ULTRAZOOM
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26 Domenica 22 gennaio 2012 Era un notte buia e tempestosa, quando all'Hotel de Bilderberg si decise di fabbricare i Mario Monti. Cloni senza emozioni, programmati per stangare. La materia cerebrale originava da quella di un antico ministro delle finanze egizio, che tentò di risanare le casse del Regno all'epoca delle dieci piaghe. Fin da piccoli, i Mario Monti vennero allevati come cavie di laboratorio. Uno, cui fu inculcato il concetto di “tagliare gli sprechi”, sviluppò un inopinato interesse per l'arte boscaiola, ed è deceduto qualche tempo fa nella sua cascina piemontese, vittima dell'angoscia esistenziale tra il taglio delle pensioni e quello dei rami secchi. Un secondo, educato a trovare soluzioni su come depredare i ricchi, anch'egli degenerò, e scrisse un libro sulle grandi rapine della storia. Ma il Bilderberg col terzo Mario Monti si impegnò al massimo e grande lo stupore fu quando, a cinque anni, si vide il bambino battere moneta. Aveva coniato il Monti di cioccolata, in due tagli: fondente e al latte con nocciole, e le quotò con successo nel Forex, dove venne acquistata contro rupie, lira maltese e tallero sloveno, prima di accorgersi che si squagliava a contatto con fonti di calore. A dieci anni, mentre il primo Monti studiava le ramificazioni dei faggi, il secondo la storia di Dillinger, il terzo risanava i conti del Bilderberg, che non aveva nemmeno i soldi per ordinare i cappucci per gli iniziati. Oggi questo fenomeno ci governa sotto l'alta vigilanza di Napolitano, che egli, solennemente, chiama Faraone. Un clone creato per stangare L'onda lunga della “primavera araba” toccaanche quei Paesi che, pur non arabi, sonocomunque a netta maggioranza islamica. È per esempio il caso dell'Afghanistan, dove la rinnovata attenzione del mondo musulmano nei confronti dei diritti umani sembra destinata a estendersi anche agli animali. Pare infatti che gli afghani si siano finalmente decisi a mettere in discussione il buzkashi (controverso sport nazionale in cui dei giocatori a cavallo si contendono la carcassa decapitata di una capra per farle oltrepassare una linea di demarcazione) e a introdurre nel regolamento alcune sostanziali novità. La prima prevede che alla capra non venga più tagliata la testa e che l'animale partecipi al gioco da vivo, previo addormentamento tramite sedazione rigorosamente halal. La seconda è che, durante il match, sarà consentito all'arbitro di tirar fuori il cartellino, su cui saranno chiaramente indicate la qualità e le caratteristiche della carne della capra, non diversamente da ogni macelleria occidentale che si rispetti. Infine, al termine dell'incontro, sarà disputato un ideale “terzo tempo” nel quale, in segno di concordia, la capra sarà divisa in due e fraternamente divorata sul posto dagli atleti. Dopo avere fatto meta, insomma, si farà a metà. La capretta dello sport Le conquiste della Primavera Araba di Giuseppe Pollicelli di Giordano Tedoldi Abbiamo le prove: Mario Monti è un umanoide No al limite di contanti. La Confindustria dice 500 euro. Il Pd 200 euro. No! No! Ioho bisogno di contanti perché sbatto dentro al bar alla macchinetta del video-poker 800 euro al giorno. L'Erario ci guadagna il 12,5%. Il resto va al barista e al noleggiatore del videopoker. Allora cosa volete? Firmato: basta mungere chi ha il vizio di bere. Titolo del pezzo: Uomini anziani bevono fisso. *** Ieri mi ha telefonato l'Istat. Volevano sapere se ho in casa qualcosa di bambù. Io gli ho detto: “Telefona al Carlin Petrini poi vediamo se ha le noci di cocco ogm”. Ieri mi ha telefonato a casa l'Istat. Volevano sapere se ho in casa un cane o un gatto. Gli ho detto: “Un gatto!”. Ma non è vero. Ho mentito all'Istat. È reato? Non penso, perché il gatto non sussiste. *** Noi uomini sui 50 anni espulsi dal mondo del lavoro abbiamo deciso: diventiamo balenieri. Ci imbarchiamo domani (zona Stretto di Bering) su baleniere (abusive o meno poco importa). È l'unico lavoro che ci resta. Purtroppo dobbiamo star via da casa 5 giorni su 7. Prenderemo tutto, non solo balene ma anche orche di mare, dugongo, pesce spada, merluzzi, tutto. Se dicono che non si può, torniamo in Italia e andiamo a rubare. Saranno le autorità stesse a dirci: “Ok, andate a pescare nei mari artici, è il danno minore. Anche perché le donne anziane a Milano si lamentano di voi drogati”. Ps. Foche, delfini, leoni marini: possiamo arpionarli? Risponde Folco Quilici: “Vergogna! Come vi siete ridotti, al limite se vedete un orso bianco che vaga su un iceberg potete venderlo a qualche circo, ma più di questo no!”. Io: “Grazie prof. Faremo così dal 20 giugno 2019”. *** Non ho capito una cosa: se la Bce ci chiede tramite lettera di non usare più una mietitrebbia perché raccoglie meno frumento della sua, tu cosa fai? Butti via la mietitrebbia? Risposta*: No! La regalo al terzo mondo. *Risposta della redazione di Airone. Almeno così dice la persona che mi ha contattato al telefono. 95% è un impostore. Come me del resto. Di differente c'è che oltre ad essere falso sono anche drogato. Ps. Presidente Monti, a proposito di pensioni, può dire allo Zelig Cabaret di levare la mia foto all'entrata del locale? Va bene non avermi versato i contributi, però così è un po' troppo. È come vantarsi con il pubblico di avermi fatto lavorare in nero. Adesso per tirare alla pensione devo scrivere fino a 67 anni queste pirlate qui. (Fisso). di Maurizio Milani MILANI Italia Ecco i documenti Qui a fianco la copertina del libro di Mario Monti pubblicato da Bompiani nel 1983. Sopra l'articolo del giornale Il Novarese che annuncia la morte di Mario Monti. (Se continuate a essere scettici verificate sul web)
16 Domenica 22 gennaio 2012 ITALIA @ commenta su www.liberoquotidiano.it La pirateria arriva in tavola Pizza, bresaola e mozzarella I primi a taroccarle sono gli italiani Imprenditori del Belpaese le producono all'estero e le vendono come «made in Italy». In alcuni casi con i soldi pubblici della Simest che entra pure nel capitale dei falsificatori (...) il Chianti, la passata di pomodoro, ma anche il prosciutto di Parma, la Fontina, la pasta. In settimana sono stati resi noti i risultati dell'indagine condotta dalla Commissione parlamentare sui fenomeni della contraffazione e dell'agropirateria che hanno messo in luce un'ulteriore dimensione del problema: l'industria del tarocco esiste anche in Italia e può contare su appoggi e risorse incondizionate forniti dalla criminalità organizzata. Mafia e camorra in testa. Ma c'è un fenomeno ancora più odioso: un tipo di falsificazione del made in Italy a tavola, a cui parttecipa addirittura lo Stato. Per quanto incredibile possa apparire è proprio così. Si tratta del «caso Simest» (così lo presenta la commissione alla pagina 112 del rapporto diffuso tre giorni or sono). La Simest - acronimo di Società italiana per le imprese miste all'estero - è una finanziaria pubblica, controllata al 76% dal Ministero dello Sviluppo Economico, che finanzia l'export partecipando al capitale delle società che si propongono di sviluppare il proprio business al di fuori del territorio nazionale. Ebbene «la Simest risulta detentrice di una quota minoritaria della Roinvest Srl, società facente capo alla famiglia Pinna, quest'ultima proprietaria di un'importante azienda in Sardegna di prodotti tipici italiani», così si legge sempre nel rapporto della Commissione parlamentare d'inchiesta. E «la Roinvest controlla, a sua volta, la Lactitalia Srl, società che in Romania, vicino a Timisoara, produce formaggi ottenuti con latte ungherese e romeno recanti però marchi che richiamano il made in Italy grazie ad appellativi quali Dolce Vita, Toscanella, Pecorino ma anche prodotti come mascarpone, ricotta, mozzarella, caciotta». Ma c'è di più, la finanziaria pubblica partecipa pure al capitale di un'altra società, questa volta negli Stati Uniti. Si tratta della catena di salumerie Rosi, appartenenti al gruppo Parmacotto, dove si vendono fra l'altro, Bresaola prodotta con carne dell'Uruguay, Culatello, salame toscano e finocchiona, tutti rigorosamente fatti in Wisconsin. La Simest, proprio per sostenere le attività di «internazionalizzazione» della Parmacotto è entrata con 11 milioni di euro nel capitale della società emiliana, rilevandone il 16%. A lanciare l'allarme sul fenomeno del falso madie in Italy fatto da italiani è stata la Coldiretti. Il presidente della maggiore organizzazione agricola Sergio Marini ne parlò per la prima volta al forum di Cernobbio, lo scorso anno e non perde occasione per denunciare «un evidente caso di utilizzo improprio di risorse pubbliche, destinate a produrre e distribuire prodotti alimentari nati all'estero, presentati come italiani, ma che nulla hanno a che fare con il tessuto produttivo del nostro Paese». Il dossier ora è all'attenzione dell'esecutivo. Il ministro delle Politiche Agricole Mario Catania (uno dei pochi veri tecnici nel governo dei Professori) ha fatto sapere, senza giri di parole, di essere «convinto che il denaro dei contribuenti italiani non possa essere destinato a investimenti per realizzare prodotti che fanno concorrenza ai nostri». Si attende a stretto giro un provvedimento che sani una situazione francamente imbarazzante. Nel frattempo però giunge notizia che dopo Parmalat e Gancia finite negli ultimi mesi in pancia rispettivamente ai francesi di Lactalis e all'oligarca russo Roustam Tariko - un altro pezzo di pregio del made in Italy a tavola sta per finire all'estero. Si tratta della Antonino Russo Alimentari, il primo produttore italiano di pomidoro pelati: questione di giorni, forse di ore e il 51% della società pugliese passerà alla anglonipponica Princes controllata dal gigante giapponese Mitsubishi. La lista dei marchi storici dell'industria alimentare italiana pappati da gruppi stranieri è lunghissimo. E complice la sottocapitalizzazione delle nostre imprese dovuta alla crisi finanziaria rischia di allungarsi ulteriormente nei prossimi mesi. Ora come mai in passato i gruppi stranieri possono comperare a saldo i gioielli del made in Italy. twitter@attilionio ::: ALESSANDRO GONZATO TREVISO  Nemmeno il tempo di uscire dalla rimessa dov'era posteggiato da qualche giorno, che il primo dei tredici scuolabus made in China acquistati dall'Actt, l'azienda di trasporto pubblico di Treviso, della leghista Treviso, quella dei Gobbo, dei Gentilini e dei «prima i veneti», è finito ko. L'autobus non ha percorso nemmeno un metro: non appena l'autista l'ha messo in moto, la centralina è saltata e nell'aria si è subito diffusa un'intensa puzza di bruciato. Corsa finita ancor prima di cominciare e chiamata d'urgenza del carro attrezzi. Esordio inglorioso, dunque, per lo scuolabus cinese, subito rimpiazzato da una vecchia corriera padana, una di quelle che quando l'accendi magari sprigiona un intenso odore di nafta ma che ha consentito a decine di ragazzi di raggiungere la scuola. E dire che c'era chi aveva sollevato più d'una perplessità sull'acquisto di questi tredici autobus fabbricati dai nipoti di Mao. A sollevare il caso era stato il consigliere della Sinistra Trevigiana, Nicola Atalmi, lo stesso che pochi giorni fa aveva accusato il vicesindaco Gentilini di utilizzare l'auto blu per gli spostamenti personali. Atalmi aveva puntato il dito contro i vertici leghisti dell'Actt per aver acquistato mezzi che a suo dire erano scadenti, «dei vecchi diesel», al solo scopo di risparmiare quattrini. Il tutto a scapito delle aziende locali. La società trevigiana aveva però respinto le accuse al mittente, affermando che i bus erano «Euro 5» dotati di ogni comfort e che erano stati acquistati dalla cinese King Long dopo un regolare bando europeo a cui l'azienda aveva partecipato presentando l'offerta migliore. Anche la Cgil ora si scaglia contro la scelta della società dei trasporti a guida leghista. Ma dall'Actt rispondono che è stata solo sfortuna, una semplice casualità e che i mezzi sono efficienti.  «Ma come è possibile che per un pakistano si blocchi la partenza di oltre 18mila volontari per il servizio civile? È una vera follia!». È quanto si chiede una ragazza sulla pagina Facebook del Servizio civile nazionale. E sono in moltissimi i volontari che, sul social network, si accodano alla sua protesta, diffondendo anche La petizione «Servizio Civile 2012». Il fatto che ha dato origine al disguido e alla successiva, folta protesta è il seguente: Syed Shahzad Tanwir, uno studente pakistano di 26 anni residente in Italia da 15, ha fatto ricorso perché si è visto negare il diritto di prestare volontariato presso la Caritas Ambrosiana in quanto straniero. «Discriminazione» ha sentenziato il Tribunale di Milano dandogli ragione. Nulla da eccepire nella sostanza, peraltro su un tema delicatissimo. Peccato che la diretta conseguenza pratica del tutto sia l'annullamento completo del bando del 2011 e il conseguente blocco totale di migliaia di volontari che erano già in partenza. Una situazione che ha gettato nel caos non soltanto i giovani in procinto di iniziare la nuova esperienza, ma anche le centinaia di enti che avevano già sostenuto i costi relativi all'avvio delle attività. CO. SI  Nuovo guaio per la giunta di sinistra di Bologna guidata dal sindaco Virginio Merola. A denunciarlo è il Pdl che in un documento presentato in queste ore accusa l'ammini strazione di spendere soldi pubblici per finanziare un locale gay. Nel dettaglio si parla di «un bilancio da 1,5 milioni di euro all'anno. Un utile di 162mila. Ma soprattutto la bellezza di 130mila euro all'anno di soldi ricevuti dal Comune». Non solo: il Cassero, locale della comunità gay, lesbo, bisex e trans, è ospitato nelle stanze comunali della Salara. «In un momento di crisi come questo», spiega il capogruppo del Pdl Marco Lisei «non possiamo permetterci di pagare l'affitto (6mila euro) e le spese di utenza (20mila euro) ad un'associazione culturale no-profit che in realtà nasconde un'attività commerciale a tutti gli effetti». E infatti il Cassero a Bologna è da tutti conosciuto come un disco-club per la comunità omosessuale. «Ho in mano il bilancio – spiega Lisei - 500mila euro per il bar, 100mila euro per il deejay, 100mila per gli artisti e 50 per il guardaroba. Mi sembra evidente che le attività sociali sono marginali e per questo andremo alla Corte dei Conti e in Procura». CO. SI. Servizio civile Pakistano fa causa: 18mila volontari bloccati A Bologna costa 130mila euro Una discoteca gay finanziata dal comune Pd Treviso Gli autobus cinesi della giunta leghista sono già a terra Il bus cinese in panne ::: segue dalla prima ATTILIO BARBIERI .
6 Domenica 22 gennaio 2012 PRIMO PIANO @ commenta su www.liberoquotidiano.it La rivolta dei mazziati: la benzina vola a 3 euro Dopo cinque giorni di blocchi in Sicilia torna il carburante, ma a prezzi folli Lombardo appoggia la piazza, il movimento si estende in Sardegna e Abruzzo ALIMENTARI Nei supermercati mancano soprattutto latte e acqua minerale. La gente fa la fila per acquistare carne rossa e pollo. Disagi almeno fino a mercoledì il decretino ::: PAOLO UGGÈ *  Secondo i rappresentanti della committenza e dell'Antitrust avrebbero dovuto essere eliminati, ma la loro tesi è stata smentita totalmente dal Governo. Il tentativo di spazzare via i costi per la sicurezza nell'autotrasporto merci è miseramente fallito, così come è naufragato quello, tentato davanti ai giudici del Tar del Lazio, di poter ottenere la sospensione delle deliberazioni sui costi della sicurezza, assunte dall'Osservatorio della Consulta del trasporto e della logistica. Il Tar non ha infatti concesso la sospensione e ha rinviato il merito della discussione alla fine di giugno, proprio mentre il Governo ribadiva di attenersi all'ordine del giorno approvato dal Parlamento che ha definito i costi della sicurezza incomprimibili. Due decisioni che hanno contribuito a far calare la tensione nel settore. Il rischio di un'azione di protesta (il fermo dell'autotrasporto in tutta Italia per 5 giorni a partire dal 23 gennaio) non si è del tutto diradato ma, anche di fronte agli impegni che il vice ministro Mario Ciaccia ha assunto e sui quali gli operatori attendono delle risposte concrete, l'esecutivo Unatras ha deciso di sospendere il fermo al fine di dare il tempo per l'emanazione dei provvedimenti annunciati. Indubbiamente la conferma sul mantenimento dei costi incomprimibili della sicurezza è stata la svolta decisiva in una vertenza che avrebbe paralizzato, se attuata, i rifornimenti nel Paese. Il tentativo portato avanti dalla committenza era sostenere che le norme di legge sono di dubbia applicazione e che comunque sarebbe stato necessario attendere il pronunciamento nel merito da parte del Tar. Gli è andata male. Certo, è possibile che esistano delle distonie (e Conftrasporto non è certo solo da oggi che evidenzia come gli accordi di settore possano introdurre, come sostiene anche la stessa Antitrust, elementi di dubbia compatibilità): se le norme sono da rivedere lo si faccia in fretta. Così si toglierà definitivamente ogni alibi a chi, solo per pagare meno i trasporti, vorrebbe imporre condizioni che violano le disposizioni sulla sicurezza sociale e della circolazione. A nessuno può essere concesso di potersene infischiare della sicurezza altrui. Oggi sia il Governo sia il Tribunale amministrativo, raccogliendo anche l'appello dei partiti politici e delle associazioni vittime della strada, hanno riaffermato un principio indisponibile: la sicurezza è un bene superiore che va tutelato. E la vita di un bambino, di un adulto, di un anziano, vale più di qualsiasi altra cosa. * Vicepresidente nazionale di Confcommercio e presidente nazionale di Fai Conftrasporto ::: Perline Silvio Schettino e il brodino ::: ENZINO MEUCCI  Il Fatto quotidiano– 18 gennaio – Marco Travaglio (riferendosi al comandante della Concordia): «Non gli resta che svignarsela, quatto quatto, “per senso di responsabilità”, lasciando fare ai tecnici. Vi ricorda qualcuno?» La Padania – 18 gennaio – Roberto Cota (riferendosi al manifesto leghista della gallina dalle uova d'oro): «… solo che adesso vogliono tirare il collo alla gallina e farci il brodo». La Repubblica – 18 gennaio (una voce dal corteo dei tassisti siciliani): «Siamo pronti a ripetere qui la primavera araba». Corsi e ricorsi La protesta dei forconi è figlia delle lotte anti-Unità Il corteo di venerdì a Palermo Ansa ::: NINO SUNSERI  Lo sciopero dei forconi si sposta a Roma ma in Sicilia regna ancora il caos. Ufficialmente la manifestazione si è conclusa ieri pomeriggio anche se la serrata proseguirà fino a giovedì. Una contraddizione che la dice lunga sulla confusione che regna tra gli organizzatori della protesta. La guida della piazza è stata ufficialmente assunta dai capi del Movimento dei forconi che hanno annunciato blocchi meno rigidi per consentire la circolazione delle merci. Tuttavia la pressione resta altissima. La benzina è praticamente finita con code di centinaia di auto davanti ai pochi distributori ancora in funzione. Come sempre in casi del genere non mancano glisciacalliconil prezzodellaverdeche, in alcuni casi, ha già raggiunto la soglia dei tre euro. Davanti al Palazzo della Regione nel pomeriggio c'erano oltre cento auto incolonnate, con i motori spenti. Gli automobilisti, in coda dall'alba, aspettano di fare rifornimento. Anche centinaia di persone a piedi sono accalcate alla pompa, in mano hanno bidoni e bottiglie. Chi riesce a riempire il contenitore fugge di corsa, come per proteggere il bene, che dopo cinque giorni di blocchi, è ritenuto prezioso. Nei supermercati, con gli scaffali dei latticini semivuoti e dove mancano soprattutto latte e acqua minerale, regna l'incertezza. Alla Conad di corso Calatafimi, uno dei quartieri più popolosi della città, lungo lo stradone che conduce a Monreale, la gente fa la fila con i biglietti in mano per acquistare carne e pollo. Il bancone è quasi vuoto. «Questa che vede è la merce che avevamo in deposito», spiega un dipendente, «ma le scorte stanno per esaurirsi». A questo punto i disagi dovrebbero proseguire almeno fino a mercoledì quando ci sarà l'incon tro tra il Governatore Raffaele Lombardo e il presidente Monti. Il presidente della Regione ha deciso di appoggiare le ragioni della protesta definendole, in una intervista a Sky, «condivise e condivisibili». Una sponsorizzazione che ha rinfrancato la piazza e gettato nella costernazione questori e prefetti che stanno cercando di ripristinare l'ordine. Soprattutto dopo le dichiarazioni del presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello, che ha avvertito sull'esistenza di infiltrazioni mafiose nel movimento. Il clamore attorno alla protesta ne favorisce la diffusione. Vengono segnalati i primi focolai in Sardegna e in Abruzzo. Per il momento sono ancora piccoli segnali. Tuttavia non vanno sottovalutati. Soprattutto se le manifestazioni a Roma dovessero diventare molto clamorose. I forconi sostanzialmente chiedono l'uscita dell'Italia dell'euro (vogliono una moneta povera). Poi il blocco dei prodotti agricoli provenienti dalla Cina e da tutti i Paesi esteri; costo dell'energia elettrica a 0,030 euro; prezzo del gasolio e della benzina a 0,70 euro; attuazione dello Statuto siciliano; rimodulazione del programma per lo sviluppo regionale (Psr). Chiedono cioè che lo Stato, attraverso Palazzo dei Normanni, ripristini le antiche consuetudini di assistenzialismo che oggi la realtà rende insostenibili. ::: RENATO BESANA  Basterebbe il nome, Movimento dei forconi, a richiamare tante pagine della nostra storia: le insorgenze antigiacobine dal 1796 al 1815 e le reazioni antiunitarie all'indomani del 1860. Allora furono gli strati più umili della popolazione a impugnare quale arma uno strumento di lavoro, che secoli prima era stato il simbolo della Bauernkrieg, la Guerra contadina, divampata nel primo Cinquecento nell'odierna Germania meridionale. Fatte le debite differenze, i protagonisti della rivolta sono di nuovo i ceti minacciati dall'im poverimento e vessati dalla rapacità fiscale. L'aumen to dell'accisa sui carburanti è paragonabile, per i suoi effetti sociali, alla tassa sul macinato del 1869. Il rigorismo economico dell'Italietta - come documenta un bel libro di Giordano Bruno Guerri, Il sangue del Sud – provocò la crisi dell'agricoltura e dell'intera economia meridionale. La manovra Salva Italia, nonostante il nome, sortirà effetti non troppo diversi. Non a caso, il Movimento dei forconi è nato nella primavera scorsa dall'intesa tra pastori sardi e contadini siciliani, che oggi si sono uniti agli autotrasportatori dell'Aias, ai pescatori, agli imprenditori agricoli, agli studenti, per confluire in Forza d'urto, protagonista dei blocchi stradali contro il governo Monti. Di questo si tratta: lotta di popolo e opposizione sociale alle politiche monetariste, e al tempo stesso orgoglioso richiamo alle proprie radici identitarie, minacciate dalla globalizzazione. L'umana sabbia - per usare le parole d'un poeta siciliano, Mario Rapisardi - alza la fronte, ansiosa d'un forse impossibile riscatto. I nuovi insorgenti appartengono alla piccola borghesia, sono padroncini e coltivatori diretti (cui il governo dei professori sarebbe lieto di riservare il trattamento che Lenin applicò ai kulaki). Nei loro presìdi non compaiono bandiere o simboli di partito e di sindacato; l'unico a sventolare è il vessillo blu dei forconi. Il prezzo dell'indipendenza dalle centrali del consenso è una feroce campagna di disinformazione. Il presidente della Confindustria siciliana, Ivan Lo Bello ha accusato il movimento d'infiltrazioni mafiose; le procure, a spron battuto, hanno aperto fascicoli. Il leader dei forconi, Martino Morsello, smentisce a muso duro ma nessuno lo ascolta. Un'accusa grave senza lo straccio di una prova: è già pronta una verità di Stato per delegittimare la rivolta. Il Fatto Quotidiano e i siti della sinistra antagonista contestano al movimento d'aver ricevuto l'appoggio di Forza Nuova. Risponde Morsello: «Non chiediamo tessere a chi scende in strada con noi». Non è in ogni caso uno scandalo se la destra radicale abbia ritrovato nella protesta siciliana alcuni dei propri temi e cerchi di cavalcarli. Mafiosi e fascisti: discorso chiuso. Bisognerebbe invece, con un briciolo d'onestà, domandarsi perché da giorni siano bloccati i Tir e perché gli studenti sfilino in corteo sfiduciando l'Italia intera. Inutile chiedere lumi agli Autorevoli Commentatori, troppo impegnati ad adulare Monti. Sarebbe imbarazzante ammettere la sconfitta dei partiti, e della sinistra in particolare, fino ad ora convinta d'avere il monopolio della piazza. I forconi, nel frattempo, stanno risalendo la penisola. In Abruzzo si sono già organizzati, domani manifesteranno a Napoli, nelle regioni del Nord spuntano sulla rete pagine di associazioni spontanee che si richiamano a quel simbolo. Il destino delle rivolte è purtroppo la sconfitta. Accadrà anche ai nuovi insorgenti: lasceranno dietro di sé ferite dolorose che la storia e la politica non sono riuscite a guarire. BRUCIATA La bandiera italiana bruciata dagli studenti che si sono uniti alle proteste degli autotrasportatori, degli agricoltori e del “Movimento dei Forconi”. Ansa ::: Ruote d'Italia Per spendere meno non si può tagliare sulla sicurezza
40 Domenica 22 gennaio 2012 CRONACA @ commenta su www.liberoquotidiano.it Castelleone (Cr) Bastano 100 euro in busta per far inciuciare Pd e Pdl I consiglieri rigettano la proposta di devolvere il gettone ai disabili ::: GILBERTO BAZOLI CASTELLEONE (CR)  Si dice che spesso il buon esempio arriva dal basso. Non in questo caso. I consiglieri comunali di Castelleone, nelle campagne tra Cremona e Crema, di centrodestra (alla guida del paese) come di centrosinistra, hanno bocciato la proposta di rinunciare al gettone di presenza. Premessa: si sta parlando di 16,27 euro lordi a seduta che, al netto della tasse, arrivano a 8 (circa un centinaio di euro al mese). Un somma simbolica, quindi, ma che forse proprio per questo sarebbe stato più facile accantonare. Dev'essere stato anche pensando a questo che la lista civica Cantiere, il maggior gruppo dell'opposizione, ha chiesto di devolvere i compensi all'assistenza scolastica per i ragazzi disabili. Ma la mozione, discussa in Consiglio comunale, è stata respinta. «Quello del Cantiere mi sembra più che altro un gesto scenografico, che non porta a nessun risultato concreto. Forse qualcuno dimentica che la nostra giunta, due anni fa, ha rinunciato al 10% delle indennità di carica», è insorto l'assessore Paolo Spadari spiegando le ragioni della maggioranza. No pure dal gruppo misto. «Anch'io - ha affermato Andrea Mallai non trattengo l'emolumento che ricevo ma lo devolvo. La cifra annua eventualmente risparmiata non permetterebbe in alcun modo di incidere sulla spesa per l'assistenza». Toni simili anche dal Pd e da Leone Lisè. «Il legislatore non ha attribuito alcun privilegio ai consiglieri comunali e non accetto di essere messo sullo stesso piano dei parlamentari o dei consiglieri regionali. Se i 15 euro del gettone aiutano in qualche modo a svolgere meglio il nostro mandato, per me non sono uno scandalo». La pensa così, dall'altra parte della barricata, pure il sindaco Camillo Comandulli (Lega). Per lui «si veicola un messaggio negativo sulla riduzione dei costi della politica che diventa più odioso perché associato ad un problema delicato come l'as sistenza per il quale la nostra amministrazione ha già, con grandi sacrifici, trovato una soluzione. Se prendiamo poi in considerazione l'im porto del gettone, la strumentalizzazione diventa palese». I due consiglieri anti «piccola casta», Pietro Fiori e Federico Marchesi, non si aspettavano la levata di scudi bipartisan dei loro colleghi. «Prendiamo atto dell'incapacità dei partiti di comprendere il significato della nostra proposta. L'azzera mento dei compensi era il tentativo di dare una risposta a una richiesta che viene dai cittadini. Se siete incapaci di tagliarvi un contributo così ridicolo, come potete pretendere che altre istituzioni, a livelli superiori, lo facciano?». Incarichi per 50mila euro «Voce» dei pendolari e consulente Amat Bufera su Dahò ::: SALVATORE GARZILLO  C'è un Coordinamento che dal 2001 lotta per i diritti dei pendolari della Lombardia. L'obiettivo dichiarato è quello di «sensibilizzare l'opinione pubblica, gli amministratori degli Enti locali e il mondo politico per difendere i diritti dei viaggiatori ferroviari e migliorare il trasporto ferroviario in Lombardia». Il portavoce del coordinamento è Giorgio Dahò, ingegnere di Lecco attivo nel settore delle consulenze e delle perizie. In questi anni di battaglie, Dahò si è distinto per i suoi attacchi contro Trenord e Regione, accusate di offrire un servizio sempre più scadente che rende la vita dei pendolari ancora (se possibile) più stressante. Ma nelle sue arringhe Dahò dimentica tenacemente l'Atm. Eppure è impensabile che ci siano pendolari che non utilizzano i mezzi metropolitani o di superficie dell'azienda comunale. Ed è altrettanto difficile che nessuno lamenti disagi o problemi sulle linee cittadine. Forse è perché funziona tutto benissimo e i pendolari non hanno nulla da criticare al servizio? Oppure c'è qualche interesse celato? A fare chiarezza ci pensa internet. Sul sito dell'Agenzia mobilità ambiente e territorio - struttura tecnica creata dal Comune per pianificare gli interventi relativi a mobilità e ambiente - sono riportati gli importi delle consulenze assegnate nel 2011: basta scorrere di poco la lista per trovare il nome di Dahò. L'architetto compare in tre voci, tutte segnate con “incarico professionale”. La prima consulenza è dell'1 gennaio 2011 (terminata il 31 dello stesso mese) ed è fruttata 5mila euro. La seconda, che inizia l'1 febbraio e finisce il 31 marzo, è pagata con 10mila euro. La terza, infine, parte il 6 maggio e si conclude il 31 dicembre 2011, per un compenso di 36mila euro. Non occorre un consulente per fare la somma: 51mila euro in un anno dall'azienda che ha tra i suoi maggiori partner proprio l'Atm. «Io mi interesso solo del trasporto ferroviario», si difende l'ingegnere raggiunto al telefono. «L'Amat svolge azione di monitoraggio e controllo nei confronti dell'Atm. Non esiste alcun conflitto d'interessi». BOSSI E MARONI SUL PALCO . La Lega in piazza Dopo la pace siglata mercoledì sera a Varese, nella culla della Lega Nord, Umberto Bossi e Roberto Maroni saranno di nuovo insieme oggi in piazza Duomo a Milano alla manifestazione promossa ormai da tempo dal Carroccio per protestare contro il governo Monti. [Fotogramma]
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13Domenica 22 gennaio 2012
Gravissimo Cimminelli, ex patron Torino È in gravissime condizioni l'ex presidente del Torino, Franco Cimminelli, 75 anni. Ieri è stato ricoverato d'urgenza al Cto del capoluogo piemontese dopo aver accusato un'emorragia cerebrale nella mattinata. Cimminelli guidò il Toro dal 1999 al 2005. Rugby: Aironi ancora ko in Heineken Cup Peggio non poteva chiudersi l'esperienza degli Aironi in Heineken Cup. Altra sconfitta, stavolta contro i vice-campioni d'Inghilterra dei Leicester Tigers per 33-6. Gli unici punti della squadra lombardo-emiliana sono stati realizzati da Olivier con due calci piazzati. Europei di pallanuoto: Italia ai quarti L'Italia della Pallanuoto è ai quarti degli Europei di Eindhoven grazie al successo con la Macedonia 15-5 nella 4ª giornata. Domani lo scontro diretto con la Grecia (20.30 Rai Sport 2) valido per il 2° posto e l'incrocio nei quarti di finale. ALL'ATLETI AZZURRI FINISCE 0-2 L'inverno è bianconero Gol di Lichtsteiner, raddoppio di Giaccherini: la Juventus passa a Bergamo e al giro di boa è prima (non accadeva da sei anni). Palo di Barzagli, traversa di Vidal, tante occasioni fallite. Per l'Atalanta 3° ko di fila ATALANTA (4-4-1-1) ::: CONSIGLI 6.5: serata poco tranquilla, ma gestita bene. Attento per 90', devia due conclusioni sui legni. ::: RAIMONDI 6: alla seconda presenza stagione dopo due mesi di panchina, non si può dire che non se la cavi alla grande contro Vucinic. ::: FERRI 5.5: coraggio e tempismo, rimedia pure un taglio in testa cercando il gol in rovesciata. Ma regala a Matri un'occasione facile facile (sprecata). ::: MANFREDINI 5.5: regge il reparto offensivo non lasciando un metro a Matri, ma si fa scappare Giaccherini. ::: PELUSO 5: che fatica contro Pepe, non è in gran serata. E lo dimostra nella diagonale carente sul gol di Lichtsteiner. ::: SCHELOTTO 6.5: una furia, protagonista di tutte le ripartenze dei bergamaschi. Mette in grossa difficoltà De Ceglie, ma sparisce un po'nella ripresa (dal 32' st Ferreira Pinto sv). ::: PADOIN 5.5: ha il compito più ingrato, quello di tenere Pirlo praticamente a uomo. Riesce pure a metterlo in difficoltà, finché l'ex milanista non gli sguscia via e sblocca il match. ::: CIGARINI 6: pressare e ripartire, questo il diktat di Colantuono. Il regista obbedisce. ::: BONAVENTURA 5: la velocità lo aiuta a mettere in difficoltà l'imprudente Lichtsteiner, ma commette troppi errori (dal 19' st Marilungo 5.5: non riesce nel miracolo). ::: MORALEZ 5.5: in mezzo alle linee potrebbe fare danni a ogni tocco. Se provasse anche il tiro, potrebbe essere ancora più decisivo (dal 38' st Gabbiadini sv). ::: DENIS 6.5: abnegazione da ragazzino e numeri da campione. Sfiora il gol con una sforbiciata volante che poteva far crollare lo stadio. Ma non può risolvere sempre lui. JUVENTUS (4-3-3) ::: BUFFON 6: pochi interventi difficili, ma tanta ansia. ::: LICHTSTEINER 7: che spinta sulla fascia destra. Qualche volta si fa sorprendere troppo avanzato, ma il gol alla fine gli dà ragione. ::: BARZAGLI 6.5: non solo Lo svizzero Stephan Lichtsteiner (28 anni), autore del primo gol nella gara di ieri a Bergamo. Per il terzino bianconero seconda rete in campionato [LaPresse] Commento Ma senza un bomber vero lo scudetto non si vince controlla Denis, fa pure gli straordinari in avanti. Pericoloso di testa e di piede, Consigli lo ferma sul palo. ::: CHIELLINI 7: personalità, sicurezza e avanzate “alla Lucio”. Forse la Juventus il centrale che cerca disperatamente ce l'ha già in casa. ::: DE CEGLIE 6.5: guai a chiamarlo rincalzo, ormai è una vera sicurezza. E riesce a limitare persino un furetto come Schelotto. ::: VIDAL 6.5: polmoni a pieno regime, inserimenti al solito ritmo e una conclusione pazzesca da lontanissimo che fa tremare la traversa. ::: PIRLO 7: parte piano, soffrendo un po' la marcatura di Padoin. Ma nella ripresa si trasforma, sfodera un assist da cineteca. ::: MARCHISIO 5.5: non entra mai in campo ed esce all'in tervallo (dal 1' st Giaccherini 7: messo a centrocampo, cambia ritmo alla squadra. Quando va in avanti, chiude la partita con un gol da centravanti). ::: PEPE 7: il simbolo di questo girone d'andata della Juventus «straordinario», come lo ha definito più volte Conte. Dribbla, crossa, tira e copre pure. Esce per una distorsione (dal 24' st Marrone 6.5: sfiora il raddoppio, poi lo serve a Giaccherini). ::: MATRI 5: Borriello scalpita, lui gigioneggia. Arriva con poca cattiveria su due bei palloni che andavano insaccati. E che spreco sul regalo di Ferri. ::: VUCINIC 5.5: quando accelera fa sempre la differenza, ma trovarlo in campo a tratti è un'impresa (dal 40' st Bonucci sv). ::: DOMENICO SECONDI BERGAMO Troppa Juve per l'Atalanta. A Bergamo i bianconeri dominano, ma non riescono a pungere con i propri attaccanti. E così accade che Barzagli (palo) e Vidal (traversa) facciano di più di Matri e Vucinic nel primo tempo. I bianconeri rischiano anche qualcosa sulle ripartenze orobiche, ma Denis non trova il capolavoro in girata. Serve un'intuizione del solito Pirlo per l'1-0, siglato da Lichtsteiner al 54' su un cross pennellato dal regista. L'Atalanta si butta in avanti, reclama un rigore (Denis tirato da Chiellini in area), ma capitola al raddoppio della coppia Marrone-Giaccherini. ATALANTA-JUVENTUS 0-2 RETI: 9' st Lichtsteiner, 37' st GIaccherini. ATALANTA (4-4-1-1): Con sigli; Raimondi, Ferri, Manfredini, Peluso; Schelotto (38' st Gabbiadini), Padoin, Cigarini, Bonaventura (19' st Marilungo); Moralez (38' st Gabbiadini); Denis. All. Colantuono. JUVENTUS (4-3-3): Buffon; Lichtsteiner, Barzagli, Chiellini, De Ceglie; Vidal, Pirlo, Marchisio (1' st Giaccherini); Pepe (24' st Marrone), Matri, Vucinic (40' st Bonucci). All. Conte. ARBITRO: Celi. NOTE: ammoniti Raimondi, Lichtsteiner, Marilungo. ::: MISKA RUGGERI  Come è bella questa Juventus. Solida, cattiva, vogliosa, arrembante. Fisicamente di nuovo ad alti livelli, dopo due match con il pedale dell'acceleratore alzato a causa della preparazione invernale svolta al cado di Dubai. Ma non segna. Meglio, non segnano gli attaccanti. E quindi non riesce a chiudere le partite. Nemmeno quelle dominate in lungo e in largo, come ieri sera contro una buona Atalanta a Bergamo. Alla fine, il conto delle occasioni create e dei tiri è imbarazzante. Ci si mettono anche i pali e le traverse, d'accordo. Epperò non può essere soltanto una questione di sfortuna. Il problema è che manca un centravanti vero, uno che davanti alla porta non perdona. Né Matri, capace ieri di sbagliare un facile pallonetto con il portiere in uscita disperata, né Borriello lo sono: per fare centro devono concludere svariate volte. E, in verità, non c'è neanche un fuoriclasse, il numero dieci del calcio che fu, che riesca a decide re gli incontri con una giocata, uno slalom, un'invenzione, un assist al bacio. Così per portare a casa i tre punti c'è ogni volta bisogno di un faticoso lavoro ai fianchi, una vera e propria opera di demolizione dell'avversario, e poi, sperando che l'altra squadra non peschi il jolly, delle reti di difensori e centrocampisti. Fin quando questi fanno miracoli in fase realizzativa, va tutto bene. Tuttavia, è ovvio che non si può continuare ad infinitum a confidare in Marchisio, Pepe, Chiellini, Lichtsteiner o Giaccherini versione bomber. Hanno già fatto fin troppo portando i bianconeri in testa alla classifica alla fine del girone di andata. Adesso, in vista del ritorno, serve il contributo degli attaccanti. E l'im pressione è che si debba fare gli scongiuri per la buona salute di Quagliarella. JUVENTUS* MILAN UDINESE LAZIO INTER ROMA NAPOLI GENOA CHIEVO CATANIA** CAGLIARI PARMA FIORENTINA PALERMO ATALANTA* (-6) BOLOGNA SIENA CESENA* LECCE NOVARA 41 37 35 33 32 30 28 24 23 22 22 22 21 21 20 19 18 15 12 12 Antonio Conte, 42 anni Ap
