e partiamo alla volta di Twickenham stadium considerato un tempio del rugby…Giunti a destinazione, notiamo subito un fi ume di persone riversato nella via che conduce allo stadio, optiamo quindi, visto l'orario nettamente in anticipo, di rifugiarci in un simpatico locale del quartiere, pieno di memorie del rugby e popolato soprattutto da tifosi Inglesi e fi nalmente realizzo fi no in fondo della fortuna che ho oggi, di poter assistere ad un evento così unico nel suo contesto e di grande rilevanza sportiva, Roberto mi fa notare che per l'Italia oggi sarà una dura prova, il confronto è con una squadra che è vicecampione del mondo e soprattutto che in questo sport non si diventa campioni per caso, raggiungere una tale qualifi ca non è cosa frutto del fato, ma è ottenuta con dedizione abbinata a qualità fi sico-sportive superiori alla media! Ci rimpinziamo di panini con wurstel e cipolle e in seguito smaltiamo facendo un giro di ricognizione intorno e all'interno dello stadio solo dopo aver preso visione della bellezza e capacità di contenimento della struttura sportiva prendiamo posto in tribuna. Seguiamo attentamente il riscaldamento dei giocatori, mentre Roberto mi illumina sui segreti del gioco rendendo più affascinante ai miei occhi il mondo della palla ovale, io, dall'alto ammiro rapita i movimenti agili dei giocatori e rimango attonita e compiaciuta di fronte ai fi sici scolpiti di alcuni, per esempio il numero undici azzurro, ovvero Mirko Bergamasco che spicca, con la sua chioma bionda, non solo per la sua dimestichezza atletica da fuori classe, ma anche per le sue caratteristiche fi siche dionisiache, pare un essere di pianeti superiori…Dopo queste fantastiche realizzazioni, dall'alto dei tetti delle tribune si calano dei Marines che srotolano le bandiere delle due squadre, in campo sfi la e suona una corposa banda, i componenti indossano cappotti dal taglio retrò, calzettoni e scarpe british. L'attesa si fa frizzante, la tifoseria è seduta mista nelle tribune, a dimostrazione del fatto che ad una partita di rugby possono assistere tutti ed a differenza del calcio la tifoseria non scaturisce in violenza. Nei seggiolini davanti a noi un gruppo di tifosi inglesi, alla mia sinistra dei milanesi L'AZDOR EVELYN ZANOLA RUBRICA ITALIA VS ENGLAND STORIA DI DUE NAZIONI DIVERSE TRA LORO, UNIFICATE DALL'APPASSIONANTE DISCIPLINA DEL RUGBY L'inglese Ashton fa meta in modo spettacolare
18 Ad Auschwitz, nel sovver-timento totale dell'uma-nità e della ragione, av-venne anche che degli artigiani fossero cooptati nell'industria di morte; i loro saperi antichi e vitali tramutati in freddi ingranaggi della macchina di morte. Cosa c'è, ad esempio, di più bello del lavoro di parrucchiere? Qualcosa di sensuale e sublime al tempo stesso: accarezzare la chioma di una donna; scorrere le dita tra i suoi capelli mentre ti parla di sogni di bellezza: chimere legate alla sua immagine proiettata nel futuro dello specchio, da cui ti guarda, girata di spalle, come da un'altra epoca, forse da un passato in cui era più giovane, più desiderata. Questo e altro ancora deve essere la vita, anzi il sogno quotidiano, di un parrucchiere. Questa era anche la vita di Abraham Bomba, prima di fi nire in campo di concentramento. “Ci fu un ordine dei tedeschi di selezionare i parrucchieri per un certo lavoro. Quale lavoro lo ignoravamo”. Fu un mattino verso le dieci, a Treblinka. “All'arrivo di un trasporto, quando le donne furono condotte alla camera a gas, radunarono un certo numero di “ebrei da lavoro” e chiesero ai parrucchieri di farsi avanti. Ero parrucchiere già da diversi anni. Aq<wQuelli che venivano dalla mia città, Czestochowa, e dai suoi dintorni, lo sapevano. Cosi sono stato scelto, e a mia volta ho indicato degli altri parrucchieri che conoscevo. “Parrucchieri, - disse un kapò - dovete fare in modo che tutte quelle donne che entrano qui credano che avranno soltanto un taglio di capelli, faranno la doccia e poi usciranno”. Ma noi sapevamo già che da quel luogo non si usciva, che era l'ultimo, che non ne sarebbero uscite vive”. “Obbedivo agli ordini: tagliare i capelli come avrebbe fatto un parrucchiere che fa un taglio normale, ma che deve nello stesso tempo toglierne il massimo. Infatti avevano bisogno dei capelli delle donne per spedirli in Germania”. La tecnica era semplice: “Semplicemente tagliavamo: dovevano credere che fosse un taglio normale. Si procedeva come per un taglio maschile. Non raparle a zero, ma lasciar loro l'illusione di un taglio normale”. Tutto ciò nella massima rapidità dei ritmi infernali della fabbrica di morte: “Nessuno specchio, delle panche, nessuna sedia, soltanto delle panche e sedici o diciassette parrucchieri... Ma loro erano cosi numerose! Ogni taglio richiedeva circa due minuti, non di più… erano in tante ad aspettare il loro turno. Facevamo il più in fretta possibile, perché eravamo tutti dei professionisti”. “Durante il periodo in cui ho fatto il parrucchiere nella camera a gas sono arrivate delle donne con un trasporto proveniente dalla mia città, Czestochowa. Ne conoscevo parecchie. Abitavo nella stessa città. Abitavo nella stessa via. Con alcune eravamo molto amici. E appena mi videro, tutte si aggrapparono a me: - Abe, che fai qui! Che cosa ci faranno? Che si poteva dir loro? Che si poteva dire? Un mio amico, che era là con me, era anche lui un buon parrucchiere della nostra città. Quando sua moglie e sua sorella sono entrate nella camera a gas… tentava di parlare loro, ma sia all'una che all'altra era impossibile dire che era l'ultimo istante della loro vita, perché dietro di loro stavano i nazisti, le SS, e lui sapeva che se diceva una parola avrebbe condiviso la sorte di quelle due donne che erano già come morte. Eppure faceva per loro tutto ciò che poteva, restare con loro un secondo, un attimo di più, stringendole, abbracciandole. Perché sapeva che non le avrebbe riviste mai più”. Questa la testimonianza di Abe Bomba, una delle più toccanti del fi lm “Shoah” di Claude Lanzmann. Con le riprese del parrucchiere fatte in Israele, mentre racconta, tra silenzi di commozione e lacrime, e taglia i capelli ai suoi nuovi clienti, alcuni dei quali, chissà?, sopravvissuti come lui. IL PARRUCCHIERE COMBATTENTE VIDAL SASSOON E IL GRUPPO 43 MODERNI MACCABEI PRIMO FORNACIARI RUBRICA Un parrucchiere fortunato “Sono stato un ebreo fortunato”, disse una volta di sé uno scrittore vissuto all'epoca della distruzione degli ebrei senza esserne sfi orato. Così in quegli anni ci sono anche stati, a differenza di Abe Bomba e dei suoi colleghi polacchi, parrucchieri ebrei fortunati. Uno di questi è sicuramente Vidal Sassoon, stilista di successo e fondatore di una linea di cosmetici oggi nota in tutto il mondo. Nato a Londra nel 1928, Vidal fa prima il fattorino e poi l'apprendista parrucchiere. Troppo giovane per partecipare alla guerra come soldato, a confl itto fi nito si trova a guerreggiare per le strade di Londra. E' qui infatti che si forma il famoso “Gruppo 43” (il numero indicava il numero dei fondatori), formazione clandestina di ex soldati israeliti delle forze armate britanniche, tra loro eroi come Gerry Flamberg, “Military Medal” ad Arnehem, e Tommy Gould, sommergibilista insignito della “Victoria Cross”. Costoro non si rassegnarono, al loro ritorno in patria, nell'assistere alla vergognosa propaganda delle camicie nere di Sir Oswald Mosley. I giochi politici, per il partito fascista britannico, ormai erano fatti, e la stella di Mosley ormai in declino, tuttavia le dolorose vicende della guerra erano troppo vive. Alcuni di questi soldati seppero solo tornati a casa dell'orrore dei campi. Videro per la prima volta, nei cinegiornali, le immagini dello sterminio, i campi e i mucchi di cadaveri, e al tempo stesso, agli angoli delle strade del loro quartiere, gli agitatori fascisti che sbraitavano, sostenendo che Hitler ne aveva fatti fuori pochi. Era troppo. Gli scontri furono cruenti, anche se fortunatamente