42 Domenica 22 gennaio 2012 LOMBARDIA @ commenta su www.liberoquotidiano.it MALPENSA . il Prodotto SALAME D'OCA GIUDAICO L'insaccato «ecumenico» senza maiale ::: TOMMASO FARINA  I limiti di una proibizione, anzi di un tabù alimentare, avrebbero affascinato Kant. Se una cosa è proibita, l'uomo che deve soggiacere al divieto consolerà le sue papille con qualcosa di altrettanto buono, pescando tra le cose permesse. Così fecero gli ebrei, soprattutto in Italia. L'ebrai smo non consente di mangiare il maiale. Ebbene, gli ashkenaziti hanno alzato le spalle in un italicissimo «Embè?». E hanno tratto meraviglie dal maiale a due zampe: l'oca. Anche se parecchi salumi d'oca oggi contengono grasso o carne magra suina, c'è chi ha provato a rispolverare antiche ricette per creare un salame di pura oca. È il caso di Gioacchino Palestro, che a Mortara (Pv), in Lomellina, ha ricostruito pazientemente il vecchio salame d'oca, dandogli un nome significativo: salame ecumenico. Nel senso che chiunque, cristiano, ebreo o islamico, eccezion fatta per il vegetariano, può gustarselo senza patemi d'animo. Ed è pure il caso della famiglia Pessot, che a Palmanova (Udine) ha fatto un'operazione simile. Il loro salame si chiama Salame d'oca tradizionale. Bruno Pessot fa tutto secondo i crismi: le oche necessarie alla confezione di questo sublime prodotto vengono macellate sotto l'occhio vigile di un rabbino. I pezzi di carne, conciati con sale, pepe e pimento, vengono insaccati nel collo di un oca e poi stagionati. Visti i particolari accorgimenti che occorrono (macellare un'oca è più complesso che farlo col maiale), il prodotto costa un po' di più. Ma è unico. A Milano lo vende Eat's (Galleria del Corso 4, tel. 0276015176), il negozio di golosità all'Excel sior Milano. Costa 65,90 euro al chilo, ma è una spesa da fare almeno una volta nella vita. Soresina (Cr) Cani amati più dei figli Il Don Camillo padano scomunica i padroni Troppa attenzione a look e pappe, il prete chiede più sobrietà. E per una volta gli animalisti sono d'accordo ::: GILBERTO BAZOLI SORESINA (CR)  Una domenica ha predicato sul velo delle donne islamiche, un'altra sulle barzellette di Berlusconi. A don Angelo Piccinelli, 51 anni, dal 2010 parroco di Soresina, piace parlare dell'at tualità e menare fendenti. Nel suo mirino sono ora finiti gli «eccessi» di attenzione per gli animali, «curati più degli esseri umani». Per una volta gli animalisti sono d'accordo. Il sacerdote ha affidato le sue esternazioni a «Vivere nella comunità», implacabile volantino festivo che va a ruba tra i fedeli ma non solo. Lo spunto è la ricorrenza di sant'Antonio, che protegge gli animali ma non, secondo il prete-teologo, gli animalisti, divisi in due specie: «domestici» e «feroci». Don Angelo non ce l'ha con le campagne contro la vivisezione o l'uso di pellicce, ma con le premure fuori luogo per cani e gatti. Cominciando dagli scaffali dei supermercati dove, scrive il parroco, gli alimenti per animali «occupano considerevoli settori. I tribunali puniscono chi lascia morire di fame e di sete un gatto, anche se garantiscono l'impuni tà a chi per pietà lascia morire di fame e di sete una persona malata da tempo e incosciente. Ma non più del gatto». Di sferzata in sferzata: «Certe bestie, poi, vengono sottoposte a sofisticati interventi (talvolta fino all'accanimento terapeutico). Con la metà delle terapie destinate loro, alcuni miei conoscenti della Sierra Leone oggi vivrebbero in salute o almeno vivrebbero». Quanto al look, «alcuni animali indossano vestiti confezionati su misura per la gioia dei loro padroni che, in realtà, si trasformano in servi, disposti a raccogliere senza disgusto persino gli escrementi. Un servizio che, con le debite proporzioni, molti di noi rifiuterebbero se dovessero svolgerlo per i propri genitori incontinenti». L'intervento sta facendo discutere. Franca Rita Catelani, fondatrice della onlus Uomo-natura-animali, molto attiva lungo il Po, condanna «la Chiesa che pone all'ultimo posto i diritti degli animali» ma assolve il parroco. «Fa bene a denunciare gli eccessi. Quando mi si avvicina una signora infagottata in una pelliccia e trascinando al guinzaglio un barboncino con il collarino pieno di strass, perline colorate e cristalli luccicanti, scusate, ma mi viene da vomitare». Oggi è domenica: contro chi si scaglierà il don Camillo della Bassa? Al museo Volandia il mitico Ro.37 VARESE (m. mol.) Al museo dell'aviazione «Volandia», all'aero porto di Malpensa, è stato presentato ieri mattina l'unico esemplare completo al mondo di Ro.37, un biplano italiano del 1934 che si credeva perduto per sempre, finché di recente i soldati italiani in Afghanistan hanno ecuperarono i relitti di alcuni esemplari che Mussolini aveva venduto al Paese. Finalmente restaurato, si tratta di un pezzo unico al mondo che viene esposto e presentato per la prima volta proprio nel padiglione Forme del Volo del museo di Malpensa. Lo storico velivolo resterà esposto a Malpensa per alcuni mesi su concessione dell'Aeronautica Militare. [Molteni]
11Domenica 22 gennaio 2012ITALIA @ commenta su www.liberoquotidiano.it Dopo la sostituzione di Reguzzoni Maroni non si ferma più Adesso vuole date certe per rinnovare i dirigenti  Roberto Maroni pensa di aver vinto una battaglia, non certo la guerra. Dopo la sostituzione del rivale Marco Reguzzoni alla Camera, oggi pomeriggio conta di incassare un secondo successo nel consiglio federale. L'obiettivo è mettere nero su bianco le date dei congressi “nazionali”, ovvero regionali, che dovranno essere celebrati entro giugno. In ballo ci sono Piemonte, Lombardia, Veneto. E gli uomini del cerchio magico, il gruppo vicino alla famiglia del Senatur, difficilmente accetteranno d'essere ridimensionati senza colpo ferire. Fatto sta che prima del vertice in via Bellerio bisogna affrontare la manifestazione in piazza Duomo, dove Maroni non dovrebbe prendere parola. La scaletta degli interventi resterà incertafino all'ultimo, ma i fan dell'ex ministro sono pronti a invocarlo. Osannando, nello stesso tempo, il leader Umberto Bossi. Obiettivo: respingere l'ac cusa di volergli fare le scarpe. «Non bisogna abbassare la guardia» spiegano i maroniani. È già scattano le analisi per capire come cambieranno i rapporti di forza nel partito grazie alle assise. In Lombardia Maroni ha larghissimo seguito, a partire dalle roccaforti di Bergamo e Valle Camonica. Varese è spaccata: il leader locale Maurilio Canton era stato imposto da Bossi, e in alcune zone della provincia il cerchio magico è radicato: è anche la terra di Reguzzoni e del consigliere lombardo Giangiacomo Longoni. E dove vive Rosi Mauro. Brescia, invece, ha già dimostrato di stare con Bobo, avendo scelto come segretario provinciale Fabio Rolfi. Ma dall'altra parte sono iscritti il presidente della Provincia Daniele Molgora (che infatti parecchi deputati non volevano come capogruppo al posto di Reguzzoni) e l'assessore regionale Monica Rizzi. Tutto sommato, però, è troppo poco per impressionare i maroniani. L'attuale segretario della Lega Lombarda è Giancarlo Giorgetti, che giura di voler mollare l'incarico ma non è entusiasta dei congressi. Per sostituirlo girano da tempo alcuni nomi, come Matteo Salvini o Giacomo Stucchi. Sul fronte cerchio magico, invece, è proprio Reguzzoni a non aver mai nascosto il desiderio di strappare l'ambita poltrona. In Piemonte il leader è Roberto Cota, abile a galleggiare tra le due fazioni e – se proprio dev'essere iscritto a uno degli schieramenti – sarebbe più maroniano che cerchista. L'altro giorno, per esempio, s'è fatto vedere a Novara proprio con l'ex responsabile del Viminale. Difficile immaginare che da Torino e dintorni possa spuntare una candidatura vincente vicina alla famiglia del Senatur. La pattuglia di deputati piemontesi, per esempio, è tutta con Cota. Mentre la presidente della Provincia di Cuneo è Gianna Gancia, compagna di Roberto Calderoli, che può vantare largo seguito nella zona: per il clan di Gemonio gli spazi sono ridotti. Soprattutto perché nelle ultime settimane l'ex titolare della Semplificazione, preso atto della popolarità di Bobo tra i militanti, s'è riavvicinato alle sue posizioni. Tanto da essersi vantato d'aver favorito la pace tra Bossi e Maroni, quando era stato annunciato il bavaglio per lo storico braccio destro. Discorso diverso in Veneto, dove è forte il maronia no Flavio Tosi, ma fuori dalla sua Verona la strada non è in discesa. La roccaforte di Treviso è in mano al cerchio magico, tanto che il sindaco della città è Giampaolo Gobbo, leader del Carroccio nella terra di San Marco. Nel Nordest, quindi, lo scontro è apertissimo. Anche perché Tosi si ritrova due nemici in casa come la deputata Francesca Martini e il capogruppo al Senato Federico Bricolo. Il Veneto è una polveriera, anche perché negli ultimi mesi sono esplose le contestazioni più chiare alle scelte della Lega. Basti pensare all'ormai ex presidente della provincia di Belluno Giampaolo Bottacin, che quest'estate s'era presentato a Calalzo di Cadore per incontrare Bossi e Calderoli contestando i tagli dell'or mai defunto esecutivo Berlusconi. Insomma. Maroni ha capito che ormai non può più tornare indietro. In attesa degli eventi, ai suoi ha chiesto basso profilo. Ma se oggi non otterrà tempi certi sui congressi, la polemica s'incen dierà ancora di più. M. PAN. ::: LA GUERRA DELLA LEGA Reguzzoni (LaPresse) Analisi La piazza non basta per far ripartire il Carroccio Le urla contro Monti servono a poco. Da qui ai congressi il partito deve recuperare smalto, avvicinandosi ai sindaci e dimenticando il Cav Maroni, Bossi e Calderoli sul palco di Varese (LaPresse) (...) è fuor di dubbio: se Marco Reguzzoni non è più il capogruppo alla Camera e se i componenti del cerchio stanno litigando tra loro e se infine certe fatwe si sono volatizzate come foglie al vento, beh il punto va assegnato all'ex ministro dell'Interno. Ma attenzione a credere che basti un'aspirina per curare una malattia grave. Il Bobo da Lozza lo sa bene. Oggi la Lega va in piazza contro il governo Monti ma anche per farsi il tagliando. L'im magine che dovrà uscire è quella di un movimento che sta discutendo ma che ha anche ritrovato compattezza e unità interna, di un movimento che è il solo a fare opposizione a Monti. Nei confronti dell'attuale premier arriverannoattacchi durissimi: lapenalizzazione del Nord, l'eliminazione del federalismo dal carnet di riforme, la riforma delle pensioni, l'assenza di legittimazione popolare saranno alcune delle frecce che scaglieranno contro il professore premier. Tutto abbastanza prevedibile. L'IMPREVEDIBILE Quello che non è prevedibile riguarda l'im patto degli ultimi quindici giorni sulla base. La serata maroniana ha rinverdito l'entusia smo dei militanti e ha ridato gas a quell'eletto rato moderato che aveva votato Lega (o l'avrebbe votata) proprio perché attratta dall'azione dell'ex ministro. Il punto messo a segno col cambiamento del capogruppo basta per ripartire meno sfilacciati ma non è di per sé sufficiente a far cambiare pelle al movimento. Lo strapotere della famiglia, certi investimenti all'estero, l'uso del potere per consolidare proprie posizioni personali restano un'ombra che va sgombrata. La figura di Bossi, nell'elettorato del centrodestra, ha sempre catturato consensi e simpatie perché… selvaggia nel panorama politico italiano: una figura imprevedibile, anarchica, dal grande fiuto politico. Ora come ora però anche Bossi è normalizzato; la sua leadership esce ammaccata più che dalla malattia da certe cattive scelte (dal figlio come braccio destro agli investimenti in Tanzania). Bossi aveva bisogno di uscire da quell'angolo cui la cerchia di cattivi consiglieri lo aveva infilato. L'essere stato al fianco di Maroni e l'aver preso una decisione sulla nuova scelta del capogruppo gli consentiranno di ragionare più serenamente sul futuro del Carroccio. I nodi da affrontare sono tanti. Su tutti quello della guida politica: Bossi non può essere contemporaneamente guida simbolica e guida operativa del movimento. Il governo tecnico e il modo in cui si è arrivati a Monti aprono una nuova stagione politica che i partiti dovranno “vestire”. Chi pensa che tutto possa tornare come prima s'illude (anche per questo la mossa della legge elettorale è quanto mai strategica): l'ala moderata è destinata a crescere; Pd e Pdl avranno bisogno di smaltire l'appoggio all'esecutivo del professore; la sinistra radicale e l'Italia dei Valori dovranno decidere dove mettere quel gruzzoletto di consenso maturato finora. E pure la Lega avrà bisogno di indirizzare lo sguardo su un progetto politico non più subalterno al Pdl (come è accaduto negli ultimi mesi, trascinata dal «berlusconismo di ritorno» di Bossi, di Reguzzoni, di Cota, di Calderoli e di Castelli) e dove il federalismo non potrà più essere la fatica di Sisifo che finora è stata ma dovrà essere a misura degli enti locali. LA GIUSTA ALLEANZA A tal proposito è un bene l'alleanza che Maroni ha stretto con i sindaci: sono loro l'as se forte del domani. Massimo Giordano in Piemonte, Attilio Fontana e Matteo Salvini in Lombardia, Flavio Tosi in Veneto, Gianluca Pini in Romagna sono la Lega non romanizzata. Contro di loro infatti si sta muovendo la vecchia guardia, cioè Cota, Reguzzoni, Castelli, Gobbo (che ha stretto l'accordo con Zaia per offuscare la vivacità di Tosi). Da qui ai congressi prenderà forma la nuova Lega: una Lega capace di tornare a essere sindacato del nord, attaccata al territorio prima ancora che ai ministeri e agli incarichi delle partecipate. Una Lega de-berlusconizzata ma anche detremontizzata, visto che anche l'abbraccio con l'ex ministro è stato fonte di tensioni in casa Lega specie tra gli amministratori locali. Oggi in piazza la Lega farà il rifornimento. Poi però dovrà controllare il motore fino in fondo. ::: segue dalla prima GIANLUIGI PARAGONE .
::: le lettere 46 Domenica 22 gennaio 2012 @ commenta su www.liberoquotidiano.it TuttoMilano Le lettere via e-mail vanno inviate a: milanolettere@libero-news.eu sottolineando nell'oggetto: “lettere a LiberoMilano”. Via posta vanno indirizzate a: LiberoMilano - viale L. Majno 42 - 20129 Milano; via fax al n. 02.999.66.227. Vi invitiamo a scrivere lettere brevi. La redazione si riserva il diritto di tagliare o sintetizzare i testi. APPUNTAMENTI MERCATI Domani ARPINO - Via Ferrieri - zona 7 CAMBI - Via Cambini - zona 2 CESARIANO - Viale Elvezia - zona 1 DE PREDIS - Via J. da Tradate - zona 8 GHINI - Via Ghini - zona 5 KRAMER - Via Goldoni-Via Kramer - zona 3 MORETTO DA BRESCIA - Via Reni - zona 1 PALMI - Via Forze Armate - zona 7 PISANI DOSSI - Via Pisani Dossi - zona 3 PONTI ETTORE - Via Ponti Ettore - zona 6 SAN MARCO - Via San Marco - zona 1 SANTA TERESA - Via Santa Teresa - zona 5 TRECHI - Via Trechi - zona 9 ZAMAGNA - Via Zamagna - zona 7 Martedì ARIOLI VENEGONi - Via A. Venegoni - zona 7 BARIGOZZI - Via A. Mazzucotelli - zona 4 B. MARCELLO - Via B. Marcello - zona 3 BONOLA - Via A. Cechov - zona 8 EUSTACHI - Via Eustachi - zona 3 FAUCHE' - Via Fauchè - zona 8 GARIGLIANO - Piazza Minniti - zona 9 GRATOSOGLIO SUD - Via Saponaro - zona 5 MOMPIANI - Via Panigarola - zona 4 PAPINIANO - Piazza Sant'Agostino - zona 1 PASCARELLA - Via Pascarella - zona 8 SAN MINIATO - Via San Miniato - zona 9 STROZZI - Via Strozzi - zona 6 VASARI - Via Vasari - zona 4 Chiusura al traffico: Via Arona (tratto da Giovanni da Procida a p.le Carlo Magno): per lavori di approntamento cantiere logistico per la metropolitana linea 5. Termine lavori previsto: 2015. Via Correggio: divieto di transito causa lavori tra Via Carlo Ravizza e Via Federico Faruffini in entrambe le direzioni termine lavori previsto 29 gennaio 2012. Via Messina divieto di transito causa lavori tra Via Cenisio e Piazza Giovanni Perego Metro-5. Via Filippo Corridoni: strada chiusa al traffico tra Via Gaetano Donizetti e Viale Bianca Maria causa lavori Teleriscaldamento. Traffico difficoltoso in: Via Luigi Nono difficoltà di circolazione causa lavori Via Luigi Nono, Piazza Coriolano, Via Cenisio Metro-5. Via Cenisio: possibili rallentamenti causa lavori tra Via Messina e Piazza Carlo Caneva via Cenisio e via Luigi Nono: traffico difficoltoso in direzione di P.za Coriolano per modifica della viabilità in corrispondenza del cantiere di Metro 5. Viale Lodovico Scarampo: possibili rallentamenti causa grandi lavori stradali tra Viale Alcide De Gasperi e Via B. Colleoni. Termine previsto per il 2015. Via Andrea Solari e Piazza del Rosario: dalle 06:00 del 26 ottobre 2011 per lavori di riqualificazione stradale. Termine lavori previsto 28 febbraio 2012. Viale Monte Ceneri: difficoltà di circolazione causa restringimento di carreggiata tra Via Lorenzo Bartolini e Via Mac Mahon in entrambe le direzioni Lavori di manutenzione del cavalcavia. Termine previsto 31/03/2012. Via Giuseppe Ripamonti: difficoltà di circolazione causa lavori gasdotto tra Via Giuseppe Ripamonti e Via Bernardo Quaranta Via Filippo Brunelleschi: difficoltà di circolazione causa lavori gasdotto tra Via Filippo Brunelleschi e Via Giambellino. Viale Lodovico Scarampo: possibili rallentamenti causa grandi lavori stradali tra Viale Alcide De Gasperi e Via Bartolomeo Colleoni. Termine lavori previsto: 2015. LAVORI IN CORSO MILANO E LOMBARDIA FARMACIE (dalle ore 8,30 alle ore 21,00) CENTRO (Zona Duomo, P. Volta, Garibaldi, Monforte, Lamarmora, Carrobbio, Magen ta): V. Bassano Porrone, 4; p.za Lega Lombarda, 5; l.go Augusto, 8; Corso Porta Tici ne se, 24. NORD (Bovisa, Affori, Niguarda, Greco, Quarto Oggiaro, Staz. F.S. Ga ribaldi): v. Cogne, 9; v. Varesi na, 121; p.za Bausan, 3; p.le Ar chinto, 1; v. Murat, 85 ang. p.za Niz za. SUD (Ticinese, Vigentina, Rogo redo, Barona, Gratosoglio): v. Bel lezza, 2; v. Rogoredo, 113; v. Bon ghi, 22; v. Mazzolari Primo, 35. EST (Venezia, Vittoria, Romana, Lo reto, Città Studi, Lambrate, Or ti ca, Forlanini, Mecenate): v. P. Ca staldi, 29; v.le Brianza, 23; v. Ponte Nuovo, 40; v. Stradella, 1; v.le Ri membranze di Lambrate, 18; p.za Tricolore, 2; c.so XXII Marzo, 37; v.le Ungheria, 4; v. Venosa, 4, v.le Corsica, 42. OVEST (Lorenteggio, Baggio, Sem pione, S. Siro): v.le Coni Zu gna, 56; v.le Caterina da Forlì, 3; p.za Velasquez, 7; v. delle Betulle, 10; v. Mascheroni, 16; p.za Zavat tari, ang. v.le Murillo, 33; v. Ugo Betti, 159/b; p.za Caneva, 3. (dalle ore 21 alle ore 8,30) v. Boccaccio, 26; p.za Duomo, 21; p.za Cinque Giornate, 6; c.so Magenta, 96; v. Larga, 16; p.za Clotilde, 1; v.le Zara, 38; v.le Testi, 74; Stazione Centrale (Gall. Delle partenze); v. Stradivari, 1; c.so Buenos Aires, 4; v.le Corsica, 42; v.le Lucania, 10; v. Boifava, 31/b; c.so S. Gottardo, 1; v. Lorenteggio, 208; v. Buonarroti, 5; v. Canonica, 32; v. R. Di Lauria, 22; v.le Ranzoni, 2. NUMERI UTILI Soccorso pubblico - polizia........................113 Carabinieri.................................................112 Vigili del fuoco..........................................115 Emergenza medica ....................................118 Corpo forestale dello stato......................1515 Guardia di Finanza .................117 (02.62771) Vigili urbani......................................02.77271 PRONTO SOCCORSO Guardia medica................................02.34567 Fatebenefratelli ............................02.6363469 Policlinico.........................................02.55031 San Carlo ...........................................02.4022 San Paolo...........................................02.8184 San Raffaele.....................................02.26431 ASSISTENZA Alcolcorrelati ..............................02.33029701 Antiveleni...................................02.66101029 Anziani.......................02.8911771/89127882 Handicap...............02.88463050/02.077/078 Odontoiatrica.............................02.66982478 Ortopedica-Traumat. .....................02.582961 Ostetrica ..........................................02.57991 Pediatrica ...................02.3119233/33100000 Psichiatrica .................................02.58309285 Tossicodipendenza .....................02.64442452 Ustioni .....................02.64442381/64442625 TELEFONI UTILI Sordomuti DTS. .........................02.48204247 Tel. Amico Milano Sud...............02.48203600 Tel. Donna .................................02.64443043 Telefono Azzurro...................................19696 Telefono Azzurro (per i maggiori di 14 anni) ...........051.481048 Trib. diritti del malato...................02.7389441 Voce Amica................................02.70100000 Linea Verde Droga.......................800.458854 Alcoolisti Anonimi ........................02.3270202 Tel. Blu Sos Consum. .................02.76003013 Telefono amico ..........................02.55230200 ENPA Milano..............02.9706421/97064230 Ass. Consumatori.......................02.36599999 SERVIZI PUBBLICI Comune............................................02.02.02 Anagrafe servizio tel. ...................199.199600 Servizio sociali Milano..................800.777888 Multe e tasse comunali ................800.851515 GAS ...................................................02.5255 Elettricità A2A....................................02.2521 Elettricità ENEL.................................02.23201 Acquedotto................................02.84772000 AMSA ..........................................800332299 TRASPORTI ATM ............................................800.808181 Ferrovie Nord Milano.......................02.85111 Trenitalia .............................................892021 Radio Bus...................................02.48034803 Aeroporto Malpensa..................02.58583218 Aeroporto Linate..........................02.7382787 Aeroporto Orio al Serio................035.326323 Malpensa Express ........................199.151152 Trasporto Orio al Serio....................86464854 Taxi Numero Unico .......................848814781 Radio Taxi Milano ..............................02.8585 Radio Taxi Milano ..............................02.6969 Radio Taxi Milano ..............................02.4040 Radio Taxi Malpensa....................800.911333 ACI - Soccorso Stradale ......................803116 BENZINAI NOTTURNI Viale Marche 32.......................dalle 22 alla 1 Piazzale Accursio ......................dalle 22 alle 7 Viale Liguria 12 ........................dalle 22 alle 7 Piazzale Baracca .......................dalle 22 alla 1 Viale Certosa 228 .........................fino alle 23 Turno notturno Turno diurno Agenda AUTOSTRADE Il pedaggio al casello si paga solo al Nord In fatto di tasse il governo predica bene ma razzola male. Alla barriera di Gallarate (VA) il pedaggio è salito ad 1,40 euro, ma se Monti ritiene di essere il Presidente di tutti gli italiani e non solo di una parte, poteva chiedere di mettere tra le liberalizzazioni i caselli su tutte le autostrade, avremmo così raggiunto l'Unità d'Italia almeno su quest'odioso prelievo?Fratelli di taglia se paghiamo solo noi! Enzo Bernasconi Varese CRONACA Ora anche il Pd stronca le coppie gay Nel registro delle coppie di fatto istituito a Bologna nel '99 non si è iscritta nessuna coppia. Pisapia è probabilmente ignaro della situazione bolognese, tanto che vorrebbe istituire il registro anche a Milano. Spero che la questione venga discussa con il vice sindaco Rozza, cattolica, contraria a questa novità. I cattolici, anche di sinistra, sono preoccupati del forte calo dei matrimoni a Milano. Bruno Mardegan e.mail POLITICA Manifesti anti-Lega, subito la rimozione Nella nottata di venerdì sono comparsi a Milano dei manifesti offensivi contro la Lega. Ovviamente gli autori erano i soliti facinorosi del centro sociale Il Cantiere. Mi auguro che questi manifesti vengano presto rimossi! Mariapia Tiziani e. mail L'assistenzialismo della sinistra: campi rom abusivi e bambini sfruttati Caro Besana, in questi giorni i volontari del Naga hanno diffuso un rapporto sulle condizioni di vita nei campi rom di Milano: pessime, addirittura sotto il livello di decenza minima (niente servizi igienici, spazzatura ovunque). Una vera emergenza sanitaria: malattie respiratorie, infezioni, aborti. Ancora peggiori poi le condizioni dei bambini e degli adolescenti, che per di più, nella maggioranza dei casi, non vanno a scuola e non hanno un impiego. Ed è così che i genitori li mandano per strada, a chiedere l'elemosina o, peggio, a rubare. Stanno tutto il giorno nei vagoni della metropolitana vicino ai mercati, fuori dalle chiese. Impietosiscono i passanti, chiedendo qualche spicciolo che alla meglio sarà usato per comprare le sigarette, ma più probabilmente andrà a finire nelle tasche dei boss del racket. È disgustoso che siano sfruttati in questo modo. I bambini non meritano questo tipo di vita: esistono molti centri di accoglienza, ma evidentemente alle madri rom interessano solo i soldi. A Milano ci sono ben 14 insediamenti non autorizzati: forse è il caso di intervenire perché la situazione rischia sfuggire ad ogni controllo. Luisa Maisano e.mail Risponde Renato Besana Cara Maisano, la situazione è già fuori controllo. Merito del Consiglio di Stato, che ha ritenuto illegittimo il piano Maroni, negando l'esistenza di un'emer genza rom, e della giunta Pisapia, che di un problema complesso vede soltanto gli aspetti caritativi. Gli sgomberi degli insediamenti abusivi ormai sono un ricordo di quando De Corato era vicesindaco, mentre i pericoli per l'ordine pubblico sono semplicemente ignorati. Aumentano furti, scippi e accattonaggio molesto, senza migliorare l'integrazione, che resta un feticcio ideologico. Pagano per primi i bambini dei campi, autorizzati e no, il racket prospera, ma la buona coscienza della sinistra è salva. Dopo quattro anni il Boss torna a San Siro CONCERTO Grande ritorno di Bruce Springsteen, il 7 giugno, a San Siro, per un live che si preannuncia ad alto tasso energetico. Il nuovo album «Wrecking ball», in uscita il 6 marzo e preannunciato dalla diffusione del singolo «We take care of our own», è un mix di rock esplosivo, folk, e ballate classiche, in perfetto stile springsteeniano. L'album sarà presentato nel corso del tour europeo che debutterà il 13 maggio a Siviglia e si concluderà il 31 luglio ad Helsinki. Per i fans più affezionati, già in attesa, si preannuncia un grande spettacolo: energia rock allo stato puro, uno show di oltre tre ore in cui Springsteen farà tornare alla memoria i grandi classici che hanno fatto la storia della musica come «Thunder road», «Born to run» e «Dancing in the dark». Grande assente Big Man, all'anagrafe Clarence Clemons, fedele compagno del Boss, sassofonista della E-street band, deceduto per ictus nel giugno scorso. ___________________________ 7 giugno, alle 20.00, Stadio Meazza, biglietti a partire da 32 euro. La violenza sulle donne negli scatti d'autore MOSTRA Apre oggi a Gorla Maggiroe «Isabel e le donne negate - una voce a chi non a parole» la mostra fotografica di Isabel Lima che ritrae la condizione femminile, richiamando l'attenzione sugli abusi che spesso le donne sono costrette a subire. L'ini ziativa è ideata dal Centro Icore di Gorla , per l'ascolto delle donne vittime di violenza. ___________________________ Fino al 30 gennaio, Torre Colombera, Gorla Maggiore, ingresso libero. Al Teatro Smeraldo tornano i Legnanesi SPETTACOLO I Legnanesi tornano sul palco del Teatro Smeraldo con lo spettacolo «Sem nasu par patì... Patem!», in programma dal 30 gennaio al 12 febbraio. Come da tradizione, i tre comici milanesi Antonio Provasio, Enrico Dalceri e Luigi Campesi si cimentano in un divertente show dialettale. I tre protagonisti, la Teresa, Mabilia e Giovanni, sono accompagnati sulla scena da dieci attori. Uno spettacolo che passa dalle buffe vicende della famiglia Colombo a momenti musicali tipici del varietà. ___________________________ Dal 30/01 al 12/02, Teatro Smeraldo, Piazza 25 Aprile, ingresso da 15 euro. Il valore della famiglia secondo don Camisasca LIBRI Nell'anno della Famiglia ha ancora senso parlare di famiglia? Ed è è possibile “amare ancora”? A questi interrogativi ha cercato di rispondere don Massimo Camisasca nel libro “Amare ancora. Genitori e figli nel mondo di oggi e di domani”. Si tratta di un libro dedicato al tema degli affetti affrontati in maniera laica dal prete. Ma è soprattutto un libro per i giovani che si preparano a formare una famiglia e a quelli che non ci credono più; ai padri e alle madri. ___________________________ Domani, ore 11.30. Via Panfilo Castaldi, 11. Ingresso libero Commenta anche sulla pagina Facebook di Libero Milano
22 Domenica 22 gennaio 2012 ::: le lettere lettere@liberoquotidiano.it @ commenta su www.liberoquotidiano.it Le lettere via e-mail vanno inviate sottolineando nell'oggetto: “lettere”. Via posta vanno indirizzate a: Libero - viale L. Majno 42 - 20129 Milano; via fax al n. 02.999.66.264. DISTRIBUTORE PER L'ITALIA E L'ESTERO PRESS-DI Distribuzione Stampa e Multimedia Srl STAMPA: Litosud Srl - Via Aldo Moro, 2 - Pessano con Bornago (Mi) EDIZIONI TELETRASMESSE Litosud Srl - Via Carlo Pesenti, 130 - Roma S.t.s. S.p.A. - Strada V zona industriale, 35 - Catania L'UNIONE EDITORIALE S.p.A. - Viale Regina Elena, 12 - Cagliari MARTANO EDITRICE S.r.l. - Viale delle Magnolie - Modugno (BA) CENTRO SERVIZI EDITORIALI Srl - Via del Lavoro, 18 - Grisignano (Vi) TESTATA: Opinioni nuove - Libero Quotidiano Contributi diretti legge 7 agosto 1990 n. 250 n° 19 anno XLVII Registrazione: n° 8/64 del 22/12/1964 - Tribunale di Bolzano PREZZO VENDITA ESTERO: CH - Fr. 3.00; MC & F - 2.00. EDITORIALE LIBERO s.r.l. CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE PRESIDENTE: Arnaldo Rossi CONSIGLIERI: Maurizio Belpietro - Sergio De Benedetti DIRETTORE RESPONSABILE Maurizio Belpietro VICE DIRETTORI Massimo de' Manzoni (vicario) - Franco Bechis Fausto Carioti - Pietro Senaldi DIRETTORE GENERALE: Stefano Cecchetti REDAZIONE MILANO 20129 - Viale L. Majno, 42 Telefono: 02.999.666 - Fax: 02.999.66.264 REDAZIONE ROMA 00187 - Via Barberini, 50 Telefono: 06.999.333 - Fax: 06.999.33.443 UFFICI AMMINISTRATIVI: Viale L. Majno, 42 - 20129 Milano SEDE LEGALE: Via dei Valeri, 1 - 00184 Roma LIBERALIZZAZIONI/1 Anche chi protesta ha da guadagnarci Caro Direttore, ho tirato un sospiro di sollievo misto a soddisfazione ed entusiasmo per i primi decreti varati da Monti sulle liberalizzazioni. Le principali misure adottate per i professionisti, Rc Auto, benzinai, mutui e banche, gas, notai, farmacie e via discorrendo mirano a offrire servizi migliori a costi minori e sono un gran bene per la collettività. Da un mercato trasparente, peraltro già esistente in altri paesi europei, ha da guadagnarci anche chi oggi protesta e si indigna. Era ora che le liberalizzazioni, dopo estenuante attesa dei cittadini, diventassero una priorità di un governo. Franco Petraglia Cervinara (Av) LIBERALIZZAZIONI/2 Basta anarchia: i tassisti si uniscano Ritengo che sia arrivato il momento di cambiare sistema; basta padroncini con «una licenza un taxi» e quindi abusivismo, anarchia negli orari, disservizi e quant'altro. È necessario che i tassisti si convincano a consorziarsi in società tipo Srl; il servizio sarà certamente migliore e una persona giuridica ha sicuramente maggiore peso nelle eventuali controversie. Angelo Tagliabue e.mail LIBERALIZZAZIONI/3 Benefici rinviati Nell'attesa si paga Nell'ultimo maxi-decreto approvato ci sono tante novità che faranno cambiare le cose in certi settori e che, secondo Monti, favoriranno l'o c c u p azione dei giovani. Tutte buone intenzioni di cui vedremo i risultati fra qualche anno. E nel frattempo cosa facciamo? Paghiamo tutti gli aumenti e stiamo zitti! Una curiosità? Tutti i decreti approvati dal governo non intaccano il mondo della politica fatta di privilegi. Marino Bertolino e.mail LIBERALIZZAZIONI/4 Aperture libere, i commessi no La liberalizzazione degli orari dei negozi, 24 ore su 24 per tutto l'anno, Natale e Pasqua compresi, non può essere definita una libertà di scelta. Questo può valere per i titolari, ma non per me e mio marito che lavoriamo in quel settore. Che libertà di scelta abbiamo? Se il datore di lavoro ci obbliga ambedue al turno di notte o al lavoro festivo chi si prende cura dei nostri figli? E se a me viene concesso il giorno di riposo il martedì e a mio marito il venerdì, quando possiamo stare uniti in famiglia, fare una passeggiata, incontrare parenti e amici? In nome del profitto si distruggono i valori essenziali e a rimetterci sarà l'intera società. Lucia Estran e.mail LIBERALIZZAZIONI/5 Il Pdl critica le leggi ma in Aula le vota I maggiorenti del Pdl, con Berlusconi in testa, non fanno altro che rilasciare dichiarazioni negative sui provvedimenti del Professore ed intanto continuano ad approvarli; sembrano non rendersi conto che il solco che li separa dal loro elettorato si va trasformando in canyon. Invece di lamentare che le liberalizzazioni sono poca cosa - il che è vero - presentino le proprie proposte e boccino senza mezzi termini le misure del governo. La credibilità del Cavaliere e di tutto il suo entourage è ai minimi termini, quindi: sveglia ragazzi, altrimenti alla prossima tornata elettorale sarà un massacro. Santino Schiavini e.mail LIBERALIZZAZIONI/6 Monti comincia a dare i numeri Mi hanno sbalordito le dichiarazioni del premier Monti riportate dai giornali: «Nei prossimi anni il Pil aumenterà del 10%». Mi viene un dubbio: per "prossimi anni" intende valori pari a due/tre oppure dieci/quindici anni? Purtroppo la manovra e gli interventi varati dal suo governo non lasciano spazio a dubbi: buona la seconda... Roberto Brambilla e.mail POLITICA IN CRISI I partiti continuano a tapparsi il naso L'esecutivo Monti a soli due mesi di vita si trova già in difficoltà e, dopo qualche ingenuo entusiasmo iniziale, i malumori stanno aumentando. A questo punto mi domando che fine abbia fatto il centrodestra e come possa permettere un simile scempio dell'Italia. Ci si sente abbandonati nel momento peggiore e nelle mani di chi decide del destino altrui senza averlo minimamente a cuore. Ma a quanto pare alla politica va bene così, si sono tappati le orecchie e il naso e hanno lasciato fare il lavoro sporco agli altri: se prima o poi si ritornerà alle urne gli elettori se ne ricorderanno. Rita Muscardin e.mail CONTRO L'EVASIONE Detrarre le spese: il rimedio rifiutato Sono fermamente convinto che la manovra non possa portare benefici all'Italia. Credo che basterebbe dare la possibilità ai cittadini di portare in detrazione dal reddito ogni spesa importante; si risolverebbe in tempo reale la questione dell'evasione fiscale e contemporaneamente credo che potrebbero ripartire i consumi. Poiché questa soluzione, auspicata da tanti compresi voi di Libero, non viene adottata, mi piacerebbe conoscere il parere di un economista che sappia spiegare il perché di una simile ostinazione. Gianfranco Bregoli e.mail CONTRO IL DUMPING Tassiamo di più l'import dall'Asia Se non riprendiamo a produrre i consumi internamente, l'economia non decollerà mai. Ma quale è il grosso problema che Monti finge di non sapere? Bisogna tassare sì, ma tassare tutte le merci che arrivano dall'Asia. E per questo il nostro caro presidente del Consiglio deve avere il coraggio di portare il problema al Parlamento europeo. Come possiamo competere con stipendi asiatici che vanno dai 50/60 euro mese con sedici ore di lavoro giornaliero? Marco Piccinini e.mail VICOLO CIECO Ricette assurde per uscire dalla crisi Se avessi un negozio che è in crisi, perché non riesco a vendere i miei prodotti, cosa potrei fare per incentivare la vendita? Farei degli sconti promozionali, pur di guadagnare poco, o quantomeno per rifarmi delle spese. Se questo Stato non riesce a garantire che il mercato funzioni essendoci uno stallo per paura o per mancanza di soldi, che fa? Aumenta furbescamente le tasse per incassare di più. È come se io, nel mio negozio, anziché accontentarmi dei pochi quattrini dei saldi, aumentassi i prezzi pensando furbescamente di guadagnare di più! Questa metodologia può incastrare qualcuno, ma poi il tutto il meccanismo si inceppa inesorabilmente, per mancanza di oliatura. Roberto Pepe e.mail RIMETTERE IL DEBITO Sì al prestito forzoso ma poi basta spese A proposito del maxi debito pubblico una delle ipotesi circolanti, soprattutto a destra, prevedrebbe un prestito forzoso per redditi superiori ad un determinato limite garantito dal patrimonio pubblico da dismettere con un tasso equo. Il debito verrebbe drasticamente ridotto, del pari si contrarrebbero gli interessi da pagare e si avvierebbe un circolo virtuoso. Ma c'è un ma, come verrebbero garantiti i prestatori che il debito non subirebbe segui la rubrica anche su www. A tu per tu di MATTIAS MAINIERO Cari Professori liberalizzate anche la vostra casa Caro dottore, le parlo dalla parte di un giovane laureando che nel frattempo è riuscito a crearsi una solida attività economica. Il problema di questo Paese è non dare fiducia ai giovani. Noi, anche se con poca esperienza, siamo in grado di portare aria di cambiamento. Bisognerebbe partire dalla modernizzazione del sistema universitario che deve interagire di più con le imprese. Non pensa che un primo passo per crescere sia puntare su ciò che ci ha contraddistinto per molti anni, cioè la qualità e le idee di noi giovani? Stefano Conzadori e.mail Ovviamente sì. Ma qualità e idee sono due belle parole che da sole servono a ben poco. Ci sono giovani capaci, preparati e innovativi. Poi arriva un tizio o arrivano due tizi o mille tizi o un'intera società, un sistema opaco, a volte marcio, che vive di appiattimento, piccoli e grandi intrallazzi, favoritismi e nepotismi, e taglia loro le gambe. E qualità e idee svaniscono nel nulla. Siamo alle solite: c'è bisogno, innanzitutto, di serietà e correttezza, di un Paese dove il merito non sia la prostituzione intellettuale o l'apparte nenza a questa o quella casta ma la preparazione. Oggi laurearsi nel migliore ateneo italiano o nel peggiore è la stessa, identica cosa. Sono tutti dottori, un po' più dottore chi ha la raccomandazione, il padre o lo zio giusto. Ci sono famiglie che si dissanguano per dare un futuro ai figli e farli studiare laddove si studia meglio. E c'è uno Stato che attribuisce lo stesso valore alla laurea conseguita a Milano o Roma e a quella rubacchiata a Canicattì. Le sembra giusto, intelligente, premiante? Secondo me, è una follia nata con le migliori intenzioni (la ricerca dell'uguaglianza) e trasformatasi in un cappio al collo per i giovani e per il Paese che avrebbero molte più possibilità di riscatto se gli atenei fossero liberi. E libertà non è quel facsimile di modernizzazione previsto dal governo Monti con il praticantato e maggiori risorse agli atenei considerati migliori. Significa che chi studia di più e meglio non sarà più messo alla stessa altezza di chi studia di meno e peggio. E dunque la prima cosa da fare è abolire il cosiddetto valore legale del titolo di studio a favore del valore reale. Ed è questa la cosa che il governo dei professori e dei liberalizzatori non ha fatto. Cosa incredibile, ma comprensibile, nel Paese in cui la logica vincente rimane quella del cane che non mangia cane. La vedo dura, per i giovani, molto dura. mattias.mainiero@liberoquotidiano.it
35Domenica 22 gennaio 2012SPORT @ commenta su www.liberoquotidiano.it Bundesliga Capolavoro Schalke: 3-1 allo Stoccarda È in vetta con il Bayern ::: GELSENKIRCHEN (GERMANIA)  Lo Schalke 04 non si lascia sfuggire l'occa sione di tornare in testa alla Bundesliga. Grazie alla sconfitta sorprendente per 3-1 del Bayern Monaco in casa del Borussia Moenchengladbach nell'anticipo di venerdì, la squadra di Gelsenkirchen aggancia in vetta i bavaresi a quota 37 punti sbarazzandosi senza problemi dello Stoccarda. Apre Matip dopo appena 3', chiudono il discorso Papadopoulos (57') e Draxler (80') prima del gol inutile di Okazaki. Brutto incidente per il capitano dello Schalke, Howedes, finito in ospedale per una testata rimediata da un compagno. Risale grazie ai tanti nuovi acquisti il Wolfsburg che supera 1-0 il Colonia con un gol al 78' di Polter. Il Norimberga sorpassa in classifica l'Hertha grazie al 2-0 nello scontro diretto con i berlinesi, mentre in zona retrocessione importante successo del Friburgo sull'Augsburg. Solo 0-0 invece tra Hoffenheim e Hannover. Brutto pari senza reti anche per il Werder, fermato dal Kaiserslautern. Oggi occhi puntanti invece sul Borussia Dortmund che conquistando i tre punti in casa dell'Amburgo può agganciare la coppia di testa e completare la rimonta dopo un inizio di stagione difficile. Sfida casalinga molto importante anche per il Leverkusen che non può permettersi di perdere altro terreno contro un Mainz in difficoltà. Tennis, Australian Open Errani da urlo: per la prima volta agli ottavi in uno slam Merkel: vabbè che il tedesco nato in Kazakistan da genitori russi è un giramondo per natura, ma l'ultima settimana del biondo 20enne è stata davvero complicata. Domenica scorsa ha battuto l'Udi nese con il Genoa; mercoledì è arrivato a Milano e ha giocato subito in Coppa Italia, nel gelo di San Siro e senza un allenamento con i compagni. E oggi va di nuovo in campo a salvare la faccia ad Allegri e a Galliani che in estate lo avevano spedito in Liguria (in panca solo Seedorf influenzato e Ambrosini stanco). Allegri chiede ai suoi di «ripartire»: «Dobbiamo cominciare bene dal fischio di inizio», ordina l'alle natore livornese, «abbiamo l'ob bligo di vincere questa gara». La situazione in casa Milan è complicata (appena 19 convocati, tra cui il baby Ely), ma non abbastanza per rinnovare la fiducia a El Shaarawy, al momento unico vero vice-Pato e protagonista mercoledì sera. «Stephan ha giocato 120' in Coppa Italia, potrebbe accusare un po' la stanchezza», il pensiero del tecnico milanista, «è una seconda punta, potrebbe tornare utile a gara in corso». In campo con Ibra ci va quindi però Robinho: tanto per ricordare a tutti che a Milano il calcio non è una roba per giovani. . TAPPABUCHI Merkel (a sin.) e Faraoni in campo per l'emergenza[LaP] LA ROMA VOLA Bastano otto minuti di Totti Doppio Pupone: 211 gol con la stessa maglia, battuto Nordahl. Cesena a picco: 5-1 ROMA (4-3-3) ::: STEKELENBURG 6: pochi interventi, ma è sempre efficace. ::: ROSI 6.5: corre, spinge, difende e fa tutte e tre le cose bene. ::: JUAN 7: il muro giallorosso, finalmente è tornato grande. Insacca il 4° gol (dal 29'st Kjaer sv). ::: HEINZE 7: azzera quel poco che crea il Cesena, ma è sempre lì, puntuale e impeccabile. ::: TADDEI 7: la fascia sinistra è di sua proprietà. ::: GAGO 6.5: verticalizza con ordine e idee, senza distrazioni. ::: GRECO 6.5: regala l'assist che vale il terzo centro. Cross sempre azzeccati. ::: PJANIC 6.5: se il Cesena stramazza, il merito è anche suo. Gestisce la palla nella posizione più adatta a lui, è autore del 5° gol. ::: LAMELA 7.5: partita da campione vero. Il colpo di tacco sul primo gol della Roma è fenomenale. Ma è suo anche l'assist del raddoppio (dal 9' st Bojan 6.5 entra subito in partita, sfiora la rete al 16'e al 42'calciando addosso ad Antonioli dopo un'azione personale). ::: TOTTI 8: il capitano è il migliore in campo, all'alba dei suoi 35 anni. Segna una doppietta importantissima per la squadra, ma anche per lui. È record: raggiunge quota 211 gol in serie A con la stessa maglia, superando Gunnar Nordhal (210 con il Milan) (dal 20'st Viviani sv). ::: BORINI 6.5: la terza rete è sua con l'aiuto di Von Bergen. Buon rientro. CESENA (4-3-1-2) ::: ANTONIOLI 5: non può fare molto sulle prime tre reti. Si fa vedere pronto nelle altre occasioni, poteva fare meglio sul quarto gol. ::: COMOTTO 4.5: il disastro del Cesena è diffuso in tutti i reparti, ma la difesa è più colpevole. Terzo gol sulla coscienza. ::: RODRIGUEZ 4: non ne azzecca una, nei gol gran parte della responsabilità è sua. ::: VON BERGEN 5: lascia buchi che aprono varchi facilissimi per gli attaccanti giallorossi. ::: LAURO 4.5:non copre e lascia liberi gli avversari (dal 20'st Moras sv). ::: CECCARELLI 5.5:è uno dei pochi che fa partire qualche azione. ::: GUANA 5: in ritardo su ogni intervento. ::: COLUCCI 5: non entra in gara. Tornava da un lungo stop, è l'unico giustificato. (dal 32'st Benalouane sv) . ::: PAROLO 5: lo vogliono in tanti, ma non dà il meglio di sè. ::: MUTU 4: viene sostituito all'intervallo per scelta tecnica. In 45' non tira mai in porta. (Dal 1'st Candreva 6 porta sprint, ordine e palloni utili) ::: EDER 6: qualche sprazzo di qualità: è lui che “riapre” il match, almeno per qualche minuto... Ci prova fino al fischio finale. ::: GAIA FRIGERIO ROMA La Roma schianta il Cesena all'Olimpico per 5-1 e colleziona la quarta vittoria consecutiva. Nel primo tempo i giallorossi fanno tris in 11': apre Totti dopo trenta secondi su splendido assist di Lamela (tacco). Raddoppia ancora il capitano (fuorigioco netto) sempre su assist del 19enne brasiliano. Il 3-0 è di Borini dopo una bellissima azione corale. Nella ripresa il Cesena ci prova, accorcia con Eder, ma Juan e Pjanic spengono ogni speranza. Gara da incorniciare per Totti e Lamela. Mutu sostituito all'inter vallo, invisibile. ROMA-CESENA 5-1 RETI: 1', 8' Totti, 9' Borini, 13'st Eder, 17'st Juan, 25'st Pjanic. ROMA (4-3-3): Stekelen burg; Rosi, Juan (29'st Kjaer), Heinze, Taddei; Gago, Greco, Pjanic; Lamela (9'st Bojan), Totti (20'st Viviani), Borini. All. Luis Enrique. CESENA (4-3-1-2): Anto nioli; Comotto, Rodriguez, Von Bergen, Lauro (20'st Moras); Ceccarelli, Guana, Colucci (32'st Benalouane), Parolo; Mutu (1'st Candreva), Eder. All. Arrigoni. ARBITRO: Giannoccaro. NOTE: ammonito Benalouane. Totti (35 anni) ringrazia Lamela (19) per l'assist di tacco LaP ::: NERAZZURRO FARAONI Davide Faraoni, nato nel 1991, è cresciuto nel Bracciano. Arrivato dalla Lazio nel 2010, dopo un anno con la Primavera (con la conquista del Viareggio), ha esordito in prima squadra quest'anno. Finora per lui 6 presenze e un gol. ::: MISKA RUGGERI MELBOURNE  Meno male che ci sono la Errani e il gentile Djokovic. Meglio consolarsi con loro dopo la consueta ecatombe sul cemento australe aggravata dal declino del duo Schiavone-Pennetta (l'anagrafe, ahimé, parla chiaro). Con la brava Sara, che conquista in rimonta una storica qualificazione agli ottavi di finale degli Australian Open, meritandosi per la prima volta in carriera (6 in precedenza le sconfitte al terzo turno) una seconda settimana da protagonista in un torneo del Grande Slam. A Melbourne la ravennate ha battuto 6-7 (6) 6-0 6-2 la Cirstea (la romena che aveva fatto fuori la Stosur) in quasi due ore e mezza di gioco, approfittando soprattutto della valanga di errori gratuiti (54 contro 30) dell'avversaria. Ora incontrerà la cinese Zheng Jie (numero 38 Wta), capace sì di superare prima la Vinci e poi la Bartoli (testa di serie numero 9), ma certo ostacolo non insuperabile. Specie se si pensa che l'azzurra si è aggiudicata l'unico precedente: 6-1 6-2 a New Haven nel 2010. E con il simpatico (anche se tifa Milan) Novak. Il quale, rifilato un tremendo 6-0 6-1 6-1 a un Mahut dolorante al ginocchio, si è messo sua sponte a parlar bene del Belpaese («Mi piace l'Italia, mi piace la mentalità di quel popolo: sono sempre andato d'accordo con gli italiani. Mi sento a mio agio e passo tanto tempo in quel Paese. Al torneo di Roma mi sento benvenuto, la gente apprezza quello che faccio. Posso contare su un tifo enorme, solo quando gioco in patria mi sostengono di più»), arrivando addirittura a difendere i nostri giocatori: «Il tennis italiano un disastro? Non esageriamo». Quando si dice che l'amore è cieco... Da segnalare, inoltre, la lezione inferta da Gasquet a Tipsarevic (6-3 6-3 6-1), le passeggiate di Tsonga su Gil (6-2 6-2 6-2) e di Murray su Llodra (6-4 6-2 6-0), le vittorie di Ferrer su Chela (7-5 6-2 6-1) e dell'idolo di casa Hewitt su Raonic (4-6 63 7-6 6-3) e l'eliminazione di Monfils, fatto fuori a sorpresa in cinque set dal kazako Kukushkin (6-2 7-5 5-7 1-6 6-4). Tra le donne, successi scontati per Serena Williams (6-1 6-1 all'ungherese Arn) e Maria Sharapova (6-1 6-2 alla Kerber) e incoraggiante match della bella Ivanovic (6-3 6-4 alla King), che tutti vorremmo di nuovo vedere nelle top ten. L'azzurra Sara Errani, 24 anni Ap
28 Domenica 22 gennaio 2012 La flemma e la saggezza montanara hanno salvato due bergamaschi di Ornica (in val Brembana) coinvolti nel naufragio della Costa Concordia. “Tutti urlavano e fuggivano”, racconta Ferruccio Ruffoni, “io e mio moglie siamo andati in cabina, ci siamo messi dei giubbotti pesanti e siamo andati con calma alle scialuppe” L'Eco di Bergamo, 16 gennaio Filippo Maria Pandolfi, 84 anni, orobico, ex ministro Dc, racconta la storia di Bergamo e dice che già nel periodo romano Brescia era più importante di Bergamo L'Eco di Bergamo, 16 gennaio I famigerati vigili di Levate multano tutti ma non i loro compaesani L'Eco di Bergamo, 17 gennaio Operaio egiziano del cantiere di Crenna non viene pagato e per protesta si arrampica sulla gru. Ma non è più di moda e lo denunciano alla polizia La Prealpina, 17 gennaio Fabio Fraconti di Bulciago era sulla Concordia in viaggio di nozze con la moglie Tania. Sostiene che è stato diecimila volte peggio che sul Titanic La Provincia, 17 gennaio La famiglia Bongiorno avrebbe chiesto al comune di Meina di erigere una statua di Mike sul lungolago della cittadina piemontese. Ma in paese c'è già una fronda: chi non vuole ricordare un personaggio dello show business e chi come la signora Ida Sartori consiglia ai Bongiorno di farsi la statua nel parco della loro villa di Dagnente Giornale di Arona, 13 gennaio A Borgomanero lasciano accesi i lampioni anche di giorno Giornale di Arona, 13 gennaio “Siamo stati all'inferno”, titola a tutta pagina Settegiorni Legnano: “Inchiesta da brividi: una nostra giornalista ha raccolto testimonianze shock. Casi di esorcismo nei nostri paesi. Per la Chiesa Satana esiste” Settegiorni, 13 gennaio L'assessore Stimolo scommette sui giovani Settegiorni, 13 gennaio Gabriella Rovati ha fondato su FB il gruppo “Cicciotte uragane unitevi”, dedicato alle donne di Urago con qualche chilo di troppo Chiari Week, 13 gennaio L'ombelico del mondo. Cronache dall'interno Duce, sole della mia vita e nostro spirito guida, per Natale ho regalato a mia moglie il libro di Gianni Riotta, da allora lei non mi parla. Non riesco a capire il motivo di tale ostinato silenzio. Aiutami ti prego. Frankie Vincenti, New York Camerata americano, la frequentazione di plutocrati e usurai deve averti ottenebrato. Ella, santa donna, pur di non insultarti tace. Passatemi la seconda lettera, per l'amor di Dio! Caro Duce, un quesito mi assilla. Secondo te, perché Riccardo Fogli ha lasciato i Pooh? Tatiana, Lodi Ingenua Tatiana, l'eroico Fogli ha compiuto un'ottima scelta, degna della Patria che lo ha cullato. Non hai forse notato che fra i componenti di quel complesso di musica anglofila e dunque sospetta si nascondeva un pericoloso sovversivo? Una spia della perfida Albione, un comunista dichiarato? Eppure era evidente: quel Red Canzian appare sospetto alla prima occhiata! Bella Duce! la mia tipa su FB ha cambiato status e ora dice che è in cerca!!!!!!!!!!!!!!!! xké dice ke m'anno taggato ne la foto che pomicio collamica sua bona ke e tipo la sua amica del quore!!!!!!!!!!!! Io mo sto in paranoiaaaaaaaa???????!!!!!!!!!! heeeeeeeeeeeeeelp!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Kikko 93 Giovane, in quale remoto, non segnato su mappa alcuna e irrimediabilmente impervio luogo hai avuto i natali e conduci la tua inutile esistenza, più consona a un cucciolo di scimpanzé che a un figlio della razza umana, perché una qualsiasi tenace, solida di gambe e dai vigorosi polmoni maestra rurale non sia riuscita a raggiungerti e a farti apprendere con poderose nerbate sulla pelle e poi sui denti e poi sulle giunture e poi sugli ossi e poi sulle frattaglie le pur minime rudimentali nozioni di grammatica? “No, neanche lui sa indicarmi dov'è Montecitorio: dev'essere un forestiero o un deputato” “Ecco l'idea geniale che cercava il ministro: istituiamo anche per quelle il bollo di circolazione!” dal nostro inviato a Cassano Magnago (Varese) Giovanni Longoni ARIDATECEBaffone di Giovannino Guareschi (a cura di Egidio Bandini) Una cronista di Legnano va all'inferno SETTIMANALE DI SATIRA AUTARCHICA Fondato e curato da Francesco Borgonovo e Alessio Di Mauro COLLABORANO Egidio Bandini, Nicholas Farrell, Marco Gorra, LaFont, Walter Leoni, Tommaso Labranca, Giovanni Longoni, Mab, Maurizio Milani, Mauro Modenese, Pibar, Pickman junior, Giuseppe Pellegrini, Giuseppe Pollicelli, Giordano Tedoldi, Nicola Vasinca CONTATTI liberoveleno@liberoquotidiano.it - twitter @liberoveleno I TECNICI FISCALI SPOSINI A ROMA Roberto Remigio Benigni nasce a Castiglion Fiorentino nel 1952 macomincia a esistere nel 1999. Col film sull'Olocausto, “La vita è bel-la”, in quell'anno vince infatti l'Oscar per il miglior film straniero. Alcuni, sulle prime, pensano che l'Oscar sia per “il miglior film più straniero” categoria creata per i film in lingua incomprensibile, ma poi le cose si chiariscono. La vittoria viene annunciata con la grazia di una pescivendola con l'elefantiasi da Sofia Loren e Robbberto, dalla platea, si dà lo slancio verso il palco salendo sulla capoccia di Spielberg, che poi commenterà: «Credevo avesse più rispetto per noi ebrei». Vince anche l'Oscar come migliore attore, grazie soprattutto al supporto della moglie Nicoletta Braschi, che Benigni vuole sempre nei suoi film così sembra che lui sia un attore. Ma il film è un trionfo generale. In effetti, è quello che meglio di qualunque altro film di genere abbia mai copiato “Il grande dittatore” di Chaplin. Nel 2005, nella trasmissione di Celentano, tiene un monologo di tre quarti d'ora sulla libertà d'espressione al termine del quale il pubblico pensa che sia meglio ridurre la libertà d'espressione a dieci minuti massimo. Benigni si specializza nell'uso del corpo a scopo ludico. Prende in braccio Luigi Berlinguer e lo dondola finché non fa il ruttino, sfiora la violenza carnale con Raffaella Carrà. Famoso il momento in cui coglie di sorpresa Pippo Baudo e gli fa una rettoscopia. Quando entra in studio, fra gli applausi, di solito gira per mezz'ora intorno al palco fingendo di essere una marionetta finché dalla regia non gli sparano un tranquillante ricavato distillando parte dei suoi 400 mila euro di cachet. Ma sul palco è un mattatore come pochi. Le sue citazioni sono raffinate e emozionanti, perché lui è uomo di lettere: Pablo Neruda, Paul Valery, Giacomo Leopardi, Marguerite Yourcenar, Davide Mengacci, Gustave Flaubert. E qualche volta ricorda addirittura di non attribuirsi in blocco le frasi. Quando suda (e suda moltissimo) quello non è meramente sudore, è una citazione de La pioggia nel Pineto di D'Annunzio. Durante la sua ultima apparizione, da Fiorello, ha ricordato l'Inno del corpo sciolto e ha fatto battute su Berlusconi. Fiorello lo ha invitato a leggere qualche passo della Divina Commedia, giusto per dire qualcosa di più attuale. VELENOPEDIA Roberto Benigni Benigni si copre le orecchie per non sentire le sue battute di Drosofila S c r i v e t e f i d u c i o s i : i l D u c e h a s e m p r e r a g i o n e Lettere al Duce Un Paese di santi, poeti e... duce@liberoquotidiano.itA l m e n o q u e s t e s o n o a u t e n t i c h e
Redazione cronaca: viale Majno 42, 20129 Milano; telefono 02.999666; fax 02.99966227; email: milanocronaca@libero-news.eu; Pubblicità: PUBLIKOMPASS SPA, Via Winckelmann 1, 20146 Milano; Tel. 02.24424611 - Fax 02.24424490 [CASTELLEONE (CR) ] Bastano 100 euro in busta a far inciuciare Pd e Pdl GILBERTO BAZOLI a pagina 40 [SORESINA (CR)] Il don Camillo della Bassa scomunica i padroni di cani SERVIZIO a pagina 42 I NUMERI DI IERI ::: 11 Persone arrestate ::: 15 Km progetto linea 4 ::: 17 Furti d'auto ::: 3 Km pronti per Expo ::: 67 Borseggi ::: 21 Fermate progetto originario ::: 3 Truffe ::: 3 Stazioni pronte nel 2015 La linea più corta del pianeta La M4 ha solo tre fermate non arriva neanche a Milano Metrò da Linate a Forlanini: per andare in centro servirà il bus. E la giunta esulta  Per altri sette anni, il serpentone blu esisterà soltanto sulle pagine dei giornali e sulle mappe virtuali. La linea 4 del metrò, all'ap puntamento con l'Expo 2015, ci arriverà soltanto con una «navetta» sotterranea di appena 3 chilometri che collegherà Linate con viale Forlanini (dove spunterà una stazione del passante). La giunta, nonostante il progetto ridotto, esulta: «Via ai cantieri». Il Pdl: «Con un investimento maggiore si può andare più veloci». FRANCO NICOLETTI a pagina 39 LUTTO CITTADINO PER LA CERIMONIA IN DUOMO . ::: Coppie di fatto rinviate PER LA VISITA DEL PAPA IL SINDACO IPOCRITA NASCONDE GLI AMICI GAY ::: LUIGI SANTAMBROGIO  Prima il bacio della pantofola papale, come etichetta prescrive, e poi si vedrà. Tanto, per pestare i calli a Sua Santità e all'intera Chiesa ambrosiana c'è sempre tempo. E le coppie di fatto che capitan Pisapia aveva solennemente giurato di celebrare davanti al gran cerimoniere Fabio Fazio, il nuovo Bruno Vespa della sinistra educata e perbene, possono aspettare. Almeno fino a quando Papa Benedetto XVI se ne sarà tornato in Vaticano e tutto l'ambaradan del Forum mondiale sulla famiglia sarà stato smontato. Così hanno deciso i cattolici adulti della giunta rosso-arancio e pure il Pd si è allineato alla strategia tartufesca del non aizzare inutilmente i santissimi al popolo di Dio. Che certo avrebbe giudicato uno schiaffo l'istituzione del registro delle coppie di fatto proprio alla vigilia del grande appuntamento ecclesiale. Niente da fare, quindi, anche per il solito assessore finto ribelle Stefano Boeri che avrebbe invece voluto tirare dritto sulla strada della strada della parità tra coppie sposate, di fatto, etero e omosessuali. Il solito bastian contrario, ma certo il più onesto e coerente nella sua spocchia anticlericale. Meglio lui di tanti ex comunisti cromaticamente rifondati che fingono sussiego e affettano pietudine per poi affondare con più gusto la lama del laicismo e delle pseudo libertà civili. «Non si può umiliare la componente cattolica del partito», ha devotamente dichiarato Carmela Rozza, capogruppo Pd a Palazzo Marino. Brava, come se i cattolici nel Pd fossero tutti cretini e indifferenti alle umiliazioni post datate. Ma così vanno le cose nell'ex partito comunista e, dunque, amici e compagni: zitti e mosca. Milano val bene una Messa cantata. Poi, da settembre liberi tutti. Quando, dopo aver celebrato in diretta mondiale la famiglia come il Papa comanda, Milano si cuccherà per decreto municipale il riconoscimento alle coppie di fatto (e senza impegno) del diritto ad accedere a tutti i servizi comunali. Insomma, Pisapia come il Capitan Codardo del Giglio: l'inchino e il baciapile farlocco serviranno solo a intrattenere i viaggiatori-elettori che non gradirebbero (non tutti, almeno) andare a sbattere contro gli scogli papali e della Curia ambrosiana. Il coraggio, s'è già visto in altre occasioni, non è il suo forte. Ma mica è colpa sua se, più che la parte del capitano, meglio gli riesce quella del pesce in barile. Cacciati dalle donne: in un anno 25 casi Trans in ufficio, caos nei bagni La missione della consigliera La Minetti vola in California e tuona: Area C inutile ::: MASSIMO DE ANGELIS  Tutti l'aspettavano al varco nel giorno dell'attacco più pesante. Due ex colleghe, non di primo pelo, la accusano di essere la mente strategiche dei noti festini in quel della Brianza. Ma lei, la ormai mitologica Nicole Minetti, che fa? Scompare misteriosamente nel nulla, salvo riapparire sabato mattina alle ore 8, con un laconico cinguettio su Twitter: «Oggi è stata una giornata comica. Nessun'altra parola per descriverla. Dove sono io sono le undici. Buonanotte a tutti». Nove ore di fuso orario in meno, se la signorina non bluffa e la matematica non è un'opinione. Quindi cara Nicole dove sei: Las Vegas o Los Angeles? Viaggio premio o rilassante vacanza? Non si capisce se la bionica fanciulla è come “Alice nel paese delle meraviglie”, oppure molto più sagace di quanto appaia. La vediamo fasciata da soubrette il lunedì notte alla tribale festa di un amico stilista, il giorno successivo in giacca, ma con profonda scollatura, sui banchi del Pirellone. E poi mercoledì lascia questo geniale messaggio sulla rete «Ticket area C veramente inutile. Solo un ulteriore tassa per i cittadini. Non serve all'ambiente né al traffico». Elaborato l'inedito concetto, fa perdere le sue tracce, quasi presagendo l'arrivo della tempesta. Quando il pollaio Olgettina esplode lei è già lontana. POLTRONE BOLLENTI Via al rimpasto Panico al Pirellone Il presidente della Regione si prepara ad un giro di consultazioni per rivedere l'assetto della sua giunta e inserire più donne per rispettare le quote. a pagina 38  I trans dovranno andare nel bagno delle donne. A Milano, in un solo anno, sono stati trenta i casi di trans “sfrattati” dai bagni delle signore nelle loro aziende. Secondo i sindacati, sono è l'esplosione di polemiche come quella su Vladimir Luxuria alla Camera che hanno spinto queste persone a uscire allo scoperto. Di recente, in una grossa azienda di telecomunicazioni, un uomo diventato donna è stato oggetto di lamentele perché utilizzava la toilette per signore. Si pensava si dedicare un bagno apposito, ma la situazione è rientrata, in questo caso, con il dialogo e senza ricorrere alla mediazione sindacale. In un reparto di un supermercato milanese, invece, è stato recentemente segnalato il caso di una donna diventata uomo, ma i colleghi non hanno tollerato la presenza del trans nel loro bagno. La “mediazione” dei sindacati ha richiesto qualche mese, ma alla fine i dipendenti si sono arresi alla novità. Per i sindacati va lasciata libertà di scelta. SARA BIONDINI a pagina 41 Folla ai funerali del vigile ucciso  È stato salutato da un lungo applauso il feretro di Nicolò Savarino, il vigile travolto e ucciso da un suv lo scorso 12 gennaio. In prima fila nel Duomo, gli anziani genitori di Savarino, i fratelli e la compagna Marcella. Monsignor De Scalzi, che ha celebrato i funerali, ha ricordato che «tutti noi abbiamo molto da imparare dal dono della vita di Nicolò, vigile di quartiere», ucciso da «un gesto criminale». La salma è stata poi portata in Sicilia, a Campobello di Licata, paese di cui era originario. È invece attesa per la prossima settimana la consegna delle autorità ungheresi del giovane slavo fermato nel paese dell'Est Europa accusato di omicidio volontario pluriaggravato e resistenza a pubblico ufficiale.[ Fotogramma] PROMOZIONI www.cadoroarredamenti.it ARREDA CON IL MASSELLOVia De Amicis, 29/31 MILANO Tel. 02.8321130 CARLA MONTI Via Riva Rocci 8 - 20146 Milano - Cell. 380 3110156 www.carlamonti.it CARLA MONTI Via Riva Rocci 8 - 20146 Milano - Cell. 380 3110156 www.carlamonti.it
43Domenica 22 gennaio 2012
14 Domenica 22 gennaio 2012 ITALIA @ commenta su www.liberoquotidiano.it LA PROVA Trovata la memoria della notte del disastro Sentiti i tecnici chiamati da Costa per riparare la falla. Recuperata la dodicesima vittima e la cassaforte del capitano ::: IL DISASTRO DEL GIGLIO ::: ROBERTA CATANIA ROMA  Le indagini preliminari non rallentano: ieri la procura di Grosseto ha delegato i carabinieri a sentire i direttori tecnici che la sera del 13 gennaio erano stati contattati dalla Costa per cercare di riparare lo squarcio di 70 metri sul lato della nave. E' evidente che il procuratore capo, Franco Verusio, e i suoi quattro sostituti non credano alla versione della società, che scarica tutta la colpa sul comandante («Schettino ha mentito a noi e all'equipaggio», diceva fino a due giorni fa l'ad Pier Luigi Foschi). Per gli inquirenti il quadro completo è ancora da definire e, solo al termine, «saranno individuate le responsabilità di ciascuno». Per ora i pm hanno un unico indagato, Schettino, che marcano stretto. Ieri è infatti stato presentato al tribunale del Riesame di Firenze il ricorso alla scarcerazione dell'alto ufficiale. I pm lo rivogliono in carcere, per essere certi che «non possa rendersi irreperibile» e che «non inquini le prove». Intanto è stato trovato un altro cadavere, di donna, la dodicesima vittima accertata. SENTITI TECNICI ILMASUB Ieri i carabinieri di Savona hanno ascoltato Paolo Cappucciati e Pierluigi Bortoletto, direttori tecnici dell'Ilmasub, l'azienda di rimessaggio che la notte di venerdì 13 era stata contattata da Costa Crociere per valutare il danno della Concordia. Due dipendenti dell'Ilmasub partirono immediatamente per l'Isola del Giglio, dove constatarono «l'impossibilità di poter intervenire vista l'enorme falla». Solo allora, la società marittima decise di dare l'allarme e Schettino disse la verità alla Guardia Costiera, che per un'ora e mezza era stata tenuta all'oscuro della gravità del danno. Le dichiarazioni raccolte dai carabinieri di Savona sono già state trasmesse alla procura di Grosseto, dove sono in attesa di leggere l'ordinanza del gip per l'incidente probatorio. L'atto del giudice Valeria Montesarchio è atteso per domani mattina, quando si conosceranno i termini relativi all'ana lisi della scatola nera recuperata dalla Costa Concordia. QUATTROMILA NOTIFICHE L'incidente probatorio, un esame tecnico irripetibile, che va fatto alla presenza di tutte le parti in causa, non riguarda solo Schettino e i pm. L'atto coinvolge anche i 4.200 tra passeggeri e componenti dell'equipaggio. Per evitare i tempi impossibili di notifiche ad personam, la procura ha chiesto al gip di poter diffondere la notizia (con la conseguente possibilità per ciascuno di costituirsi parte civile) attraverso Internet e Youtube, oltre ai canali tradizionali in caso di notifiche multiple come i quotidiani nazionali e, in questo caso, anche di quelli internazionali. CADAVERE DI DONNA Alle 13.30 di ieri i sommozzatori della Guardia costiera hanno recuperato al punto di raccolta del ponte 5 il cadavere di una donna ancora non identificata. Avrebbe caratteristiche somatiche «ispaniche sudamericane», hanno spiegato, e ha indosso ciò che resta dell'uniforme di bordo, ma nessuno con quelle caratteristiche è nell'elenco dei dispersi. TROVATA CASSAFORTE I sommozzatori dei carabinieri, dopo due giorni di tentativi andati a vuoto a causa della difficoltà ad aprire la porta, sono riusciti a entrare nella cabina del comandante, recuperando carte e documenti chiusi nella cassaforte. Il tutto sarà acquisito agli atti dell'inchie sta della Procura di Grosseto, così come l'hard disk con le immagini registrate dalle telecamere di bordo e che sveleranno cosa sia accaduto in plancia di comando. IN INGHILTERRA Reporter prenota la crociera 48 ore dopo il naufragio È gara ormai sulla stampa straniera per mettere alla berlina la Costa Crociere: un giornalista britannico ha raccontato di esser riuscito a prenotare una crociera sulla Costa Concordia domenica scorsa, vale a dire ben 48 ore dopo che la sventurata nave si era arenata di fronte alle coste dell'Isola del Giglio. Simon Calder, responsabile viaggi dell'Independent, ha prenotato una crociera online, sborsando 882,70 sterline (1.063 euro): gli sono stati subito inviati i documenti di viaggio e persino assegnato il numero della cabina sulla nave, che intanto giaceva sul fondale. «Ho scoperto un'offerta speciale, una crociera sulla Costa Concordia, in partenza ad aprile», ha raccontato alla Bbc. «Ho pensato: “Ci deve essere un errore” e mi sono detto “Provo, ma tanto non me lo venderanno”. E invece mi hanno venduto il biglietto, si sono presi i soldi e lunedì mi hanno mandato la conferma con la mappa dei porti che avremmo toccato». L'azienda ha fatto sapere di aver iniziato a chiudere il sistema di prenotazione sabato 14 gennaio e aver terminato lunedì 16. E Bertolaso dà lezioni Macchie di carburante Il mare già contaminato . IMMOBILE NEL MARE CALMO La Costa Concordia nel mare calmo del Giglio. La bufera che era attesa sull'isola non è arrivata. La nave è rimasta ferma e sono riprese le ricerche dei dispersi: così è stato trovato il corpo di una donna, la dodicesima vittima (Olycom)  È stato posato il terzo cerchio di panne intorno al relitto della Concordia, prima fase di recupero delle 2.400 tonnellate di carburante. Si tratta di cerchi di contenimento e assorbimento, come misura precauzionale. Dovrà poi arrivare una nave cisterna che si affiancherà al puntone per contenere il carburante estratto pompato attraverso tubi che saranno collegati alle 23 casse di combustibile. Quelle vicine allo scafo saranno facilmente raggiungibili, mentre quelli collegati vicino alla sala macchine lo saranno difficilmente. L'operazione di aspirazione del carburante durerà tre settimane. Si stanno valutando varie ipotesi di ancoraggio per tenere la nave in sicurezza. È intanto arrivato sull'isola un macchinario, detto oil sep cc ecology, che sarà montato sulla nave Orione in caso di sversamento in mare di carburante. Un'apparecchiatura che aspira fluidi separando il combustibile dall'acqua di mare, con una portata di 100mila litri al giorno. Intanto il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, appena nominato commissario delegato per l'emergenza legata al naufragio e arrivato ieri mattina al Giglio (mentre sul Corriere Guido Bertolaso spiegava come un'app da due euro avrebbe salvato tutti), ha annunciato che d'ora in poi la struttura dei soccorsi parlerà con «una sola voce» e che tutti i portavoce delle varie strutture dovranno lasciare l'isola («Questo non significa pensiero unico, ma vuol dire rendere un servizio in termini di informazione corretta»). Poi ha parlato del rischio ambientale: «Non è rappresentato solo dal carburante presente nella nave, ma anche dagli olii, dai solventi e da tanti altri materiali di cui è equipaggiata la Costa Concordia». La priorità è prevenire il disastro, per impedire il quale «costituito un comitato scientifico», ma la contaminazione dell'ambiente è già avvenuta. Da parte sua Cosimo Nicastro, comandante della Guardia costiera, ha confermato la presenza, «molto leggera e superficiale», di combustibile intorno alla Concordia, ma ha precisato che nessun indizio indica che il combustibile sia fuoriuscito dalla nave e poiché sembra diesel potrebbe provenire dalle imbarcazioni di salvataggio presenti sul posto.