non ci furono vittime. Anche Vidal una mattina si presentò al lavoro con un occhio pesto. Alla cliente che si stupì del suo aspetto disse che, sì aveva avuto un lieve incidente, era scivolato e caduto su una forcina per capelli. Nel 1948, all'età di vent'anni, Vidal abbandona momentaneamente la professione di parrucchiere e va a combattere in Israele, per l'indipendenza del giovane Stato. Serve in una unità del Palmach, nel deserto del Negev. Quello del Gruppo 43 fu una opposizione dura ai fascisti, una guerriglia di strada, ma anche un lavoro ai fi anchi del governo inglese, con una continua pressione affi nché contrastasse fi no a proibirle le riunioni del risorgente partito fascista inglese. Il gruppo ebraico si sciolse nel 1950, a pericolo passato. Oggi Vidal Sassoon è un giovane di successo di 83 anni, ha avuto una vita movimentata anche senza fascisti, tra affari in tutto il mondo e quattro matrimoni. Ricorda ancora quelle giornate calde nell'East End londinese. Battaglie a colpi di mazza, pugni di ferro, mattoni e bottiglie rotte: “è un miracolo che non ci sia scappato il morto”, dice Vidal. Cose strane per un delicato parrucchiere le cui mani erano più adatte ad accarezzare chiome femminili. “Sì, i combattimenti erano una cosa orrenda – ricorda Vidal - ma non potevi chiamarti fuori. In quei giorni, dopo Auschwitz, ci sembrava che non ci fossero più leggi”. Ci volle un po' per tornare alla normalità, al salone di bellezza, alla vita. Vidal Sasson circondato dalle sue creazioni
PER TANTO TEMPO LA CITTÀ HA PREVALSO SULLA CAMPAGNA. E ORA? - COPERTINA 13 Io, Marina Punturieri, ex Lante della Rovere, oggi Marina Ripa di Mea-na, domenica sarò stretta alle mie sorelle, oggi escort, ai miei tempi mignotte. Io sono con loro da sempre, da quando abitavo a via Borgognona 12, sopra il ristorante Nino. Una bella casa romana dove hanno vissuto, o venivano in visita, Umberto Melnati, Cesare Garboli, Daniele Varè, Natalia Ginzburg, Marco Vicario, Nicoletta Fiorucci, Susanna Agnelli e tanti altri. Nel vano dell'ascensore campeggiava sull'intonaco, in pennarello indelebile, la scritta: “Marì!, principessa delle mignotte”. Mentre io, nelle mie esplicite sgomitate vitali, mi sentivo pura, “Like a virgin”. Trovavo appropriato e quasi beneaugurante quell'entusiastico urrah!, perché anch'io ero stata una ragazza di una famiglia piccolo-borghese che aveva cercato di emergere, e non avevo esitato a prendere i passaggi in avanti, quando mi si erano presentati. A tutte le donne che domenica andranno in piazza, e in particolare a mia fi glia Lucrezia Lante della Rovere, la mia sola fi glia, attrice bellissima e acclamata, come ho visto domenica a Rieti nel magico teatro Flavio Vespasiano di fi ne Ottocento, che ha scelto di essere testimonial nella “giornata politica anti-Berlusconi e contro la mignottocrazia imperante”, chiedo perché avete deciso di puntare il dito contro le escort, le prostitute, le presunte mignotte, che vengono avanti nella vita, dalla notte dei tempi, con le occasioni che si presentano, secondo il disegno della sorte, «in progress», come direbbe Furio Colombo. Ricordo, e di recente è stato rievocato in una fi ction televisiva, che quando Sophia Scicolone di Pozzuoli trovò il potente, ricchissimo produttore Carlo Ponti, non aveva ancora chiaro il suo futuro ma arrivò, studiando e con il talento, all'Oscar. E tanto per non andare troppo indietro, rammento la fanciullina tredicenne Ambra Angiolini, portata in tv, radio, cinema e canto con successo pieno, dal suo geniale maestro Gianni Boncompagni. Non a tutte è possibile passare per le aule universitarie, “win a master”, come aridirebbe Furio Colombo. Non tutte hanno nei dintorni famiglie con grandi mezzi. E dunque gli esordi sono sempre incerti, e qualche volta spregiudicati. Vi ricordate, mie care amiche, rifl essive signore, quando a Perugia si seppe, due anni fa, che brillantissime laureande accettavano incontri bendati su internet, poi conclusi nelle case degli interlocutori la sera, pur di non chiedere nuovi aiuti in famiglia? E io ricordo Dacia Maraini che a trent'anni ha avuto la fortuna di essere introdotta alla scrittura da Alberto Moravia, e vinse tout de suite il premio letterario internazionale Formentor nel 1963 con il suo libriccino d'esordio. Così come mi pare nel mio ricordo ancora ieri quando, sempre Dacia, nel 1974 a Venezia alla Biennale, al campo di San Polo e agli ex cantieri navali della Giudecca, presentò “La donna perfetta” con il gruppo della Maddalena. Tanto che il 2 novembre di quell'anno il Patriarca cardinale Albino Luciani, poi Papa Giovanni Paolo I, pronunciò in Basilica un'omelia “Contro le tesi abortiste e l'arte moralmente brutta dei collettivi di donne invitati dalla Biennale”. La stessa Dacia, che nel 1992 pubblicò “Veronica, meretrice e scrittora”. Perché prendersela tanto oggi con le minorenni, escort, veline, meteorine, e vibrare di sdegno, dunque, anche contro la ninfetta di Balthus, che domina la sala da pranzo romana dove riceveva gli amici l'avvocato Agnelli, e non parlare più delle tante tele delle ninfette di Balthus che popolano le case dei collezionisti romani, quando nel 1964 l'artista era direttore di Villa Medici? Perché tacere, o di fatto indignarsi con le lolite del grande inventore, poeta e cacciatore di farfalle Vladimir Nabokov, con il suo mondo di madri, zie, parenti di Lolita, tanto amata un tempo e padrona del suo tutore Humbert Humbert, e “dell'ambiguous background”, come arinoterebbe Furio Colombo? Quando tu, Lucrezia, per il tuo talento, potresti da un giorno all'altro, dopo la versione cinematografi ca di “Lolita” fi rmata da Stanley Kubrick, ricevere una proposta teatrale sul testo di Nabokov, per interpretare, magari, la madre di Lolita. L'altra sera da Santoro hai stigmatizzato la pornocrazia, invitando le donne in bianco, che sfi leranno dietro le bandiere della pace, a marciare contro questa deviazione che corrisponde, non so se lo ricordi, al titolo della tela più famosa del pittore del simbolismo belga dell'Ottocento, Félicien Rops, “Pornocrate trionfante”. Non sei stata tu, mia cara fi glia, tre anni fa a leggere al pubblico che gremiva l'Argentina “I monologhi della vagina” di Eve Ensler, un testo ispirato da Tina Turner, superiore al pene in quanto in essa fa parte il clitoride, dedicato esclusivamente al piacere sensuale? Solo più tardi quel testo fu trasformato, dalla ispirazione panerotica, in testo strumentale di denuncia della violenza sulle donne. E per fi nire, cara Lucrezia, non credi che la caccia all'erotismo che ancora perseguita dal 1972 Bernardo Bertolucci per l' “Ultimo tango a Parigi”, quando furono bruciate le copie del fi lm, condannato l'autore, e proibito nel cuore dell'Europa, dove ancora le copie superstiti del fi lm si contano sulle dita di due mani; la forte perorazione nel 1980, prima di morire, di Henry Miller, perché la vera arte non è mai oscena; quando la Turchia, candidata ad entrare nell'Unione europea, bandisce nel 2009 dalle sue librerie il libro di Guillaume Apollinaire “Le vittoriose imprese di un giovane dongiovanni” perché troppo osé, “pura pornografi a, osceno e privo di valore letterario”; e l'opera recente di Alain Robbe-Grillet “Un roman sentimental”, uscito a Parigi e attaccato dai bacchettoni di sinistra; non credi che siano questi i temi veri, i pericoli concreti, soprattutto attraverso le esclusioni delle donne, le mutilazioni della loro sessualità, della loro libertà creativa e fi sica, in particolare da parte dell'islam, che incombono su questo nostro continente? Non credi che siano queste, e non altre per noi in Italia, le motivazioni prioritarie, le nostre urgenze da esprimersi e organizzare su questi temi, le nostre uscite pubbliche, e non invece riecheggiare, da parte vostra, le intemerate dei partiti contro le escort, le mignotte, le prostitute, le donne che, da che mondo è mondo, sono sempre esistite, hanno sempre cercato di emergere