15Domenica 22 gennaio 2012ITALIA @ commenta su www.liberoquotidiano.it L'ITALIA DEI CODARDI Tutti egoisti e menefreghisti Resteremo un paese di anti-eroi Senza autorità non c'è scampo. Da Vittorio Emanuele III in poi, siamo pieni di Schettino. E nessun De Falco che dica: tornate sulla nave, cazzo ::: IL DISASTRO DEL GIGLIO (...) ma esile e di aspetto mite. Levi stava domandando a Gidibì: «È difficile fare il direttore di giornale?». De Benedetti gli rispose, sfoggiando il solito sorriso che azzannava: «No. È sufficiente fare come si fa al circo equestre: tenere la frusta in mano e avere sempre qualcosa di pronto per sostituire un numero che non va più». Per numero Gidibì intendeva un tema diventato vecchio che aveva bisogno di un ricambio, affinché il giornale non fosse prevedibile e risultasse un prodotto fresco. Che cosa fosse la frusta è inutile spiegarlo: era il simbolo del comando, lo scettro dell'au torità esercitata con durezza, senza sconti per nessuno. De Benedetti era implacabile: se facevi bene ti premiava, se sbagliavi ti puniva. Da lui iniziava una catena gerarchica molto rigida. Il redattore capo Riccardo Giordano. Il capocronista Ferruccio Borio. I capiservizio. Sino al proto, ossia il capo della tipografia, Domenico Cagna. Il primo giorno di lavoro, il proto mi disse: «Stia attento, Pansa. Lei è laureato e sarà pure un giovanotto brillante. Però non dimentichi mai una verità: i tipografi sono la crema della classe operaia, perché noi siamo stati i primi poveri che hanno imparato a leggere e a scrivere». Come tutti i redattori, anch'io avevo paura di sbagliare. E di finire nella rete dei cosiddetti Revisori. Erano due giornalisti della Stampa, ormai in pensione, che avevano un incarico cruciale. Dovevano confrontare il numero appena uscito con i due quotidiani concorrenti: la Gaz zetta del popolo e il Corriere della sera. I nostri errori o le notizie mancanti, i «buchi», venivano segnalati dai Revisori in un rapporto scritto che Gidibì leggeva nella riunione di mezzogiorno. Era un proclama rivolto ai capi servizio tenuti in piedi, anche perché nell'ufficio del direttore esisteva una sedia sola: la sua. Non sto rievocando una scena dell'Ottocento. Eravamo fra il 1960 e il 1970. Fu in quel tempo che l'autorità venne presa a picconate dal Sessantotto. In quell'epoca molti andarono in orgasmo davanti a nove parole di Bertolt Brecht, il poeta e drammaturgo tedesco: «Beato il paese che non ha bisogno di eroi». A me sembrò una follia. Forse, senza saperlo, ero già un reazionario. Pensavo, e penso ancora, che gli eroi fossero indispensabili a qualsiasi comunità. Erano un esempio per tutti. Un monito a far bene, a non sfuggire alle proprie responsabilità, a onorare l'incarico che ti sei conquistato, a indicarti come devi essere nella vita di ogni giorno, a distinguerti dagli altri. E se studiavi all'Uni versità, a non accettare dopo un esame il 18 politico, un voto uguale per tutti. L'invenzione più nefasta e nauseante. I guasti che il Sessantotto non è riuscito a produrre in tempo, prima di estinguersi, li hanno creati molte famiglie italiane. Quando hanno smesso di dire «no» ai figli e alle figlie. La mia infanzia e poi l'adolescenza le ho vissute sotto raffiche continue di no. La scala dell'autorità era chiara. Mio padre Ernesto consigliava, mia madre Giovanna ordinava, mia nonna Caterina picchiava. In molte famiglie di oggi domina l'anarchia. Ai ragazzi è permesso tutto. Per loro, il verbo dovere è privo di senso. La conquista faticosa del proprio futuro è stata abolita. Tutto deve essere facile e senza pegni da pagare. Se fossi una carogna, direi: «Speriamo che nessuno dei fanciulli allevati così diventi il comandante di una nave». Anche nei partiti politici l'au torità è scomparsa. Nella Prima Repubblica i leader esercitavano un potere assoluto. Nel Pci nessuno osava contestare colossi come Togliatti, Longo o Berlinguer. Nel Psi a ripristinare una gerarchia aveva provveduto Craxi. La Dc, invece, finita l'epoca di De Gasperi, divenne un partito senza capi. E soltanto Dio sa in che modo riuscì a mantenere il potere per così tanti anni. Nella Seconda Repubblica le faccende dei partiti andavano già in un modo diverso. Nell'ex Pci, neppure il ruvido D'Alema riuscì a esercitare un'autorità riconosciuta da tutti i militanti e dagli elettori. Di Veltroni segretario è meglio non parlare. Nel febbraio del 2009, dopo una serie di sconfitte elettorali, all'improvviso abbandonò il posto di segretario, lasciandolo al suo vice, il povero Dario Franceschini. Senza saperlo, Uolter si comportò come uno Schettino qualsiasi. Sul versante del centrodestra, Berlusconi tentò di comandare, provando a imporre un'autorità imperiale. Ci riuscì per quasi un ventennio. Ma era troppo debole di carattere e troppo carico di vizi per dimostrare di possedere davvero una mano salda e dura. La fine del Cavaliere conferma una verità che spesso viene trascurata. Per essere il capo di una vera gerarchia, un leader di lunga durata e inattaccabile, bisogna dimostrare una qualità rara. Quella di risultare puliti in tutti gli angoli e non avere sulle mutande neppure la più microscopica delle macchie. Morale della favola? Non possiamo essere una nazione di eroi perché siamo un Paese che ha fatto dell'egoismo una virtù, del menefreghismo una regola di vita, dell'interesse personale l'un dicesimo precetto. L'ex comandante Schettino è uno di noi. Anche per questo non lo terrei agli arresti, sia pure domiciliari, prima di una condanna. Allo stesso modo non confinerei nelle galere italiane i tanti accusati che aspettano un processo. Del resto, la storia d'Italia ci presenta molti antenati di Schettino che non hanno mai pagato i loro debiti. Il più celebre lo ha ricordato Alessandro Sallusti. È Vittorio Emanuele III, re d'Italia, che l'8 settembre 1943 scappa da Roma. E insieme al maresciallo Pietro Badoglio si rifugia a Brindisi, nella comoda cuccia offerta dagli inglesi. Purtroppo, in quel momento terribile per gli italiani, non ci fu nessun comandante De Falco che gli abbia gridato: «Maestà, ritorni a Roma, cazzo!». O se ci fu non venne ascoltato. Quel giorno la dinastia dei Savoia, e lo stesso istituto monarchico, cominciarono a morire. Almeno in Italia, perché in Inghilterra il re Giorgio VI, la regina e le figlie bambine se ne stavano a Londra, sotto le bombe tedesche. Quando seppe da mia madre che il re era scappato, in casa nostra la più infuriata risultò la nonna Caterina. Ringhiava: «Sono rimasta vedova a 33 anni con sei bambini da crescere. Non li ho mandati all'ospizio degli orfanelli, ho voluto allevarli da sola, facendo la fame. Questo Vittorio Emanuele è un vero maiale. Prima o poi, troverà qualcuno che gli taglierà la gola». Non andò così, perché il re morì nel suo letto, ad Alessandria d'Egitto. Ma l'albero dei vigliacchi dà sempre i suoi frutti. Accade ancora così nel 2012. Speriamo che non sia «l'anno delle trentatre disgrazie» (Caterina dixit). L'ossessione che sfida la morte Tweet, video, iphone mentre si cola a picco ::: GIORDANO TEDOLDI  A bordo di una nave, nulla è peggio di un'epidemia. E doveva esserci un'epidemia contagiosissima di esibizionismo e vanità a bordo della Costa Concordia. Non solo il comandante, della cui spavalda e disastrosa manovra è stato detto tutto. Ma anche i passeggeri non ne erano immuni. La rete trabocca di video amatoriali di attempate signore, padri di famiglia, turisti spagnoli e tedeschi con il salvagente al collo e la videocamera o lo smartphone in mano, intenti a riprendere le scene del loro film catastrofico, poi clamorosamente proiettato in prima visione mondiale dai telegiornali e dal web. Complimenti per il sangue freddo: state affondando, dovete abbandonare la nave, potreste persino morire e il vostro istinto di sopravvivenza che fa? Vi raccomanda di non sfuocare la ripresa. Peccato che per un certo periodo c'è stato il black-out, d'altronde che si pretende, durante un naufragio non è come al cinema, dove l'effetto notte è previsto dalla sceneggiatura. C'è un po' di tutto, nel documentario collettivo del naufragio. Padri che riprendono i figli in salvagente e sorridenti in attesa di evacuare, altri che interrogano l'equi paggio sulle loro chance di sopravvivenza, ressa nei punti di raccolta, gli immancabili applausi alla calata delle scialuppe, la fanatica religiosa che declama, o sarebbe meglio dire urla, una preghiera alla Vergine, stile setta millenarista. Pensateci bene: è un comportamento sano, questo filmare tutto il filmabile anche al confine con un buco nero che può inghiottirti per sempre? Dobbiamo per forza credere che quello che vediamo, se trascende la normalità, se appena è un po' hollywoodiano o spaventoso o comico, deve innanzi tutto essere pubblicato su una bacheca di Facebook, o mandato in onda su Youtube? Non è un comportamento da alienati, da cervelli intronati dall'esibizioni smo virtuale, da pecore del gregge della comunicazione globale? Cosa volevano documentare, esattamente, i filmmaker amatoriali della Concordia? Alcuni pensano che si stavano cautelando in caso di risarcimento danni, ma con l'ecce zione di qualche assicuratore o avvocato ossessionato, escluderemmo l'ipotesi. Io penso semplicemente che stavano esibendo a se stessi e a un pubblico futuro la loro temeraria avventura. Penso che fossero persone anchilosate in vite anonime cui il disastro, per un tempo breve ma drammatico, dava un rilievo storico quanto quello del Titanic. A differenza del filmato che mostra gli aerei di linea schiantarsi contro le Torri Gemelle, in cui la spettacolarità è in perfetto equilibrio con il valore dell'informazione, questi sono piccoli spezzoni di mediocre isteria, di surreale eccitazione, di domande retoriche come il passeggero che chiede al marinaio perché gli altoparlanti dicano di stare calmi se quello indossa il salvagente. Testimonianze di persone che di fronte all'emergenza hanno visto solo l'aspetto esterno, la superficie spettacolare, la storia da raccontare agli amici e ai giornalisti, invece che il rischio mortale, il dolore per le eventuali vittime. In fondo stavano girando il filmino delle vacanze, e la scena del naufragio non era che la più eccitante. L'imperturba bile esibizionismo del moderno turista armato di videocamera è uno dei tanti aspetti sconcertanti usciti dalla pancia squarciata della Concordia. Vittorio Emanuele III ::: segue dalla prima GIAMPAOLO PANSA . Il comandante Schettino sul ponte della Costa Atlantica a New York nel 2010 Olycom Uno dei tanti video girati dai passeggeri della Concordia
Domenica 22 gennaio 2012 OPINIONI NUOVE Poste Italiane S.p.A. Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004, n. 46) art. 1, comma 1, DCB Milano Prezzo all'estero: CH Fr. 3.00 / MC & F 2.00 / SLO 2.0 0. y(7HB5J1*KOMKKR ( FONDATORE VITTORIO FELTRI DIRETTORE MAURIZIO BELPIETRO ANNO XLVII NUMERO 19 EURO 1,20 LIBERALIZZAZIONE MANCATA LA SUPER CASTA SI SALVA Il governo picchia su taxi, farmacie e professionisti ma non tocca i burocrati di Stato: un gruppetto di privilegiati inamovibili le cui inefficienze bruciano 60 miliardi l'anno e costano l'1,7__% del Pil di MAURIZIO BELPIETRO Venerdì Mario Monti si è fatto prendere la mano. Preso dall'en tusiasmo con cui sulle pagine dei giornali viene accolta ogni sua apparizione pubblica, il presidente del Consiglio ha dato i numeri. Le cifre sono da capogiro: il decreto «Cresci Italia» farà salire il Prodotto interno lordo dell'11 per cento, il consumo privato e l'oc cupazione dell'8, i salari del 12 e, per finire in bellezza, gli investimenti del 18. Cosa abbia convinto il premier della possibilità che si verifichi una simile progressione di effetti speciali è un mistero. Difficile credere che i distributori self service fuori città generino un aumento del Pil. Altrettanto improbabile che un confronto fra diverse polizze sui mutui consenta un'espansione dell'economia. La verità è che la ricaduta dei provvedimenti decisi dal governo è una grande incognita. Nessuno oggi sa dire con certezza quali saranno i benefici e se davvero gli interventi porteranno risparmi alle famiglie e alle imprese o se, come accaduto in passato, i risultati saranno scarsi. Tuttavia, se restano dubbie le conseguenze delle liberalizzazioni varate, una cosa è certa: il decreto ha messo mano a molti settori, (...) segue a pagina 3 Promesse mirabolanti Monti ha perso l'occasione e dà i numeri Bocciato in inglese Sotto il loden Mario è meno della Thatcher di FAUSTO CARIOTI «Per mero errore materiale, nel comunicato stampa relativo ai lavori del consiglio dei ministri di ieri è comparso un riferimento alla vendita dei farmaci di fascia “c” che viceversa non ha formato oggetto di deliberazione da parte del Consiglio dei ministri». Questa «precisazione» diffusa ieri da palazzo Chigi dà un'idea della raffazzonatura con cui il governo ha affrontato la questione delle liberalizzazioni: venerdì l'uni co documento ufficiale uscito dagli uffici di Mario Monti annunciava una nuova «disciplina della somministrazione dei farmaci generici»; ieri, (...) di NICHOLAS FARRELL Da inglese residente in Italia dico: l'Italia del 2012 mi sembra l'Inghilterra del 1979. Cioè: un Paese in procinto di affogare in una palude puzzolente di privilegi sleali, statali e non. Ci vorrebbe una Margaret Thatcher per tirarlo fuori dall'ac quitrino ma diciamolo: Monti non è Maggie. Bisogna liberare l'Italia dalla tirannia monopolistica di caste, ordini e sindacati e dalle giungla strozzante di leggi, norme e regole nel mercato di lavoro che la soffocano. Ci vorrebbe una Dama di ferro, insomma, con delle palle di ferro. Ma Monti, (...) segue a pagina 5 segue a pagina 7 di MAURIZIO STEFANINI Mario Monti, il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola e quello degli Esteri Giulio Terzi di Sant'Agata hanno fatto in Libia la prima visita strutturata di un governo occidentale dopo la caduta di Gheddafi: quella di Cameron e Sarkozy (...) segue a pagina 17 De Magistris a processo Da pm a imputato: perché no? FILIPPO FACCI a pagina 12 segue a pagina 11 MATTEO PANDINI a pagina 10 di GIAMPAOLO PANSA A proposito del naufragio della Concordia e del capitano Francesco Schettino, c'è una tesi che sostiene: gli eroi non esistono più perché abbiamo abolito il principio di autorità. Questo è accaduto in Italia, ma non soltanto in casa nostra. È una tesi che mi trova del tutto d'accordo. Però mi obbliga a una domanda: quanti conoscono l'importanza di quel principio? E di ciò che ne deriva, ovvero la necessità di una gerarchia e la presenza indispensabile di qualcuno in grado di esercitare l'arte difficile del comando? Da giovanissimo giornalista, l'autorità l'ho incontrata nel primo quotidiano che mi ha assunto: La Stampa di Giulio De Benedetti, chiamato da noi Gidibì. Nel 1960 era un signore di 70 anni, piccolo, tozzo, dal pessimo carattere, iroso e sprezzante, però un mago nel fare il giornale. Una sera, entrai nel suo ufficio per portargli il bozzone di una pagina che avevo chiusa e lo trovai a colloquio con lo scrittore Primo Levi, anche lui piccolo, (...) Perché non siamo un Paese di eroi segue a pagina 15 SPOT COL MAGLIONCINO Anche Clooney è diventato un pensionato di BRUNA MAGI a pag. 31 SCHETTINO IN PLANCIA Capitan Codardo Trovato il video di R. CATANIA a pag. 14 di GIANLUIGI PARAGONE Il primo che non si esalta è proprio Roberto Maroni, cioè colui che a detta di molti sarebbe il vincitore della partita. Che un po'vincitore lo sia (...) F. DE DOMINICIS e T. MONTESANO alle pagine 2-3 MARIA GIOVANNA MAGLIE a pagina 7 Vinta la guerra del petrolio Accordo Italia-Libia E Sarkò rosica ancora Pizza, bresaola e mozzarella... Il finto made in Italy lo fanno gli italiani di ATTILIO BARBIERI L'industria del falso made in Italy vale 60 miliardi di euro. Quattro punti di Pil, tre manovre «salva Italia» targate Mario Monti e 300mila posti di lavoro. I prodotti più imitati sono le specialità-simbolo del Belpaese a tavola: il Parmigiano Reggiano, (...) segue a pagina 16 SONDAGGI E SCENARI Il Pdl in caduta libera E se Silvio si stancasse? di M. CERVO - P. E. RUSSO a pag. 8 In piazza Bossi e Maroni: pace finta, veleni veri La Lega oggi può scoppiare +?!"!#!$!? SISTEMA Mai più cambio pila
10 Domenica 22 gennaio 2012 ITALIA @ commenta su www.liberoquotidiano.it ::: LA GUERRA DELLA LEGA “ . “ . “ . “ . “ . Il corteo parte alle 10 da piazza Castello Veleni e striscioni: oggi la Lega può scoppiare Comizio in Duomo: non parleranno né Calderoli né Maroni. Rosi Mauro: chi mi attacca non è un padano ::: MATTEO PANDINI  Quella nella Lega è una guerra senza esclusione di colpi, dove abbondano i pugni sotto la cintura. E oggi rischia di tracimare alla manifestazione di Milano. I maroniani hanno preparato alcuni striscioni pepati. Da Varese segnalano un messaggio per il nuovo capogruppo Giampaolo Dozzo: “Pensaci tu a salvare Malpensa”. Un modo per pungere l'or mai ex leader dei deputati Marco Reguzzoni, colonna del cerchio magico e varesino doc. Dall'altra parte hanno preparato alcuni fischietti e messaggi per ribadire la fedeltà all'unico leader riconosciuto, ovvero Umberto Bossi. Così da far intendere che chi sta con Bobo ce l'ha col Senatur. Teoria respinta con sdegno dai fan dell'ex ministro. Nelle ultime ore se ne sentono di tutti i colori. Per esempio, gira voce che le opposte fazioni stiano reclutando fedelissimi per il servizio d'ordine. Obiettivo: allontanare eventuali contestatori avversari. Da via Bellerio smentiscono: macché, ci saranno le solite persone. IL PROGRAMMA Fatto sta che la scaletta degli interventi resterà incerta fino all'ultimo. Di sicuro sarà calibrata per limitare possibili malumori. Niente microfono per gli ex ministri Roberto Maroni e Roberto Calderoli, spazio ai leader regionali Roberto Cota (Piemonte), Giancarlo Giorgetti (Lombardia) e Giampaolo Gobbo (Veneto). Poi sarà il turno dei governatori. Oltre a Cota, ecco Luca Zaia. Prima del discorso finale del Senatur, a sorpesa dovrebbero intervenire il sindaco di Monza Marco Mariani e il presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro. Il motivo è semplice: il governo Monti è deciso a sforbiciare le Province (comprese quelle di recente inaugurazione) dopo aver chiuso gli ufficietti ministeriali a Villa Reale, quelli fortemente voluti da Calderoli. Certo, è difficile immaginare che la folla non chieda a gran voce di Maroni. Proprio lo storico braccio destro di Umberto è stato definito «il Fini della Padania» dal sito cerchista “Velina Verde”. Che lo accusa: «Giuda in confronto non era nulla, parricida!». Per giurare sull'unità del movimento, ieri la Padania ha messo in prima pagina una foto con tutti i dirigenti che brindano in via Bellerio. È seguita cronaca dettagliata della riunione di venerdì pomeriggio, dove - a leggere il quotidiano leghista - è colato miele tra bevute, battute e sorrisi. Mica vero, visto che - per esempio Reguzzoni è stato sostituito come capogruppo. IL RUGGITO DI ROSI Fatto sta che a L'ultima Parola, la trasmissione di Gianluigi Paragone, la vicepresidente del Senato Rosi Mauro ha tirato fuori le unghie: i fischi e gli insulti che le sono stati indirizzati al Maroni-day di Varese? «Non erano leghisti» ha sibilato. Ieri, da Monza, ha ribadito: «Non penso di dover spiegare niente a nessuno, sono in Lega da 25 anni. Alcuni dicono che sarei una approfittatrice, ma mi limito a ricordare che conosco Umberto Bossi dal 1987». Dopo la manifestazione di oggi, spazio al consiglio federale in via Bellerio. All'ordine del giorno la richiesta di congressi, che i maroniani vogliono entro giugno. Ma è possibile che torni a galla anche la faccenda dei quattrini investiti all'estero dal tesoriere cerchista Francesco Belsito. Qui Veneto C'è voglia di secessione Anche dai lumbard ::: MATTEO MION  C'erano una volta la Liga Veneta e la Lega Lombarda. Per incorporazione divennero Lega Nord sotto la guida del Senatur e i cavalli di battaglia rimasero immutati. Negli anni duemila, immutata la ragione sociale, il movimento di Alberto da Giussano inizia le prime prove di tecniche di Palazzo. Il nome del gruppo parlamentare «Lega Nord per l'indipendenza della Padania» inizia a stridere con i propositi goderecci del vertice politico. Meglio il federalismo. Da un lato, consente una maggior maneggevolezza ideologica della base. Dall'altro, permette di muovere agilmente le pedine sulla scacchiera romana. I media la definiscono Lega di lotta e di governo. La base, però, è monolitica e le camicie verdi di Bossi, Maroni e Calderoli occupano scranni ministeriali nell'ultimo governo Berlusconi. Il gioco delle tre carte di Alberto Giussano inizia a vacillare. L'Umbert in canottiera a Gemonio e in salotto a Roma scricchiola. In tempi già grami per la crisi, Silvio scivola spesso: Fini, Ruby e Scilipoti. Bossi costringe il suo elettorato a ingoiare non solo rospi, ma anche trote. La padana macchina da guerra batte ormai in testa ed è costretta all'harakiri milanese per sostenere la perdente Moratti imposta dall'alto. In cerca di riscatto la Lega prova disperatamente di racimolare qualche votarello: in pompa magna i dirigenti leghisti annunciano il trasferimento di sedi ministeriali a Monza. Il Senatur non trova più la quadra. Poi il golpe democratico Napolimerkel estromette le camicie verdi dalla pappatoia, ma tornare all'opposizione è un vero e proprio toccasana per loro. D'un tratto la Roma in cui sguazzavano a piene mani ritorna ladrona. Comincia il restilyng ideologico e rispunta il ritornello autonomista. Basta però con Berlusconi. È un amico, ma il Pdl è pieno di teroni. Noi padani invece, dopo anni di moscerie, ce l'abbiamo nuovamente duro. Il colpaccio ad effetto per convincere gli scettici della nuova erezione ideologica non può mancare. Apre il Parlamento padano a Vicenza. Maroni e Bossi, dopo qualche veniale scaramuccia, finalmente si riabbracciano. Oggi a Milano sfileranno per rivendicare come vent'anni fa l'indipendenza della Padania. Tra una chiacchiera e un toscanello è nostra speranza si ricordino che il Parlamento a Vicenza sta per fare la stessa ridicola fine dei ministeri a Monza: una battuta di spirito. Un'in dagine de Il Gazzettino rivela che il 53% dei Veneti vuole l'in dipendenza dall'Italia e forse anche dalla Lega… www.matteomion.com La Padania esulta: la Lega è ancora unita. Per celebrare l'evento, nella prima pagina di ieri spara la foto dei dirigenti intenti a brindare per la ritrovata serenità. Da destra a sinistra ecco Cota, Gibelli, Bricolo, Mauro, Giorgetti, Maroni, Bossi, Calderoli e Reguzzoni. Festeggiamo anche noi: dopo aver ripetuto per settimane che le litigate interne erano frutto della fantasia degli altri giornali, ieri il quotidiano lumbard ha annunciato che la tempesta è passata. Peccato avesse tenuto i suoi lettori all'oscuro delle perturbazioni. A guardar bene, nella foto di gruppo c'è un vuoto incolmabile. Quello del Trota Renzo Bossi. Dove sarà? Tutti ne parlano, nessuno lo vede. Come il suo diploma, insomma. il graffio Senza Trota si brinda ROBERTO MARONI  Non mollo, anche se mi ferisce profondamente il divieto di partecipare ad incontri pubblici. Mi sento umiliato e offeso GIANLUCA PINI  Voglio mettere in discussione che quattro stronzi possano spaccare la Lega, rovinare ciò che Bossi ha creato UMBERTO BOSSI  Basta polemiche. Chi spera in una Lega divisa e dà ascolto a intermediari confusionali rimarrà deluso ROBERTO MARONI  Cacciamo chi mi vuol cacciare. Non posso essere geloso di uno di Busto Arsizio. È anche ora di avere un sindacato vero ROSI MAURO  Non penso di dover spiegare niente. Alcuni dicono che sarei una approfittatrice, ma conosco Umberto Bossi dal 1987
18 Domenica 22 gennaio 2012 ESTERI @ commenta su www.liberoquotidiano.it Bomba sulle elezioni Aborto obbligatorio nella mutua Obama fa infuriare i cattolici La nuova sanità impone assicurazioni per l'interruzione di gravidanza anche ai dipendenti di enti cristiani. Il pro-vita Gingrich pronto ad approfittarne Il direttore si scusa «Uccidere Barack salverà Israele» Fa scandalo la sparata di un giornale ::: ANDREA MARINELLI  «Una delle opzioni per Israele è uccidere Obama». Con queste parole Andrew Adler, proprietario ed editore dell'Atlanta Jewish Time, settimanale della comunità ebraica della città della Georgia, ha scatenato un caso diplomatico che lo ha trascina nato nell'occhio del ciclone. In un editoriale del 13 gennaio Adler, che cercava di esaminare la situazione dal punto di vista del primo ministro Benjamin Netanyahu, aveva suggerito che uccidere Barack Obama sarebbe una delle tre opzioni a disposizione di Israele per tutelare la propria sicurezza e garantirsi la sopravvivenza. Dopo Hezbollah, Hamas e gli impianti nucleari dell'Iran, secondo Adler, sarebbe proprio il presidente americano, definito un nemico giurato, il principale pericolo per Israele. L'alternativa sarebbe lo sterminio dei sette milioni di abitanti di Israele in caso di attacco iraniano o di altri paesi arabi. Nonostante l'articolo sia stato pubblicato la scorsa settimana, il caso è scoppiato solo nelle ultime ore, proprio mentre in South Carolina, Stato a nord della Georgia, stavano per aprirsi i seggi per le primarie repubblicane. A riprendere le parole di Adler sono stati i siti internet americani Gawker e Huffington Post, dando a un editoriale di provincia risonanza internazionale. I quotidiani israeliani hanno prontamente definito l'editore «un idiota» e Adler ha maldestramente chiesto scusa in un'intervista alla Jewish Telegraphic Agency, agenzia di stampa americana, spiegando che era sua intenzione «sondare la reazione dei lettori» e che non credeva «che le sue parole fossero prese seriamente». A prendere le distanze da Adler è stata anche la comunità ebraica di Atlanta, che in un comunicato ha definito le dichiarazioni «scioccanti e incredibili». L'editore del giornale, che ha circa 4.000 abbonati, ha anche affermato di rimpiangere di aver scritto quella frase, dandosi dell'idiota a sua volta. I servizi segreti intanto stanno valutando se aprire un'indagine. Mentre Israele e Stati Uniti continuano a non trovare un accordo su come affrontare la questione iraniana, l'editoriale di Adler fa riflettere e spaventa. I rapporti fra Stati Uniti e Israele continuano dunque a essere al centro dell'attenzione, come non mancano di sottolineare i candidati repubblicani Mitt Romney e Newt Gingrich, che spesso hanno accusato Obama di essere più tenero con i nemici che con l'alleato israeliano. ::: GLAUCO MAGGI NEW YORK  Pillole e aborto dovranno essere forniti, senza contributo aggiuntivo di chi li richiede, dalle polizze sanitarie che la legge di Obama ha reso obbligatorie. La disposizione è stata resa nota venerdì dall'amministrazione democratica sollevando accese polemiche. Maturano così i frutti guasti della Obamacare, la contestata riforma della salute imposta da Barack per un solo voto di maggioranza in Congresso nel marzo del 2010, e sono ancora più acidi per i credenti pro-vita e per gli antiabortisti. Entro l'agosto del 2013 il ministero della Salute ha disposto che tutti i datori di lavoro che offrono polizze sanitarie ai propri dipendenti (l'alternativa è di pagare una multa) dovranno adeguare i contratti già in corso con le assicurazioni, e quelli nuovi che saranno stipulati d'ora in avanti, in modo da contenere nel pacchetto delle prestazioni anche la copertura delle spese per il controllo delle nascite. Non ci sarà l'opzione di compromesso, che i conservatori hanno sempre chiesto, che prevedeva l'inserimento della clausola per avere anche la copertura delle spese per la contraccezione e per l'aborto solo nei contratti di quei lavoratori interessati ad averla e disposti a pagarsela a parte. Di fatto, l'aborto diventa una “cura” come ingessare un braccio rotto. Nella stesura della regolamentazione, il governo ha deciso di escludere dall'obbligo le chiese, le sinagoghe e le altre organizzazioni di culto. Ma vi ha inserito le università, le fondazioni di carità e gli ospedali che sono istituiti o collegati alle congregazioni religiose. «La disposizione costringe le organizzazioni religiose a violare i fondamentali principi della loro fede, oppure a interrompere l'offerta della copertura assicurativa sanitaria ai propri lavoratori», è insorto con un comunicato ufficiale il Comitato delle Politiche del partito Repubblicano. E mentre NARAL Pro-Choice America, la lobby pro aborto più forte degli Usa, ha celebrato immediatamente l'annuncio, Timothy Dolan, arcivescovo di New York ha promesso battaglia e ha attaccato direttamente Obama. «Forzare i cittadini a scegliere tra violare le loro coscienze e rinunciare alla copertura sanitaria è letteralmente irragionevole e privo di scrupoli. È tanto un attacco all'accesso alla copertura sanitaria quanto alla libertà religiosa. In sostanza», ha dichiarato Dolan, «il presidente sta dicendo che noi abbiamo un anno per vedere come violare le nostre coscienze». Sicuramente, la regola che dà pillole e aborti con il sigillo statale è destinata a diventare un tema importante della campagna per la nomination repubblicana, dove l'etica e i valori religiosi sono tradizionalmente fattori determinanti nella caratterizzazione dei contendenti. Ieri si è tenuta la terza elezione primaria in Sud Carolina, Stato in cui i repubblicani sono più sensibili alle tematiche etiche, dalla difesa della vita ai temi della famiglia e della omosessualità. Questa edizione chiude mentre i seggi sono ancora aperti. Il sondaggio delle ultime ore della Climson University dava Newt Gingrich in vantaggio di 6 punti su Romney, 32 a 26, grazie al forte recupero successivo al dibattito sulla Cnn di giovedì. Il mormone del Massachussetts, con un passato pro aborto e una legge sanitaria statale che ha anticipato in qualche misura la Obamacare, pare non sia riuscito a mantenere il vantaggio che aveva nei confronti del “sudista” cristiano Gingrich che si è convertito al cattolicesimo dopo aver sposato la terza moglie, cattolica, Calista. Al dunque, in Sud Carolina hanno comunque perdonato il pentito Gingrich, che è destinato a far bene anche dopo che la seconda moglie l'ha messo in croce nell'intervista ad ABC tv, quando ha riferito della famosa richiesta del marito di un matrimonio aperto, per consentirgli di frequentare l'allora amante Calista. Misure in arrivo Bimbi con 3 genitori Il nuovo Zapatero si chiama Cameron ::: ALESSANDRO CARLINI LONDRA  Famiglie formate da tre genitori, pubblicità pro-aborto, matrimoni gay, cooperative come risposta etica al capitalismo. Non è il programma elettorale di un partito di estrema sinistra ma quanto sta discutendo e proponendo il governo britannico di David Cameron. Il premier è in teoria il leader conservatore, erede di Margaret Thatcher e della gloriosa storia dei Tory, ma invece si sta dimostrando sempre più simile all'ex primo ministro spagnolo, José Luis Rodríguez Zapatero, che negli anni al potere, mentre demoliva l'economia nazionale, ha introdotto controverse riforme su società e famiglia. Cameron si sta dando da fare per superarlo. A partire da una sperimentazione che permetterà a breve di avere bambini con tre “genitori”, sfruttando una tecnica che elimina dal Dna dei nascituri le malattie ereditarie utilizzando il materiale genetico sano di un donatore. I fondi per le ricerche adesso ci sono e per dare loro inizio manca solo la luce verde del governo, che ha ordinato una consultazione pubblica sull'argomento. Per molti è una follia dal punto di vista etico, anche in base alle attuali regole in vigore nel Regno Unito. L'Authority britannica per la fertilizzazione umana e l'embriologia (Hfea) proibisce ai medici di impiantare gli ovuli trattati in questo modo nei pazienti. Ma il ministro della Sanità, Andrew Lansley, potrebbe presto sospendere il bando e la nuova terapia potrebbe essere testata su pazienti umani nei prossimi tre anni. Nei prossimi giorni, invece, si potranno liberamente pubblicizzare sugli schermi britannici e alle radio le campagne pro-aborto, come quella lanciata nel 2010 ma subito ritirata a seguito delle migliaia di proteste inviate dai telespettatori. Nello spot della Marie Stopes International, un'organizzazione che offre consulenza alle donne incinte e appoggio nel caso che queste scelgano di interrompere la gravidanza, si vedeva una ragazza alla fermata di un autobus e una domanda: “Sei in ritardo?”. Alla fine del filmato compariva il numero verde dell'associazione e la scritta: “Lo scorso anno abbiamo ricevuto 350.000 telefonate”. Dopo un lungo dibattito, è arrivata la decisione dell'Advertising Standards Authority, che ha dato il via libera a spot come questo. Gruppi cristiani e pro-life sono sconvolti dalla decisione e affermano che così l'aborto viene trattato in tv come un dentifricio o una confezione di cereali. Ma Cameron-Zapatero si è spinto oltre, lanciando le consultazioni, che si terranno a marzo, su una legge che legalizzi i matrimoni fra gay. Nel Regno già esistono le unioni civili tra persone dello stesso sesso. E questa, come le altre scelte controverse del premier, ha scatenato una nuova rivolta all'interno del suo partito, con oltre 100 deputati che vorrebbero ritornare ai principi fondanti dei Tory. Cameron vuole però “rinno vare”, in ogni settore. Ha perfino fatto l'elogio delle cooperative come risposta alla finanza selvaggia. Il premier infatti vuole un “capitalismo popolare”, definizione che a molti ricorda il sistema della Cina comunista. ERODE NERO L'abbraccio a una bimba LaPresse Con un calcio rotante in faccia a Obama, Chuck Norris entra di prepotenza nella sfida del caucus repubblicana. La sua scelta stavolta è andata a Newt Gingrich, «un veterano della politica - dice che ha già combattuto con Golia» e che condivide all'incirca la sua idea sull'«unico nemico da abbattere rimasto» al mondo: il presidente Obama. «Sono stanco di vedere il nostro Paese lacerato da chi ritiene che la risposta sia più debito e più controllo» dice Norris che aggiunge anche di essere stanco di un sistema fiscale che ruba ai cittadini americani. E soprattutto Chuck dice di essere stanco di vedere «la nostra sovranità venduta all'estero». La sovranità non si tocca, si difende a sganassoni. il graffio Newt Texas Ranger Un manifesto dal sinistro invito LaPresse
25Domenica 22 gennaio 2012 F rancesco Schettino, cittadino italiano benché partenopeo, andrebbe giudicato solo dopo un regolare processo di Norimberga. Il rito accusatorio varato nell'autunno 1989 e le regole elementari dello stato di diritto, tocca ricordare, vogliono che le evidenze probatorie possano definirsi tali solo quando riprodotte in dibattimento: nessuno può neppure risolutamente conclamare, sino ad allora, che la nave abbia effettivamente cozzato contro uno scoglio, come le indiscrezioni e le violazioni del segreto istruttorio lasciano scandalosamente intendere. Ciò per non parlare delle violazioni degli articoli 273-274-275 c.p.p. in ordine alla scandalosa carcerazione preventiva dello Schettino: il gip ha ritenuto che indagato potesse «inquinare» una prova semisommersa, ancorata fuori del porto, che pareva arduo trafugare; la concreta possibilità che il soggetto commettesse altri gravi delitti (reiterazione dell'ipotesi in specie) sarebbe stata poi subordinata alla conduzione di un altro natante: e chi cazzo glielo dava un altro natante a quello? Il cosiddetto pericolo di fuga, infine, appare anti-storico: è già scappato quella sera. Il resto riposa su dettagli indiziari e decisamente minori: ha sbagliato manovra portando la nave sugli scogli, ha fatto una manovra bullesca da mostrare agli amici, ha abbandonato la nave e centinaia di passeggeri, non li ha semplicemente avvertiti, ha ritardato i soccorsi, non è tornato a bordo benché intimato a farlo, ha disobbedito a ulteriori ordini, secondo aggiornamenti pare che alle 22 di quella sera abbia infine chiesto al cuoco di preparargli una cena - la nave aveva cozzato già da un quarto d'ora - in compagnia di una moldava clandestina, quel che è peggio già rifornita di salvagenti naturali: la nota ed enfatizzata telefonata tra lo Schettino e il comandante Gregorio De Falco («Vada a bordo, cazzo») in tal senso va ascritta allo stupore di quest'ultimo come il giudice ha artatamente omesso - nell'apprendere che lo Schettino aveva mollato in plancia anche lei. Nel complesso si è insomma dimostrato solamente uno spaccone incosciente, inadempiente, infingardo, bugiardo, responsabile in una tragedia con morti e dispersi, un italiota vile e balbettante tra parole smozzicate e refrattarie a ogni richiamo: un quadro palesemente insufficiente, dunque, a motivare l'inoppugnabile accanimento contro un soggetto che si prospetta oltretutto come chiaramente incapace di intendere e di timonare. Da qui la richiesta di immediata scarcerazione. Nasce una nuova associazione umanitaria Con LiberoVeleno i santini dei vostri martiri preferiti. Questa settimana è la volta di SanRemo, protettore dei cantanti sulla cresta dell'onta: decrepiti, moribondi, mummificati. Occhio, maneggiateli con attenzione, portano una sfiga tremenda SETTIMANALE DI SATIRA AUTARCHICA a cura di Francesco Borgonovo e Alessio Di Mauro Nu me ro 33 SanRemo Nessuno tocchiSchettino di Filippo Facci Ritaglia il tuo martire L'invasione degli UltraMonti Mario Monti è un umanoide fabbricato artificialmente. La creatura è l'ultimo di tre cloni da laboratorio programmati specificamente per stangare. LiberoVeleno pubblica in esclusiva documenti che provano l'esistenza degli altri due in seconda pagina Il Giorno della Memoria Comandano i tecnici, il Pdl sembra svanito, nella Lega fanno a botte: è in momenti come questi che si riaffaccia il terribile spettro democristiano. Ecco perché oggi più che mai occorre ricordare le tragedie del passato in terza pagina È tutto vero! Abbiamo le prove PERCHÉ QUESTO ORRORE NON SI RIPETA MAI PIÙ
23Domenica 22 gennaio 2012 @ commenta su www.liberoquotidiano.it Vi invitiamo a scrivere lettere brevi. La redazione si riserva il diritto di tagliare o sintetizzare i testi. Filo diretto con Maurizio Belpietro vai su www.liberoquotidiano.it e clicca Numero verde 800 - 984824CERTIFICATO N. 7184 DEL 14/12/2011 ISSN 1591-0423 La tiratura di domenica 22 gennaio 2012 è di 172.731 copie WebSystem - Gruppo24Ore Concessionaria esclusiva per la pubblicità Direzione Milano 20146, Via Winckelmann 1 Tel. 02.24424611 Fax 02.24424490 Filiale di Roma 00196, Via C. Beccaria 16 Tel. 06.69548111 Fax 06.69548125 Concessionaria per la pubblicità sul WEB Via Pisacane,1 - 20016 Pero (MI) Italia Tel. +39 02 30223462 Fax +39 02 30223058 e-mail: marketing.websystem@ilsole24ore.com sito internet: http:/websystem.ilsole24ore.com Per l'attivazione si prega di inviare i dati precisi dell'intestatario dell'abbonamento, unitamente alla ricevuta del versamento effettuato, al Fax 02.999.66.279 Ufficio Abbonamenti e arretrati del quotidiano: Tel. 02.999.666 e-mail: abbonamenti@liberoquotidiano.it Orario: 10.00-12.30 (dal lunedì al venerdì) Arretrati del solo quotidiano: disponibili, salvo esaurimento scorte, le copie dell'ultimo anno. 3,00 cad. con richiesta scritta, accompagnata dall'importo in valori bollati, indirizzata a Libero - Uff. Arretrati Viale L. Majno, 42 20129 Milano Abbonamenti nazionali  12 mesi: 6 giorni .................................. 290  6 mesi: 6 giorni .................................. 155  3 mesi: 6 giorni .................................. 85  12 mesi: 5 giorni .................................. 250  6 mesi: 5 giorni .................................. 130  3 mesi: 5 giorni .................................. 70  12 mesi: 4 giorni .................................. 205  6 mesi: 4 giorni .................................. 105  3 mesi: 4 giorni .................................. 60 Il versamento dovrà essere intestato a: Editoriale Libero S.r.l. Viale L. Majno, 42 - 20129 Milano Modalità di pagamento:  versamento su C/C Postale n. 41953050  Bonifico banc. Unicredit s.p.a. Largo Angelo Fochetti 16, Roma IBAN: IT43B0200805346000500035665  Carta di credito sul portale www.liberoquotidiano.it 5 9 17 20 23 33 34 39 47 50 52 56 59 60 61 62 71 75 77 79 LOT TO Estrazione del 21/01/2012 S U P E R E N A LOTTO BARI CAGLIARI FIRENZE G E N O VA MILANO NAPOLI PA L E R M O ROMA TORINO VENEZIA NAZIONALE La combinazione vincente: 12 19 33 38 62 80 QUOTE SUPERENALOTTO • Nessun ”6” (jackpot 54.703.429,58) • Nessun ”5+1” • Agli 11 ”5” vanno 4 2 . 6 2 0 , 17 • Ai 1.298 “4” vanno 361,18 • Ai 54.930 ”3” vanno 17, 0 6 . QUOTE SUPERSTAR • Nessun “5 stella” • Ai 7 “4 stella” vanno 36.118,00 • Ai 324 “3 stella” vanno 1.706,00 • Ai 4.502 “2 stella” vanno 10 0,0 0 • Ai 27.795 “1 stella” vanno 10,00 • Ai 55.954 “0 stella” vanno 5,0 0. • Montepremi: 3.125.478,62 33 61 60 20 28 75 39 77 48 61 17 52 87 46 65 23 47 20 33 7 5 79 41 13 74 34 59 46 74 75 71 56 5 44 20 52 62 49 1 63 9 50 47 53 35 56 20 25 54 29 85 65 40 70 58 10 e LOTTO Numero jolly: 84 ulteriori aumenti? Come si avrebbe la certezza che i governi continuerebbero il percorso di contrazione delle spese? Fulvio Bellani Gradisca d'Isonzo (Go) MALESSERE SOCIALE Le carte migliori ce le ha la Lega Tutti si adirano contro il governo per la manovra «lacrime e sangue» incluse le liberalizzazioni. L'esito dei vari scioperi significa che ha ragione Monti e che la sua politica benché dolorosa è vincente oppure è deludente e tutti non vedono l'ora che se ne vada a casa? Penso che la risposta ce l'abbia la Lega che, decidendo di stare all'opposizione, ha trovato il coraggio di opporsi a questa Italia al palo, statica che non cambia mai. Roberta Bartolini Genova CANONE RAI Quelle pubblicità sono fuori luogo Pagare il canone Rai è un obbligo! Questo è l'i m p e r ativo ordine che la tv ci sta trasmettendo da giorni a questa parte. Lo trovo semplicemente vergognoso. Per quanto mi riguarda gli obblighi a tal proposito sarebbero “degni”, eventualmente, di un Paese stalinista e dittatoriale. Non si calchi troppo la mano, soprattutto adesso che i cittadini sono arrabbiati e pressati da tasse di ogni genere. Credo che, eventualmente, il termine “dovere” sia molto, molto più appropriato. Enrico Rolli Colorno (Pr) TAGLI ALL'ESERCITO Le spese militari sono già basse Al lettore che chiede di risparmiare sui costi della Difesa (Libero, 21 gennaio), mi preme ricordare come il totale delle spese militari per l'Italia nel 2012 sarà pari in realtà a 17,7 miliardi di euro circa e che in termini relativi noi siamo già il Paese con le più basse spese per la Difesa in tutta l'Europa e nella Nato. Non solo, cancellare gli F-35 costituirebbe un danno alle capacità operative delle Forze armate e avrebbe anche delle ricadute negative dai punti vista industriale e tecnologico. Più in generale, è giunta l'ora che le questioni sul ruolo e sulle dimensioni del nostro strumento militare siano affrontate senza pregiudizi e senza demagogia, ricordando anche come le Forze armate stesse svolgano un lavoro essenziale a supporto della sicurezza del Paese nonché della sua politica estera. Giovanni Martinelli Viareggio (Lu) I SIGNORI DEL RATING L'Europa si difenda con una sua agenzia I giudizi negativi dell'agenzia di rating americana S&P sul conto di alcuni Stati europei puzzano lontano un miglio di SANREMO Quest'anno in onda un festival déjà vu Sanremo: Tamara Ecclestone licenziata, faceva troppi capricci. Mai accaduto nella storia del festival della canzone. Saliranno sul palco ad affiancare Morandi, oltre all'altra prescelta Ivana Mrazova, le solite Elisabetta Canalis e Belen Rodriguez. Altro che passeggiata, qui siamo alla condanna dei telespettatori, che vedranno il Festival dell'anno scorso. Romolo Ricapito Bari ILLEGALITÀ Se la processione omaggia il boss Il 19 gennaio a Castellammare ad un cenno di un boss locale, noto con il nome di “Battifreddo”, che assisteva all'evento dal suo balcone di casa in quanto agli arresti domiciliari, la processione in onore del Patrono locale si ferma, i portatori della statua fanno l'inchino ed al successivo cenno del dito del boss la processione riprende. Viene da chiedersi se questa società con le sue istituzioni faccia veramente qualcosa, oltre che alle solite chiacchiere, per debellare certi “usi e costumi”. Leonardo Cecca Rivalta (Pc) LA PIÈCE CONTESTATA Il regista e l'enigma del volto di Cristo Carissimo Direttore, a Castellucci interessa veramente il volto del Figlio di Dio? È questo che mi chiedo di fronte alla polemica di questi giorni. Lui accusa la Chiesa di non accettare chi parla di Gesù in modo un po' insolito, ma lui, Castellucci, è disposto a chiedersi se il Figlio di Dio sia come ne parla lui o sia come ne parlano la Chiesa e i Vangeli? Questo è il problema decisivo, se Castellucci voglia o non voglia conoscere Cristo! Il resto sono polemiche che lasciano il tempo che trovano. Gianni Mereghetti Abbiategrasso (Mi) ANCONA AOSTA BARI BOLOGNA CAGLIARI CAMPOBASSO FIRENZE GENOVA L'AQUILA MILANO NAPOLI PALERMO PERUGIA POTENZA PRATO ROMA TORINO TRENTO TRIESTE VENEZIA 7 2 7 -3 11 4 4 12 0 0 10 12 5 1 4 8 0 -3 6 0 15 12 16 6 16 11 13 14 11 13 14 17 11 10 13 14 12 10 9 6 Temperature previste oggi MIN MAX MIN MAX Dati meteo a cura di 3BMeteo.com,elaborazione grafica centimetri.it NORD: nubi e residui fiocchi sulle Alpi di confine ma in miglioramento, discreto altrove salvo nubi basse o nebbie a banchi tra Liguria e Valpadana. Temperature stabili, massime tra 8 e 13. CENTRO: nubi irregolari sulle Tirreniche con qualche pioviggine sul Lazio; sole prevalente sulle Adriatiche, specie sulle coste. Temperature in aumento ad Est, massime tra 10 e 15. SUD: bel tempo salvo nubi in aumento su Tirreniche e bassa Sicilia, ma senza particolari fenomeni. Temperature in ascesa, massime tra 12 e 17. NORD: nebbie e nubi basse tra Liguria e Valpadana, a tratti persistenti di giorno. Discreto altrove salvo addensamenti sulle Alpi di confine. Temperature stabili, massime tra 8 e 13. CENTRO: nuvoloso sulle Tirreniche con qualche piovasco su Lazio e Sardegna. Soleggiato sulle Adriatiche, ma con nubi in aumento serale. Temperature stabili, massime tra 10 e 15. SUD: nubi irregolari su Tirreniche e Sicilia con qualche piovasco. Da poco a parzialmente nuvoloso altrove. Temperature stazionarie, massime tra 12 e 17. NORD: neve su Alpi di confine oltre 4-700m; veloci fenomeni anche tra basso Veneto ed Emilia Romagna, nevosi sulla dorsale sin verso i 500m in serata; schiarite altrove. Temperature in calo, massime tra 7 e 12. CENTRO: peggiora con piogge su adriatiche, Umbria e Lazio, fugacemente su Toscana sudorientale; neve in calo sotto gli 800-1000m entro sera. Temperature in diminuzione; massime tra 8 e 13. SUD: piogge e acquazzoni in estensione dalle tirreniche alle adriatiche. Temperature in calo, massime tra 10 e 15. Su manipolazione e partigianeria. Appare strano che l'E uropa unita con tutti i soloni tra cui Monti e Prodi - che nel tempo si sono avvicendati al suo governo, non abbiano avuto la lungimiranza di proporre l'idea di istituire una agenzia di rating europea per tutelarsi, vigilare e contrastare le opinabili classificazioni demenziali di questi signori. Gaetano Castaldo e.mail IL DISASTRO CONCORDIA Che inopportuni tutti quei video Nella tragedia della nave da crociera Concordia vi è una cosa che mi ha stupito moltissimo. Si sono tutti lamentati dell'incompetenza dell'equipaggio, della mancanza di notizie, della paura, la voglia di fuggire, ecc. Eppure in tanti, forse troppi, hanno trovato il tempo di filmare, registrare, fotografare, mappare la rotta della nave, insomma non era forse più sensato fermarsi, pensare, agire, o ormai è più importante bloccarsi per avere delle immagini da “p ostare”? Daniela Portaluppi e.mail BASTONE TRA LE RUOTE Il Codacons ritarda i lavori al Colosseo Caro Direttore, un imprenditore italiano di successo nel Made in Italy ha offerto allo Stato una donazione di 25 milioni (venticinque milioni!) per il restauro del Colosseo, chiedendo come contropartita l'esclusiva dell'operazione. Tale atto avrebbe potuto destare l'interesse di altri imprenditori, per casi similari. Italia Nostra ha affermato a gran voce che «il Colosseo non può più aspettare». Invece dovrà aspettare, perché il Codacons si è messo di traverso con un ricorso al Tar, chiedendo la sospensione dell'operazione. La domanda che tutti si pongono è la seguente: era proprio il caso? Attilio Lucchini e.mail Numero SuperStar: 12
45Domenica 22 gennaio 2012
Domenica 22 gennaio 2012 INESAURIBILE. www.citizen.it SISTEMA 218 Dalla luce una carica inesauribile. Il sistema Eco-Drive elimina il problema della sostituzione e dello smaltimento delle pile. Con la sola energia della luce, Eco-Drive fornisce all'orologio una carica infinita. Crono con cassa e bracciale in titanio T.I.C.C., impermeabile fino a 100 mt.
34 Domenica 22 gennaio 2012 SPORT @ commenta su www.liberoquotidiano.it Imprese nello sci La Brignone è gigante: di nuovo 2ª. Leggenda Cuche ::: FRANCESCO PERUGINI MILANO  Dopo settimane passate a contendersi il quasi 28enne Carlos Tevez, le milanesi si scoprono squadre per giovani. Ma non per scelta. I guai a centrocampo sono quanto mai bipartisan e impongono scelte difficili. Stankovic, Thiago Motta (più Muntari in Africa) gli assenti nell'In ter; Boateng, Aquilani, Flamini, Gattuso gli indisponibili in casa Milan. E così a Ranieri e Allegri tocca arrangiarsi e fare quelli che credono nei ragazzi: i volti dell'emergenza diventano così quelli di Faraoni e Merkel, titolari per necessità più che per convinzione. Il baby nerazzurro, classe '91, finora ha giocato sei partite, ha segnato pure un gol e s'è guadagnato il rinnovo di contratto fino all'età per votare al Senato (2016), ma poi nel derby s'è dovuto accomodare in panchina per lasciare spazio a quelli che la sanno lunga. Ranieri ha avuto ragione e Davide ha dovuto incassare in silenzio. Senza Motta squalificato - e tentato dal Psg («speriamo che non vada via», ha detto ieri Massimo Moratti ai tifosi degli Inter Club) - in mezzo al campo c'è un baratro e Faraoni, difensore di ruolo e nelle convocazioni, stasera si deve riaccomodare obbediente Premier League Chelsea spreca-tutto: solo 0-0 col Norwich Che sfide per City e Utd ::: LONDRA (REGNO UNITO)  Un Chelsea spento e sprecone in casa del Norwich City perde la chance di rosicchiare terreno ai primi in classifica della Premier League. I Blues non giocano praticamente il primo tempo (zero falli). Nella ripresa Torres ha un lampo ma trova la risposta di Ruddy, mentre Mata innescato da Malouda (in campo per l'infortunio di Lampard) spreca due belle occasioni. L'occasione migliore è ancora per il Niño, che quasi dal dischetto mette però fuori. Due punti persi, soprattutto guardando il calendario e i due big match in programma oggi. Si parte a ora di pranzo con il Manchester City privo dei Tourè (in Coppa d'Africa) che ospita il Tottenham. Alle 17 tocca poi allo United - secondo a tre lunghezze di distanza replicare in casa dell'Arsenal. Intanto, ieri brutta sconfitta per il Liverpool battuto in casa del Bolton: subito avanti i Wanderers con Davies e Reo-Coker. Bellamy accorcia le distanze al 36', ma i Reds non trovano il pari e subiscono la terza rete di Steinsson. Non sfrutta l'occasione il Newcastle, sepolto di gol dal Fulham (ma serve davvero Maxi Lopez ai londinesi?): 5-2 per i padroni di casa, sorpresi dal vantaggio ospite di Guthrie al 43', ma capaci di ribaltare con la partita con un pokerissimo in 37' (Murphy, Zamora e tripletta di Dempesey con in mezzo il 4-2 di Ben Arfa). Vince anche l'Aston Villa 2-1 in casa del Wigan con la doppietta decisiva dell' “americano”Robby Keane nella ripresa. Linea verde salva-cassa Milan in emergenza a Novara: Allegri si affida a Merkel Inter senza Motta (forse per sempre...) con la Lazio: c'è Faraoni. Solo il mercato al risparmio dà spazio ai giovani Il tecnico: «Voglio rispetto per noi» Ranieri si promuove: «Il futuro sono io» 5 1 0 2 a fare l'esterno destro. In panchina - con l'unico altro centrocampista, Obi - ci va invece Wesley Sneijder, che «ha bisogno di minuti nelle gambe» (parola di Ranieri) e lascia spazio a un altro giovane che invece lo spazio se l'è conquistato a suon di giocate, Alvarez. E Poli, apparso in forma in coppa contro il Genoa? Se ne torna in tribuna. Perché la gioventù va bene, ma a piccole dosi. Ancora più complicato forse è il compito che aspetta Alexander ::: MILANO  Sette vittorie consecutive, una rimonta quasi insperata e tanti complimenti. Claudio Ranieri nei suoi primi mesi nerazzurri ha raccolto abbastanza consensi per rivendicare un posto nel futuro dell'Inter. «Un primo bilancio lo farò solo dopo la partita con la Lazio (stasera, ndr)», è la captatio benevolentiae del tecnico romano,«sonoorgoglioso di farparte della famiglia nerazzurra. Come mai sono arrivato solo ora? Me lo sono chiesto ancheio, ma ora spero di restarci il più possibile. Sento l'Inter dentro di me». Ranieri difende Pazzini («è più in forma di Milito, i gol non contano») e il gioco della sua squadra. «Per me il derby è stata una partita bellissima», replica l'ex tecnico di Juve e Roma alle accuse di difensivismo, «sono italiano e non rinnego la nostra filosofia. Non mi pare che altre squadre giochino molto meglio di noi. Gradirei un po'di rispetto perché io ammetto sempre quando gioco peggio. Altrimenti inizio anche io a dare la colpa agli arbitri o al campo». «Io non vado dietro alle mode», aggiunge Ranieri, «oggi si dice che il futuro del calcio è cambiare modulo in corsa. Bene io lo facevo già quando ero a Cagliari. Evidentemente sono il futuro». Il messaggio è spedito: Massimo Moratti si farà convincere? F.PER. ::: ROSSONERO MERKEL Vent'anni a febbraio, Merkel ha giocato 10 partite (segnando anche un gol) con il Milan nella scorsa stagione. Ceduto in comproprietà al Genoa in estate (14 presenze con i Grifoni) è tornato in prestito per rimediare all'emergenza nel centrocampo rossonero. ::: FEDERICO DANESI KRANJSKA GORA (SLOVENIA)  Meno male che una era raffreddata e l'altro ha detto di essere arrivato al limite, tanto che a fine stagione si ritirerà. I due in questione sono Federica Brignone, ancora una volta vicina alla vittoria senza coglierla, e Didier Cuche che non è azzurro ma merita lo stesso un monumento. Entrambi hanno fatto cinquina: la Fede con il secondo posto nel gigante sloveno che sostituiva Maribor ha centrato il quinto podio in carriera, visto che è il quarto in Coppa e va aggiunto quello storico dei Mondiali 2011, mentre Cuche ha chiuso la sua personale esperienza sulla “Strief” di Kitzbühel con la quinta vittoria in carriera, la quarta in discesa. Buon per la Frignone che le condizioni d'innevamento a Maribor abbiano consigliato lo spostamento a Kranjska Gora. Su una pista da maschi, lei che ha potenza e classe superiore è uscita fuori come e meglio di altre volte, inchinandosi solo alla francese Worley che le era già davanti nella prima manche chiusa dalla valdostana di Milano in terza piazza. E che sia stata gara regale lo dimostra il terzo posto della tedesca Rebensburg, che resta in testa alla Coppa di specialità. Ma anche quelle dietro che portano i nomi di Vonn, Maze e Riesch-Hoefl. Impossibile che la Brignone, imprechi; il sorriso è sempre lo stesso, anche se la vittoria tarda ad arrivare. «Aprire il mio 2012 con un podio in gigante è comunque un bel segnale, soprattutto per i problemi fisici che ho affrontato in settimana e quest'influenza che non mi voleva dare pace. È vero che manca il successo, ma è solo questione di tempo, l'impor tante è stare lì». Come importante è stato veder tornare in gara Nadia Fanchini: nessuno si aspettava si qualificasse per la seconda manche e così infatti è stato. Ma ritrovare il feeling con la pista e la gara è già un segnale forte, in primis per sè stessa, dopo quasi due anni fuori. E chissà che la vittoria a Kitz non faccia cambiare idea a Didi Cuche. Gara stranissima, andata in scena più per voler di popolo (erano oltre 40mila in Austria) che per reali condizioni di praticabilità della neve. Ma tant'è: i primi 23 in nemmeno un secondo, con posta abbassata di quasi la metà, e Innerhofer a giocarsi il podio con un errore da brividi sulla diagonale finale che l'ha relegato solo al 16° posto. Oggi si replica con due slalom (prime manches alle 9.15 e 10.15). Federica Brignone Ansa
7Domenica 22 gennaio 2012PRIMO PIANO @ commenta su www.liberoquotidiano.it Sobrietà perduta: Monti dà i numeri Il premier rinnega la sua proverbiale prudenza e spara cifre favolose: il Pil aumenterà del 10% e i salari cresceranno del 12%... Finge di non capire che, senza privatizzazioni e con più tasse, le liberalizzazioni serviranno a ben poco ::: MARIA G. MAGLIE  Salva Italia, cresci Italia, credici Italia, se puoi, e non è facile credere che qualche taxi, qualche notaio e qualche farmacia in più siano la bacchetta magica per uscire da crisi nera e recessione e guadagnare d'incanto il dieci per cento di Pil, no, meglio ancora, il dodici per cento dei salari, né vedere tutti i giovani disoccupati trasformati in piccoli Bill Gates pronti a crescere grazie a una srl costituita al prezzo simbolico di un euro, sulla carta si intende, perché poi prova ad andare in banca a farti finanziare l'im presa e la storia alla Bill Gates è subito finita. Non è facile soprattutto per chi come me alle liberalizzazioni ci crede davvero e la protesta dei taxi la ritiene da codice penale, però non vorrebbe farsi prendere in giro e sentirsi dire che così facendo liberalizzazione è fatta, l'Italia è a posto, l'Europa sta in piedi, e siamo tutti tronfi di ritrovata credibilità. Ora io capisco che alla terza uscita televisiva, oggi la quarta e chissà che non abbia preso lo sprint dopo tante affermazioni non richieste né realistiche di volontà ascetica di assenza, dicevo che alla terza uscita televisiva, che sia tv di Stato o che sia l'ami ca La 7, il premier ha definitivamente capito che sono passeggiate di salute le sue, e che la domanda più aspra è «lei è massone?», alla quale Monti ha incredibilmente e sorprendentemente risposto di no; capisco che i partiti si esercitano con l'eccezione salutare della Lega in pratiche da zombie e in minuetti del tipo «mi fai schifo ma accomodati pure», in attesa dell'estinzione o del suicidio di massa; capisco infine che con un fan come il presidente della Repubblica, che già dichiarava corposo, efficace e fantastico il decreto non ancora conosciuto uno si senta euforico nonostante la situazione europea. Ma la conclamata sobrietà sua e dell'esecutivo di alti tecnocrati richiederebbe qualche prudenza in più nel dare i numeri, stiamo in fondo parlando di un signore che è stato Commissario europeo alla Concorrenza, e che ha un Sottosegretario che era presidente dell'Antitrust, altro strumento della concorrenza, o no? STANGA E CRESCI? Invece no, petalo dopo petalo, parole sue, del decreto, arrivano entusiastiche le stime su quanto una famiglia potrà risparmiare grazie alle liberalizzazioni. Il premier ha spiegato che «è difficile prevedere quanto, però è vero che questa è una politica contro il costo della vita». «La produttività del Paese può aumentare del dieci per cento e quindi ci sarà più spazio e occupazione. Anche il Pil può aumentare di questa grandezza». Il Pil che schizza di QUESITIRIMOSSI Qualche domanda che in tv nessuno gli fa: come pensa di ridurre la spesa? E il taglio dell'enorme debito pubblico è ancora all'ordine del giorno? il decretino Visto da Londra Sotto il loden la Thatcher vale di più Maggie vinse la guerra contro le corporazioni e cambiò l'Inghilterra. Mario non è della stessa pasta (...) com'è messo? Sotto il loden, voglio dire.Beh, non si sa mai ma ho i miei forti dubbi che sia dotato come si deve. Vuole liberalizzare il mercato di lavoro, dice. Bravo. Ma che fa? Si agitano i farmacisti e i tassisti e tutti quanti e fa subito retromarcia. Quelli lì, mica sono i minatori britannici Mister Monti, che hanno fatto la guerra civile in nome di un'industria nazionalizzata in fallimento. Ha vinto la Thatcher ma la guerra è stata lunga e dura. E di conseguenza la sinistra inglese, distrutta, è tornata al potere solo 18 anni dopo con una versione light della destra, il New Labour di Blair. Chiedo: ma come mai in Italia, per portare un pacchetto di antibiotici dal cassetto al banco della farmacia e stangare il povero malato con prezzi alle stelle ci vuole una laurea, un cappotto bianco e un distintivo carino? Basta una ragazza qualsiasi che sa leggere, no? In minigonna, volendo. Come mai per fare il tassista ci vuole una licenza che costa più di un appartamento con vista Colosseo? Basta una patente di guida e una mappa, no? Come mai ci vuole un notaio strapagato da strozzino per stipulare un contratto per la compravendita di una casa? A proposito, che cos'è un notaio? Come mai un imprenditore con più di 15 dipendenti non può licenziare un fannullone? Nel caso della “Maggie” (pronunciato Maghi), com'era chiamata anche dai nemici, non finiva ovviamente con la sconfitta dei minatori. La dama di ferro ha liberato il mercato di lavoro in ogni settore. Prima in Parlamento, tramite delle leggi toste. Poi in piazza, tramite le forze dell'ordine che hanno tenuto dure. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, gridavano durante i tanti scioperi e manifestazioni «Maggie! Maggie! Maggie! Out! Out! Out!». Ma lei rimaneva al potere lo stesso. Per un motivo semplice: la democrazia aveva sconfitto la tirannia. La maggioranza silenziosa votava per lei. Ho vissuto quegli anni a Londra da giovane. Avevo una laurea da Cambridge ma non contava molto. Volevo fare il giornalista ma c'era crisi. Nessuno assumeva giornalisti, figuriamoci giornalisti aspiranti. Ma poi, grazie alla Thatcher, Rupert Murdoch, proprietario de The Times e The Sun, fra gli altri, ha potuto aprire la prima redazione computerizzata in Inghilterra. Ma doveva organizzare tutto nella massima segretezza! Naturalmente, una volta consapevoli di quello che ha combinato «that bloody bastard» Murdoch, i sindacati dei tipografici e giornalisti si sono incazzati come dei puma. Tutti piazza insomma a tempo indeterminato. Troppo tardi. Murdoch “lo squalo” aveva assunto una squadra di tipografici alternativi che sapevano usare la nuova tecnologia e i computer. E tanti giornalisti suoi avevano accettare la nuova redazione. Ma non tutti. Quindi, Murdoch aveva bisogno urgente di giornalisti. Sì, io Farrell da Forlì detto l'inglese facevo ero uno di questi esterni. Per The Times. Ostia! Sì, ho fatto «the scab», cioè, il crumiro. E ne sono fiero. Ogni giorno per andare al lavoro dovevo passare il picchetto dei privilegiati esclusi che mi sputavano addosso e mi sgridavano. E così, ho iniziato la mia carriera da giornalista per la stampa nazionale. Fino a quel momento avevo lavorato solo per un piccolo giornale di provincia alla caccia delle ambulanze come si dice da noi. E pensate: non sapevo neanche usare un computer! Ma ho imparato presto. Thank you Maggie! Thank-you Murdoch! Monti, chiaramente, non è fatto della stessa stoffa. E ho notato un'altra cosa nei suoi confronti. Cioè: non parla neanche l'inglese come da economista internazionale, si vanta di fare. A casa qui nella rossa Romagna guardo Sky (inglese). Ed eccolo, l'ex rettore della Bocconi, accanto al premier inglese, Cameron, alla loro conferenza stampa mercoledì scorso al 10 di Downing Street. La sua dimestichezza con la mia lingua, ve lo dico io, non era al top. Anzi. MARIO AND THE CITY Il presidente del Consiglio Mario Monti durante il suo viaggio a Londra indossa un cappellino della London School of Economics Lapresse ::: DOMANDE DEBITO Condivide l'opinione che il debito pubblico vada abbattuto con la dismissione per 30 punti di Pil di attivo pubblico, a partire dal mattone di Stato? SPESA Come pensa di abbassare la spesa pubblica in dieci anni di almeno 10 punti di Pil, dagli attuali 840miliardi tendenziali? TASSE Pensa o no di abbassare parimenti la pressione fiscale, sommando imposte e contributi, perché sa bene che questo il peggior freno alla crescita? PRIVATIZZAZIONI Sa chenel Regno Unitonon c'è un solo treno pubblico da più di vent'anni, e che la domanda e l'offerta sono aumentati, mentre da noi i costi-km per investimenti a carico del contribuente sono da 3 a 5 volte superiorialla media? Perchénon ha toccato Ferrovie e Poste? 10 punti percentuali? Un miracolo, praticamente, soprattutto dopo la stangata tributaria del precedente «salva Italia» che ha definitivamente bloccato i consumi. Ora, per carità, la storia dell'aumento del 10 per cento del Prodotto interno lordo un fondamento ce l'ha, deriva da una serie di studi fra i quali uno della Banca d'Italia in cui si evidenzia come la mancanza di concorrenza in diversi settori dell'economia italiana e la mancanza di liberalizzazioni ci costi il 10 per cento del Pil. Ma si intendono liberalizzazioni serie, in tutti i settori, si intende l'abbatti mento delle barriere legali all'at tività economica, accompagnate da massicce dosi di privatizzazioni e non dall'aumento delle tasse e dall'assenza di tagli incisivi della spesa pubblica improduttiva. QUALCHE DOMANDA Perciò, a costo di guastare il clima idilliaco di «8 e mezzo» venerdì sera, e nella speranza che non si ripeta oggi a «In mezz'ora» dell'Annunziata, ecco qualche osservazione che si potrebbe fare in tutta sobrietà, e sperando in risposte, al premier Mario Monti. Condivide l'opinione che il debito pubblico vada abbattuto con la dismissione per 30 punti di Pil di attivo pubblico, a partire dal mattone di Stato? Perché non lo fa? Come pensa di abbassare la spesa pubblica in dieci anni di almeno 10 punti di Pil, dagli attuali 840 miliardi tendenziali? Pensa o no di abbassare parimenti la pressione fiscale, sommando imposte e contributi, perché sa bene che questo il peggior freno alla crescita? Sa che nel Regno Unito non c'è un solo treno pubblico da più di vent'anni, e che la domanda e l'offerta sono aumentati, mentre da noi i costi-km per investimenti a carico del contribuente sono da 3 a 5 volte superiori alla media ? Perché non ha toccato Ferrovie e Poste? Sta il suo governo, nonostante non debba rispondere ad elettori, facendo esattamente come i precedenti, ovvero tentando il rientro del debito pubblico italiano attraverso sanguinosi prelievi di almeno 5 punti di Pil l'an no, da realizzare soprattutto aumentando ulteriormente tasse già inique e spropositate, visto che la spesa si continua a comprimere solo per pochi e simbolici “sprechi” essendo considerata sociale e dunque intoccabile. Domandine a caso, sennò, caro presidente, si chiama continuismo, ne erano campioni i suoi predecessori, magari è quel che gli italiani si meritano, ma la sobrietà, come l'onore, è perduta. ::: segue dalla prima NICHOLAS FARRELL .
5Domenica 22 gennaio 2012PRIMO PIANO @ commenta su www.liberoquotidiano.it Si scrive liberalizzazioni si legge occasione persa Malgrado i presunti effetti sbandierati, il decreto è un pannicello che in molti settori aggiunge regole anziché alleggerire i carichi che pesano su famiglie e consumatori COLPO A SALVE L'esecutivo poteva sfruttare la sua lontananza dai partiti per colpire molti interessi. Ha preferito trattative e rinvii: questo ne pregiudica il futuro il decretino (...) altrettanto ufficialmente, si è appreso che non c'è nulla di tutto ciò. Nel momento cruciale l'ese cutivo dei tecnici si mette ad agire secondo gli standard cui la politica più approssimativa, di destra come di sinistra, ci aveva abituato: si contraddice nel giro di poche ore, approva provvedimenti il cui contenuto reale è ignoto agli stessi ministri (il decreto sarà scritto nei prossimi giorni, non sono escluse sorprese) e si imbelletta sparando numeri che se li avesse tirati fuori qualunque politico avrebbero fatto sganasciare l'Italia, ma siccome portano il sigillo dei bocconiani obbligano chi li legge a riderne solo in privato. Due giorni fa Monti aveva citato «stime dell'Ocse e di Bankitalia» secondo le quali «se l'Italia arriva a un grado di flessibilità come c'è negli altri Paesi ci sarà, grosso modo, un aumento del 10% del prodotto interno lordo». Ieri la presidenza del Consiglio si è spinta oltre: «Altri studi sulla materia indicano che una riduzione delle rendite nel settore dei servizi al livello medio degli altri Paesi dell'euro si assocerebbe, nel medio periodo, a un aumento del prodotto dell'11%; il consumo privato e l'occupazione crescerebbero fino all'8%, gli investimenti del 18%, i salari reali di quasi il 12% senza effetti negativi sull'occupazione». Ora, il punto non è se il libero mercato sia in grado di generare una tale ricchezza. Ben prima che Guido Carli denunciasse i «lacci e lacciuoli» che imbrigliano l'eco nomia italiana ci aveva pensato un tale Luigi Einaudi, con le sue «prediche inutili», a spiegare che il vero ostacolo alla crescita sono le pretese con cui «industriali ed operai, agricoltori e contadini» riescono, grazie alla complicità dello Stato, a sottrarsi «alla grande e libera aria dei prezzi di mercato». Il punto è quanto abbia a che vedere con tutto ciò il provvedimento varato dal governo, se sia corretto caricare il decreto di tutte queste aspettative salvifiche (Pil +10%, salari +12%, posti di lavoro +8%...) e se, per dirla con le parole usate a palazzo Chigi, il «livello medio degli altri Paesi dell'euro» ora sia davvero a portata di mano. Le bollette Prendiamo la croce di tutte le famiglie e imprese italiane: la bolletta dell'energia. Il governo si è impegnato a levare la rete del gas all'ex monopolista, il gruppo Eni. Bene. Ma davvero qualcuno pensa che questo produrrà vantaggi consistenti? Il costo dell'energia è legato alle materie prime, alla necessità di ammortizzare le infrastrutture e al peso del fisco. Le materie prime, chiuso il capitolo nucleare per qualche altro decennio, restano le più costose: gas e petrolio, con la lodevole eccezione del carbone, se non intervengono comitati o magistrati a bloccare la conversione delle centrali. Quanto alle stra-incentivate energie rinnovabili, sinora hanno solo alzato il prezzo per i consumatori, aumentando i già pesanti “oneri di sistema” caricati sulle bollette. Il costo delle infrastrutture non è legato al mercato, ma alle tecnologie e ai combustibili utilizzati, che hanno imposto una riqualificazione di molti impianti, con conseguente aggravio sugli operatori e quindi sulle tariffe. Il peso del fisco, infine, con Monti è salito ulteriormente. Liberalizzare il tubo del gas potrà servire, bene che vada, a limare qualcosa dai margini delle compagnie nel giro di qualche anno, ma da qui ad allineare le bollette italiane con quelle del resto d'Europa ce ne passa. Né si vedono altri provvedimenti in grado di portare risparmi Il documento IBL I liberisti bocciano il decreto: cambia poco Gli economisti dell'istituto Bruno Leoni scettici su farmacie, carburanti e sconti: riforme insufficienti “ . “ . SULLE FARMACIE  L'intervento sulle farmacie si pone molto al di sotto delle attese riformiste SULLA BENZINA  La parte del decreto relativa ai carburanti non è liberalizzazione ma dirigismo ::: ROMA  All'istituto Bruno Leoni, il think tank liberista per eccellenza, ci avevano sperato: «Per una settimana siamo andati di moda. Liberalizzazione è stata la parola sulla bocca di tutti». Poi il governo ha scoperto le carte, illustrando i contenuti del decreto, e il velo è caduto. Ad eccezione della separazione della rete gas da Eni, operazione sulla quale non mancano comunque dubbi, dall'istituto fanno sapere che prevalgono le «perplessità. Purtroppo resta molto da fare per liberare l'economia italiana». Il gas, dunque. Il primo interrogativo, pur salutando con favore la separazione proprietaria di Snam dall'Eni, riguarda la possibilità, per i produttori, di detenere fino al 20% delle società che possiedono e gestiscono le reti nazionali di trasporto. Poi c'è la mancata liberalizzazione del servizio di stoccaggio, rimasto in pratica un'esclu siva di Stogit (Eni). E veniamo alla tanto strombazzata libertà di saldi. «Nell'ultima versione della bozza di decreto», denuncia il pensatoio diretto da Alberto Mingardi, «l'articolo che avrebbe dovuto sancire la libertà di praticare sconti, saldi o vendite straordinarie, la durata delle promozioni e l'entità delle riduzioni si riduce a semplificare alcune modalità di promozione commerciale». Il cuore del provvedimento, infatti, riguarda la maggiore facilità nel praticare la vendita di prodotti abbinati. Ancora più duro il giudizio sulla parte del decreto che riguarda i carburanti: «Non è liberalizzazione, ma dirigismo». La rimozione dei vincoli al self service, tanto per cominciare, vale solo per gli impianti fuori dai centri abitati e non quelli di città. L'ori ginale abolizione dei contratti in esclusiva tra il gestore dell'impianto e la compagnia di cui batte i colori, invece, si è ridotta fino a stabilire, nel decreto, il «superamento delle esclusive solo per le pompe di proprietà del gestore». E se per i trasporti pubblici locali nel mirino finisce il mantenimento delle deroghe per gli «affidamenti in house», così da avere la certezza che «l'assetto di mercato cambierà molto poco», sulle farmacie la montagna ha partorito il topolino. «Solo piccoli passi e anche alcune contraddizioni», è la stroncatura dell'isti tuto Bruno Leoni. Intanto perché l'allenta mento della pianta organica, con la previsione di una farmacia ogni 3mila abitanti, per il think tank liberista si tradurrà in un «controllato aumento dell'organico» per bloccare la concorrenza di parafarmacie e supermercati, altrimenti in grado, tra un anno, di vendere i farmaci non rimborsabili con obbligo di ricetta. E poi nel decreto manca l'aumento della concorrenza fra i distributori al dettaglio, indispensabile per rendere sempre disponibile il «farmaco equivalente a prezzo più basso». Insomma, l'intervento sulle farmacie «si pone molto al di sotto delle attese riformiste». Pollice verso anche per le misure sulle assicurazioni, dove il presupposto, «invero curioso, è che i diversi prodotti possano competere solo se venduti dallo stesso agente». Quanto alla volontaria installazione, da parte delle compagnie, della “scatola nera”, «non si capisce perché non se ne sia lasciata, integralmente e limpidamente, al mercato la disciplina». Ombre anche sul tetto alle tariffe in autostrada: «Questa metodologia sarà obbligatoria solo per le nuove autostrade. Per le restanti vale il metodo attuale che la stessa Antitrust, in uno studio, diceva che non era il migliore». T.M. ::: segue dalla prima FAUSTO CARIOTI . nelle tasche dei consumatori: la liberalizzazione degli sconti è scomparsa e la deregulation della vendita dei farmaci di fascia “c” se la sono rimangiata come abbiamo visto. Nessun intervento serio è stato fatto sulle banche, nonostante proprio ad esse si debba gran parte di quel gap con l'Euro pa che il premier dice di voler azzerare: un recente studio internazionale («Multi-market contact in italian retail banking: competition and welfare») calcola in 10 miliardi di euro l'anno, pagati dai correntisti, il peso della scarsa liberalizzazione del credito italiano. Ma Monti e Corrado Passera non sembrano farsene un cruccio. «Dirigismo soft» Non c'è da stupirsi, insomma, se tra i più delusi nei confronti delle liberalizzazioni made in Monti ci sono quelli dell'Istituto Bruno Leoni, che masticano pane e liberalismo da quando Pier Luigi Bersani andava ancora in giro con la terza narice. L'intervento sulle farmacie, rilevano, è stato «molto al di sotto delle attese riformiste» e c'è il rischio che «le distorsioni possano addirittura inacerbirsi». La parte del decreto relativa ai carburanti «non è liberalizzazione, ma dirigismo (seppure soft)». L'idea di abbassare il costo delle assicurazioni Rc auto grazie alla “scatola nera” data agli automobilisti suscita perplessità: «Che le assicurazioni siano obbligate a “regalare” la scatola significa ben poco. Il premio finale pagato dall'assicurato include il costo della scatola meno l'effetto del minore rischio». Positivo «nell'in tenzione» viene giudicato l'inter vento sui servizi pubblici locali, che nei fatti lascia però un ruolo «troppo forte» ai comuni, i quali «mantengono un conflitto di interessi senza uscita che amplia, allarga e giustifica ogni forma di ulteriore seppur ingiustificato intervento pubblico». Delusione massima, inutile dirlo, sul rifiuto del governo a introdurre la libertà di sconto. Alla fine, insomma, resta davvero poco. Tanto da rendere surreali le stime sfornate da Monti su crescita e occupazione. L'Europa rimane lontana. E il governo ha appena perso un'opportunità irripetibile: incidere in un solo colpo su tutte le categorie e tutti i mercati da riformare, incluso quello del lavoro. Scontentare tutti in un colpo solo sarebbe stata la strada politicamente più semplice e forse l'unica praticabile. Infatti era il progetto iniziale, l'esecuti vo ci ha rinunciato strada facendo: un segno di debolezza che getta molti dubbi sul resto del cammino.
L'opposizione interna delle SA C'erano pure nazisti di sinistra ma Hitler li ha ammazzati tutti Un saggio racconta la parabola dei fratelli Strasser e di Röhm, ostili a capitalismo e marxismo nel nome della nazione. A vincere nel 1934 fu però la follia della razza ::: La morte di Consolo Il siciliano esule destinato a essere un eterno secondo ::: OTTAVIO CAPPELLANI  Vincenzo Consolo è morto. È morto vecchio, di quella vecchietudine siciliana che incute rispetto: Sciascia, Bufalino, Camilleri; lo scrittore siculo ha da essere vecchio, decrepito, il che - chissà perché - dovrebbe essere sintomo di saggezza e non - come pare più normale - di rincoglionimento e incontinenza urinaria. In ogni caso, Vincenzo Consolo ben rappresentava questo mistero gerontofilo della letteratura siciliana: scrittori vecchi, che non abitano più in Sicilia da tempo immemore, e che pretendono di raccontare la Sicilia pescando nei loro ricordi di gioventù; quando non erano vecchi rincoglioniti, ma adolescenti in preda agli ormoni; «Io non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia», la risposta è: fregola. È anche vero che nel 2009 (dopo averlo già fatto nei primi anni Novanta in odio alla Lega e al sindaco Formentini) annunciò: «Lascio Milano, non la riconosco più», forse avremmo finalmente potuto avere un'opera “matura” di un anziano siciliano residente in Sicilia (materia rara, da bibliofili). E invece, niente di fatto: restò a Milano, lasciando la letteratura con un profondo interrogativo; ogni scrittore che cambia residenza deve diramare un comunicato stampa? Incarnò a perfezione lo spirito omertoso siculo, quando rifiutò un contributo alla casa editrice Einaudi per un volume dedicato a Roberto Saviano, poiché quest'ultimo ebbe a citare tra i suoi maestri Julius Evola, Ernst Junger, Louis-Ferdinand Céline. Interrogato sulla sua decisione, rispose: «Non voglio parlarne». In Sicilia si dice «vendetta a muta a muta», vendetta silenziosa: Consolo era uno splendido mafioso; si vendicò, ma non disse mai quello che in cuor suo pensava, cioè che Saviano è un imbecille. Rifiutò inoltre il suo contributo a un'opera collettiva nella quale figuravano, insieme a Carmen Consoli, Andrea Camilleri e Giuseppe Bonaviri, anche Pietrangelo Buttafuoco e il sottoscritto, noti manganellatori. Antonio Di Grado, durante una colazione in casa di Enzo Bianco, mi disse che Consolo si era battuto strenuamente perché io non vincessi il Premio Mondello: scrivevo per Il Foglio; Consolo era animato da una rettitudine morale tanto solida da decidere dove bisognava scrivere non solo per sé, ma anche per gli altri. Morto Leonardo Sciascia era convinto di prenderne il posto, fu fregato invece sul filo di lana della vecchiaia da un'improvvisa accelerazione di Gesualdo Bufalino. Morto Bufalino, fu fottuto da Andrea Camilleri. Il che incarna a perfezione il pessimismo che permea la sua opera: «Ma che siamo noi, che siamo?... Formicole che s'ammazzano di travaglio in questa vita breve come il giorno, un lampo. In fila avant'arriere senza sosta sopra quest'aia tonda che si chiama mondo, carichi di grani, paglie, pùliche, a pro' di uno, due più fortunati. E poi? Il tempo passa, ammassa fango, terra sopra un gran frantumo d'os sa. E resta, come segno della vita scanalata, qualche scritta sopra d'una lastra, qualche scena o figura». Il romanzo che lo portò al successo fu Il sorriso dell'ignoto marinaio, ispirato all'opera di Antonello da Messina, non altrettanto noto come il sorriso de La Gioconda. In quest'opera Consolo si interrogava sulla posizione dell'intellettuale nei confronti della storia. La risposta è nella sua stessa vita: secondo. Il capo delle SA Ernst Röhm (1887-1934) alla sua scrivania Olycom Vincenzo Consolo Oly ::: GIUSEPPE PARLATO  Fra il 30 giugno e il 2 luglio 1934 si concludeva in Germania il percorso dell'opposi zione interna al nazismo; nella “Notte dei lunghi coltelli”, infatti, le SS riuscirono a eliminare quasi tutti i capi della sinistra nazionalsocialista che facevano riferimento a Ernst Röhm, ai fratelli Gregor e Otto Strasser e alle SA. Non si trattò di un mero gioco di potere, nel quale prevalse l'astuzia e la brutalità di Hitler, quanto piuttosto dello scontro fra due concezioni assai diverse del nazionalsocialismo. Di tale scontro, i cui termini sono assai poco noti presso il grande pubblico, si occupa con metodo scientifico il volume di Miche langelo Ingrassia, La sinistra nazionalsocialista. Una mancata alternativa a Hitler (Cantagalli, pp. 130, euro 12). Il volume è preceduto da una illuminante introduzione di Marino Freschi che ripercorre i momenti più significativi di un tragitto culturale intrigante che parte dalla fine del periodo napoleonico per concludersi nella tragedia della II guerra mondiale. L'analisi di Ingrassia muove dalla fondamentale distinzione fra sinistra nazionalsocialista e nazionalsocialismo di sinistra, due concetti apparentemente sinonimi ma in realtà assai diversi. Se il nazismo di sinistra fu semplicemente l'applicazione di teorie sociali al regime nazista, la sinistra nazionalsocialista fu qualcosa di più complesso, di più antico, coincidendo la sua origine con quella «via tedesca al socialismo» che era stata sperimentata, con buon successo, subito dopo l'unificazione tedesca del 1870. In polemica con Marx, i socialisti tedeschi puntavano a un socialismo alleato dello Stato, della nazione e della monarchia prussiana contro il liberalismo e il capitalismo. Era il «socialismo della cattedra» di Sombart, Heidegger e Schmitt che influenzò, fino a Weimar, buona parte della sinistra tedesca, la quale scoprì così la nazione, invece di seguire l'internazionali smo marxista, come dimostrò l'atteggiamen to dei socialisti in occasione dello scoppio della I guerra mondiale. Tale vocazione nazionale, secondo Ingrassia, connota la sinistra tedesca antimarxista in un percorso che non finisce necessariamente nel nazismo. Anzi, il suo sbocco naturale è il movimento della rivoluzione conservatrice, nato dalla sconfitta del 1918 e dall'umiliazio ne di Versailles. La sinistra nazionale combatteva capitalismo, liberalismo e marxismo, mentre la proposta veniva affidata alla sintesi di nazionalismo e socialismo fondata sulla forza dello Stato e non sul mito marxista della classe o su quello pangermanista della razza. Nel caos politico di Weimar, il movimento che incarnò meglio di altri questo concetto fu il nazionalbolscevismo di Ernst Niekisch e dei fratelli Strasser e di tanti altri che uscirono dalla socialdemocrazia per fondare gruppi di operai agitando la bandiera della rivoluzone anticapitalistica. Il nazionalsocialismo, alle origini, si basò su tali forze: furono quelle che permisero al partito di Hitler di assumere dimensioni degne di nota. I nazionalbolscevichi ne assunsero la guida ideologica: fra loro c'era pure Joseph Goebbels, futuro capo della propaganda hitleriana, che nel 1925 proponeva addirittura di espellere Hitler dal partito perché portatore di una ideologia piccolo borghese. Il più significativo contributo teorico al movimento nazionalbolscevico fu, come ricorda Freschi, il volume di Jünger, Der Arbeiter (1930), nel quale si sostiene la necessità di instaurare un dialogo con l'Urss. Hitler non poteva essere più distante da queste elaborazioni: fortemente antisovietico, indulgente con il capitalismo, contrario a ogni ipotesi di rivoluzione permanente, fautore di un razzismo così radicato da superare ogni forma di nazionalismo, il capo nazista iniziò la liquidazione dei nazionalbolscevichi già prima di arrivare al potere. Nel 1930 fu Otto Strasser il primo a essere espulso dal partito; nel 1932 la grande occasione mancata di mettere Hitler in difficoltà e due anni dopo la liquidazione finale. Ingrassia fa spesso riferimento all'analogo caso italiano, quello della sinistra nazionale italiana che poi confluì nella sinistra fascista e le sopravvisse. Molti e singolari i punti di coincidenza: l'assenza di un leader politico in grado di competere con Hitler o con Mussolini; il richiamo ideologico a qualcosa di preesistente, il prussianesimo per la sinistra nazionale tedesca, il Risorgimento di Garibaldi e di Mazzini per la sinistra fascista; il fatto che per entrambi si possa usare l'aggettivo “man cato”: una mancata alternativa a Hitler e un progetto mancato in Italia. Le differenze sono minori, essenzialmente una: Mussolini ha continuato fino alla Rsi a evocare le matrici di sinistra del suo pensiero, consentendo così alla sinistra fascista di sopravvivere al regime; la stessa cosa non fu possibile in Germania. Ma forse questo dipese dal fatto che Mussolini, a differenza di Hitler, era stato davvero socialista. Archeologi italiani cercano sponsor per svelare i misteri di Qumran Conservare i reperti, fornire i dati tecnici agli studiosi e proporre una linea interpretativa di ciò che è stato ritrovato a Qumran, il tutto senza sicurezze sui fondi a disposizione della ricerca. Sono questi gli obiettivi e il problema di fronte ai quali si trova la spedizione guidata da Marcello Fidanzio e Riccardo Lufrani, che dal 1° febbraio sarà a Gerusalemme. Secondo Fidanzio «una simile ricerca potrebbe attrarre capitale privato». Addio a Bosmans, il sacerdote con il segreto della felicità Lo scrittore belga Phil Bosmans, autore di popolari libri con raccolte di aforismi sulla felicità, è morto ad Anversa a 89 anni. Dalla metà degli anni Novanta era paralizzato in seguito a un incidente stradale. Sacerdote cattolico fiammingo, è stato tradotto in 17 lingue e ha venduto oltre 10 milioni di copie con libri come La chiave della felicità, La felicità per te e La strada della felicità.