da una condizione solo primaria, fi sica, per salire alla poesia, alle grandi opere letterarie, alla pittura, eccetera? E non spendervi, come vi preparate a fare, con le vostre insofferenze implacabili, per sloggiare dal governo Berlusconi perché, negli ultimi mesi, ha replicato da noi l'eterna allegoria di Susanna e i vecchioni, come è scritto nella Bibbia, con la corrispondente tradizione della pittura sacra lungo i secoli, a ricordarlo le tele di Guido Reni, del Tintoretto, del Lotto, di Rembrandt, Rubens e Hayez. È un copione già visto mille volte in questi anni quello di Susanna assediata. Nel Cremlino di Breznev, nello Studio ovale di Bill Clinton e, fi no all'ultimo sospiro della sua presidenza, all'Eliseo di François Mitterrand. In Italia, come a Washington, a Mosca e a Parigi, è risorto in modo compulsivo l'instabile libido maschile e adulta alle prese con il travolgente risucchio delle giovani donne, in corsa per riuscire nella vita. Care amiche, pensateci su prima di sciupare una bella domenica con falsi obiettivi. Voi, espressione della “refl ective society”, come ariridirebbe Furio Colombo, resettate il vostro radar femminista. Da Il Foglio del 10 febbraio 2011 LIKE A VIRGIN La lettera di una madre alla sua fi glia riguardo il Berlusca il bunga bunga e la dignità delle donne Le escort, le mignotte le prostitute, le donne che da che mondo è mondo, sono sempre esistite, hanno sempre cercato di emergere da una condizione solo primaria, fi sica, per salire alla poesia, alle grandi opere letterarie, alla pittura eccetera

I centocinquant'anni di questa Ita-lia stanno facendo parlare più per le polemiche che per l'evento che non si vede, e di conseguenza non si sente. Più che fare scoprire e capire, almeno ai più giovani, la storia che ci ha portato fi no a qui ci si riempie di retorica, in particolare attraverso i media divulgatori. Così quello che dovrebbe essere un evento importante viene innanzitutto usato per costruire un ponte che consenta, innanzitutto a dipendenti pubblici e affi ni, di saltare a piè pari da un giovedì (17) a un lunedì (21) senza lavorare. Questa Italia centocinquantenaria, quella di oggi, richiede a fi gli, nipoti e bisnipoti uno sforzo di volontà non indifferente per volerle bene. La stravagante anziana si ritrova così in balìa di un parentado estremamente diviso sulle attenzioni da dedicarle: si va da chi è disposto a perdonarle qualunque capriccio “perché la nonna è comunque la nonna”, a chi invece non vede l'ora di andare fi nalmente al suo funerale e mettere le mani su quel poco che ha lasciato. Stando così le cose, va da sè che i festeggiamenti non siano tra i più entusiastici. La torta, qualche regalino, foto di gruppo e poi la si riporta all'ospizio. Chi ha voglia di venire viene e chi non viene amen. Ah, bisognerebbe farle anche uno spot celebrativo: chi ci pensa? Qualcuno ci ha pensato, ma non chiedetemi chi, non sono ancora riuscito a scoprirlo. L'unica cosa certa è che, chiunque abbia avuto il pensiero (o la seccatura di doverlo avere) non è riuscito a sottrarsi al clima di cui sopra, come possiamo ben vedere. Cosa piace alla nonna, oltre al calcio? … le piazzette di paese … la banda comunale … poi? Ci sarebbero quei tipi in camicia rossa con cui se la faceva da giovane … com'è che si chiamano … … garibaldini … garibaldini … insomma, quellì lì, ci siamo capiti. Ah, e la musica, quella le piace tanto, la sua preferita è quel pezzo terribile tutto zumpappà … Dai, mettiamo assieme tutto, facciamo un bel pacchetto e va bene così, vedrai che sarà contenta, poverina. Ma sì, che sarà contenta, la vecchina. Tanto la cataratta non le consentirà di accorgersi che lo svogliato spettacolino che i suoi litigiosi e ignoranti discendenti le hanno messo insieme per l'occasione altro non è che un minestrone di retorica a buon mercato, un'accozzaglia di luoghi comuni provincial – patriottico - pubblicitari di bassa lega, anche se la bassa lega non ci sta molto a partecipare ai festeggiamenti. Sentirà soltanto le note del suo terribile zumpappà fi schiate da un nipotino costretto ad esibirsi suo malgrado e si commuoverà come fanno i vecchi, non si sa bene se per la felicità o per la disperazione. Perché quello che conta è il pensiero. Per l'appunto. Non ci potete credere? Andatevi a vedere lo spot, l'immancabile “campagna sociale” promossa da qualche ministero italiano, pagata con i soldi amministrati da Giulio Tremonti che sono i nostri: un bel minuto zeppo di soli luoghi comuni patriottici. Interrogarsi sulle cause e dire che ogni governo ha la comunicazione che si merita è troppo facile, bisogna aggiungere almeno che ogni agenzia ha la coscienza che si merita e quasi nessuna sembra seriamente preoccupata per un eventuale giorno del giudizio. Vedere per credere: www.youtube. com/watch?v=EYSSOpQFwOQ 27 COMMUNICATION SATISFACTION WEC RUBRICA MA SÌ, CHE SARÀ CONTENTA LA VECCHINA QUALCHE RIFLESSIONE SUL 150 ANNIVERSARIO DELLE REPUBBLICA ITALIANA Sentirà soltanto le note del suo terribile zumpappà fi schiate da un nipotino costretto ad esibirsi suo malgrado e si commuoverà come fanno i vecchi, non si sa bene se per la felicità o per la disperazione
29 SPIRITI ROMAGNOLI UMBERTO PASQUI RUBRICA E' “DA FORLÌ” IL GRANDE CAVALIERE ITALIANO ROMANELLO E LA SUA TEMPRA CONTRO QUEGLI SBRUFFONI DEI FRANCESI Con la mostra su Melozzo, il pictor papalis nato all'om-bra di San Mercuriale, si rinnovano le speranze per Forlì di trovare un'identità culturale forte e appetibi-le. Che nascere a Forlì sia un vanto? Spesso la città dimentica i grandi personaggi che le vollero bene, spesso li trascura per motivi decisamente misteriosi. Eppure gli uomini noti proprio perché “da Forlì” sono tanti. Si ricordano, per esempio, Ansuino da Forlì, precursore di Melozzo, la cui traccia migliore, a Padova, è andata quasi del tutto perduta nell'ultimo confl itto mondiale (tanto per cambiare...). E poi ci sono le grandi anime come Marcolino da Forlì, oppure, addirittura Antonio da Forlì, come qualcuno, specialmente all'estero, chiama giustamente il Santo portoghese che qui iniziò la predicazione ma che morì a Padova e che “di Padova” è appellato dai più. E i musicisti: Ugolino da Forlì, inventore del moderno pentagramma. La grande donna, nel bene e nel male, Caterina da Forlì, la Sforza, segnò profondamente la città e la storia non solo locale. Ulteriori esempi e nomi sarebbero innumerevoli. Ma forse il più noto, dopo Melozzo, è Romanello: Romanello da Forlì. Il romagnolo, uno dei tredici cavalieri che difese l´onore della Nazione contro l´arroganza francese nella disfi da di Barletta, rimane un personaggio sfuggente e misterioso. Campione italiano prima dell'Italia, da celebrare in questo anniversario tricolore. Già il nome in sé rappresenta un enigma: secondo gli studi di Pietro Gasparino, tale Martino Schiacca, nobiluomo fi glio di Giuliano, fu soprannominato “Romanello” perché romagnolo. Tale identità sarebbe svelata da un atto notarile datato 28 agosto 1499. Secondo altri storici, però, si chiamava Sebastiano dei Romanelli, casata estintasi nel 1591. Si trova anche citato come Bartolomeo Romanello. Sembra più certa la sua città d´origine: Forlì, appunto. Forse aristocratico, o, al contrario, appartenente ad una famiglia agiata di commercianti, doveva essere benestante, altrimenti non avrebbe avuto il corredo da cavaliere che vantava. Era nato, forse (questa storia è piena di forse) nel 1465. Nel marzo del 1487 il suo nome spicca in cedole di pagamento per il servizio reso come uomo d´arme a Matera. Nello stesso anno, documenti attestano la sua presenza in Abruzzo, a Pescocostanzo, agli ordini di Giordano Orsini, Mario Orsini ed Astorre Baglioni. Iniziato al mestiere di soldato dal padre dell´amico Bartolomeo Fanfulla da Lodi, seguì le sue milizie nel mezzogiorno d´Italia. Nel 1498 è menzionato quale capitano di ventura a Napoli e qui progredì la sua carriera. Si cimentò, infatti, in un duello all´ultimo sangue con