4 Domenica 22 gennaio 2012 PRIMO PIANO @ commenta su www.liberoquotidiano.it VERSO IL VOTO BLINDATO Palazzo Chigi vuole un percorso rapido e sicuro come sulla manovra, ma ci sono ministri che preferirebbero evitare il voto blindato il decretino Monti minaccia fiducia, la Cgil minaccia guai Il premier sulle liberalizzazioni: «Parlamento sovrano ma sconsiglio modifiche al testo». Delirio Camusso: «Le intemperanze liberalizzatrici faranno guasti» ::: GIANLUCA ROSELLI ROMA  «Il Parlamento è sovrano. Ma il provvedimento ha una sua logica d'insieme. E sconsiglieremmo modifiche che facessero venir meno questa logica». Mario Monti, ieri in Libia in visita ufficiale al nuovo governo di Tripoli con cui ha ratificato un nuovo “Patto di amicizia” tra i due Paesi, torna sul tema delle liberalizzazioni, il giorno dopo il varo in consiglio dei ministri del decreto «cresciItalia». E lo fa avvertendo i partiti, che già pensavano alle possibili modifiche da apportare in Parlamento. Il Professore, dunque, non gradisce modifiche.Anzi, ora si aspetta un passaggio parlamentare molto rapido e con pochissimi ritocchi. Se così non dovesse essere, dicono da Palazzo Chigi, il governo è pronto a mettere la fiducia. Come già avvenuto per il «salva-Italia». Anche se qualche ministro è contrario perché la fiducia, specie con una maggioranza bulgara, è pur sempre un segno di debolezza. Di buon mattino Monti si è letto i giornali. E, a quanto si apprende, è soddisfatto di come il decreto è stato accolto dalla stampa. Certo, le critiche non mancano. E diverse categorie sono sul piede di guerra. Ma molti editorialisti e commentatori riconoscono che l'esecutivo sta facendo quello che non è mai stato messo in campo in tutti questi anni. E questo dà soddisfazione al premier. Che però ora si aspetta il sostegno dalle forze politiche. «Non siamo più nell'epoca in cui l'esecutivo faceva una cosa e il Parlamento poi ne approvava un'altra. Monti è al governo con degli obbiettivi precisi. Se si dovesse rendere conto di non essere in grado di realizzarli, non ci penserebbe nemmeno cinque minuti a fare le valigie», spiegano da Palazzo Chigi. Dunque il premier in Parlamento sul decreto “cresci-Italia” si aspetta lo stesso comportamento visto per il “salva-Italia”. I partiti, però, tengono gli occhi aperti. Pier Luigi Bersani, per esempio, ha ribadito che il Pd «sostiene Monti senza se e senza ma, però questo non vuol dire che non saranno presentati emendamenti». E lo stesso si intuisce dalle parole di Angelino Alfano. «Gli sforzi del governo sono apprezzabili, ma noi lo sosterremo solo se centrerà l'obbiettivo di rendere un servizio al cittadino», afferma il segretario del partito berlusconiano. Unici pretoriani di Monti, dunque, sono i terzo polisti. «Saremo guardiani della tenuta e dell'ampliamento del decreto», dice Francesco Rutelli. Mentre secondo Pier Ferdinando Casini «al di là delle definizioni, si tratta di un provvedimento che né Prodi né Berlusconi avevano mai fatto». E se Emma Marcegaglia esulta, Susanna Camusso chiude la porta: «Le intemperanze liberalizzatrici porteranno solo guai». La partita, quindi, si sposta nelle stanze e nelle aule di Camera e Senato. Dove di capirà subito qual è la reale intenzione delle forze politiche. «Illustreremo le nostre ragioni al Parlamento e ai partiti. È vero che nella vita si può fare sempre di più e meglio, ma si può fare anche peggio…», osserva Monti. Che confida proprio nei partiti per convincere le categorie in rivolta. «Sono certo che anche le forze politiche, seppur con orientamenti diversi, potranno avere la voglia di persuadere le singole categorie che i provvedimenti sono nell'interesse generale dell'Italia», dice Monti. Secondo cui il decreto non può fare il miracolo di alzare gli stipendi, ma «attraverso una maggiore concorrenza, i prezzi potranno abbassarsi». E infine ripercorre il lunghissimo consiglio dei ministri di otto ore: «Cdm movimentato? Non me ne sono accorto. Però a un certo punto abbiamo interrotto per mangiare un tramezzino. Anche la sobrietà ha i suoi limiti…». In arrivo le semplificazioni Il Professore vuol tirare dritto: ora tocca a lavoro e imprese ::: ROMA  Dopo le liberalizzazioni sono in arrivo le semplificazioni. La prossima settimana il consiglio dei ministri varerà il secondo pacchetto per far crescere l'Ita lia. Ancora tramite un decreto legge. Che, secondo le parole di Antonio Catricalà, «porterà alla semplificazione non solo per le imprese, ma anche per la vita di tutti i cittadini e per le famiglie, con una maggiore facilità di rapporti tra la burocrazia e gli italiani». E proprio Mario Monti ha spiegato che il rinvio alla prossima settimana non è dovuto a «nessun inciampo, ma era previsto vista l'ampiezza della materia: anzi, avere due decreti può costituire un vantaggio sui tempi di conversione visto che Camera e Senato potranno lavorare in parallelo». Poi il Professore ha aggiunto: «Si tratta di andare avanti a rimuovere gli ostacoli alla crescita: con le liberalizzazioni abbiamo rimosso due dei tre ostacoli alla crescita dell'Italia e la prossima settimana porremo rimedio sul terzo con un importante pacchetto di semplificazioni». La partita è nelle mani del ministro per la Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi. Che ne ha già tracciato le linee guida durante un'audizione in Parlamento. «Ci sarà un forte impegno per la riduzione degli oneri amministrativi e sul fronte dell'efficiente gestione dei servizi ai cittadini e alle imprese», ha detto il ministro davanti ai deputati. Disegnando la cornice del provvedimento. «Le analisi condotte dalle principali organizzazioni internazionali individuano nella complicazione burocratica una delle prime cause dello svantaggio competitivo dell'Italia nell'intera area Ocse: siamo al 25esimo posto su 26 Paesi dell'Unione europea, penultima solo prima della Grecia», ha spiegato. Per questo motivo «abbiamo stimato in oltre 23 miliardi di euro l'anno gli oneri amministrativi relativi a 81 procedure amministrative particolarmente rilevanti per le imprese». Così, «la riduzione degli oneri costituisce un impegno prioritario dell'azione del governo, rispettando le raccomandazioni Ocse». La partita, comunque, è ancora aperta. Nei giorni scorsi Monti ha chiesto a tutti i membri della sua squadra di presentare proposte, secondo un metodo collegiale che finora, a suo avviso, ha dato buoni frutti. Poi naturalmente sarà lui a decidere. E lo farà a metà settimana, in una riunione ristretta con lo stesso Patroni Griffi, Corrado Passera, Elsa Fornero, Antonio Catricalà ed Enzo Moavero. Ovvero quello che i cronisti hanno ribattezzato il suo “gabinetto di guerra”. Il varo avverrà poi nel consiglio dei ministri di venerdì, che però non dovrebbe raggiungere il record di otto ore dell'ultimo. A Palazzo Chigi, comunque, confidano nel fatto che almeno questo nuovo decreto non susciterà le reazioni feroci generate dal cresci-Italia da parte di alcune categorie. E il governo tirerà un po' il fiato, almeno sul fronte delle polemiche. Che però sono destinate a riesplodere la settimana successiva, quando arriverà al traguardo la riforma del mercato del lavoro, cui sta lavorando il ministro Fornero. Anche senza articolo 18, infatti, i sindacati restano sul piede di guerra. E gli scioperi annunciati dalle diverse categorie contro le liberalizzazioni non aiuteranno a resserenare il clima. G.L.R. LE CATEGORIE I farmacisti in sciopero il primo febbraio I taxisti romani scioperano lunedì, i farmacisti il primo febbraio e «in altre date da definirsi», il personale delle Fs «a partire dalle 21 del 26 gennaio fino alla stessa ora del giorno successivo». I benzinai non potranno scioperare per più di tre giorni, come ha stabilito l'Autorità di garanzia, ma anche loro minacciano l'astensione dal lavoro «nel rispetto della commissione di garanzia, non più quindi di 72 ore consecutive». Gli avvocati gridano contro «liberalizzazioni selvagge» e annunciano due giorni di sciopero, il 23 e 24 febbraio. Più una settimana di astensione dalle udienze ai primi di marzo. E si preparano allo sciopero anche i notai. Insomma, un po' tutte le categorie toccate dalle liberalizzazioni contenute nel decreto approvato ieri dal consiglio dei ministri sono sul piede di guerra. Nonostante la marcia indietro sui farmaci di fascia C, i più agguerriti sono i farmacisti. La Federazione nazionale dei titolari di farmacie italiani ha annunciato che intende «effettuare gli opportuni approfondimenti legali, per verificare gli estremi di impugnazione sotto il profilo della legittimità costituzionale» del decreto sulle liberalizzazioni. I taxisti minacciano di «marciare su Palazzo Chigi» e nei prossimi giorni decideranno come continuare la protesta. Maurizio de Tilla dell'Organi smo unitario dell'avvocatura contesta duramente le misure decise dal governo: «Qui si punta alla rottamazione del processo civile. Le manovre economiche e gli interventi legislativi hanno disintegrato il diritto di difesa dei cittadini». Mentre la Cassa forense si dice pronta ad aderire «a tutte le iniziative che verranno prese». Sono in rivolta anche i penalisti: per l'Unione Camere penali le liberalizzazioni sono «pura propaganda e vanno contro l'interesse dei cittadini». Mentre l'Associazione nazionale forense sostiene che nel testo del governo «non c'è nessuna vera novità», «è ben altro quello che serve al Paese e che deve interessare i cittadini». Antonio Catricalà Le otto ore che sono servite al governo per varare il tanto atteso pacchetto liberalizzazioni sono state tutte necessarie. E i tempi lunghi non sono stati dovuti a dissidi tra i ministri. Parola del presidente del Consiglio Mario Monti, che da Tripoli ha spiegato: «Non si è trattata di una riunione movimentata. Ma è stata lunga perchè stavolta il numero di articoli, le materie e le complessità erano molte». «In realtà», ha poi scherzato il premier, «abbiamo interrotto per mangiare un tramezzino nella stanza accanto, perché, lo preciso, anche la sobrietà ha i suoi limiti». Da “libro e moschetto” a “Loden e tramezzino”. il graffio Loden e tramezzino OTTIMISMO Con le liberalizzazioni, il premier Monti è convinto che l'Italia uscirà dalla recessione. Ha anche altri obiettivi ambiziosi: «Il Pil potrebbe salire dell'11%, i salari del 12% e i consumi dell'8%»
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19Domenica 22 gennaio 2012ESTERI @ commenta su www.liberoquotidiano.it Futuro sempre più incerto Valanga islamica in Egitto: il 71% vota Allah Parlamento diviso tra salafiti e Fratelli Musulmani che avvisano: adesso il controllo dell forze armate sarà nostro ::: Fine delle illusioni Da Rabat, a Tunisi, al Cairo È iniziata la controprimavera ::: SOUAD SBAI*  È iniziata fra le fiamme. Le fiamme che avrebbero dovuto divorare le catene del mondo arabo, ma che hanno finito solo per rinforzarle, dando loro un senso e un colore assai più feroce di quello che avevano in precedenza.Le fiammedi SidiBouzid non hanno dilaniato i raìs e il loro modo di vivere il potere, visto che solo Gheddafi ha pagato con la vita una colpa che i libici non gli hanno davvero mai imputato. Mubarak morirà presto, di malattia o per la mano del boia, ma di certo la sua morte non è legata a quelle fiamme. Ma a ben altro. Si dice che ciò che è iniziato con le fiamme nelle fiamme tornerà. La linea sottile che lega Tunisi a Rabat e al Cairo in mano agli islamisti è la conferma palese di questo assunto. Nella capitale tunisina la gente è tornata in piazza a migliaia da due giorni per far sentire la sua voce contro l'estremismo dilagante di Ennahda, che nel suo leader Ghannouchi ha uno dei più feroci seguaci della sharia di Stato. Protesta ovviamente ignorata volutamente dai media mondiali, ancora convinti che la primavera araba sia in corso e porterà alla libertà. Quando invece durante le proteste salafite erano ossessivamente in prima linea con le loro telecamere. A Rabat, invece, è accaduta una cosa unica nel suo genere. Alla lettura del programma di Governo di Benkirane all'inse diamento in Parlamento, le donne alzano un cartello di protesta chiedendo ironicamente «giustizia e sviluppo», punti fermi del nome del partito Pjd. Per lo sguardo di Benkirane, chiedere ad almaghrebiya.com, che pubblica il video integrale. Nello stesso video c'è un altro episodio che caratterizza questa fase, di «controprimavera»: nello stesso attimo, un gruppo di giovani si dà fuoco davanti al Parlamento, per le donne e il lavoro, cose che il Governo Benkirane sta affossando. La primavera araba è finita? Forse si, ma potremmo dire, con maggiore realismo, che quella che volevamo noi non è mai iniziata. Quella islamica ha preso il suoposto, trovando peròloscoglio che oggi vediamo nelle proteste di piazza e di aula. L'estre mismo non sa e non può governare. Questo i vari Ghannouchi, Benkirane e Qaradawi lo sanno bene. Ma il popolo, specialmente quello marocchino, ha avuto la forza di reagire e di fare rete dentro e fuori il Parlamento, cosa che nel mondo arabo non era mai accaduta. Vedere quelle donne alzare i cartelli di protesta senza paura, guardando in faccia la belva che grugniva sotto la barba senza avere il coraggio di dire nulla o di alzare lo sguardo. Tipico degli estremisti 2.0: soli davanti a una donna velata. La primavera araba chiude i battenti, ma non solo in Marocco, dove le nostre prime proteste con lettere e denunce di fuoco hanno dato i frutti sperati, ma anche in Uzbekistan, dove a studenti e studentesse non è più permesso indossare capi che riportino alla religione oppure in Libia, dove le donne chiedono la rappresentanza parlamentare, udite udite, proprio in nome di quell'Islam che a Tripoli, per mano di Jalil e la sua combriccola, le vorrebbe escluse. Tempo fa mi suggerirono di proporre Mohammed VI come uomo dell'anno, in contrapposizione all'estremista incoronato dalla copertina di Time. Forse non sbagliava chi vedeva nel tutore della democrazia marocchina un eroe silenzioso e intelligente, che è riuscito ad azzoppare dal principio il governo dell'estre mismo. Ah, dimenticavo. In Afghanistan, una donna senza burqa, libera, sfiderà Karzai alle prossime elezioni. Da quell'in ferno arriva il coraggio. * Deputato Pdl I morti sarebbero almeno 162 Torna Al Qaeda: mattanza di cristiani in Nigeria ::: SIMONA VERRAZZO  Nuova strage in Nigeria: è salito ad almeno 162 morti accertati il bilancio delle violenze che venerdì sono tornate a insanguinare Kano, seconda città della Nigeria e capitale dell'omonimo Stato federato, nel nord del Paese, il più popolato d'Africa e primo esportatore di petrolio del continente. Il bilancio delle vittime è del tutto provvisorio in quanto, dicono dall'obitorio della città, i cadaveri continuano ad arrivare di ora in ora. Kano – nel nord a maggioranza islamica – è stata teatro di una serie coordinata di attentati dinamitardi e di attacchi armati, con ogni probabilità opera di miliziani appartenenti alla setta ultra-radicale islamica Boko Haram, che vuole imporre in Nigeria la sharia sul modello dei talebani in Afghanistan. Già in occasione del Natale la sigla fondamentalista ha messo la firma su una serie di azioni terroristiche, contro anche due chiese, mentre a inizio gennaio ha lanciato un ultimatum ai cristiani che in minoranza vivono al nord, minacciandoli di morte se non avessero lasciato la regione. Che i morti di venerdì sono oltre cento lo ha confermato pure la Croce Rossa Internazionale. Le cancellerie occidentali hanno condannato la nuova ondata di attacchi. «Le drammatiche notizie che giungono dalla Nigeria, dove nella città di Kano la setta islamista radicale Boko Haram ha perpetrato un atroce eccidio suscitano orrore e sgomento»: è il commento del ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi. Il collega britannico, William Hague, ha dichiarato di essere «scioccato e sconvolto» e che «non c'è posto nel mondo di oggi per azioni così barbare». La situazione è tesa anche negli stati cristiani, al sud. Nei giorni scorsi la Nigeria è rimasta paralizzata per lo sciopero generale, con episodi di guerriglia urbana, indetto dopo che i prezzi dei carburanti sono più che raddoppiati a causa del taglio delle sovvenzioni per ridurre la spesa pubblica. La situazione è tornata alla normalità dopo la reintroduzione dei sussidi statali. Il leader Ustaz Mohammed Yusuf ::: MIRKO MOLTENI  Dopo due mesi di elezioni parlamentari egiziane, ieri il verdetto. La prevista vittoria dei partiti integralisti sancisce la vera svolta del dopo-Mubarak e forse la crisi degli equilibri trentennali scaturiti dalla pace di Camp David del 1979 fra Egitto e Israele. È il “Partito della Libertà e della Giustizia”, o FJP, emanazione dei Fratelli Musulmani, a conquistare la maggioranza relativa, con un 47,18% che si traduce in ben 235 seggi sui 498 elettivi dell'Assemblea del Popolo, a cui si aggiungeranno 10 deputati nominati dalla giunta militare del feldmaresciallo Tantawi. In seconda posizione, un altro partito di ispirazione religiosa, il Nur dei salafiti, più estremista, che si “accontenta” di un pur notevole 24,29%, pari a 121 deputati. Solo terzi, e con un non esaltante 9%, i liberali del Wafd. Peggio, al palo del 7%, un'altra compagine liberale, il “Blocco egiziano”, al cui maggior leader, il miliardario delle “tele com” egiziane Naguib Sawiris, non ha giovato l'essere sotto processo con l'accusa di aver “offeso l'Islam”. Esulta ovviamente il capo riconosciuto dei Fratelli Musulmani, Mohamed Badie, che ha rivendicato la centralità del Parlamento, ormai sotto il suo controllo, nel decidere i destini dell'Egitto: «Solo l'Assemblea del Popolo garantirà alla gente il soddisfacimento dei suoi bisogni e la salvaguardia dei propri diritti. Il Parlamento ha il diritto di controllare tutte le istituzioni, incluse quelle militari». Avvertimento alla casta dei militari, proprio da parte di un movimento che fino all'anno scorso era fuorilegge e che ora pregusta le leve del potere. L'esercito, che dopo aver scaricato il presidente-faraone da esso sostenuto fino alle rivolte del 2011 si è fatto arbitro della transizione, ha promesso di sciogliere la giunta militare appena compiute le elezioni presidenziali, previste per metà 2012, ma ancora senza data certa. Tantawi e gli altri generali sanno che il tempo lavora a favore dei Fratelli, che evitando negli ultimi mesi di farsi coinvolgere dai cortei, hanno moltiplicato i consensi. E sanno che uomini dell'FJP faranno il bis anche in un'altra imminente tornata, quella per la Camera Alta, o Shura, che inizierà il 29 gennaio per concludersi l'11 marzo. Certo, il nuovo speaker dell'Assemblea, Saad Al Katatni, già designato dall'FJP, ha invitato ieri alla collaborazione, mentre Badie sostiene che la pace con Israele «non sarà toccata». Ma le forze armate si rassegneranno al passo indietro, dopo che per mezzo secolo, fin da Nasser e Sadat e poi ancora con Mubarak, sono state il vero fulcro del potere, con presidenti di estrazione militare? A gettare ombre sul futuro c'è anche il riemergere del programma nucleare egiziano, che pur embrionale per decenni vedrà la prima centrale atomica commerciale del Paese sorgere a El Dabaa, dove già i lavori fervono e le terre sono state confiscate ai contadini suscitando tumulti. E il 19 gennaio risultava perfino “rubato” (da chi?) un contenitore con sostanze radioattive imprecisate. Da 50 anni, l'Egitto ha solo un piccolo reattore di ricerca scientifica a Inchass. L'avvio di una grossa centrale nucleare può essere l'inizio di un percorso simile a quello dell'Iran, in un Paese ora più integralista e a cui non mancano missili da 1300 km di gittata come i Nodong comprati dalla Corea del Nord. La minaccia, se fattibile, sarà però proiettata negli anni futuri. Intanto continua il processo “in barella” a Mubarak, accusato fra le altre cose di aver venduto gas sottocosto a Israele, anche se ieri il suo avvocato ha ribadito che la mossa era farina dei servizi segreti «senza che il presidente sapesse nulla». Ma il vecchio Egitto è già storia. Una ragazza egiziana guarda al futuro Ansa
47Domenica 22 gennaio 2012 MILANO ANTEO SPAZIOCINEMA VIA MILAZZO, 9 - TEL. 026597732 Almanya 11.00-14.50-16.45-18.40-20.35-22.30 J. Edgar 14.45-17.20-19.55-22.30 Gnomeo & Giulietta 11.00 The Help 11.00-15.30-18.15-21.00 E ora dove andiamo? 11.00-14.40-16.35-18.30-20.30-22.30 APOLLO SPAZIOCINEMA GALL. DE CRISTOFORIS 3 - TEL. 02780390 The Help 12.40-15.30-18.15-21.00 The Artist 12.40-14.40-16.35-18.30-20.30-22.30 Shame 12.40-14.30-16.30-18.30-20.30-22.30 L'industriale 13.00-15.30-17.50-20.15-22.30 Le Idi di marzo 13.00-15.30-17.50-20.15-22.30 ARCOBALENO FILMCENTER VIALE TUNISIA 11 - TEL. 899399816 Benvenuti al Nord 15.00-17.30-20.00-22.30 Shame 15.00-17.30-20.00-22.30 J. Edgar 14.45-17.20-19.55-22.30 ARIOSTO VIA ARIOSTO, 16 - TEL. 0248003901 Miracolo a Le Havre 15.30-17.30-19.30-21.30 ARLECCHINO VIA S. 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Edgar 16.35-22.00 Midnight in Paris 19.50-22.10 La talpa 14.30 Winter il delfino in 3D 12.00-17.30 Benvenuti al Nord 22.00 Underworld - Il risveglio 3D 19.30 ORFEO MULTISALA VIALE CONI ZUGNA, 50 - TEL. 0289403039 La talpa 15.00-17.30-20.00-22.30 Alvin Superstar 3 14.45-16.30-18.15 Immaturi - Il viaggio 20.15-22.30 Benvenuti al Nord 15.00-17.25-19.55-22.30 PALESTRINA VIA PALESTRINA, 7 - TEL. 026702700 Arrietty 14.30 Le nevi del Kilimangiaro 16.30-18.45-21.00 PLINIUS MULTISALA VIALE ABRUZZI, 28/30 - TEL. 0229531103 Benvenuti al Nord 15.30-17.50-20.20-22.30 La talpa 15.00-17.30-20.10-22.30 Alvin Superstar 3 15.00-16.50-18.40 Immaturi - Il viaggio 20.30-22.30 Le Idi di marzo 15.30-17.50-20.20-22.30 Shame 15.30-17.50-20.30-22.30 L'industriale 15.00-17.30-20.30-22.30 UCI CINEMAS BICOCCA VIALE SARCA, 336 - TEL. 892960 Benvenuti al Nord 11.20-15.10-17.50-20.35 Benvenuti al Nord 14.40-17.25-20.05-22.40 Underworld - Il risveglio 3D11.30-14.00-16.10-18.20-22.35 Alvin Superstar 3 14.40-17.30 J. Edgar 22.10 L'industriale 19.50 Non avere paura del buio 11.40-14.50-17.20-20.10-22.30 Finalmente maggiorenni 20.00-22.35 Winter il delfino 11.20-14.50-17.20 The Help 11.30-16.10-19.20-22.25 Sherlock Holmes - Gioco di ombre 13.50-16.45-19.35-22.30 J. Edgar 13.50-16.45-19.45-22.40 La talpa 11.05-14.00-17.00-19.50-22.35 L'ora nera 3D 11.30-14.10-16.20-18.25-20.30-22.40 Il gatto con gli stivali 11.15-14.50-17.15-20.05 Shame 22.15 E ora dove andiamo? 14.35-17.10-20.00-22.25 Alvin Superstar 3 11.30-14.00-16.15-18.20 Immaturi - Il viaggio 20.20-22.45 Immaturi - Il viaggio 11.25-14.00-16.40 Benvenuti al Nord 15.40-18.35-21.40 Benvenuti al Nord 14.05-16.45-19.40-22.15 Succhiami 14.00-16.10-18.25-20.30-22.35 UCI CINEMAS CERTOSA VIA STEPHENSON, 29 - TEL. 892960 La talpa 17.10-19.50-22.40 Winter il delfino in 3D 11.20-14.40 Immaturi - Il viaggio 11.20-14.50-17.20-19.50-22.20 Benvenuti al Nord 11.40-14.40-17.20-20.00-22.40 Underworld - Il risveglio 3D11.30-15.20-17.30-19.50-22.40 Benvenuti al Nord 11.10-16.50-19.35-22.15 Alvin Superstar 3 11.10-15.10-17.30-20.10 J. Edgar 22.30 Il gatto con gli stivali 11.30-15.00-17.10 Succhiami 20.30-22.30 J. Edgar 14.30-19.50 Non avere paura del buio 11.20-17.30-22.45 SPAZIO OBERDAN CINETECA ITALIA VIALE VITTORIO VENETO 2 - TEL. 0277406300 Un maggiolino tutto matto 15.00 Breve film sull'amore 17.00 Faust 18.45 Another Silence 21.15 ASSAGO UCI CINEMAS FIORI VIALE FIORI - TEL. 892960 Alvin Superstar 3 11.10-15.30-17.50 Succhiami 20.10-22.30 Underworld - Il risveglio 3D 11.10-14.05-16.10-18.15-20.20-22.25 The Help 16.30-19.35-22.40 Winter il delfino 11.10-14.00 Non avere paura del buio 11.10-14.25-17.00-19.55-22.20 Benvenuti al Nord 14.10-17.00-19.40-22.20 Immaturi - Il viaggio 11.10-14.50-17.30-20.00-22.30 J. Edgar 19.30-22.30 Il gatto con gli stivali 3D 11.10-15.00-17.15 La talpa 11.10-14.10-17.05-19.50-22.35 L'ora nera 3D 11.10-14.00-16.10-18.20-20.30-22.40 Benvenuti al Nord 11.10-16.20-19.00-21.45 BELLINZAGO LOMBARDO ARCADIA C.C. LA CORTE LOMBARDA - TEL. 02954164445 La talpa 15.00-17.20-20.10-22.50 Benvenuti al Nord 14.30-15.30-17.00-18.00-20.00-21.00-22.30 L'ora nera 3D 15.00-17.15-20.15-22.25 Immaturi - Il viaggio 15.20-17.40-20.20-22.40 Underworld - Il risveglio 3D 14.10-16.20-18.30-20.40-22.50 Winter il delfino 14.40-17.10 J. Edgar 21.30 Alvin Superstar 3 14.20-16.15-18.15 The Artist 19.30 Non avere paura del buio 17.30-22.35 Sherlock Holmes - Gioco di ombre 14.45-19.55 The Help 14.50-17.50-20.50 Shame 15.10-17.20-19.50-22.10 BUSNAGO GLOBO - MOVIE PLANET VIA BERLINGUER, 48 - TEL. 039 695182 (PREN.) Winter il delfino in 3D 14.45-17.15 L'ora nera 3D 22.20 Benvenuti al Nord 15.15-18.15-21.15 Immaturi - Il viaggio 17.05-19.45-22.20 Alvin Superstar 3 14.45 La talpa 20.00 Benvenuti al Nord 14.40-17.15-19.45-22.20 Underworld - Il risveglio 3D 14.55-17.15-19.55-22.20 CERRO MAGGIORE THE SPACE CERRO MAGGIORE VIA TURATI, 62 - TEL. 892111 Benvenuti al Nord 15.00-17.30-20.00-22.30 Immaturi - Il viaggio 14.40-17.15-19.45-22.15 Benvenuti al Nord 15.30-18.00-20.30 Alvin Superstar 3 14.50 Non avere paura del buio 17.00 J. Edgar 19.20-22.15 Il gatto con gli stivali 15.10-17.50 Shame 20.15-22.40 L'ora nera 15.25-17.35-19.50-22.10 Underworld - Il risveglio 3D 15.50-18.00-20.10-22.20 Winter il delfino 14.45 Sherlock Holmes - Gioco di ombre 17.20 Immaturi - Il viaggio 22.45 Non avere paura del buio 15.15-19.40 Succhiami 17.40 La talpa 22.05 The Help 15.40-18.50-22.00 La talpa 16.15 Benvenuti al Nord 19.00-21.30 Benvenuti al Nord 20.15 LEGNANO SALA RATTI C.SO MAGENTA, 9 - TEL. 0331546291 Le Idi di marzo 15.30-17.45-20.15-22.30 LISSONE EXCELSIOR VIA DON CARLO COLNAGHI, 3 - TEL. 0392457233 Benvenuti al Nord 14.30-16.45-19.00-21.15 LISSONE UCI CINEMAS LISSONE VIA MADRE TERESA - TEL. 039 484767 Non avere paura del buio 11.40-15.00-17.40-20.20-22.40 The Help 11.20-16.50-19.45-22.45 Succhiami 11.40-15.30-17.50-20.00-22.10 Underworld - Il risveglio 3D 11.30-14.40-17.50-20.20-22.30 Benvenuti al Nord 11.10-14.10-17.00-19.30-22.10 Benvenuti al Nord 11.40-14.40-17.20-20.00-22.40 Immaturi - Il viaggio 11.20-14.30-17.20-20.00-22.25 Alvin Superstar 3 11.30-14.40-17.40 J. Edgar 19.50 La talpa 22.40 L'ora nera 3D 11.20-15.00-18.00-20.30-22.30 Finalmente maggiorenni 20.00 Sherlock Holmes - Gioco di ombre 22.10 Winter il delfino 11.30-14.20-17.30 Benvenuti al Nord 15.30-18.30-21.30 MAGENTA CINEMATEATRO NUOVO VIA SAN MARTINO 19 - TEL. 0297291337 Benvenuti al Nord 16.00-18.30-21.15 MELZO ARCADIA MULTIPLEX VIA MARTIRI DELLA LIBERTA `- TEL. 0295416444 The Help 14.50-18.00-21.00 J. Edgar 21.10 Alvin Superstar 3 14.30-16.30-18.30 Underworld - Il risveglio 3D 15.20-17.40-20.20-22.20 La talpa 17.20-22.30 Immaturi - Il viaggio 14.40-20.00 Benvenuti al Nord 15.00-17.30-20.10-22.40 MONZA MULTISALA CAPITOL VIA A. PENNATI 10 - TEL. 039324272 The Help 15.20-18.10-21.00 J. Edgar 14.45-17.20-19.55-22.30 MONZA MULTISALA METROPOL VIA CAVALLOTTI 124 - TEL. 039740128 Immaturi - Il viaggio 15.30-17.50-20.10-22.30 La talpa 15.00-17.30-20.00-22.30 E ora dove andiamo? 15.30-17.50-20.15-22.30 MONZA MULTISALA TEODOLINDA VIA CORTELONGA 4 - TEL. 039323788 Benvenuti al Nord 15.30-17.50-20.10-22.30 La chiave di Sara 18.10-20.20-22.30 Alvin Superstar 3 15.40 PADERNO DUGNANO AREA METROPOLIS VIA OSLAVIA, 8 - TEL. 029189181 Mia' e il Migu' 15.00 La talpa 18.00-21.30 Benvenuti al Nord 15.15-17.15-19.15-21.15 PADERNO DUGNANO LE GIRAFFE VIA BRASILE, 4 - TEL. 0291084250 Alvin Superstar 3 15.10-17.15 Non avere paura del buio 20.40-22.50 Winter il delfino 14.30-17.00 Sherlock Holmes - Gioco di ombre 19.30-22.00 Underworld - Il risveglio 3D 14.30-16.30-18.30-20.30-22.30 Il gatto con gli stivali 14.40-16.45-18.50-21.00 Benvenuti al Nord 14.50-17.00-19.10-21.30 L'ora nera 14.40-16.40-19.00-21.15 Immaturi - Il viaggio 15.00-17.40-20.20-22.50 Benvenuti al Nord 15.10-17.20-19.50-22.10 J. Edgar 16.00-19.00-22.00 The Help 15.00-18.00-21.00 Benvenuti al Nord 14.30-16.40-18.50-21.00 La talpa 14.50-17.20-20.00-22.30 Benvenuti al Nord 15.00-17.30-20.10-22.40 PIOLTELLO UCI CINEMAS PIOLTELLO VIA SAN FRANCESCO, 33 - TEL. 892960 Sherlock Holmes - Gioco di ombre 11.05-14.05-17.00-19.50-22.40 The Help 11.25-14.00-16.50-19.40-22.30 Underworld - Il risveglio 3D 11.40-14.00-16.10-18.20-20.30-22.40 Il gatto con gli stivali 11.30-15.30-17.40-20.00-22.10 Benvenuti al Nord 11.30-15.30-18.30-21.30 Immaturi - Il viaggio 11.50-14.40-17.20-20.00-22.40 Benvenuti al Nord 11.10-14.30-17.20-20.00-22.40 Benvenuti al Nord 11.50-16.00-19.00-22.00 L'ora nera 3D 11.20-14.20-17.30-19.45-22.20 La talpa 11.20-14.15-17.05-19.50-22.35 J. Edgar 11.05-14.00-16.50-19.45-22.40 Alvin Superstar 3 11.10-15.00-17.30-20.00 Shame 22.20 Non avere paura del buio 11.05-14.45-17.15-19.50-22.20 Succhiami 20.30-22.35 Winter il delfino 11.15-14.55-17.40 ROZZANO THE SPACE CINEMA ROZZANO C.SO PERTINI, 20 - TEL. 892111 Underworld - Il risveglio 3D 11.15-14.30-16.30-18.30-20.30-22.30 Sherlock Holmes - Gioco di ombre 11.00-14.45-19.30 Succhiami 17.30-22.20 L'ora nera 3D 11.00-15.30-17.40-19.50-22.00 J. Edgar 14.30-19.45 Shame 17.25-22.40 Benvenuti al Nord 14.30-17.10-19.50-22.30 Immaturi - Il viaggio 21.30 Il gatto con gli stivali 3D 11.10-14.50-17.00 Non avere paura del buio 19.15 Benvenuti al Nord 11.05-15.00-18.00-21.00 Immaturi - Il viaggio 11.05-14.30-17.00-19.30-22.00 Alvin Superstar 3 11.00-14.10-16.15 Benvenuti al Nord 18.30 La talpa 21.00 Benvenuti al Nord 14.00-16.40-19.20-22.00 Winter il delfino in 3D 11.15-14.15-16.45 J. Edgar 19.15-22.15 La talpa 11.10-14.30-20.00 Immaturi - Il viaggio 17.30 Non avere paura del buio 22.40 The Help 11.05-15.15-18.20-21.30 SESTO S. G. CINELANDIA - SKYLINE MULTIPLEX C/O CENTRO SARCA - TEL. 0224860547 La chiave di Sara 16.05-18.20-20.30 Non avere paura del buio 22.40 Shame 14.00 E ora dove andiamo? 14.00-20.10-22.30 Il gatto con gli stivali 14.00-15.55-17.50 The Help 14.10-16.50-19.30-22.15 Benvenuti al Nord 14.10-15.00-16.30-17.20-18.45-19.40-20.00-21.30-22.30 Alvin Superstar 3 14.00-16.00-17.50 L'ora nera 17.50-20.30-22.30 Underworld - Il risveglio 3D 14.30-16.30-18.30-20.30-22.30 La talpa 15.00-17.30-20.00-22.30 Immaturi - Il viaggio 15.00-17.30-20.15-22.30 Winter il delfino in 3D 15.00-17.20 J. Edgar 22.20 VIMERCATE THE SPACE CINEMA TORRIBIANCHE VIA TORRI BIANCHE, 16 - TEL. 892111 Benvenuti al Nord 14.00-16.30-19.00-21.30 Alvin Superstar 3 15.50-20.15 Shame 22.15 Non avere paura del buio 17.55 Il gatto con gli stivali 14.40-16.45-18.50 La talpa 21.00 Sherlock Holmes - Gioco di ombre 17.10-22.05 La chiave di Sara 14.50-19.50 Alvin Superstar 3 14.35-16.40-18.40 Succhiami 20.35-22.30 J. Edgar 15.40-18.30-21.20 Benvenuti al Nord 15.45-18.10-20.40 Underworld - Il risveglio 3D 15.30-17.35-19.40-21.40 The Help 16.10-19.10-22.10 Immaturi - Il viaggio 15.20-18.00-20.30 La talpa 14.00-16.40-19.20-22.00 Non avere paura del buio 14.40-19.30 Benvenuti al Nord 17.00-21.50 Immaturi - Il viaggio 14.10-16.35-19.05-21.35 Benvenuti al Nord 15.00-17.25-19.55-22.20 Winter il delfino in 3D 15.40-20.05 Il gatto con gli stivali 3D 18.05 Non avere paura del buio 22.25 L'ora nera 15.35-17.40-19.45-21.55 BERGAMO CONCA VERDE VIA MATTIOLI, 1 - LOC. LONGUELO - TEL. 035251339 J. Edgar 15.30-18.15-21.00 The Help 15.00-18.00-21.00 DEL BORGO PIAZZA S. ANNA 51 - TEL. 035270760 La chiave di Sara 15.00-17.30-21.00 MULTISALA SAN MARCO P.LE REPUBBLICA 2 - TEL. 035240416 La talpa 15.00-17.30-20.00-22.30 Benvenuti al Nord 15.30-17.45-20.15-22.30 STUDIO CAPITOL VIA TASSO, 41 - TEL. 035248330 Midnight in Paris 18.30-20.30-22.30 Immaturi - Il viaggio 15.30 E ora dove andiamo? 15.30-17,45-20.15-22.30 Shame 17.45-20.15-22.30 Alvin Superstar 3 14.30-16.30 CORTENUOVA CINESTAR MULTIPLEX CORTENUOVA VIA TRIESTE, 15 - TEL. 0363992244 Immaturi - Il viaggio 15.20-17.40-20.20-22.35 La talpa 15.10-17.35-20.10-22.35 L'ora nera 18.35-20.35-22.35 Alvin Superstar 3 14.50-16.45 The Help 17.15-20.00-22.40 Winter il delfino 15.00 Benvenuti al Nord 15.20-17.40-20.20-22.35 Benvenuti al Nord 16.20-18.45-21.25 Underworld - Il risveglio 3D15.00-16.45-18.35-20.25-22.25 CURNO UCI CINEMAS CURNO VIA LEGA LOMBARDA, 39 - TEL. 892960 Immaturi - Il viaggio 11.00-14.30-17.10-20.00-22.30 Il gatto con gli stivali 11.10-14.40 J. Edgar 22.30 La talpa 17.00-19.45 Non avere paura del buio 11.20-15.10-17.40-20.10-22.40 Underworld - Il risveglio 3D 11.10-15.40-17.50-20.10-22.30 Benvenuti al Nord 14.30-17.20-20.00-22.45 L'ora nera 3D 11.20-14.40-17.15-19.50-22.20 Alvin Superstar 3 11.10-15.10-17.30-19.50 Sherlock Holmes - Gioco di ombre 22.10 Succhiami 17.40-20.00-22.20 Winter il delfino 11.15-14.50 Benvenuti al Nord 11.20-14.15-17.00-19.45-22.30 ROMANO DI LOMBARDIA MULTISALA IL BORGO S.S. SONCINESE - TEL. 0363903816 Benvenuti al Nord 15.00-17.30-20.30-22.40 Il gatto con gli stivali 15.00-16.45 L'ora nera 18.30-20.30-22.30 Underworld - Il risveglio 15.00-17.00-20.30-22.30 Alvin Superstar 3 15.00-16.45 Immaturi - Il viaggio 18.30-20.30-22.40 La talpa 15.00-17.30-21.00 TREVIGLIO ARISTON MULTISALA VIALE MONTEGRAPPA - TEL. 0363419503 La talpa 15.10-17.20-19.50-22.20 Immaturi - Il viaggio 15.00-17.40-20.00-22.20 Alvin Superstar 3 - Si salvi chi puo'! 15.30 Underworld - Il risveglio 3D 15.10-17.30-20.20-22.30 Benvenuti al Nord 15.20-17.40-20.10-22.30 The Artist 15.10-17.30-20.00-22.20 J. Edgar 17.20-20.00-22.30 Winter il delfino 15.00 Non avere paura del buio 22.40 BRESCIA METROPOL VIA GALILEO GALILEI, 56 - TEL. 030/305828 E ora dove andiamo? 15.15-17.15-19.15-21.15 MORETTO VIA S. ALESSANDRO - TEL. 03048383 La chiave di Sara 14.40-16.50-19.00-21.15 MULTISALA WIZ VIALE ITALIA ANG. VIA F.LLI UGONI - TEL. 0302889211 Benvenuti al Nord 14.45-17.00-19.15-21.30 The Help 15.30-18.30-21.30 Alvin Superstar 3 14.45-17.00 The Artist 19.15 Le Idi di marzo 21.30 La talpa 14.15-16.45-19.15-21.40 J. Edgar 15.30-18.30-21.30 Immaturi - Il viaggio 14.40-17.00-19.20-21.40 NUOVO EDEN VIA NINO BIXIO 9 - TEL. 0308379404 Le nevi del Kilimangiaro 18.00-21.00 OZ IL REGNO DEL CINEMA VIA SORBANELLA 12 - TEL. 0303507911 Alvin Superstar 3 14.40-16.30-18.20 La talpa 20.10-22.40 Immaturi - Il viaggio 15.20-17.35-20.25-22.40 Underworld - Il risveglio 3D15.20-17.10-19.00-20.50-22.40 L'ora nera 14.45-17.00*-20.35*-22.30* Benvenuti al Nord 15.20-17.35-20.20-22.35 Il gatto con gli stivali 14.40-16.35 Non avere paura del buio 18.30-20.35-22.40 Winter il delfino 15.00-17.15 Finalmente maggiorenni 19.30-21.30* Benvenuti al Nord 14.45-17.00-19.15-21.30 Sherlock Holmes - Gioco di ombre 14.50-17.25-20.00-22.35 J. Edgar 14.40-17.20-20.00-22.40 PICCOLO CINEMA PARADISO VIA FRANCESCO LANA, 15 - TEL. 030280010 Un Chien andalou 17.00 I sette Samurai 17.30 Il cielo sopra Berlino 21.00 SOCIALE VIA CAVALLOTTI, 20 - TEL. 03041140 Shame 15.15-17.15-19.15-21.15 CAPRIOLO GEMINI VIA PALAZZOLO - TEL. 0307460530 Benvenuti al Nord 14.30-16.20-18.10-20.15-22.30 Underworld - Il risveglio 14.30-16.20-18.10-20.15-22.30 Alvin Superstar 3 14.30-16.20-18.10 Immaturi - Il viaggio 20.15 Il Principe del deserto 22.30 CORTE FRANCA MULTIPLEX NEXUS VIA ROMA 78 - TEL. 030986060 Benvenuti al Nord 14.50-15.30-17.10-17.50-20.20-21.10 Underworld - Il risveglio 3D 15.10-17.20-21.20 La talpa 14.50-17.40-20.30 Immaturi - Il viaggio 15.10-17.30-20.50 Non avere paura del buio 15.30-17.50 Alvin Superstar 3 - Si salvi chi puo'! 15.00-17.00 L'ora nera 3D 15.20-17.20-21.20 Succhiami 21.30 J. Edgar 20.40 DARFO BOARIO MULTISALA GARDEN MULTIVISION PIAZZA MEDAGLIE D`ORO 2 - TEL. 0364529101 Benvenuti al Nord 14.30-17.15-20.00-22.30 Alvin Superstar 3 14.00-16.00-18.00 Non avere paura del buio 20.00-22.30 Underworld - Il risveglio 3D14.00-16.00-18.00-20.00-22.30 Immaturi - Il viaggio 14.30-17.15-20.00-22.30 ERBUSCO MULTIPLEX PORTE FRANCHE VIA ROVATO 44 - TEL. 0307717644 Alvin Superstar 3 15.10-17.10 L'ora nera 22.10 L'ora nera 3D 20.00 Underworld - Il risveglio 15.30-20.10 Underworld - Il risveglio 3D 17.50-22.20 Winter il delfino 14.40-17.00 J. Edgar 21.00 Succhiami 15.20-20.00 Non avere paura del buio 17.30-22.00 La talpa 17.20-22.30 Immaturi - Il viaggio 14.50-20.10 Benvenuti al Nord 15.00-17.40-20.20-22.40 LONATO MULTISALA KING VIA FORNACE DEI GORGHI - TEL. 0309913670 Benvenuti al Nord 15.00-17.40-20.20-22.45 Underworld - Il risveglio 3D 16.20-18.25-20.30-22.45 The Help 15.20-18.15-21.15 Immaturi - Il viaggio 14.50-17.30-20.05-22.40 Alvin Superstar 3 14.05-16.00-18.00 La talpa 20.10-22.40 ORZINUOVI STARPLEX ORZINUOVI VIA LOMBARDIA 26/28 - TEL. 030943605 Benvenuti al Nord 15.20-17.40-20.20-22.35 Benvenuti al Nord 16.45-19.00-21.30 Winter il delfino 14.45 Immaturi - Il viaggio 15.20-17.40-20.20-22.35 La talpa 15.10-17.35-20.10-22.35 L'ora nera 15.00-16.50-18.40-20.30-22.25 Underworld - Il risveglio 3D 15.00-16.45-18.35-20.25-22.30 Succhiami 18.40-20.30-22.25 Alvin Superstar 3 14.50-16.45COMO ASTRA V.LE GIULIO CESARE, 3 - TEL. 031261234 Benvenuti al Nord 16.20-18.40-21.00 GLORIA VIA VARESINA, 72 - TEL. 0314491080 L'industriale 21,00 CANTU' CINELANDIA MULT. CANTU' 2000 CORSO EUROPA 23 - TEL. 031710039 Alvin Superstar 3 15.20-17.30 J. Edgar 20.00-22.40 Immaturi - Il viaggio 15.00-17.30-20.10-22.40 J. Edgar 16.30 La talpa 20.00-22.40 CANTU' LUX VIA MANZONI, 8 - TEL. 031714759 Benvenuti al Nord 15.00-17.30-20.10-22.35 MONTANO LUCINO UCI MONTANO LUCINO VIA VARESINA - TEL. 892960 J. Edgar 16.45-19.40-22.35 Winter il delfino in 3D 14.15 Non avere paura del buio 20.00-22.30 Il gatto con gli stivali 3D 15.20 Underworld - Il risveglio 3D 15.15-17.35-20.10-22.30 L'ora nera 3D 15.25-17.45-20.10-22.35 Alvin Superstar 3 14.30 The Help 16.40-19.35-22.30 Benvenuti al Nord 14.40-17.20-20.00-22.40 Immaturi - Il viaggio 14.40-17.20-20.00-22.40 Alvin Superstar 3 15.20-17.40 Succhiami 20.10-22.30 Benvenuti al Nord 14.30-17.15-19.45-22.20 Benvenuti al Nord 16.00-18.40-21.40 La talpa 14.25-17.15-20.00-22.45 CREMONA CINEMA CHAPLIN VIA ANTICHE FORNACI 58 - TEL. 0372453005 E ora dove andiamo? 16.30-19-21.15 FILO P.ZZA FILODRAMMATICI, 1 - TEL. 0372411252 La chiave di Sara 19.00-21.15 SPAZIOCINEMA CREMONA PO VIA CASTELLEONE, 108 - TEL. Immaturi - Il viaggio 17.50-20.10-22.40 L'industriale 14.20 Benvenuti al Nord 15.30-17.50-20.10-22.30 J. Edgar 15.00 The Help 16.20-19.10-22.00 Alvin Superstar 3 14.30-16.25-18.20 Non avere paura del buio 22.30 Shame 15.00 La talpa 17.30-20.00-22.30 Winter il delfino in 3D 15.00-17.20 Underworld - Il risveglio 3D 16.50-18.40-20.30-22.30 Il gatto con gli stivali 15.00 L'ora nera 3D 20.40-22.40 CREMA MULTISALA PORTA NOVA VIA INDIPENDENZA - TEL. 0373218411 Winter il delfino 15.20 La talpa 17.40-20.10-22.40 Underworld - Il risveglio 15.20-17.10-19.00-20.50-22.40 Immaturi - Il viaggio 15.30-17.50-20.10-22.20 Alvin Superstar 3 15.30-17.20 Benvenuti al Nord 19.10-21.30 Benvenuti al Nord 15.30-17.45-20.25-22.40 LECCO NUOVO MIGNON V.LE COSTITUZIONE, 27 - TEL. 0341366331 Immaturi - Il viaggio 15.00-22.30 J. Edgar 17.15-19.50 Benvenuti al Nord 15.00-17.30-20.00-22.30 PALLADIUM VIA FIUMICELLA 12 - TEL. 0341361533 Alvin Superstar 3 15.00-16.45 Le Idi di marzo 20.15-22.15LODI DEL VIALE VIALE RIMEMBRANZE, 10 - TEL. 0371426028 Benvenuti al Nord 16,00-18,30-21,15 FANFULLA V.LE PAVIA, 4 - TEL. 0371/30.740 La talpa 16.00-18.30-21.15 MODERNO MULTISALA CORSO ADDA 97 - TEL. 0371420017 Underworld - Il risveglio 16.15-18.00 Underworld - Il risveglio 3D 19.45-21.30 The Help 16.00-18.45-21.15 PIEVE FISSIRAGA CINELANDIA MULTIPLEX PIEVE S.S. N 235 - TEL. 0371237012 Benvenuti al Nord 15.10-17.40-20.10-22.40 Benvenuti al Nord 15.00-17.30-20.00-22.30 Underworld - Il risveglio 3D 15.30-17.40-20.30-22.40 L'ora nera 3D 17.20-20.20-22.30 Winter il delfino in 3D 14.50 Immaturi - Il viaggio 14.50-17.15-20.15-22.40 Alvin Superstar 3 15.00-17.10 La talpa 20.10-22.45MANTOVA ARISTON MULTISALA VIA PRINCIPE AMEDEO, 20 - TEL. 0376328139 La chiave di Sara 15.20-17.30-19.40 L'industriale 21.50 The Help 15.20-18.20-21.20 La talpa 16.10-18.50-21.30 CINECITY MULTIPLEX PIAZZALE CESARE BECCARIA 5 - TEL. 0376340740 Benvenuti al Nord 15.00-17.30-18.30-20.00-21.15-22.30 Underworld - Il risveglio 3D 15.15-17.40-20.15-22.30 L'ora nera 3D 15.00-20.00-22.40 Immaturi - Il viaggio 15.00-17.30-20.00-22.40 Non avere paura del buio 20.15-22.40 J. Edgar 17.30-19.45-22.30 Winter il delfino in 3D 17.40 Winter il delfino 15.00 Alvin Superstar 3 15.30-17.50 Il gatto con gli stivali 15.30 MIGNON VIA BENZONI, 22 - TEL. 0376366233 Shame 16.00-18.00-21.00 CURTATONE STARPLEX CURTATONE VIA G. MONTANELLI, 31 - TEL. 0376348395 Benvenuti al Nord 15..5-17.50-20.10-22.25 Benvenuti al Nord 18.50-21.15 Alvin Superstar 3 14.55-16.50 L'ora nera 18.40-20.30-22.20 Il gatto con gli stivali 14.55-16.45 Underworld - Il risveglio 15.00-16.55-18.50-20.45-22.40 La talpa 15.05-17.30-20.05-22.30 J. Edgar 21.00 Winter il delfino 15.55-18.25 Immaturi - Il viaggio 15.40-17.55-20.15-22.35PAVIA CORALLO VIA BOSSOLARO, 15 - TEL. 0382539224 J. Edgar 17.45-20.00 Immaturi - Il viaggio 15.00-22.30 La talpa 15.00-17.30-20.00-22.30 POLITEAMA C.SO CAVOUR, 18/20 - TEL. 0382530343 Benvenuti al Nord 15.30-18.00-20.15-22.30 PARONA MOVIE PLANET STRADA PROV.LE PER LA CATTANEA, 106 - TEL. 0384296728 Benvenuti al Nord 15.00-17.30-20.10-22.30 Underworld - Il risveglio 3D 15.00-17.30-20.10-22.30 Benvenuti al Nord 15.45-18,30-21.30 Immaturi - Il viaggio 15.00-17.30-20.10-22.30 La talpa 14.45-17.15-19.50-22.30 Non avere paura del buio 20.10-22.30 Alvin Superstar 3 15.00-17.30 L'ora nera 17.30-20.10-22.30 Winter il delfino 17.30 MONTEBELLO DELLA BATTAGLIA THE SPACE CINEMA MONTEBELLO DELLA BATTAGLIA VIA MIRABELLA, 6 - TEL. 892111 Benvenuti al Nord 14.50-17.20-19.55-22.30 Succhiami 16.00-20.20 Shame 18.00-22.15 Alvin Superstar 3 15.15-17.25 Winter il delfino 15.10 Non avere paura del buio 17.20 J. Edgar 19.40-22.35 L'ora nera 16.00-18.15-20.30-22.40 Underworld - Il risveglio 3D 16.05-18.10-20.15-22.20 Benvenuti al Nord 16.30-19.05-21.40 Il gatto con gli stivali 3D 15.20 Immaturi - Il viaggio 17.25-20.00-22.35 La talpa 19.25-22.10 La talpa 14.45-17.25 Non avere paura del buio 20.10-22.40 SONDRIO EXCELSIOR VIA C. BATTISTI - TEL. 0342215368 Le Idi di marzo 21.00 STARPLEX SONDRIO VIA VANONI, ANGOLO VIA TONALE - TEL. 0342214709 Immaturi - Il viaggio 15.40-17.55-20.15-22.35 L'ora nera 17.00-21.00 Alvin Superstar 3 15.00 Benvenuti al Nord 18.50-22.45 Benvenuti al Nord 15.35-17.50-20.10-22.25 La talpa 15.00-17.35-20.00-22.25 VARESE MULTISALA IMPERO VIA BERNASCONI 13 - TEL. 0332284004 Benvenuti al Nord 15.10-17.40-20.10-22.40 The Help 15.30-19.00-22.00 Il gatto con gli stivali 3D 15.15-17.20-20.00-22.20 Underworld - Il risveglio 3D 15.10-17.40-20.10-22.40 Immaturi - Il viaggio 15.00-17.30-20.00-22.30 L'ora nera 15.15-17.20-20.00-22.20 Winter il delfino 17.00 J. Edgar 19.45-22.30 La talpa 17.00-19.55-22.35 Alvin Superstar 3 15.30-17.40 Sherlock Holmes - Gioco di ombre 19.55-22.35 NUOVO VIA DEI MILLE, 39 - TEL. 0332237325 Shame 16.15-18.30-21.00 SALA FILMSTUDIO 90 VIA DE CRISTOFORIS 5 - TEL. 0332830053 E ora dove andiamo? 17.00-19.00-21.00 GALLARATE CINELANDIA MULTIPLEX VIALE LOMBARDIA, 51 - TEL. 0331268017 La talpa 14.50-17.30-20.10-22.45 The Help 15.00-18.00-21.00 Benvenuti al Nord 15.10-17.40-20.10-22.40 Benvenuti al Nord 15.00-17.30-20.00-22.30 Underworld - Il risveglio 3D 15.30-17.40-20.30-22.40 Alvin Superstar 3 15.00-17.10 Winter il delfino in 3D 14.50-17.15 J. Edgar 20.00-22.45 Immaturi - Il viaggio 15.00-17.35-20.15-22.40 L'ora nera 15.10-17.35-20.20-22.35 :::LOMBARDIA
27Domenica 22 gennaio 2012 Compagne e compagni, no. Proprio non ci siamo! Oggi ho persino subito un'aggressione in metropolitana. E già per me prendere un mezzo pubblico sapete che è un sacrificio, con quel tremendo odore di esseri umani. Ma ho il Cayenne a fare il tagliando e così alla manifestazione “Ripensare la decrescita per salvare l'ambiente” ci sono dovuto andare in metrò. Ero lì in mezzo a quel gregge con il naso in un mazzo di violette come il personaggio di Kundera che si difendeva dalla puzza parigina, quando chi ti vedo? Un timido studentello che in un angolo leggeva “Il Fatto Quotidiano”. Be', ho fatto cadere le violette antitanfo e ho gridato: “Ma come ti vesti?”. “Caro il mio ragazzo,” gli ho detto. “In primo luogo se sei un vero lettore del Fatto non te ne stai in un angolo a leggere un articolo delle pagine interne. Non lo sai che il Fatto non si apre mai? Il must di quest'anno è tenerlo bello aperto sulla prima pagina per far vedere a tutti la testata. Devi stare al centro del vagone e continuare a rivoltare il giornale per mostrare cosa leggi! E cos'è quell'aria timidina e composta? Il vero lettore del Fatto ogni tre righe sbuffa, impreca a bassa voce, si gira schifato verso il vicino, sputa metaforicamente su questo mondo così ingiusto. Insomma, stai leggendo l'organo ufficiale delle persone intelligenti, mica Tiramolla! Quello che davvero non andava nel ragazzo erano però gli accessori. Dico, come puoi credere di essere un lettore del Fatto se porti quegli occhialini dalla montatura griffata! Gli studenti indignatissimi che idolatrano Travaglio portano vecchi occhiali no logo dalla montatura di cellulosa con almeno una stanghetta rotta e tenuta su con lo scotch. Certo, il massimo dello chic sarebbe anche una lente incrinata, ma capisco... erano le dieci del mattino e quello è un tocco di raffinatezza più adatto a una soirée alla Casa del Popolo con Lella Costa che legge Chomsky. Almeno la stanghetta, però... Allora l'esteta che è in me non ha potuto resistere. Gli ho afferrato gli occhiali e zac! gli ho spezzato di netto la stanghetta di destra (notate la scelta politico-iconoclastica). Solo che nessuno nel vagone del metro aveva dello scotch. Una vergogna, queste vittime del consumismo globalizzato! Tutti con l'iPhone e nessuno con un misero rotolo di nastro adesivo in borsa. A quel punto il ragazzo si è alzato, abbastanza indignato, e solo allora ho visto che vicino aveva un borsone della palestra di Arti Marziali Shotosushi. Non mi ero accorto che aveva la cintura nera. Proprio io che sono sempre così attento agli accessori! MA COME TI VESTI? CONSIGLI DI MODA PER I LETTORI DEL FATTO di Enzo Micio-Mao Si avvicinano le celebrazioni del Giorno della Memoria C on l'avvicinarsi della ricorrenza del Giorno della memoria, l'Italia si ritrova con le ferite tuttora aperte. Una nazione lacerata nel profondo che affronta un passato che è ancora troppo presente. Un passato di guerra, tradimento, vendetta. Famiglie distrutte, città cancellate, vite spezzate. Con l'avvicinarsi del Giorno della memoria, l'Italia fa i conti col più tremendo dei propri fantasmi: la Democrazia cristiana. Simbolo di una stagione di sangue, servizi deviati e debito pubblico che ancora oggi agita la nostra fragile democrazia. Nello spirito di riconciliazione delle celebrazioni per il centocinquantenario dell'unità d'Italia, ecco alcune iniziative al vaglio del governo per favorire la soluzione politica alla prima repubblica. Per non dimenticare. VIAGGI DELLA MEMORIA Vasto programma di gite organizzate per le scolaresche. Previsti diversi itinerari nei luoghi simbolo della follia democristiana. Già molto richieste le visite guidate per Domus Mariae, monastero di Camaldoli e Ceppaloni. VAGONI DELLA MEMORIA Toccanti testimonianze di vittime delle deportazioni bianche. Tra le vicende più strazianti, quella della famiglia Mugnai di San Giovanni Valdarno. Tesserati nottetempo al gran completo e a loro insaputa nel 1956, i Mugnai sono da allora stati vittime di numerosi e ripetuti rapimenti lampo: caricati a forza su pullman senza targa, venivano rinchiusi in alberghi-prigione di volta in volta dislocati in qualche località termale. Da qui, venivano rilasciati e potevano uscire solo dopo avere votato il candidato fanfaniano e versato un finanziamento all'agenzia Radar. TESSERE DELLA MEMORIA La disumana esperienza dei campi di lavoro democristiani, dove tante persone sono state sfruttate fino alla morte per raggiungere gli obiettivi delle gerarchie: tessere, tessere e ancora tessere. Vivi, morti, malati, suore, animali. Non si era mai andati per il sottile: se esisteva, si poteva tesserare. E nessuno sa quanti siano morti schiantati di lavoro inseguendo il sogno malato dei capi di avere una tessera per ogni essere vivente del quartiere, della città, del mondo. PAGINE DELLA MEMORIA Edizione critica con documenti originali della collana dei grandi classici maledetti dell'esoterismo democristiano. Dossier, veline degli americani, falsi documenti e lettere anonime. Gli elenchi, le liste, gli omissis. IMMAGINE DELLA MEMORIA Mostra fotografica e installazioni visual-3d sul tema: estetica e look sotto la Dc. Previsti workshop tematici su: “Il pantalone ascellare: comfort o stile?”, “La sfida del riporto” e “Sovrappeso politico, quando il girovita fa il leader”. SCAFFALI DELLA MEMORIA Consultazione assistita degli archivi Andreotti. A fare da impeccabile cicerone tra faldoni e incartamenti provvederà un ex agente coperto del Sifar, che a visita ultimata tenterà di avvelenarvi offrendovi un caffè corretto Coccolino. di Marco Gorra Famiglie distrutte, città cancellate, vite spezzate. L'Italia fa i conti col più tremendo dei propri fantasmi: la Democrazia cristiana Per non dimenticare gli orrori del nostro passato
8 Domenica 22 gennaio 2012 ITALIA @ commenta su www.liberoquotidiano.it ::: NUOVI EQUILIBRI Gli esperti: ma occhio agli indecisi Paura amministrative nel Pdl: si rischia il crollo Per i sondaggi il partito di Berlusconi è in calo e potrebbe perdere 12 città. Alfano: scelte subito, senza perdere tempo ::: PAOLO EMILIO RUSSO ROMA  Ha ragione Silvio Berlusconi quando dice che «è in caduta tutta la politica, non il Pdl». Ma è altrettanto vero che, in questa fase, è proprio il partito del Cavaliere il principale obbiettivo di «una azione di destrutturazione», come la definisce Luigi Crespi. Un'azio ne che, stando ai sondaggi, lo penalizza. Il fatto che questa disaffezione sia per buona parte compensata da un calo di consensi del Pd non è sufficiente a far scomparire le preoccupazioni in vista delle Amministrative di primavera. Nei prossimi mesi, infatti, saranno rinnovate le amministrazioni di molti Comuni. Sarà il primo banco di prova del sistema politico nella stagione dei “tecnici”. Gli ultimi dati a disposizione, raccolti dalla Swg, descrivono un Pdl al 23,5%, sotto di alcuni punti rispetto al Pd, al 26%. Un partito lontano anni luce dal 37,5% del 2008. Sale leggermente l'Udc, al 7%, ma il Terzo Polo è stabile per il leggero calo di Fli al 5,5%. La Lega, nonostante tutto, resta stabile al 10%. Ma i due dati clamorosi, sui quale concordano tutti gli esperti, sono altri: oltre il 40% degli elettori si dice oggi intenzionato ad astenersi, non votare. E sempre più italiani preferiscono i partiti “antisistema” o, comunque, critici nei confronti della larghissima maggioranza che governa il Paese. Tanto è vero che il movimento 5 Stelle di Beppe Grillo viene quotato addirittura al 7,5%, contro il 7% di Sinistra e Libertà e Italia dei valori. Il gradimento del governo resta alto, al 57%, ma non si traduce in consenso per i partiti che lo sostengono. Anzi. Sono dati, questi, sufficienti a far apparire lo spettro del ribaltone in alcune città governate dal centrodestra. Un rischio ancora più grosso a Sud, dove il Pdl non può contare sui voti in fuga verso la Lega, che ritornerebbero all'ovile in caso di alleanza a livello locale. Pericolosissimo il secondo turno, previsto per l'elezione del sindaco nei Comuni sopra i 20mila abitanti: lì i candidati del Pdl rischiano di finire travolti dalla somma dei voti ai partiti di sinistra e di quelli dell'antipolitica. Chi si è presola brigadi“proiettare” le stime nazionali sulle città ha finito per mettersi le mani nei capelli: 12 Comuni capoluogo potrebbero passare da destra a sinistra. Il foglietto gira e sta seminando il panico: dopo le “sberle” di Milano e Napoli sarebbe un duro colpo. «Il crollo dei consensi ai partiti è trasversale e viene calcolato su scala nazionale», frena Alessandra Ghisleri, fondatrice di Euromedia Research. «Per le Amministrative è diverso: lì conta il candidato, quanto è conosciuto, la qualità della proposta politica», aggiunge. Inoltre la disaffezione per la politica “nazionale” potrebbe non comportare affatto astensione nelle elezioni locali, dove il rapporto tra eletto ed elettore è più diretto, c'è una tradizione di affluenza altissima. Certo, sottolinea Ghisleri, «è necessario che emergano per tempo le proposte politiche, venga coinvolta la società civile; i partiti non devono lasciare il campo ai tecnici, ma tornare a farsi sentire, essere presenti nei territori, fare il loro lavoro». Fare presto, non a caso, è l'im perativo di Angelino Alfano. Il segretario del Pdl, ieri, è stato a Verona, una delle città dove si voterà in primavera. Verona, dove governa il leghista Flavio Tosi, è anche un test sulla tenuta dell'alleanza PdlLega, messa a dura prova dalla crisi del governo Berlusconi e dal sostegno degli azzurri al governo di Mario Monti. Tosi lunedì presenterà la sua lista civica e Alfano gli ha chiesto di arrivare presto ad un accordo. «Non siamo disponibili ad accettare di stare fermi fino all'ultimo secondo», ha detto. Le trattative con la Lega sono tutt'al tro che facili, anche considerato che spesso i presidenti di Provincia al Nord sono leghisti e, con la cancellazione dell'ente, presto il Carroccio avrà qualche “inoccu pato” in più da gestire. Ma c'è fiducia che si possa chiudere presto su alleanze e candidati vincenti. Più complessa la questione del consenso perché, come dice lo spin doctor Luigi Crespi, il Pdl è sotto attacco. «Queste liberalizzazioni sembrano una azione a target dove le categorie che vengono colpite e indotte a sacrifici per trarne “vantaggi per la collettività”, sono esattamente il cuore dell'elettorato Pdl». Fortunatamente per Alfano questa «fuga» degli elettori Pdl «non comporta, per ora, un aumento di consenso del Terzo Polo o del centrosinistra, ma finisce alla voce astensioni o voti di protesta», aggiunge Crespi, già inventore del “contratto con gli italiani”. Niente è perduto, forse. Perché, come rileva, «in crisi è il concetto stesso di rappresentanza: anche i sindacati, per esempio, vengono contestati se e quando firmano accordi». L'ex premier torna a Villa Certosa Proseguire con SuperMario o votare? Silvio si prende un weekend di riflessione ::: SALVATORE DAMA ROMA  Il Cavaliere vola in Sardegna. Si prende un weekend di pausa, ha bisogno di stare tranquillo, deve riflettere. Troppo velocemente, prima di quanto lui si attendesse, è arrivato lo spartiacque. Il sostegno al governo tecnico impone una decisione: continuare a tenerlo in piedi al prezzo di erodere il proprio consenso elettorale; mandare tutto in vacca e puntare dritto al voto. Il partito non lo aiuta: è diviso tra dinamitardi e lealisti, e ognuno portamotivazioniplausibili agliocchidel Cavaliere. I sondaggi: quelli hanno sempre avuto un peso nel determinare le decisioni berlusconiane. E ora lo spingono al «Monticidio». Il fatto è che il Pdl, più degli altri, sta pagando il conto al Professore. Precipita a percentuali che neanche Forza Italia da sola, nei momenti di riflusso. La paura è di rimanere schiacciati. Che l'elettore moderato si faccia sedurre da altre leadership: Casini, Montezemolo, Passera. «Dobbiamo spiegare alla gente che non ero io la causa della crisi, lo spread e la speculazione dei mercati non si sono placati dopo le mie dimissioni». Tuttavia è una strategia comunicativa, questa suggerita da Silvio ai suoi dirigenti, che non passa, non fa breccia. In attesa che la quiete di Villa Certosa suggerisca soluzioni, la tattica rimane quella del poliziotto buono e del poliziotto cattivo. Con Berlusconi che ringhia contro i tecnici («Incapaci») e Alfano che smorza: «Il Pdl apprezza lo sforzo del governo». Non ci sono dubbi sul voto dei berluscones alle liberalizzazioni: questo è sicuro. Anche se Monti ha tenuto conto solo in minima parte delle indicazioni ricevute dal partito azzurro. Via dell'Umil tà ci riproverà in Parlamento. C'è una task force a lavoro (Gasparri, Brunetta, Romani, Corsaro, Casero), preparerà degli emendamenti su mercato del gas, banche, assicurazioni, benzina, taxi, farmacie. Anche la sospensione delle frequenze assegnate gratuitamente a Mediaset e Rai è stata presa male. Ma, come spiega l'ex ministro Romani, non è una criticità tale da mettere in dubbio il voto sul provvedimento. Si sprecano, comunque, le dichiarazioni antigovernative del Pdl. Il decreto è «un brodino ristretto incapace di rimettere in piedi l'economia», commenta Osvaldo Napoli. Il testo, ci va duro Guido Crosetto, è «un insieme di cose serie, cose inutili e demagogia». Ma almeno è «un punto di partenza». È deluso anche Renato Brunetta: «Non si fanno crescita e sviluppo con un po'di farmacie e di taxi in più». Fabrizio Cicchitto chiede modifiche in Parlamento e critica il Quirinale: «Che invidia», dice, «il governo di centrodestra non sempre riusciva a far passare il criterio dell'urgenza rispetto a provvedimenti “assai corposi” come questo». Ma tanto Monti e Napolitano stanno tranquilli: il Pdl è un cane che abbaia, ma non morde. Il commento E se fosse proprio il Cav a stufarsi del suo partito? ::: MARTINO CERVO  Non sono in molti ad attribuire grande serietà alle minacce del Pdl quando intima a Monti di non esondare dai propri compiti di gestione dell'emergenza economica, pena un voto anticipato. Più che la forza propulsiva del Professore, che pure ha fatto capire quanto l'eventualità sia remota, a togliere nerbo alla sfida è la convenienza pressoché nulla ad andare alle elezioni a breve. Il problema che si annida nella testa dei dirigenti Pdl, piuttosto, è se il tempo giochi o meno a loro favore. Se votare nel 2012 è un'ipotesi impensabile a meno di non metter in conto disfatte, non c'è nulla che garantisca che qualche mese più tardi le cose vadano meglio. Pochi giorni fa Libero ha dato voce ai timori più o meno latenti di un'Opa di un ipotetico centro sul Pdl. In effetti, con un Alfano la cui vocazione pare essere anzitutto riconquistare un solido legame di alleanza con Casini, non è scontato il rapporto di forza con cui avverrebbe un eventuale avvicinamento. Se soprattutto prendesse davvero corpo un rassemble ment come quello preconizzato da Bobo Maroni in un'intervista a Libero lo scorso novembre (Terzo Polo a trazione casiniana, delusi del Pd e ampie fette del Pdl), non è assolutamente detto che sia il partito fondato da Berlusconi e Fini a menare le danze. E, questo è il nodo vero, non è detto che la cosa allo stesso Silvio Berlusconi dispiaccia. Il Cavaliere non è soggetto da poter accettare quote di minoranza in una qualunque coalizione: la sua avventura politica coincide con la leadership e con formazioni montate e smontate apposta per costruirle intorno a sé. Questo ha due possibili conseguenze: la prima è che Berlusconi difficilmenteaccetterà accordi di cui non sia dominus; la seconda è che diventa complicato immaginare l'ex premier spendere troppe energie per un contenitore, il Pdl appunto, che ha detto e ripetuto di non amare particolarmente fin dal nome. La fluidità dell'attuale situazione rende aperto ogni orizzonte, dalla dissoluzione a una rinascita fatta su uomini e contenuti freschi, magari cooptando gli elementi più validi e «politici» del governo Monti (Passera su tutti?). Ma non permette di ipotizzare un Cavaliere disposto a versare troppe lacrime sulla sua creatura, dovesse immaginare di sacrificarla per una formazione di provata fedeltà che gli permettesse, conti alla mano, di sparigliare ancora.
9Domenica 22 gennaio 2012ITALIA @ commenta su www.liberoquotidiano.it ::: I NUOVI EQUILIBRI Il 29 gennaio le primarie laziali Gli azzurri imitano gli Usa col caucus della Ciociaria Presenti 300 membri su 2.800 All'assemblea del Pd non c'è nessuno Ma si dividono lo stesso Spaccatura sulla legge elettorale e nessun voto sulle primarie. I veltroniani: Monti è il nostro governo. I bersaniani: per noi no ::: ELISA CALESSI ROMA  Di sicuro, come ha detto Pier Luigi Bersani, è stata un'as semblea «senza lazzi, frizzi, ricchi premi e cotillon». Anche perché il pubblico, per dirla con il segretario, non consentiva né «comizi», né «cabaret». La sala era di 480 posti. Ma le poltrone vuote erano parecchie. Ci saranno state trecento persone, non di più. E colpiva la scelta della sala: rispetto alle precedenti assemblee che si sono tenute a Roma, sempre alla Nuova Fiera, c'è stato un progressivo rimpicciolimento. Nel 2008, prima assemblea, si è scelto il mega padiglione 4 (ed era pieno). Nel 2009 il padiglione 1, ma era pieno a metà. Lo scorso anno, padiglione grande, ma dimezzato. Ieri, archiviata ogni ambizione di riempire spazi fieristici, si è optato sul padiglione 10: una saletta convegni. Sui 1300 membri dell'assemblea nazionale, 1000 eletti, 300 di diritto, ce n'erano pocopiù di 300.«Si accorciano le platee e si allungano le presidenze», commentava un veltroniano. E lo ha fatto notare, beccandosi i fischi, Pippo Civati, a fine riunione, accettando la richiesta della presidente, Rosy Bindi, di non mettere ai voti l'ordine del giorno, presentato da lui e da Salvatore Vassallo, per chiedere di regolare le primarie per scegliere i parlamentari, se non si dovesse cambiare la legge elettorale: «Va bene, anche perché mi pare che questa assemblea sia un po' poco rappresentativa, rispetto ai mille e passa delegati....». Del resto, faceva notare uno di questi, «se non si vota nulla e non si decide nulla perché la gente dovrebbe farsi questo viaggio?». In effetti. Discutere si è discusso. Sul governo Monti e sulla legge elettorale. Bersani ha ridetto che il Pd «sostiene il governo Monti senza “se”, senza “ma” e senza tacere». Per cui, «siamo entusiasti delle liberalizzazioni», ma bisogna «fare di più». Troppi rinvii, troppi «rimandi a dpcm» (decreti del presidente del Consiglio dei ministri), così viene «il sospetto che le cose finiscano in cavalleria». Va bene, per dire, aumentare il numero dei notai, «ma se poi si scopre che i 500 nuovi sono quelli che dovevano essere fatti nel 2009 e nel 2010» o che, abolite le tariffe minime degli avvocati, «si elimina l'equo compenso dei praticanti» o che «si mandano al macero le para-farmacie», creando «farmacisti negri», allora non ci siamo. E non si dica che le liberalizzazioni le ha inventate Monti. Chi le ha fatte, ha ricordato con orgoglio Bersani, la liberalizzazione delle telecomunicazioni, lo spacchettamento dell'Enel, la portabilità dei mutui? E poi la rivolta dei forconi, in Sicilia. «Dice che il governo incontra Lombardo mercoledì. Ma se un anziano oggi in Sicilia scende giù e vuol comprarsi una cosa, non trova niente!». E allora, «si chiamino i prefetti a sbloccare». Il Pd sta con Monti, sì. Ma distinto e distante. Perché «chi si è visto aumentare l'età della pensione, ferma me per strada. E cosa gli dico, se non fanno niente sui notai?». La verità è che Bersani è preoccupato dai sondaggi che danno in crescita la fiducia nel governo, ma in calo nei partiti. Teme che Monti incassi e il prezzo lo paghino i partiti. Non tutti, però, la pensano così. Enrico Letta invita a «non vivere il governo Monti come una Quaresima, ma come una primavera». «Non ci deve essere nessun dubbio, sulla scelta che abbiamo fatto», scandisce Dario Franceschini. Ma se il veltroniano Giorgio Tonini chiede «un sostegno attivo al governo Monti» perché, finita questa fase, «non possiamo presentarci agli italiani come quelli di prima», Stefano Fassina gli risponde che «l'agenda del governo Monti non è la nostra». Intanto sulle primarie per scegliere gli eletti, Bersani chiede «un po' di buon senso». Anche perché «se l'altra volta le avessimo fatte, cosa sarebbe cambiato?». Gli danno man forte Marini e Finocchiaro, il primo spiegando che sarebbe come dare per fallita la riforma elettorale, la seconda sostenendo che sarebbe uno spreco di soldi. Si cambi la legge elettorale, si facciano le riforme. Su questo sono tutti d'accordo. Ma come? Vassallo chiede che si tengano fermi due paletti: collegi uninominali e un sistema bipolare maggioritario. Lo stesso dice Tonini: «Non si può tornare all'incubo di un bipolarismo coatto, ma nemmeno alla palude del proporzionale». Un sistema che, invece, rilancia Franceschini, sia pure con meccanismi che obblighino a dichiarare le alleanze. Intanto, al bar di fianco, si parla del congresso. E di un possibile candidato che, dicono i veltroniani, «dovrà essere espressione di questo governo». Abbiamo scoperto la verità. Primo: a far conoscere a Pier Luigi Bersani l'ormai famosa birreria è stato Enrico Letta, che ieri lo ha rivelato all'assemblea del Pd. Secondo: Bersani la birra non solo l'ha bevuta. Ma perfino «pagata». E «ho anche chiesto lo scontrino» ha dichiarato con orgoglio. Si capisce che non era alla Festa dell'Uni tà. il graffio Scontrini democratici NUMERI AMARI Silvio Berlusconi si dice sicuro che il crollo di consensi riguarda «tutta la politica, non il Pdl». In effetti, secondo gli ultimi sondaggi, oltre il 40 per cento degli elettori è tentato dall'astensione. Nello stesso tempo, però, i dati raccolti dalla Swg dicono che il Popolo della Libertà è al 23,5 per cento, sotto di alcuni punti rispetto al Pd, che si attesta al 26 per cento. Gli azzurri pagano anche il sostegno all'esecutivo Monti e, infatti, venerdì il Cavaliere ha dichiarato che «la cura del governo tecnico non ha dato frutti». A questo punto, è necessario un cambio di strategia e c'è chi scommette che Berlusconi potrebbe anche sacrificare il Pdl per sparigliare le carte Lapresse CHI CALA LE BRAGHE Il segretario Pier Luigi Bersani ieri all'Assemblea nazionale del Pd Lapresse ::: ROMA  Il seggio al Bar Santone. Il candidato novantenne. Il «lazio-leghista», il «retromarcista» di ritorno da Fli. I manifesti coi simboli personalizzati, il comizio di chiusura tutti assieme, le operazioni di voto alla domenica (dalle 8 alle 21), con lo spoglio in nottata. Sono i caucus della Ciociaria. Esperimento pilota di primarie del Pdl per la scelta del candidato sindaco di Frosinone. Sarà l'effetto novità, sarà la vita di provincia avara di diversivi, ma gli azzurri sono tutti eccitati per questo evento, anche se il risultato è dato già per scontato. Si vota il 29 gennaio e il superfavorito è l'avvo cato penalista Nicola Ottaviani, in passato candidato, e per due volte, alla carica di primo cittadino in quota Forza Italia. Ciononostante le primarie hanno scatenato la competizione attirando pure gente da altri partiti. È il caso di Giovanni Palazzi che, dopo lo scisma del «che fai mi cacci?», ha seguito Fini. E ora si misura con gli ex compagni di partito nella caccia alla preferenza dei simpatizzanti. Un euro è l'obolo per gli iscritti azzurri che vogliono partecipare ai Caucus; tre euro la quota «anti-infiltrati» che devono pagare i cittadini sprovvisti della tessera del Popolo della Libertà. Per chi arriva secondo allo spoglio c'è la speranza di fare il vice sindaco. In caso di vittoria alle elezioni. Altri effetti collaterali: le primarie hanno risvegliato l'ardo re politico di Ettore Ferrara, classe 1924. Che, insieme all'unica donna (la consigliera comunale Ombretta Ceccarelli) e al referente ciociaro della Lega Nord Lazio (Onofrio Evangelisti), completa l'elenco dei candidati. L'ultimo piccolo successo è la tempistica: mai il Pdl aveva scelto un candidato sindaco con tanto margine di anticipo. Mentre il Pd, a due mesi e mezzo dal voto amministrativo, ancora sta al «carissimo amico». L'unica certezza è che non faranno le primarie, loro no. SA.DA. RIFORME Pronto l'iter del dopo porcellum Ma intesa lontana La tabella di marcia per la discussione della nuova legge elettorale è fissata. I presidenti di Camera e Senato, Fini e Schifani si vedranno in settimana per decidere in quale ramo del Parlamento discuterla e con quali tempi. Un modo per andare incontro al pressing del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che da oltre una settimana sta lanciando appelli perché si faccia presto. «Fin dalle prossime ore concorderò con il Presidente del Senato l'agenda delle riforme. Un anno di legislatura rappresenta un tempo che può essere impiegato dal Parlamento per alcune limitate riforme istituzionali, soprattutto per una nuova legge elettorale», ha detto Fini. Anche il premier, Mario Monti, è d'accordo: «Auspico che il dialogo possa dare frutti su quei temi che non sono nelle mani del governo, come la riforma elettorale e i regolamenti parlamentari. Credo che sia uno spazio politico di grande importanza». Il problema è che i partiti, seppur ascoltati al Colle la settimana scorsa e nonostante un profluvio di dichiarazioni, non hanno ancora trovato l'accordo sul modello al quale ispirarsi. Il Pdl preferirebbe alcuni ritocchi all'attuale legge, mentre Udc e Pd hanno come obiettivo prioritario quello di eliminare il “Porcellum”: i centristi, in particolare, vogliono un proporzionale puro, dire una volta per tutte addio al bipolarismo. Condizione che il Pdl non può accettare: «Disponibili a discutere, ma bisogna mantenere bipolarismo e indicazione del premier», dice Angelino Alfano. Il Pd è diviso, ma «noi puntiamo con ogni mezzo ad una nuova legge elettorale», dice Bersani. Nel centrodestra si fa largo anche l'ipotesi di un pacchetto di riforme più ampio che, al suo interno, abbia anche la legge elettorale. «Seguiamo un ordine logico per le riforme, prima quelle condivise, poi la legge elettorale», propone Fabrizio Cicchitto. Eppure Romano Prodi non vedi spazi: «Nell'attuale situazione è molto complicato arrivare a una legge elettorale che faccia fare in salto in avanti», ha detto ieri, rompendo il silenzio. P.E.R.