un cavaliere spagnolo che dovette soccombere al romagnolo: Romanello, da allora, divenne “istruttore d´armi”. Fu quindi a Roma, mentre nel gennaio del 1503 faceva parte della compagnia di Andrea Colonna, duca di Termoli e alle dipendenze del comandante del contingente italiano al servizio della Spagna, Prospero Colonna. Giunse a Barletta, e il 13 febbraio 1503 fu coinvolto nella “disfi da”. A seguito delle parole denigratorie che Charles de la Motte pronunciò contro il valore italiano, tredici cavalieri dello Stivale si fronteggiarono a tredici francesi nella piana tra Corato e Andria. La “squadra” compatriota era composta da Ettore Fieramosca, Ludovico Abenevole, Mariano Anignente, Guglielmo Albamonte, Giovanni Brancaleone, Giovanni Capoccio, Marco Corollario, Bartolomeo Fanfulla, Ettore Giovenale, Miale da Troia, Pietro Riccio, Romanello da Forlì e Francesco Salamone. Vinsero i “padroni di casa”, i transalpini furono imprigionati: seguì un concerto di trombe al termine del quale il forlivese fu armato cavaliere da Ferdinando di Cordoba. La vittoria della disfi da di Barletta gli diede grande ricchezza: ottenne in premio, infatti, il castello laziale di Zacati. Stancatosi di agi e mollezze, riprese ben presto la vita avventurosa da capitano di ventura: dopo aver venduto tutti i possedimenti fu al servizio di Ristagno Cantelmi, conte di Popoli in Abruzzo, dal 1506 al 1509. Successivamente tornò nella compagnia del duca di Termoli, dove ritrovò l´amico Sebastiano Fanfulla. Con l´avanzare degli anni, il forlivese dovette imbattersi in problemi economici: sono giunte fi no al nostro tempo, infatti, tracce di documenti che attestano di suoi debiti non pagati, soprattutto per l´acquisto di cavalli. Prese parte alla battaglia di Ravenna nell´aprile del 1512 contro i francesi ma il capitano di ventura, non più in età per combattere con vigore, fu fatto prigioniero dagli avversari. Si hanno notizie di una sua presenza a Milano (nel 1523) e poi ad Asti. Dal 1524 la storia di Romanello sembra essere “a bivi”. Per alcuni morì il 24 febbraio 1525, nella battaglia di Pavia (ancora contro i francesi) proprio quella in cui si distinse un altro capitano di ventura forlivese: Cesare Hercolani. Secondo altri, invece, dopo aver combattuto la battaglia di Pavia, giunto ad ormai sessant´anni, preferì ritirarsi a vita privata nella sua Forlì. A Barletta, dove ogni anno si rivive la disfi da, al cavaliere Romanello è associato tuttora uno scudo con una croce latina argentea su campo vermiglio. Lo stesso “uovo crociato” che ora è stretto fra uno degli artigli dell´aquila nera dello stemma forlivese. Questa è una delle poche tracce che nella sua città è rimasta di questo cavaliere. Cinque secoli dopo la storica disfi da, sul campanile di San Mercuriale venne issata una campana chiamata “Romanella”. A Barletta, dove ogni anno si rivive la disfi da, al cavaliere Romanello è associato tuttora uno scudo con una croce latina argentea su campo vermiglio La disfi da di Barletta1503
COPERTINA - BUNGA BUNGA: PER LE POST-FEMMINISTE FARE LA PUTTANA VUOL DIRE COMANDARE8 “Se non ora, quando?” Per il Padre Dante le donne dovevano stare “al fuso e al pennecchio”, cioè a casa a fi lare la lana. Il poeta, per bocca del suo antenato Cac-ciaguida, rimpiangeva i tem-pi in cui Firenze non era ancora corrotta e dissoluta, e il rammarico è affi dato a quattro terzine del Canto XV del Paradiso (che riportiamo in fi nestra). Percepiamo nei versi l'acuta trafi ttura di nostalgia per l'epoca non lontana in cui l'amata città “Non avea case di famiglia vòte; non v'era giunto ancor Sardanapalo, a mostrar ciò che ‘n camera si puote.” E affi orano fi n troppo facilmente le analogie col presente. Anche noi assistiamo a uno scenario di case lussuose senza fi gli e di molte donne dal grembo avaro, per le quali conta più l'apparire, l'aspetto esteriore (catenella, corona, gonne contigiate, cintura), che la persona in sé. Tutto sembrava al poeta (sembra ai nostri giorni) fuori misura. “Se non ora, quando?” Vorrei attenermi a una descrizione fenomenologica di quanto osservo intorno a me: le ragazze per la maggior parte hanno poco o niente tette. Consapevolmente o meno non vogliono più allattare. In caso di necessità (complessi psicologici, ragioni di carriera) si affi dano alla mastoplastica additiva, cioè all'ingrossamento artifi ciale del seno per mano dal chirurgo estetico, così da aderire a quel modello femminile che piace tanto agli uomini. Ma è una misura di pura esteriorità. Scorgiamo in giro sciami di belle maschiette, anche molto appetitose, in calzamaglia aderente e stivali alti al ginocchio, oppure bassi e morbidi, scamosciati, con frange, lacci, fi bbie; sembrano tanti Peter Pan. Mostrano prodigalmente quel che hanno senza pudore e sono incantevoli da guardare, perché ai miei tempi le ragazze andavano svelate un po' alla volta e si impiegava non poco tempo a scartare la caramella, a scoprire com'erano fatte al naturale. Trovo le maliziose paggette molto carine, le covo con gli occhi e mi immagino quale gioia proverei ad avere la loro stessa età. Mi meraviglio anche di vederle così simili ai loro coetanei maschi, quasi non c'è più distinzione. In poco tempo è stato cancellato il voluttuoso modello greco, ad anfora, giunto immutato quasi alle soglie del terzo millennio. Fino agli anni Sessanta le veneri seduttrici sfoggiavano vita stretta, poppe e fi anchi arrotondati: Marisa Allasio di “Poveri ma belli”, Brigitte Bardot di “Dio creò la donna”, Sofi a Loren di “Ieri oggi e domani” in guepiere, reggicalze e tacchi a spillo. Le madri esortavano le fi glie a uscire di casa senza trascurare “un fi l di trucco e un fi l di tacco”. Era il galateo della presentabilità. Poi sono arrivati la contestazione e i bluejeans unisex, uguali per tutti. Eravamo soddisfatti di quell'omologazione, avamposto della parità. “Se non ora quando?” Da qualche tempo gli uomini si avvicinano sempre più agli altri uomini, oppure agli uomini-donne, i transessuali che hanno ereditato le forme opulente e procaci dell'immaginario maschile; e che adottando quel sistema di segni riescono a far sognare chi è incerto nell'appartenenza, ma non vuole rischiare troppo. Ci hanno sorpreso le vicende di Lapo Elkan e di Piero Marrazzo, eppure era solo l'affi orare della punta di un iceberg. A Roma i travestiti hanno prevalso di gran lunga nel mercato del piacere trasgressivo, anche per i giovanissimi. Fastosi e colorati (spesso brasiliani dalla pelle scura, allevati nelle favelas) sanno proporsi con oscenità sempre più spinta, gonfi andosi allo spasimo. Sono simulacri di donne gigantesche, ciclopiche, con piedi e mani enormi, cosce e culi spropositati, seni straripanti costretti in lacci sottili, oppure sfacciatamente nudi, con i capezzoli nascosti dietro cerchietti dorati e nappine ondeggianti. Una moda da casino che di rimbalzo è tornata alle donne attraverso gli stilisti dal fi uto lungo. Basta fare un giro per le strade eleganti della Capitale, tra Piazza di Spagna e via Condotti, per rendersi conto delle tendenze estreme, esagerate: calzature con tacchi a spillo di quindici, venti centimetri, adatte a ballerine di lapdance; plateau rialzati come indossavano le “segnorine” di Napoli dopo lo sbarco alleato; le gonne confezionate con pochi centimetri di stoffa, per scoprire strategicamente le grazie una volta segrete. Le donne amano ormai (tra)vestirsi da zoccole, fi ere di una libertà esibizionistica più potente di ogni pudore. Gira sulla rete un brevissimo fi lmato in cui Lorella Cuccarini, sì lei, la santa Lorella delle famiglie, “la più amata degli italiani” (lo slogan era di mio conio per la candida fanciulla acqua e sapone), in un giochetto concordato con Marco Columbro durante un varietà televisivo, rialza il tubino nero fi no a scoprire tutto, pelo all'aria e niente mutandine. A che servono più! Poetava D'Annunzio: “Nella greca mia mente Euclide stesso// tra circolo e triangolo è perplesso.” “Se non ora quando?” Rientrando a Roma in macchina imbocco quasi sempre la via Salaria. Prima dell'avvento del sindaco Alemanno la strada consolare era un postribolo all'aperto, territorio esclusivo delle ragazze dell'Est. Ce n'era una ogni venti metri, i fari illuminavano gambe bianche lunghissime, gonnelline plisset a fi lo dei glutei lasciati nudi dal perizoma. Dopo la crociata moralizzatrice con le onnipresenti telecamere di controllo, l'incriminazione dei clienti e le multe per atti osceni in luogo pubblico, le adescatrici si sono ridotte a uno sparuto drappello nella zona d'ombra presso le rampe del raccordo anulare. Hanno anche dovuto rivestirsi in ottemperanza ai nuovi regolamenti, per sembrare comuni collegiali in attesa dell'autobus, oppure romantiche e solitarie scrutatrici della volta stellata. Il risultato è che se prima erano confondibili con le ragazze cosiddette perbene abbigliate DONNE SENZA GONNE Le donne amano ormai (tra)vestirsi da zoccole, fi ere di una libertà esibizionistica più potente di ogni pudore Le ragazze per la maggior parte hanno poco o niente tette. Consapevolmente o meno non vogliono più allattare Brigitte Bardot

Dove andiamo? In edicola con Anno 8 Numero 3 - Marzo 2011 - € 0,50 * *IN ABBINAMENTO OBBLIGATORIO CON “LA VOCE DI ROMAGNA” € 1,50 TAR. R.O.C.: POSTE ITALIANE S.P.A. - SPED. IN ABB. POST. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N°46) - ART.1 COMMA 2 - DCB RIMINI - DAL 28/04/2005
21 SHORT STORY ERIKA DARDI RUBRICA LA MADRE DI MAIRE IL DONO È QUALCOSA CHE SI RICEVE SENZA ARROGARSI IL DIRITTO DI GIUDICARE SENZA ESIGERE NULLA IN CAMBIO Ora Maire non era più solo una creatura del-la speranza ma viveva e cresceva dentro sua madre. Maire era ar-rivata quella primavera in dono a quella coppia di genitori che per più di un decennio l'aveva aspettata e per tutto quel tempo era sempre esistita come un'idea di immensa felicità, come una benedizione, uno di quegli esseri che vivono invisibili e profumano l'aria. Sua madre aveva trascorso la vita con semplicità, non si era mai allontanata da Roundstone, il piccolo villaggio di pescatori dove era nata, aveva amato il marito, non di una passione travolgente, ma comunque amato, aveva lavorato tutti i giorni, curato la casa, il giardino roccioso, i suoi tre gatti alsaziani e creduto. Un credo silenzioso e profondo fatto di raccoglimento, pazienza e ascolto. Quella mattina che la madre andò dal medico era un giorno di luglio, un caldo infernale, insolito per Roundstone dove anche in estate si usciva sempre con l'ombrello e il giacchino e i vecchi pescatori guardavano preoccupati il cielo. Non pioveva da giorni, il sole lanciava raggi violenti e brillava netto sopra le strade, i campi, le case, i tetti puntellati di polvere, neanche una piccola nuvola bianca ad ombreggiare il cielo d'Irlanda. Il medico l'aspettava sulla porta dell'ambulatorio sventolandosi con un foglio nelle mani, la madre aveva sorriso e si era appoggiata la mano sul grembo ma il medico non aveva risposto al sorriso perché quello che doveva dirle aveva il peso di un macigno, la piccola Maire non sarebbe stata una bambina normale. Parole che aveva detto con estrema dolcezza ma che avevano ucciso la donna. Era tornata a casa e si era rifugiata nella stanza più bella della casa, la cameretta di Maire. Aveva aperto i vetri della fi nestra e guardato fuori. La vista era magnifi ca, il verde smeraldo delle colline irlandesi che contrastava con il blu intenso dell'oceano, l'erica in fi ore era un incanto e ricopriva la brughiera come un pizzo viola, l'odore acre e pungente della torba, l'odore dolciastro delle alghe e della salsedine. Aveva più senso tutto questo? Si sentiva sopraffatta da mille emozioni. Dolore, paura, angoscia e chissà cos'altro. Una pietra si era insinuata tra lo stomaco e l'intestino, il cuore le batteva in gola, le spalle erano schiacciate da un peso insopportabile. Lavorava al mercato del pesce ed era abituata a sollevare pesi e faticare, ma quel peso era troppo grande per lei. Non era così che doveva andare, ne era sicura. L'uomo dava alla donna la propria virilità, la madre dava nutrimento ai propri fi gli attraverso il latte, il padre sosteneva con il duro lavoro la propria famiglia, i fi gli offrivano ai genitori la loro gratitudine. Come avrebbe potuto Maire offrire la propria gratitudine se non sarebbe mai stata felice? Si era seduta nella sedia a dondolo e si era abbandonata a un sonno così profondo da perdere ogni dimensione del tempo e dello spazio. I rintocchi della campana della chiesa la svegliarono, si alzò sudata, le lacrime colavano dai suoi occhi come il liquido di un vaso che trabocchi. Aveva sognato e non ricordava più nulla. In quel breve silenzio che intercorreva tra un rintocco e l'altro si consumava una colpa senza fi ne. Non voleva Maire, non così. Uscì nel giardino, attraversò la piazzetta del villaggio e arrivò fi no alla chiesa dove molti anni prima si era sposata. Non entrò, la paura ormai era rabbia. Non vi è nulla di più tremendo a un certo punto del cammino del rendersi conto di essere stati ingannati dal proprio Dio. Si era sempre affi data a Lui, lo aveva pregato, onorato, non aveva mai espresso giudizi ma questa volta non poteva esimersi dal farlo. Dio che impediva a una creatura innocente di essere felice, Dio ingiusto e terribile. Camminò lentamente lungo i sentieri, strisciando i piedi, masticando polvere e lacrime, raggiunse senza volerlo la casa di Erin. Tutti conoscevano Erin nel villaggio, pochi si ricordavano quanti anni avesse, a dimostrare che non era più giovane solo i capelli grigi raccolti alla maniera delle vecchie. Ogni volta che la madre era passata di fronte a casa di Erin le aveva sorriso con compassione ma non si era mai fermata. “Poverina” aveva detto parlando di lei con il marito. Quel giorno la madre sentì di avere un motivo per fermarsi, guardò la bassa recinzione di pietra, il cancello arrugginito e la vecchia catapecchia. Erin era lì. Il quadro era triste e nostalgico. Se ne stava seduta sull'erba al fresco del grande albero, la testa piegata da una parte, la bocca spalancata e non per il caldo, sua madre era nell'orto di cavoli e cipolle che raccoglieva erbacce e le oche dal collo lungo e bianco si rincorrevano nell'aia. Era così assurdo che le oche potessero rincorrersi come bambine felici mentre Erin non potesse neanche reggersi per un attimo sulle sue gambe. La madre si sedette per terra, vicino a Erin. Guardava quella creatura inerme che esisteva e non viveva e pensava alla sua piccola Maire che sarebbe stata come lei. Il tempo verso sera cambiò, diventò un pomeriggio sbuffante di nuvole sottili, di ombre, di sole che s'ingrandiva ad intermittenza. Il vento litigò con le nuvole. Il cielo diventò scuro, nero, viola e grigio, i nuvoloni scontrandosi facevano luce e tuoni, ma resisteva. Poi si ruppe. Cominciò la pioggia, prima silenziosa, come a non voler disturbare poi carica del suono dell'oceano. Le gocce si buttavano sul prato, sul tetto, sulle oche che schiamazzavano impaurite, su Erin e sulla madre. Quando tutto fi nì fu arcobaleno. Un grande e infi nito arcobaleno che nasceva dalla terra, si perdeva nel cielo e si tuffava nel blu del mare. Fu un solo inaspettato attimo ma la madre fu sicura di quello che vide. Erin alzò la testa al cielo, allargò le narici, respirò profondamente e sorrise lieve. Quando la madre tornò a casa era notte, tutto era leggero in lei, il passo, lo spirito, il cuore, la mente. Era riconciliata con la vita e in pace con il proprio destino. Ora sapeva, anche in un piccolo mondo come quello di Erin che sembrava fatto di niente ci poteva essere qualcosa da sentire, qualcosa per cui essere felice. Erin aveva sorriso all'arcobaleno, o forse era stata solo coincidenza ma poco più importava. Sentiva crescere nel suo petto tutta la grandezza la forza e l'infi nità dell'essere madre anche di un dono che forse non sarebbe mai stato in grado di dire grazie.
PER TANTO TEMPO LA CITTÀ HA PREVALSO SULLA CAMPAGNA. E ORA? - COPERTINA 9 più o meno come loro, adesso sembrano mascherate e non c'è più alcun dubbio sulla loro professione. Così da qualche tempo hanno ripreso a spogliarsi a metà per riapparire più normali; si avvolgono in eleganti soprabitini dal colletto rialzato, che però lasciano le caviglie nude fi no all'inguine, come diceva quel giornalista spiritoso a proposito delle soubrette di Macario. Nella capitale le straniere, anche minorenni, che vivono vendendo il proprio corpo sono distribuite nelle tante aeree periferiche a seconda della nazionalità e della razza. A sud ci sono quelle di colore. Sulla strada che porta a Torvajanica le negrette sostano volgendo le spalle alla strada; mostrano agli automobilisti ciò che hanno di più attraente, il bunga bunga. Recente perifrasi per una pratica sessuale ritenuta mortifi cante dalle donne in corteo che ne attribuiscono l'invenzione a quel genio di Berlusconi. Niente di più falso, la variazione sul tema esiste da tempo immemorabile e lo sanno benissimo. Nella vita c'è chi vende e c'è chi compra. E per alcune più intraprendenti o ‘fortunate' la transazione frutta vertiginosi profi tti. La bella Cecilia, sorella di Belen, che durante il Festival di Sanremo occupava insieme a tutta la famiglia una fi la di poltroncine ben in vista, stando a quanto riferiscono i giornali sulle intercettazioni collegate al caso Ruby, viene venduta dal super cognato Fabrizio Corona a 5000 euro a incontro (e apriti cielo ad offrirgliene solo 1500!). Un certo tipo di ragazze viaggiano con il cartellino appeso al collo e l'eloquente book fotografi co in rete: se non ora, quando? “Se non ora quando?” Il panorama femminile è cambiato, e a me piacciono questi paggi amorosi che invadono le strade con la loro sfi dante spregiudicatezza. Per nulla al mondo farei qualcosa che le riportasse indietro nelle loro conquiste; studiano, viaggiano, non si sposano, fanno l'amore, inseguono il potere, tutto esattamente come i maschi. Dei quali stanno lentamente ma inesorabilmente prendendo il posto, interscambiabili ormai negli atteggiamenti e nella forma mentis. Non azzardo un discorso sociologico, non mi compete e non mi interessa; da scrittore riferisco le mie impressioni, non cerco teorie. Ma ciò che spesso incontro nell'universo rosa non è una sana e allegra marcia verso il sol dell'avvenire, bensì una diffusa infelicità, una soffocante nevrosi, un progressivo inaridimento del desiderio e un compulsivo ricorso agli stupefacenti, all'alcol, agli ansiolitici. I grembi sono sterili e i nidi sempre più vuoti. Non vorrei che le neo Baccanti, come nella tragedia di Euripe, si stiano attirando addosso l'ira di Dioniso. Ma ciò che spesso incontro nell'universo rosa non è una sana e allegra marcia verso il sol dell'avvenire, bensì una diffusa infelicità, una soffocante nevrosi, un progressivo inaridimento del desiderio e un compulsivo ricorso agli stupefacenti, all'alcol, agli ansiolitici Scrittore, regista, autore di programmi televisivi, vive e lavora a Roma dove alterna l'attività letteraria a quella cinematografi ca. Amico e sceneggiatore di Federico Fellini, ha curato vari volumi sulla sua produzione artistica, pubblicando nel 2000 il romanzo verità FEDERICO F. (Avagliano Editore). Attualmente è consulente per la diffusione del cinema italiano nel mondo presso il Ministero degli Affari Esteri e presso la Direzione Cinema del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. di Gianfranco Angelucci Studiano, viaggiano, non si sposano, fanno l'amore, inseguono il potere, tutto esattamente come i maschi. Dei quali stanno lentamente ma inesorabilmente prendendo il posto Sulla strada che porta a Torvajanica le negrette sostano volgendo le spalle alla strada; mostrano agli automobilisti ciò che hanno di più attraente, il bunga bunga in alto Marisa Allasio, a destra Sofi a Loren Dante Alighieri La Divina Commedia Paradiso Canto Xv Fiorenza dentro da la cerchia antica, ond' ella toglie ancora e terza e nona, si stava in pace, sobria e pudica. Non avea catenella, non corona, non gonne contigiate, non cintura che fosse a veder più che la persona. Non faceva, nascendo, ancor paura la fi glia al padre, che ‘l tempo e la dote non fuggien quinci e quindi la misura. non avea case di famiglia vòte; non v'era giunto ancor sardanapalo a mostrar ciò che ‘n camera si puote. Posso dirvi quel che so io. che ho accompagnato vari decenni dell'altro secolo e ho vissuto il momento in cui le donne non hanno più avuto paura di rimanere incinta facendo l'amore. un conquista (traguardo) non meno entusiasmante dello sbarco sulla luna; non era soltanto un epoca a cambiare, ma il mondo, la natura stessa, la psicologia, i costumi. I midi sono vuoti Poscia mi disse: «quel da cui si dice tua cognazione e che cent' anni e piùe girato ha ‘l monte in la prima cornice, mio fi glio fu e tuo bisavol fue: ben si convien che la lunga fatica tu li raccorci con l'opere tue. Fiorenza dentro da la cerchia antica, ond' ella toglie ancora e terza e nona, si stava in pace, sobria e pudica. Non avea catenella, non corona, non gonne contigiate, non cintura che fosse a veder più che la persona. Non faceva, nascendo, ancor paura la fi glia al padre, che ‘l tempo e la dote non fuggien quinci e quindi la misura. non avea case di famiglia vòte; non v'era giunto ancor sardanapalo a mostrar ciò che ‘n camera si puote. Non era vinto ancora montemalo dal vostro uccellatoio, che, com' è vinto nel montar sù, così sarà nel calo. Bellincion berti vid' io andar cinto di cuoio e d'osso, e venir da lo specchio la donna sua sanza ‘l viso dipinto; e vidi quel d'i nerli e quel del vecchio esser contenti a la pelle scoperta, e le sue donne al fuso e al pennecchio. Oh fortunate! ciascuna era certa de la sua sepultura, e ancor nulla era per francia nel letto diserta. L'una vegghiava a studio de la culla, e, consolando, usava l'idïoma che prima i padri e le madri trastulla; l'altra, traendo a la rocca la chioma, favoleggiava con la sua famiglia d'i troiani, di fi esole e di roma. Saria tenuta allor tal maraviglia una cianghella, un lapo salterello, qual or saria cincinnato e corniglia. A così riposato, a così bello viver di cittadini, a così fi da cittadinanza, a così dolce ostello, Maria mi diè, chiamata in alte grida; e ne l'antico vostro batisteo insieme fui cristiano e cacciaguida. Moronto fu mio frate ed eliseo; mia donna venne a me di val di pado, e quindi il sopranome tuo si feo. Poi seguitai lo ‘mperador currado; ed el mi cinse de la sua milizia, tanto per bene ovrar li venni in grado. Dietro li andai incontro a la nequizia di quella legge il cui popolo usurpa, per colpa d'i pastor, vostra giustizia. Quivi fu' io da quella gente turpa disviluppato dal mondo fallace, lo cui amor molt' anime deturpa; e venni dal martiro a questa pace». canto xv del paradiso, incontro con l'antenato cacciaguida che loda in tempi andati
PER TANTO TEMPO LA CITTÀ HA PREVALSO SULLA CAMPAGNA. E ORA? - COPERTINA 5 Armonia, sempre e do-vunque. Fu il progetto del socialista Charles Fourier (1772-1837), inventore delle colonie della “Nouvelle Harmo-nie”. Dove tutti vivono felici, organizza- ti in “falansteri” in base ad un “ordine combinato”, una pianifi cazione per realizzare una società priva di contrasti. Nella quale tutti i problemi sono risolti. Anche quello dell'immondizia: le “ordures” vengono raccolte dalle “piccole orde”, bande di bambini “grotteschi e barbari”, che fanno volentieri quel lavoro, perché amano la sporcizia. Il falansterio, colonia socialista di produttori e consumatori, regolamenta anche la vita erotica. In base al principio che la passione non va repressa, ma realizzata e soddisfatta. Fourier ebbe numerosi discepoli, fra i quali anche il forlivese Piero Maroncelli. Ma solo dopo la morte vennero pubblicate le sue opere principali: “Teoria dei quattro movimenti” (sociale, animale, organico e materiale) e “Il nuovo mondo industriale”. Lo scritto più scandaloso, erotico-pornografi co, venne nascosto dai discepoli. Solo nel 1967, un po' rosicchiato dai topi, verrà trovato in una soffi tta e pubblicato. Si tratta del “Nuovo mondo amoroso”. Che uscì, anche in Italia (per opera di Italo Calvino, 1971, Einaudi), nel momento giusto, mentre nel maggio francese trionfava l' “amour de gauche” e in California nascevano le comuni hippy. Tutta la sinistra, marxista e radicale, stava operando una rivoluzione sessuale, contro la repressiva famiglia “borghese”, che Marcuse aveva defi nito “offi cina della riproduzione in base al principio di prestazione”. Occorreva distruggerne i tabù: monogamia, indissolubilità, fedeltà, eterosessualità, procreazione, coppia. L'amore doveva diventare “libero e onnigamo”: dove vuoi, quando vuoi, come vuoi, con chi vuoi, di coppia o di gruppo. E Fourier divenne una autorità, in quanto aveva teorizzato le “Orchestre d'amore”. Che si basano sull' “esercizio collettivo”, unico capace di sottrarre l'amore all'egoismo borghese e illiberale: “Ci sarà infedeltà generale e reciprocamente consentita”. Fourier ne dà una precisa classifi cazione. C'è la Quadriglia poligama: quattro coppie, una in posizione focale; c'è la Quadriglia onnigama: sedici coppie, quattro in posizione focale. Ma il culmine dell'armonia è l'Orgia composita, la confusione generale tra gli amanti: “Gli associati, ammessi da un portiere che conosce gli iniziati, si spogliano in anticamera ed entrano nudi nella sala della riunione, che è buia e dove ognuno palpa, manovra a caso, senza sapere con chi ha a che fare”. Ciò che nobilita l'orgia è l'assoluta libertà dei partecipanti, che si offrono reciprocamente come in un gioco. Nessuna prostituzione, dunque. Per Fourier sarebbe stato un sacrilegio pagare i partecipanti. Anche perché in Nuova Armonia non ci sono più i ricchi e i poveri. La società sceglie il più bravo fra quelli che sanno organizzare le “orchestre”. Dovrà essere un uomo anziano ed esperto, avrà il grado sommo di “Pontefi ce delle corti d'amore”. Egli ha alle sue dipendenze la corporazione delle Vestali, vergini albergate in un apposito falansterio, che lo aiutano nella organizzazione delle orge. In questo “Serraglio” il “Sultano” sceglie fra le tre classi di Odalische: le donne oneste, le piccolo-borghesi, le cortigiane. Nel rito orgiastico importantissimo è l'accompagnamento musicale, mentre i partecipanti danzano: “Queste unioni avranno qualche somiglianza con le sinfonie, in cui un motivo è dialogato fra tutti gli strumenti. Gli scambi si succederanno in ogni direzione come nelle fi gure della contraddanza teatrale”. Il bunga-bunga fu inventato nella Parigi di Luigi Filippo. E c'è, anche, l' “amore ambiguo”, quello delle cosiddette “perversioni sessuali”, che in realtà sono soltanto “manie amorose”, che occorre soddisfare e regolamentare. Se qualcuno ama i travestimenti, se c'è chi ama dare o ricevere frustate, se uno gradisce vedere l'amore fatto dagli altri, non c'è motivo di impedirglielo: “Quello che fa piacere a parecchie persone senza pregiudicarne alcuna è sempre un bene degno di meditazione. Il soffocamento della mania produce funesti risultati, produce la sua contropassione malefi ca”. Meticoloso e bizzarro, single che pensava soprattutto ai gatti e ai fi ori, Fourier aveva classifi cato 160 tipi diversi di corna, 80 maschili e 80 femminili: “ecco perché non mi sono mai sposato”. La sua fantasia è continuamente in movimento. Ma non è quella del Marchese de Sade, il quale, nelle “120 giornate di Sodoma”, aveva defi nito 600 posizioni diverse dell'amore. Ma con animo tormentato a disperato. Sade dà una risposta crudele al problema del male: Dio non c'è, gli uomini sono malvagi, il sesso è gradevole solo quando provoca dolore e morte. Come ha mostrato Roland Barthes, il “sadismo” manca del tutto in Fourier, che non è un artista drammatico, ma un ragioniere. Egli geometrizza le passioni e trasforma il sesso in ingegneria sociale. Lo vuole organizzato per fi ni di armonia sociale, in una (secondo la bella defi nizione di Calvino) “alleanza dell'eros con la cibernetica”. E' un libertinaggio tecnocratico, che favorisce l'effi cienza di una società “armonica” del fare. Accompagnato anche da moralismo e fi lantropia. Fourier è largamente dimenticato e quegli eccessi sessuali, che caratterizzarono gli anni della contestazioni, si sono affi evoliti. Gli uomini e le donne seguono oggi vie diverse dal costume tradizionale, ma in genere ben lontane dal libertinaggio di Fourier (come da quelli di Wilhelm Reich e Norman Brown). Lo mostra la parabola del femminismo, che oggi per lo più ha voltato le spalle alla “rivoluzione” dell' “utero è mio e lo gestisco io”, per proporre le giuste rivendicazioni della “emancipazione” (l'utero è soprattutto mio, ma non mio soltanto). Fra le quali il rifi uto del nuovo maschilismo, che esalta la donna a parole e la strumentalizza e mortifi ca nei fatti. Dopo la donna sottomessa e quella rivoluzionaria ne sta nascendo una terza, quella che comprende sempre più il suo ruolo: “protagonista, ma non antagonista”, come ha detto papa Ratzinger. E lo dice anche nelle piazze. Sa che il sesso è amore, lo vuole difeso e potenziato, non banalizzato o avvilito. QUANDO UN FRANCESE INVENTÒ IL BUNGA BUNGA La doppia Armonia, sociale e sessuale, di Charles Fourier. Anche se, a dir la verità, delle donne capiva ben poco Fourier aveva classifi cato 160 tipi diversi di corna, 80 maschili e 80 femminili. Ma l´infedeltà non era un problema, purché reciprocamente praticata Dove vuoi, quando vuoi, come vuoi, con chi vuoi, di coppia o di gruppo”. Nella Parigi di Luigi Filippo, il meticoloso e bizzarro Fourier divenne una autorità perché fu l'unico capace di sottrarre l'amore all'egoismo borghese e illiberale Saggista e professore emerito di sociologia della conoscenza all'Università di Bologna. di Gianfranco Morra Fourier vuole l'accoppiata tra due lussi: quello interno, cioè la salute, e quello esterno, cioè la ricchezza, due condizioni necessarie al pieno esercizio dei sensi. L'Armonia, lungi dal tentare di scindere il nesso ricchezza-piaceri, ne vuole una applicazione generalizzata e sfaccettata. Italo Calvino
COPERTINA - BUNGA BUNGA: PER LE POST-FEMMINISTE FARE LA PUTTANA VUOL DIRE COMANDARE6 Le brave ragazze vanno in paradiso, le cattive dapper-tutto. Questo è il titolo di un fi lm tratto dal libro omoni-mo scritto da Ute Erhardt, psicologa e psicoterapeuta tedesca, impegnata nel m o v i m e n - to femminista. Secondo questa psicologa femminista (di sinistra color rosso vivo, per capirci) soltanto smettendo di essere «brave ragazze» si può diventare donne vere, vincenti. Secondo Ute Erhardt, quindi, ogni donna deve imparare a riconoscere i propri punti di forza. Solo così può aspirare a quelle posizioni di autonomia e di potere attualmente considerate ancora prerogative specifi camente maschili. Capito l'antifona? Insomma, se le parole hanno un loro signifi cato, la nostra psicologa femminista dice che ogni donna deve valorizzare i suoi punti di forza. E se tanto mi dà tanto, non è disdicevole se una bella donna valorizza il suo punto di forza per eccellenza, ossia la sua bellezza. E il modo migliore per farlo è esibirla presso chi più la apprezza, ossia i maschietti, meglio se benestanti. Julius Evola, nel suo Metafi sica del sesso, ci ricorda che, etimologicamente, “prostituire” signifi ca esporre, mettere cose in vetrina per stimolare l'acquisto. Ebbene, questo è lo stile prevalente, con la differenza che la ragazza “non perbene”, avendo esigenze economiche più pressanti, lo segue per prestazioni concrete temporanee contro compensi altrettanto concreti, mentre la ragazza “perbene” lo segue mirando a una posta più grossa, cioè l'acquisizione di un marito (possibilmente ricco) e di una sicurezza per l'avvenire. E questo spiega perché, pur potendo avere tutte le donne che desiderano, diversi calciatori vengono spesso sorpresi con prostitute in bordelli più o meno mascherati. Per quanto alto sia il tariffario, con loro paghi per una notte e per quella prestazione, mentre le fi danzatine (quelle che hanno riconosciuto i loro punti di forza e li sanno sfruttare bene) le devi pagare tutti i giorni e per ogni capriccio. E spesso con minori soddisfazioni. In ogni modo, domenica scorsa ho fatto un giretto in Piazza Maggiore tra le manifestanti: ce ne fosse stata una bella. E a proposito di belle donne, sembra proprio che molte di esse abbiano una specie di istinto all'intelligenza, come dimostra Alba Parietti che in questi giorni non è stata in prima fi la nella crociata in difesa per la dignità delle donne. Magari è scesa in piazza, ma senza eccessi di protagonismo. Da sempre icona della sinistra intellettuale e desiderosa di farsi apprezzare per il suo cervello, non ha mai rifi utato di mettere in mostra la propria bellezza. Anzi. Nei primi anni Novanta, ossia nel suo periodo di massimo splendore, fu criticata da molte sue colleghe per via del suo “vizio” di mostrare troppo le sue splendide gambe. Ebbene, l'Alba nazionale, con oltre 10 anni d'anticipo su Ute Erhardt, da brava “cattiva ragazza” tuonò contro le invidiosette di turno dicendo che non era più tempo di scendere in piazza a protestare in ciabatte come negli anni Settanta, ma era il momento di agire e conquistarsi i propri spazi, anche a costo di scoprire le gambe e di passare dalle ciabatte ai tacchi a spillo. Brava Alba. E poi, se vogliamo dirla tutta, la trovo molto più “prostituita” nei salottini di Bruno Vespa che sul trespolo di Galagoal, per quanto si possa dire prostituita a chi va negli studi di Porta a Porta. Insomma, Alba Parietti ha dimostrato che si può essere brave compagne anche scoprendo le gambe. Ma all'epoca non c'era Berlusconi. E adesso invece c'è, e si permette pure di indugiare nell'amore libero, ossia a mettere in pratica quello di cui i sacerdoti del politically correct si limitano a cianciare. Male! Un po' come il sottoscritto quando inneggia a imprenditori e libero scambio. Solo che io, quando incontro un imprenditore, provo ammirazione per una persona che mette in pratica ciò che io mi limito a teorizzare, mentre i comunisti e i sessantottini, dopo aver predicato per decenni l'amore libero e la coppia aperta, se incontrano una persona che mette in pratica ciò che loro si limitano a teorizzare si incazzano, perché sono invidiosi. Se non scopiamo noi, non deve scopare nessuno. La casta dei casti, tutt'al più degli amanuensi. Eh! Che tristezza sentire gente che dà del puttaniere a Berlusconi dopo che per una vita ha inneggiato ai vecchietti che (anche pagando) corrono dietro alle ragazzine bollando come bigotto chiunque avesse avuto qualcosa da eccepire. Ricordate le femministe, che negli anni Settanta manifestavano facendo il segno della passerina con le mani alzate, come a dimostrare il loro disprezzo verso l'ossessione maschile per la gnocca? Che tristezza vederle oggi con l'identica ossessione, ma per un uomo come Berlusconi. Almeno l'ossessione maschile per la passerina è un fatto naturale che esiste da sempre e sempre esisterà, mentre quella per Berlusconi altro non è che paranoia politica e intellettuale. Una paranoia, quella sì, che degrada la dignità di tutte le donne e di tutti gli uomini che ne sono vittime. LA CASTA DEI CASTI Le racchie in piazza protestano contro le giovani ragazze avvenenti, i vecchi radicalchic si indignano per quello che loro stessi facevano. Che sia invidia verso quelli che, a differenza loro, possono? Che tristezza sentire gente che dà del puttaniere a Berlusconi dopo che per una vita ha inneggiato ai vecchietti che (anche pagando) corrono dietro alle ragazzine bollando come bigotto chiunque avesse avuto qualcosa da eccepire Ogni donna deve valorizzare i suoi punti di forza. E se tanto mi dà tanto, non è disdicevole se una bella donna valorizza il suo punto di forza per eccellenza ossia la sua bellezza. E il modo migliore per farlo è esibirla presso chi più la apprezza ossia i maschietti meglio se benestanti Alba Prietti Nato a Bologna nel 1970. Collaboratore de “La Voce di Romagna” di Carlo Zucchi
PER TANTO TEMPO LA CITTÀ HA PREVALSO SULLA CAMPAGNA. E ORA? - COPERTINA 3 14 SIETE STATE VOI DI SINISTRA A DISTRUGGERE IL PUDORE COPERTINA 20 LA VIALGA Isabella Leardini 21 LA MADRE DI MAIRE Erika Dardi 6 LA CASTA DEI CASTI Carlo Zucchi RUBRICA L'AZDOR Direttore responsabile: Franco Fregni Vice Direttore: Nicholas Farrell Comitato scienti co: Gianni Celli Massimo Conti Gianfranco Morra Bruno Sacchini Werther Casali Editore: “L'Occidente” Società Cooperativa Giornalista a r.l. Via Macanno, 38/b Proprietario: Mariangela Bellucci Stampa: Industria Gra ca Editoriale Pizzorni Gra ca e impaginazione: Antonino Palmisano gra ci@lavocediromagna.com Argomenti: Cultura e Attualità Sede Legale: Via Macanno, 38/b 47900 Rimini Redazione: P.zza Malatesta, 18 Verucchio Tel. 0541 670292 Fax 0541 672570 occidente@leragioni delloccidente.com Periodicità: Mensile Registrazione del Tribunale di Rimini n° 11/2004 U cio Pubblicità Soc. S.P.I. s.r.l. Tel. 0541 29472 Fax 0541 432742 spirimini@spi-lavoce.com IN QUESTO NUMERO 4 LA PAROLA DI UNA DONNA ILLUMINATA Rosaria Tassinari 5 QUANDO UN FRANCESE INVENTÒ IL BUNGA BUNGA Gianfranco Morra 7 L'IPOCRISIA DELL'EVA SESSANTOTTINA Paolo Gambi 8-9 DONNE SENZA GONNE Gianfranco Angelucci 11 RACCHIE IN PIAZZA Andrea E. Cappelli 13 LIKE A VIRGIN 31 COME INIZIA LA FINE DEL MONDO 19 OMERO / PUSKIN Giuseppe Ghini 15 ABBANDONATO PURE DALLE SUE DONNE 12 ALLA FRUTTA DELLA RAGIONE Emanuele Polverelli 17 150 ANNI. UNA FESTA ITALIANA Giorgio Frassineti 30 PIERO GINARDI Nicola Vasinca COPERTINA COPERTINA COPERTINA COPERTINA COPERTINA COPERTINA COPERTINA RUBRICA CIAO CICCIO! RUBRICA FACCE RIFATTE RUBRICA ALLA RICERCA DEL SANTO GRAAL 18 IL PARRUCCHIERE COMBATTENTE Primo Fornaciari RUBRICA MODERNI MACCABEI RUBRICA SPIRITI ROMAGNOLIRUBRICA COMMUNICATION SATISFACTION 27 MA SÌ CHE SARÀ CONTENTA LA VECCHINA WEC 29 È “DA FORLÌ” IL GRANDE CAVALIERE ITALIANO Umberto Pasqui 25 SUNSET LIMITED Dania Tondini 26 L'ITALIA S'È DESTA Silvia Paccassoni IL MANIFESTO DELL'OCCIDENTE/42 RUBRICA INCIPIT E COLOPHON 22-23 ITALIA VS ENGLAND Evelyn Zanola RUBRICA ECO-BALLE RUBRICA IL TEMPO DEL PADRE RUBRICA L'ARTE DELL'OCCIDENTERUBRICA SHORT STORY COPERTINA COPERTINA Quando penso ai festini “Bunga bunga” di Silvio Berlusconi mi chiedo: ma chi è la vittima? Cioè: la vittima è lui, il Cav., o le ragazze invitate a casa sua? Chi comanda, insomma? Lui, o loro? E la cosa mi fa pensare alle donne in generale e come sono messe. Ormai è troppo tardi nel caso del Cavaliere parlare del suo diritto alla privacy. La magistratura milanese ha già rilasciato tutto quello che ha in mano alla stampa (perciò, andrebbero subito in galera in un Paese normale). La magistratura italiana, in parole povere, ha sputtanato Berlusconi prima del suo processo per l'accusa di prostituzione minorile e concussione. Una cosa simile non succederebbe mai in un Paese normale. Il magistrato che rilascia gli atti o le intercettazioni telefoniche, prima del processo, ai media riguardo un indagato sarebbe spedito in galera. Subito. Per un motivo semplice: il diritto a un processo equo è ovviamente più importante al diritto di parola. Qui in Italia, invece, si fa sempre il processo in piazza prima del processo vero tramite i media. E così, inevitabilmente, tutte le prove vengono sempre inquinate e rese inutili. Sia il Berlusca sia la Ruby negano un rapporto sessuale. Non hanno, secondo loro, neanche fatto l'amore insomma. Allora? Dove sono le prove contro di loro? I magistrati milanesi erano presenti personalmente, per caso, a Villa Arcore per vedere che cosa facevano il Cav. e Ruby insieme? No, of course. Allora? Per quanto riguarda la presunta concussione invece nessuno fi nora alla questura di Milano si lamenta di esser concusso quella sera quando ha chiamato Berlusconi. Allora? Allora, dove siamo? Ma parliamo di donne, il tema del mensile questo mese. Poco tempo fa una marea di donne si è manifestata contro Berlusconi in nome della dignità delle donne. Ma quale dignità? Secondo le donne che hanno partecipato Berlusconi con i suoi festini insulta le donne e le sfrutta. Non capisco, sul serio, la logica. Secondo le post-femministe anglosassoni, ad esempio, la verità è l'esatto opposto. Cioè: una donna che va a Villa Arcore per passare la serata da Berlusconi è una donna (post) femminista. Comanda lei, in fi n dei conti, non lui. E dicono la stessa cosa rispetto a qualsiasi cubista o lapdancer. Conclusione, quella unica: le femministe italiane sono rimaste molto indietro rispetto alle loro sorelle in America ed in Inghilterra. Ma sono anche delle ipocrite totali. “L'utero è mio e lo gestisco io,” gridavano nel '68. Allora?! Se una Ruby va da Berlusconi, chi gestisce il suo utero? Lei o Silvio? Hanno addirittura tolto il reggiseno in nome delle pari opportunità e adesso si lamentano che una ragazza giovane e bella come Ruby se lo tolga davanti al Premier! Hanno predicato: qualsiasi accoppiamento sessuale. Amano l'aborto. Osannano il suicidio assistito. Non vogliono il crocefi sso esposto nelle scuole, o negli ospedali. E non accettano una netta differenza fra il bene e il male e non vogliono a tutti i costi che venga insegnata. Ma adesso che fanno, i “compagni”? Fanno i moralisti nei confronti di Berlusconi! Ma va là! Nel frattempo, le donne italiane non fanno più fi gli. L'Italia di fatto ha il tasso più basso di natalità nel mondo intero. Preferiscono lavorare tagliando le teste ai polli, o come commesse, per comprare un paio di scarpe o mutande in più. Ma come ha scritto la grande Oriana Fallaci (odiato dalla sinistra per bene) : facendo così l'Europa diventa presto l'Eurabia, non a causa delle bombe degli arabi ma ai bambini che loro producono a go-go a differenza di noi. E guardate caso, gli unici a fare fi gli in Italia, e anche in Romagna, al giorno di oggi, sono gli stranieri con in testa gli arabi. NICHOLAS FARRELL Editoriale Ruby “rubacuore” non è una puttana, anzi
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