20 Domenica 22 gennaio 2012
12 Domenica 22 gennaio 2012 ITALIA @ commenta su www.liberoquotidiano.it ::: LE STAR DELLA SINISTRA La legge del contrappasso De Magistris a processo. Why not? L'ex pm a giudizio con lo «spione» Genchi. L'accusa: irregolare l'inchiesta che lo rese famoso (e fece cadere Prodi) Donna Lucia insulta gli studenti All'Annunziata doppia paga per un lavoro ::: GIANLUCA VENEZIANI  Che Lucia Annunziata non fosse imparziale lo sapevamo già. Ma che negasse la verità appurata da un tribunale lo scopriamo adesso. Il 19 gennaio la conduttrice di «In mezz'ora» incontra gli studenti di una scuola di giornalismo. Alla fine della relazione, il sottoscritto fa cenno alla superliquidazione che l'Annunziata avrebbe percepito dopo la sua esperienza come presidente Rai nel 2004. A quel punto, la giornalista perde le staffe. «Quella volta Libero prese una sòla. E lei ha fatto una figura di merda, si dovrebbe informare prima di fare domande». Fedele al suo monito, mi sono informato. Il 30 luglio 2004 mio zio, Marcello Veneziani, consigliere uscente della Rai, pubblica su “Li bero” un articolo in cui accusa Lucia Annunziata, presidente uscente, di aver stretto un patto segreto con Rai Holding, che le avrebbe garantito dopo le dimissioni un'indennità e una liquidazione di 1 milione e duecento milaeuro in due anni. La Annunziata querela l'ex consigliere Rai. Poi, nella commissione Commissioneparlamentaredel 7ottobre2004, fornisce la sua versione. Il suo trattamento di fine rapporto, dice, è pari a “soli” 48 mila euro. In realtà però, «essendo tale impegno a non dimettersi se non per giusta causa previsto per la retribuzione come Presidente, a lei spetterebbe l'equivalente di 10/12esimi di tale retribuzione». Tradotto: la giornalista avrebbe percepito una liquidazione di almeno 600 mila euro in dueanni (i5/6 delsuo stipendiodi allora), purché il ministero del Tesoro avesse ritenuto le sue dimissioni motivate da giusta causa. Le cose non vanno così, solo perché «il Tesoro si rifiuta di riconoscere la giusta causa». In compenso Lucia ottiene il programma “In mezz'ora”con una doppia paga: una per averlo creato, l'altra per averlo ideato come format originale. Ma soprattutto la Annunziata non ricorda che il 26-03-2008 il tribunale civile di Roma ha dato ragione a Marcello Veneziani perché «esercitava legittimamente il suo doppio ruolo di giornalista e consigliere d'ammi nistrazione» e «ha respinto la richiesta di risarcimento della Annunziata». Il giornalista, dunque, non si era inventato nulla, “Libero” non aveva preso una sòla e chi scrive non ha fatto una figura di merda. Lucia Annunziata s'incavola LaPresse ::: Commento Finalmente alla sbarra il metodo della patacca ::: FILIPPO FACCI  Luigi De Magistris ormai è incommentabile. Passa la voglia di farlo, perché al milionesimo indizio di ciò che rappresenta (di ciò che è) vien da pensare che di indizio, forse, ne bastava uno solo, o forse due, al limite tre; invece siamo al milionesimo, sicché vien da concludere che un personaggio del genere possa esistere solo in Italia, meglio, solo nel nostro Meridione, meglio, solo in un certo Meridione, da non confondersi col resto. L'ultimo aggiornamento è che De Magistris sarà processato a Roma per l'accusa - non lieve - di aver acquisito tabulati telefonici di alcuni parlamentari senza aver prima richiesto l'au torizzazione delle camere: tra gli intercettati c'erano l'ex Presidente del Consiglio Romano Prodi, l'allora ministro Clemente Mastella e poi Francesco Rutelli e Giuseppe Pisanu. L'accusa di abuso d'ufficio ha la valenza penale che ha, ma va ricordato che i colpi giudiziari e mediatici di quell'inchiesta-patacca - la fatidica Why not - sgretolarono e fecero cadere il Governo Prodi, per quanto disgraziato fosse. Inutile dire che De Magistris ora respinge le accuse e che non si dimetterà da niente; inutile dire che De Magistris tuttavia esiste solo grazie a Why not più altre inchieste patacca poi miseramente crollate; inutile ricordare che De Magistris ha ottenuto facile popolarità sullapelle di centinaia di indagati regolarmente assolti e inutile ricordare che ogni volta si è innalzato a fustigatore di chiunque si difendesse «dal processo» anziché nel processo, dopodiché è proprio quello che ha fatto, e che sta facendo. A cominciare dall'im munità euro-parlamentare dietro la quale si è trincerato più volte: querelando intanto quei giornali - come Libero - che raccontavano tutti i cadaveri penali che ne avevano caratterizzato l'attività istruttoria. Why not, Poseidone, Toghe lucane: inutile elencarli tutti, anche perché andrebbero elencate le spaventose perdite di tempo, gli scontri istituzionali, il cosiddetto scontro di procure tra Catanzaro e Salerno. Fu il pm Gabriella Nuzzi, dopo un'infinità di incontri a tu per tu con De Magistris, a redigere un decreto di perquisizione poi eseguito presso la procura di Catanzaro il 2 dicembre 2008: una battaglia tra procure come non se n'erano mai viste. Tutto per niente. Tutto per De Magistris. Ora la patacca prosegue a Napoli, sulla poltrona da sindaco. Perché i napoletani sono così: ti scelgono, decidono di amarti e, per un po', non cambierebbero idea neppure se tu dessi fuoco alla città. Ma poi un giorno l'idea la cambiano, ed è per sempre, anche se intanto moltiplicassi le pizze e i pesci. Sicché non importa se la raccolta differenziata doveva essere al 70 per cento ed è ferma al 21,5; non importa la polemica sullo stipendio di Roberto Vecchioni, la cacciata del capo dell'azienda dei rifiuti dopo sei mesi d'incarico, le strade sempre piene di buche, le smargiassate alle partite del Napoli (lui ex interista) con trasferta a Manchester, la Coppa America che doveva farsi a Bagnoli (tutto bloccato dalla magistratura, per contrappasso) sino alle accuse a giornali come Repubblica e soprattutto il Corriere del Mezzogiorno - non Libero - di essere inaffidabili o peggio «amici di Cosentino». Intanto il Pd non lo sopporta, i dipietristi non lo sopportano, parte dei movimenti che l'ha votato non lo sopporta. E ora dovremmo rispiegare da capo quanto lo sopportiamo noi. ::: ROBERTA CATANIA ROMA  Alla fine la richiesta di rinvio a giudizio è stata accolta: il 17 aprile Luigi De Magistris e Gioacchino Genchi finiranno alla sbarra. L'ex pm di Catanzaro, e attuale sindaco di Napoli, insieme al consulente informatico formato nei reparti speciali della Polizia, andranno di fronte alla seconda sezione del Tribunale di Roma per rispondere di concorso in abuso d'ufficio per le acquisizioni illecite di tabulati telefonici in uso a esponenti politici e perfino a membri di governo. Ieri il Gup Barbara Callari ha accolto le richieste dei pm della Capitale, ai quali era passato il caso aperto sull'in chiesta “Why not”, quell'in dagine che nel 2006 aveva coinvolto moltissimi personaggi e che oggi si ritorce contro i due principali artefici. In particolare, secondo l'accusa, tra le utenze acquisite in modo illecito ci sono quelle dell'allora premier Romano Prodi, dell'ex ministro della Giustizia Clemente Mastella e di alcuni parlamentari come Francesco Rutelli e Giancarlo Pittelli. Per tutti loro andava richiesta la necessaria autorizzazione alla Camera di appartenenza, passaggio che il pm De Magistris aveva saltato con l'aiuto di Genchi. INCHIESTA DEL 2006 L'inchiesta puntava a svelare una gestione illecita di milioni di euro in finanziamenti pubblici sborsati dalla Regione Calabria, dallo Stato, dall'Unione europea. Un sodalizio, secondo l'allora pm De Magistris, formato da imprenditori, professionisti e pubblici amministratori. Le indagini di “Why not” diven nero note nel settembre 2006, quando fu notificato un avviso di garanzia all'allora vice presidente della Regione Calabria, Nicola Adamo, e a sua moglie Enza Bruno Bossio. Per l'accusa i reati erano gravissimi: associazione a delinquere, abuso d'ufficio, truffa. Nel calderone finirono anche Prodi, in riferimento al suo periodo da europarlamentare, e l'allora Guardasigilli Mastella. Le loro posizioni furono archiviate già durante le indagini preliminari, ma l'iscrizione di Mastella nel registro degli indagati portò, nell'ottobre del 2007, all'avo cazione dell'inchiesta da parte del procuratore generale facente funzioni di Catanzaro, Dolcino Favi, ed al successivo affidamento ad un pool di magistrati guidati da Enzo Jannelli, appena nominato procuratore generale. Un anno dopo, nel dicembre 2008, le indagini finirono al centro di uno scontro senza precedenti: i pm della procura di Salerno sequestrarono i fascicoli, per una loro indagine su un presunto complotto ai danni di De Magistris, che nel frattempo era stato trasferito a Napoli come giudice. La procura generale catanzarese, come risposto, controsequestrò gli atti. Lo scontro tra i due uffici coinvolse il Csm, che trasferì la maggior parte di coloro che firmarono gli atti della vicenda. Tra le conseguenze, ci fu l'apertura di un fascicolo di inchiesta a Roma, quello sui tabulati acquisiti illecitamente, e che ieri ha portato al rinvio a giudizio di chi aveva dato il via al valzer. Gli altri stralci si erano risolti in due filoni. La Procura generale, che pochi giorni dopo lo scontro con i pm salernitani chiuse le indagini per 106 persone, chiuse un processo davanti al gup con otto condanne e 34 assoluzioni e ne ha portato avanti un altro (ancora in corso) davanti al Tribunale di Catanzaro. Quest'ultimo a carico di politici ed amministratori regionali, tra i quali gli ex presidenti della Regione Calabria, Agazio Loiero, del centrosinistra, e Giuseppe Chiaravalloti, del centrodestra, ex assessori e consiglieri regionali e imprenditori, tra i quali Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle Opere della Calabria, imputato principale. LA REAZIONE DI GIGI «Sono amareggiato per la decisione del Gup del Tribunale di Roma rispetto ad un procedimento in cui mi appare chiara l'incompetenza dell'autorità giudiziaria di Roma, così come è ancora più evidente l'infondatezza dei fatti», è il commento piccato del sindaco di Napoli. Luigi de Magistris aggiunge anche: «Non mi aspettavo questo rinvio a giudizio, perchè l'ac cusa rivoltami è quella di aver acquisito tabulati di parlamentari senza necessaria autorizzazione del Parlamento stesso: mai un pm potrebbe essere così ingenuo. Ritenevo e ritengo un dover costituzionale indagare nei confronti di tutti e anche nei confronti dei parlamentari e dei potenti. Mi auguro che la magistratura giudicante, nella sua autonomia e indipendenza, riconosca la correttezza del mio operato e l'infondatezza degli addebiti formulati dalla Procura di Roma». RISO AMARO Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, è «amareggiato» per il suo rinvio a giudizio legato al caso «Why not» LaPresse
38 Domenica 22 gennaio 2012 CRONACA @ commenta su www.liberoquotidiano.it Squadra da stravolgere Manette al Pirellone Adesso Formigoni fa partire il rimpasto Il piano del governatore: via Buscemi e il geometra di Silvio In forse La Russa e Colucci. Pronta la nomina per tre donne ::: TIZIANA LAPELOSA  La nuova giunta regionale, frutto del rimpasto annunciato da Roberto Formigoni, sarà un po'più rosa. E chi vorrà continuare a fare l'assessore, sempre che il presidente lo voglia, dovrà farlo a tempo pieno, perché fare politica è una cosa seria. Queste le linee guida che il presidente della Regione Lombardia seguirà per la ricomposizione della nuova squadra di governo, che potrebbe essere pronta già fra una settimana. Linee guida che, se attuate, gli garantirebbero al presidente un doppio successo: da un lato metterebbe a tacere quanti lo hanno accusato di aver dato forma ad una giunta maschilista (una sola donna su sedici assessori) con tanto di ricorso al Tar; dall'altro eviterebbe di avere uomini con interessi che esulano dal lavoro di assessore. Obiettivo contenuto nelle parole rilasciate ieri: «Stiamo preparando un gesto forte gli assessori e i sottosegretari saranno a tempo pieno, dovranno rinunciare a ogni attività privata». Come dire: basta con in casi Ponzone, Nicoli Cristiani e affini. Basta col confondere gli affari privati e le responsabilità personali di assessori e consiglieri con l'attività politica, ma basta anche ai doppi incarichi. Chi vuole fare politica, insomma, dovrà rinunciare a qualcosa. Qualche esempio: Romano La Russa, assessore alla Protezione civile, Polizia locale e Sicurezza, e Alessandro Colucci, assessore ai Sistemi verdi, ad oggi sono anche coordinatori provinciali del Pdl. Dovranno rinunciare all'incari co? Anche se per il segretario nazionale del Pdl, Angelino Alfano, ha detto sì ai doppi incarichi? Il partito, in vista del congresso, sta lavorando già alla loro sostituzione, ma ad oggi non è arrivato a nessuna soluzione. Certo, il riassetto dei vertici è vicino, e c'è ragione di credere che il loro futuro politico resta appeso alle decisioni che prenderà Formigoni. Chi, secondo indiscrezioni, di sicuro dovrà vestire i panni di galantuomo percedere il suo postoad una donna è Massimo Buscemi, con delega alla Cultura. Il suo posto potrebbe essere occupato dalla consigliera bresciana Margherita Peroni (Pdl), da tempo in lista d'attesa. Sua doveva essere anche la poltrona da vicepresidente del consiglio regionale lasciata libera da Nicoli Cristiani, che invece è toccata al bergamasco Carlo Saffioti, fedele pidiellino. Tra i sottosegretari a dover preparare la valigia, sempre secondo le voci che si susseguono al Pirellone, dovrebbe essere Francesco Magnano, noto come il geometra di Arcore, con il compito di promuovere il territorio. Il Pirellone, intanto, trema e si prepara al peggio. A breve, come da prassi, Formigoni inizierà il giro di consultazioni. Ascolterà i suoi assessori, i partiti che lo appoggiano, e, naturalmente, la Lega. Trattative che potrebbero richiedere una settimana di lavoro. Non sarà facile mettere una x col pennarello rosso su chi dovrà farsi da parte per fare spazio a nuovi assessori. Ma Formigoni, per evitare critiche e malumori da parte di chi non farà più parte della giunta, ha precisato che «deve essere ben chiaro che non ho nulla da rimproverare alla mia giunta e nessuno può rimproverare nulla ai miei assessori». Vale a dire: chi non entrerà più nella stanza dei bottoni dove tutto si decide, non dovrà pensare che sia per mancanza di capacità. Altre, infatti, sono le logiche che regoleranno da oggi in poi la scelta degli uomini del governo regionale. «Stiamo preparando un gesto forte», ha infatti aggiunto il numero uno del Pirellone, « gli assessori e i sottosegretari saranno a tempo pieno, dovranno rinunciare a ogni attività privata». Oggi le primarie del partito di Bersani In galera l'ex coordinatore Pdl. E ora il Pd vuole conquistare Monza ::: LAURA MARINARO  Un'occasione imperdibile per recuperare terreno nella “Monza città di centrodestra”. Oggi per la prima volta in città si tengono le primarie Pd per scegliere il candidato sindaco che dovrà sfidare il primo cittadino uscente Marco Mariani. Consultazioni che, soprattutto dopo gli arresti (Ponzoni in testa) che hanno scoperchiato il “siste ma Brianza”, stanno galvanizzando il centrosinistra monzese. Da qualche giorno, esponenti del Pd monzese e brianzolo cercano spazio per recuperare il terreno perduto. Dimenticando il caso Penati, nato sempre dalla procura di Monza, dimenticando anche che Roberto Scanagatti, uno dei candidati alle primarie (ex vicesindaco dell'era Faglia), emigrato a Sesto per fare l'assessore al Bilancio. Ovvio che né lui né gli altri sei candidati alle primarie c'entrano nulla né con l'una né con l'altra inchiesta, ma certo l'occasione per alzare la testa in nome della pulizia del Pd e della legalità è ghiotta. Soprattutto perché in consiglio comunale, per tutti questi mesi, le richieste e gli emendamenti su una variante al Pgt considerata «una colata di cemento», non erano state ascoltate. Adesso, però, anche la “va riante Romani” sembra ferma al palo. Strana coincidenza. «Il fatto che i procedimenti coinvolgano Ponzoni e altri potenti e famosi amministratori, come Antonino Brambilla, vicepresidente di una provincia come quella guidata da Allevi (che rischia di sciogliersi da sola prima che lo faccia il Governo Monti) – tuo nano dal proprio blog gli esponenti del Pd monzese all'indomani degli arresti - la dice lunga del sistema di potere politico e amministrativo che il centrodestra ha messo in piedi per scambiare voti in cambio di favori». E poi la dichiarazione aperta di guerra: «Tra pochi mesi a Monza si vota e in questa crisi dei rapporti Pdl e Lega gli arresti danno un colpo finale alle speranze di voler continuare a governare da centro destra città e Provincia». Lo stesso Scanagatti, alcuni giorni fa, ci aveva confessato: «Un cittadino di centrodestra un giorno si è avvicinato e mi ha detto che mi voterà perché è schifato da tutta questa gente». Dalle elezioni comunali, dove i giochi nel centrodestra sono ancora in alto mare (sembra che il Pdl non sia intenzionato ad appoggiare Mariani e che Allevi forse stia facendo un pensierino a tornare in piazza Trento) alla provincia dove il Pd è stato caustico. «Allevi azzeri la giunta provinciale – hanno chiesto Gigi Ponti e Domenico Guerriero in consiglio provinciale - adesso sono in gioco l'onorabilità e la credibilità di tutto l'ente. Inquieta lo scenario dell'indagine: solo una settimana fa in Provincia di Monza, dopo l'audizione del pm Walter Mapelli sulle infiltrazioni mafiose, abbiamo capito tutti che la nostra Brianza è sotto attacco. Se tutto fosse vero saremmo di fronte a un sistema che infetta il nostro territorio». SVOLTA IN REGIONE Dopo gli scandali che hanno colpito la Regione Lombardia, Formigoni ha deciso che i tempi sono maturi per un rimpasto di giunta che tenga conto delle quote rosa, ma anche della totale disponibilità a lavorare soltanto per la Regione da parte degli assessori, mettendo quindi da parte qualsiasi interesse personale. Fotogramma INCOMPATIBILITÀ CANCELLATE Alfano cambia regole per i congressi: tra gli azzurri risale la tensione ASSESSORE IN CELLA Pur di ottenere i domiciliari lascia la poltrona Ha chiesto gli arresti domiciliari e la Procura sta valutando cosa fare. Antonino Brambilla, ex vicepresidente della Provincia di Monza e Brianza travolto nell'inchiesta Ponzoni e in carcere come l'ex numero uno del Pdl brianzolo, ha fatto sapere tramite il suo legale Ivan Colciago di aver chiesto i domiciliari in virtù delle dimissioni presentate subito dopo l'arresto dalla sua carica e accettate dal presidente Dario Allevi. «Nell'ordinanza di arresto si fa chiamamente riferimento al fatto che il mio assistito era ancora in carica mentre per Perri e Riva sono stati dati i domiciliari perché non erano più in carica, quindi credo che il Giudice possa valutare la richiesta», ha detto Colciago. Intanto Brambilla continua a respingere qualsiasi accusa di ingerenza nei Pgt dei vari comuni e tantomeno di aver corrotto sindaci o pubblici funzionari per seguire i dettami di Massimo Ponzoni. La Procura si è riservata di esaminare la richiesta. LAURA MARINARO ::: MARZIO BRUSINI  In un partito che stenta a considerarsi tale, la circolare di Alfano che cancella l'incompatibilità tra la carica di presidente, assessore o capogruppo provinciale e il ruolo di coordinatore regionale, provinciale o cittadino, non sembra stravolgere gli equilibri milanesi, ma basta a far agitare il sottobosco. Quello che viene considerato un favore a qualche notabile azzurro campano, potrebbe interessare una remota volontà di Guido Podestà a candidarsi in uno dei tre incarichi compatibili. Ipotesi che in molti danno per incredibile, anche se ancora scotta a Palazzo Isimbardi il licenziamento dal coordinamento regionale della scorsa primavera. Al più, per la corrente del presidente della Provincia di Milano, si potrebbe presentare l'opzione dell'as sessore Fabio Altitonante, rimasto al palo nel totocandidature fino ad oggi. Così come sembra che due degli assessori ex An della giunta Podestà sono tornati nella lista degli arruolabili. A Varese, Como e Brescia non sembra al momento uscire qualche novità. Anche perché il nuovo regolamento emanato il dicembre scorso sull'incompatibilità tra il ruolo di coordinatore locale del partito e cariche elettive, aveva di fatto spiazzato i notabili lombardi del partito segnando un imbarazzante stop alle attività sul territorio. Stop che salvo rari casi, come la raccolta di firme anti Area C, ha minato fortemente la tenuta del Pdl a Milano. Ad esclusione del gruppo La Russa e dei ciellini, il Pdl milanese e lombardo ricorda molto da vicino un esercito messicano, dove tutti sono generali, e in cui trovare vicari e uomini di fiducia a cui subappaltare incarichi di potere non è affatto facile. Perché tranne i soliti noti – La Russa, Colucci, Maullu – non sembrano emergere all'orizzonte nuove figure. «E' una questione di credibilità del partito – spiega Carlo Masseroli capogruppo a Palazzo Marino - dobbiamo distinguere chiaramente incarichi elettivi e ruoli di partito. Solo in questo modo possiamo far crescere il Pdl e creare una vera e propria classe dirigente». Di parere contrario Marco Osnato, consigliere comunale molto vicino a La Russa: «Personalmente avrei lasciato la decisione agli iscritti, non ci trovo nulla di male ad affidare un coordinamento provinciale o regionale a politici di spessore e autorevolezza.» Cerca l'equilibrio Sandro Sisler, unico outsider per il coordinamento provinciale: «Io mi dimetterò dall'incarico di assessore di Carate Brianza anche se non è prevista l'incompatibilità. Ma restringere il cerchio delle candidature non è in sé positivo. Ora soprattutto che il Pdl deve essere rilanciato». F.Altitonante [Fotogr]
32 Domenica 22 gennaio 2012 I CONSIGLI DELLA GIORNATA Rete 4 ore 21.30 Un poliziotto alle elementari La 7 ore 21.30 Il nemico alle porte Cinema 1 ore 21.10 Potiche la bella statuina Cinema hits ore 21.10 Fuori controllo a cura di Giorgio Carbone SPETTACOLI TV 6.30 UnoMattina In Famiglia. Con Miriam Leone e Tiberio Timperi 9.35 Easy Driver 10.00 Linea verde Orizzonti 10.30 A sua immagine “La solidarietà al Giglio” 10.55 Santa Messa 12.00 Recita dell'Angelus 12.20 Linea verde “A Modena per scoprire l'aceto balsamico” 13.30 TG1 - TG1 Focus 14.00 Domenica In - L'Arena. Condotto da Massimo Giletti Che tempo fa 16.30 TG1 16.35 Dear Domenica in Così è la vita “La tragedia della Costa Concordia”. Con Lorella Cuccarini 18.50 L'eredità 20.00 TG1 20.35 5 minuti di recupero 20.40 Soliti ignoti 21.30 Prima tv Il restauratore “Terza puntata”. Con Lando Buzzanca, Martina Colombari 23.40 Speciale TG1 Settimanale del TG1 “In viaggio per l'Italia” 0.45 TG1 Notte - Che tempo fa 1.10 XXI Secolo - Testimoni e protagonisti 2.25 Sette note - Musica e musiche RAI UNO 7.00 Cartoon Magic 9.00 Lola e Virginia “Il circolo dei poeti” 9.20 Social King 2.0 “Ultima puntata Ospite Noemi” 10.10 Ragazzi c'è Voyager Fai la tua domanda 10.50 A come Avventura “In scaletta: i panda selvatici della Cina; il freebord; il genio di Leonardo da Vinci” 11.30 Mezzogiorno in famiglia 13.00 TG2 Giorno 13.30 TG2 Motori 13.40 Meteo 2 13.45 Quelli che aspettano 15.40 Quelli che il calcio “Tra gli ospiti: Neri Marcorè e Nicola Savino”. Condotto da Victoria Cabello. 17.10 RaiSport Stadio Sprint 18.00 RaiSport 90° Minuto 19.35 Lasko “La maledizione” con Mathis Landwehr 20.30 TG2 - 20.30 21.00 N.C.I.S. “Contraddizioni” con Mark Harmon 21.45 Prima tv Charlie's Angels “Buon viaggio, angeli” con Annie Ilonzeh 22.35 La Domenica Sportiva 1.00 TG2 1.20 Protestantesimo 1.55 Appuntamento al cinema RAI DUE 8.00 La signora Miniver (Drammatico, 1942) con Greer Garson. Regia di W. Wyler. 10.05 Doc Martin con Martin Clunes 10.55 TGR Estovest 11.15 TGR Mediterraneo 11.40 TGR RegionEuropa 12.00 TG3 12.25 TeleCamere 12.55 Prima della Prima (R) 13.25 Il Capitale di Philippe Daverio 14.00 TG Regione - Meteo 14.15 TG3 14.30 In 1/2 h. Condotto da Lucia Annunziata 15.35 Alle falde del Kilimangiaro 17.55 Per un pugno di libri “Il giardino dei Finzi Contini, di Giorgio Bassani” 18.55 Meteo 3 - TG3 19.30 TG Regione - Meteo 20.00 Blob 20.10 Che tempo che fa “Ospiti: Tremonti, Ezio Mauro e James Taylor” 21.30 Presa diretta “Immondizia zero: Roma come Napoli? La Capitale sarà sommersa dai rifiuti?”. Con Riccardo Iacona 23.35 TG3 - TG Regione 23.50 Lilit - In un mondo migliore “Ospiti Catherine Spaak e Cecilia Strada” RAI TRE 6.00 Prima Pagina 7.55 Traffico - Meteo 5 8.00 TG5 Mattina 8.50 Le frontiere dello spirito 10.00 Finalmente soli “La mela del peccato” 10.30 L'amore in gioco (Commedia, 2005) con Drew Barrymore, Jimmy Fallon. Regia di Bobby Farrelly, Peter Farrelly. 12.45 Grande Fratello 13.00 TG5 - Meteo 5 13.40 Grande Fratello 14.00 Se cucini ti sposo (Commedia, 2000) con Nastassja Kinski, Timothy Dalton. Regia di Sharon von Wietersheim. 16.15 Domenica Cinque. Con Federica Panicucci e Claudio Brachino 18.50 The Money Drop 20.00 TG5 - Meteo 5 20.40 Paperissima Sprint 21.30 Riassunto: CentoVetrine 21.35 Prima tv CentoVetrine “Puntata speciale”. 23.30 Terra! 0.30 TG5 Notte - Meteo 5 Notte 1.00 Paperissima Sprint. (Replica) 1.45 Prendimi l'anima (Drammatico, 2003) con Emilia Fox, Iain Glen. Regia di Roberto Faenza. CANALE 5 7.40 Cartoni animati 12.25 Studio Aperto - Meteo 13.00 Guida al Campionato 14.00 Il magico tesoro di Loch Ness (Commedia, 2008) con Lisa Martinek, Lukas Schust. Regia di Michael Rowitz. 16.00 Air Bud - Campione a quattro zampe (Commedia, 1997) con Kevin Zegers, Wendy Makkena. Regia di Charles Martin Smith. 18.00 The Middle “Una super mamma (ep. pilota)” con Patricia Heaton 18.30 Studio Aperto - Meteo 19.00 Mr. Bean 19.40 The Medallion (Azione, 2003) con Jackie Chan, Lee Evans. Regia di Gordon Chan. 21.30 Prima puntata Chiambretti Sunday Show - La muzika sta cambiando “Ospite: Peter Dinklage”. Condotto da Paolo Chiambretti 0.20 Controcampo - Linea notte 1.35 Poker1mania 2.25 Riprendimi (Drammatico, 2008) con Alba Rohrwacher, Marco Foschi. Regia di Anna Negri. ITALIA UNO RETE QUATTRO LA 7 6.00 TGLa7 - Meteo - Oroscopo - Traffico Informazione 7.00 Omnibus 10.00 M.O.D.A “Milano Moda Uomo” (Repl.) 10.40 Una nuova vita per Zoe “La settimana infernale” con Joely Fisher 11.35 Ti ci porto io “Prima puntata” 13.30 TG La7 14.05 Ma anche no. Con Antonello Piroso 17.05 Mosquito Coast (Avventura, 1986) con Harrison Ford, River Phoenix. Regia di Peter Weir. 19.00 The show must go off - Domenica. Condotto da Serena Dandini 20.00 TG La7 20.30 In Onda. Condotto da Luca Telese e Nicola Porro 21.30 Il nemico alle porte (Guerra, 2001) con Joseph Fiennes, Jude Law. Regia di Jean-Jacques Annaud. 23.50 TG La7 0.00 Messico in fiamme (Storico, 1982) con Franco Nero, Ursula Andress. Regia di Sergej Fyodorovich Bondarchuk. 2.25 Bookstore (Replica) 3.10 Omnibus Dibattito (Replica) Rai 4 21.10 Cash - Paga o muori (Thriller, 2010) con Sean Bean, Chris Hemsworth. Regia di Stephen Milburn Anderson. 23.00 Death Sentence - Sentenza di Morte (Thriller, 2007) con Kevin Bacon, Garrett Hedlund. Regia di James Wan. Rai Storia 21.00 Dixit Mondo “I duellanti” 23.00 Crash Storia “Regioni d'Italia: la Toscana” 0.00 Mille papaveri rossi “Dal fascismo alla Repubblica” Rai Movie 21.00 Mongol (Storico, 2007) con Tadanobu Asano, Honglei Sun. Regia di Sergei Bodrov. 23.10 Fuga di mezzanotte (Drammatico, 1977) con Brad Davis, Irene Miracle. Regia di Alan Parker. Rai 5 20.45 Passepartout “Espressionismo italico”. 21.15 Film Doc Deep Water - La folle regata (Doc., 2006) Regia di Louise Osmond, Jerry Rothwell. 22.50 Paul Mc Cartney: Good evening New York 23.50 Le mele di Adamo (Commedia, 2005) con Ulrich Thomsen. Regia di Anders Thomas Jensen. Cielo 19.00 Voglio vivere così - Italia 21.00 Hell's Kitchen - Il diavolo in cucina 22.00 Masterchef Usa “Terza puntata” La 5 21.10 Match Point (Drammatico, 2005) con Jonathan Rhys Meyers, Scarlett Johansson. Regia di Woody Allen. 23.25 Grande Fratello Live Iris 21.05 The Good Shepherd (Drammatico, 2006) con Matt Damon, Angelina Jolie. Regia di R. De Niro. 0.00 The Quiet - Segreti svelati (Thriller, 2006) con Elisha Cuthbert, Camilla Belle. Regia di Jamie Babbit. Real Time 20.10 Ma come ti vesti? 21.10 Paint Your Life 22.10 Com'è fatto 23.05 Non sapevo di essere incinta CANALI FREE DIGITALE TERRESTRE 7.30 Zorro “Il mago” “L'inviato del re” 8.35 I grandi parchi naturali d'Italia 9.10 Magnifica Italia 9.45 Santa Messa 11.00 Pianeta mare 11.30 TG4 - Meteo 12.00 Melaverde. Condotto da Helen Hidding, Edoardo Raspelli (R) 13.20 Pianeta mare - Sulle rotte dei gabbiani 14.00 Donnavventura 14.45 Airport 80 (Drammatico, 1979) con Eddie Albert, Alain Delon. Regia di David Lowell Rich. 16.50 Walker, Texas Ranger: Pericolo nell'ombra (Azione, 1993) con Chuck Norris. Regia di Tony Mordente. 18.55 TG4 - Meteo 19.35 Tempesta d'amore 21.30 Un poliziotto alle elementari (Comm., 1990) con Arnold Schwarzenegger, Pamela Reed. Regia di Ivan Reitman. 23.35 I bellissimi di R4 23.40 C'era una volta in Messico (Azione, 2003) con Antonio Banderas, Salma Hayek. Regia di Robert Rodriguez. 1.35 TG4 Night News Meteo CANALI PREMIUM DIGITALE TERRESTRE Joi 21.15 Big Bang Theory “Il corollario del rivestimento raccapricciante” “Il teorema del football” con Johnny Galecki 22.05 IT Crowd “Cattivi ragazzi” “Reynholm contro Reynholm” con Chris O'Dowd 23.00 Fringe “Olivia” “La scatola” con A. Torv 20.20 One Tree Hill “Fulmine a ciel sereno” con James Lafferty 21.15 Fairly Legal “Senza prezzo” “In panchina” con Sarah Shahi 22.55 Covert Affairs “Missione a Parigi” con Piper Perabo 23.50 Close to home “Il rapimento” con Jennifer Finnigan 20.15 Royal Pains “Mal d'amore” 21.15 Ultimi episodi II Stagione - Prima tv Parenthood “Fuggire dalla realtà” “Ricominciare” 23.35 Profumo - Storia di un assassino (Drammatico, 2006) con Ben Whishaw, Dustin Hoffman. Regia di Tom Tykwer. Steel Mya FILM SPORT TELEFILM 15.00 Biathlon, Coppa del Mondo Anterselva: Staffetta m. (Diretta) ES 16.55 Calcio, Premier League 2011/2012 22a giornata Arsenal - Manchester United (Diretta) SP3 17.00 Calcio, Coppa d'Africa 2012 Gruppo B, Costa d'Avorio Sudan (Diretta) ES 20.00 Rubrica sportiva Sky Calcio Prepartita (Diretta) SP1 20.40 Calcio, Serie A Posticipo 19a giornata Inter Lazio (Diretta) SP1 21.00 Biliardo, Snooker Master di Londra Finale (D) ES 21.05 Basket, NBA 2011/2012 New York Knicks Denver Nuggets (R) SP2 21.25 Calcio, Liga Recupero 1a giornata Real Madrid Athletic Bilbao (Dir) SP3 23.15 Rubrica sportiva Obiettivo Londra 2012 Studio SP2 23.30 Rubrica sportiva Euro Calcio Show (Dir.) SP3 21.00 Law & Order - Criminal Intent “Nemici nella mente” FC 21.00 Desperate Housewives “Inquietanti segreti” FL 21.00 Lou Grant “Natale con la neve” FR 21.30 Spartacus - Gli Dei dell'arena “Pater familias” SKU 21.50 Law & Order Criminal Intent “Il terzo cavaliere” FC 21.55 Revenge “Il bene e il male” FL 22.00 In Tour DY 22.00 Cuore e batticuore “Jonathan Hart Jr.” FR 22.10 Cybergirl DY 22.15 I signori della fuga “Follia omicida” F 22.25 Spartacus - Gli Dei dell'arena “Sotto la maschera” SKU 22.35 Life Bites DY 22.45 Law & Order - Criminal Intent “Folle d'amore” FC 22.50 The Big C “Una nuova sfida” FL 21.00 Adele e l'enigma del Faraone Con Louise Bourgoin SCF 21.00 20 sigarette Con Carolina Crescentini C 21.00 Circolo Vizioso Con Roger Moore MGM 21.00 Arriva la bufera Con D. Abatantuono SCC 21.00 Daybreakers - L'ultimo vampiro Con Ethan Hawke SCM 21.00 Prima Tv Preghiere inascoltate Con Eric Close SCP 21.10 Prima tv Potiche - La bella statuina Con C. Deneuve SC1 21.10 Fuori controllo Con Mel Gibson SCH 22.30 Dear John Con Channing Tatum SCP 22.40 Carlito's Way Con Al Pacino C 22.40 Colpo vincente Con B. Hershey MGM 22.55 Un genio in pannolino Con Kathleen Turner SCF 22.55 Elektra Luxx - Lezioni di sesso Con J. Gordon-Levitt SCC 23.00 Unstoppable - Fuori controllo Con Chris Pine SC1 23.05 Omicidio per amore Con Jay Richardson SCM 23.10 Daddy Sitter Con John Travolta SCH 0.25 Alla ricerca dell'assassino Con Nick Nolte SCP 0.35 La morte dall'occhio di cristallo Con Boris Karloff MGM 0.45 Buried - Sepolto Con Ryan Reynolds SCM DOCUMENTARI 20.55 Prima Tv Apocalypse: L'ascesa di Hitler “Le origini del male” NGC 21.00 Prima Tv Curiosity “Will.i.am: iRobot” D 21.00 I cacciatori “Regalo a 4 ruote” THC 21.50 Inside “Insonnia fatale” NGC 21.55 I restauratori “Chevrolet fiammante!” THC 22.00 Tecnologie del futuro “Intelligenza artificiale” D RAGAZZI 19.40 Lo straordinario mondo di Gumball CN 20.05 Adventure Time CN 20.05 I Simpson “Il Winchesterino” F 20.30 Regular Show CN 20.30 I Simpson “Marinaio Homer” F 20.30 Spongebob NCK 20.55 Generator Rex CN 21.00 I Simpson “Marge & Homer fanno un gioco di coppia” F 21.00 I pinguini di Madagascar NCK 21.20 Nuovi episodi Hero 108 CN 21.25 The Cleveland Show “La cioccolata hot” F 21.25 Spongebob NCK 21.45 Virus Attack CN SATELLITI C Cult CN Cartoon Network D Discovery Chan. HD ES Eurosport HD DY Disney Channel F - FR Fox HD - Fox Retro FC Fox Crime HD FL Fox Life MGM Metro Goldwyn Mayer NCK Nickelodeon NGC National Geo.HD SC1 Cinema 1 HD SCC Cinema Comedy HD SCF Cinema Family HD SCH Cinema Hits HD SCM Cinema Max HD SCP Cinema Passion HD SP1 Sky Sport 1 HD SP2-3 Sky Sport 2-3 HD SKU Sky Uno THC The History Channel LEGENDA HD Canale disponibile anche in alta definizione
24 Domenica 22 gennaio 2012
3Domenica 22 gennaio 2012 @ commenta su www.liberoquotidiano.it INTOCCABILI Se un supermercato può aprire la sera perché un ministero il pomeriggio è già chiuso? Gli interessi dei grandi funzionari statali sono intoccabili? il decretino La Super Casta ha salvato se stessa Gli effetti del decreto voluto da Monti sono un'incognita. L'unica liberalizzazione necessaria è quella dello Stato, ma i boiardi pubblici l'hanno evitata. Altro che concorrenza: i governi passano, loro mantengono il potere e fanno il bello e il cattivo tempo (...) tranne a quello in cui i guadagni sarebbero stati sicuri. Più che misure riguardanti taxi, farmacie e professionisti, ciò di cui c'era soprattutto bisogno era una vera liberalizzazione della burocrazia, la più mastodontica rendita di posizione che impedisce all'economia di decollare. Qui non c'è bisogno di stime per misurare i vantaggi, in quanto nel corso degli anni ne sono state fatte a iosa. La Cgia di Mestre ha valutato che un intervento sulla pubblica amministrazione e sul sistema di regole che opprimele imprese varrebbeogni anno un punto di Pil. La ricerca di Unioncamere non si discosta di molto: 1,1 del Prodotto interno lordo. Ma la valutazione più dettagliata è dell'Antitrust, cioè della commissione che vigila sulla concorrenza, la quale sostiene che il costo della burocrazia per le sole imprese vale 61 miliardi di euro e riducendo del 25 per cento le scartoffie che ogni azienda è costretta a tenere in ordine, avremmo l'1,7 per cento di Pil in più. Lo studio porta la firma di Antonio Catricalà, oggi non più alla guida dell'Antitrust ma diventato il braccio destro di Mario Monti, per il quale ricopre l'incarico che fu di Gianni Letta. Perché il nuovo sottosegretario di Palazzo Chigi si è dimenticato ciò che sosteneva tempo fa a proposito del peso dello Stato sulle imprese, preferendo prendersela con i tassisti e gli avvocati? Mistero. Sta di fatto che, mentre si parla di liberalizzare l'orario dei negozi e anche quello dei benzinai, di liberalizzare gli orari, gli uffici e i vertici della pubblica amministrazione non si fa neppure cenno. Così, per ottenere un documento o adempiere una pratica, le persone comuni o i dipendenti di un'azienda sono costretti a mettersi in fila, perdendo tempo e denaro. Ma se si può aprire un supermercato la sera, cosa vieta di far la stessa cosa con un ministero o col Consiglio di Stato? Dispiace al sindacato? Oppure a mettersi di mezzo è quella supercasta di burocrati che alle 17 vuole timbrare il cartellino e preferisce limitare i contatti con il pubblico alle ore del mattino per farsi nel pomeriggio gli affari propri? E perché, mentre si richiede la concorrenza nelle farmacie e si cancellano i privilegi dei professionisti, nulla si fa nei confronti dei burocrati? Loro non devono confrontarsi con altri? Non vorremmo pensar male, ma il sospetto è forte. Anche perché, mentre tutto cambia, ciò che non cambia mai è proprio l'oligarchia che nell'amministrazione statale fa il bello e il cattivo tempo. Venerdì, sul Corriere della Sera, il professor Ernesto Galli della Loggia se la prendeva con i dirigenti dei ministeri, delle authority, con i grandi funzionari di Stato e con la pletora di consiglieri e magistrati, definendoli un regime. Una sorta di governo ombra più forte e radicato di quello regolarmente eletto. Un potere occulto che attraversa indenne ogni crisi di governo e resiste a qualsiasi scossone. «Gli stessi nomi che passano vorticosamente da un posto all'altro, da un gabinetto a un ente, da un tribunale a un ministero, da un incarico extragiudiziale a quello successivo». Sarà un caso, ma guardando la struttura di vertice che regge le nostre Finanze, si può notare che a farne parte ora che c'è Mario Monti sono gli stessi uomini che in precedenza occupavano quelle poltrone con Giulio Tremonti e prima ancora con Tommaso Padoa-Schioppa e Domenico Siniscalco. Vittorio Grilli, oggi vice ministro dell'Economia, per lunghi anni è stato il direttore generale del Tesoro e prima ancora il ragioniere generale dello Stato. Vincenzo Fortunato, che del premier è il capo di gabinetto in via XX Settembre, ricopre l'incarico dal 2001 e ha visto passare ogni maggioranza, compresa quella di Prodi e Di Pietro. Mario Canzio, che è il ragioniere dello Stato, cioè colui che tiene l'elenco dei conti, ricopre l'incarico dal 2005 e in precedenza era tra i massimi dirigenti del Tesoro. Insomma, i cordoni della borsa, indipendentemente dal colore del governo, sono nelle loro mani. L'Economia è un esempio, ma l'elenco potrebbe continuare con altri ministeri e altre istituzioni, perché l'oligarchia burocratica è assai ramificata. E soprattutto intoccabile. Nessun esecutivo, neanche quello dei tecnici (forse perché tra loro ci sono tanti alti papaveri di Stato), vi ha mai messo mano. Se davvero il premier vuole far correre questo Paese, cominci dalla supercasta. Dall'unico potere forte che i governi deboli non sfidano mai. maurizio.belpietro@liberoquotidiano.it L'oligarchia politicamente trasversale I 60 burosauri che frenano le riforme Dirigono i ministeri più prestigiosi, guadagnano 500 mila euro al mese e sono intoccabili ::: FRANCESCO DE DOMINICIS ROMA  Certo non eradal pacchetto liberalizzazioni che doveva arrivare lasforbiciata. Leoccasioni (perse) sono state altre. Tuttavia, una cosa ormai è certa: la casta dei burocrati non si tocca. Non hanno avuto il coraggio di smuovere le acque i governi politici e non intendono farlo nemmeno i professori di stanza a palazzo Chigi dallo scorso 16 novembre. Stiamo parlando di poche (ma potenti) posizioni apicali dei ministeri. A fare un giro rapido se ne contano circa 60: direttori generali, capi di gabinetto, numeri uno di dipartimenti. Posti di lavoro ambitissimi e assai ben pagati, anche oltre 500mila euro l'anno grazie alle deroghe ai tetti alle retribuzioni, anche questi accuratamente conservati dall'Esecutivo guidato da Mario Monti. E in particolare il premier, come quasi tutti i suoi colleghi di Governo, non ha spostato nemmeno una pedina al ministero dell'Economia (di cui Monti ha l'interim), snodo nevralgico del Paese. Del resto è proprio lì, ai piani alti di via Venti Settembre, che si gestisce la macchina dello Stato. Si dice che Monti abbia preferito lasciare intatto l'as setto messo a punto dal suo predecessore, vale a dire Giulio Tremonti. Forse perché la prospettiva non era così lunga da avviare complicate riorganizzazioni. Sta di fatto che le tre-quattro poltrone di peso sono occupate dalle stesse persone piazzate dal professore di Sondrio e che comunque ruotano attorno a via Venti Settembre da quasi venti anni. E anche a questo gruppetto di intoccabili andrebbe ricondotta l'inefficienza della Pubblica amministrazione che zavorra le imprese e l'economia per circa 60 miliardi di euro. Inefficienza, ovviamente, legata principalmente all'apparato legislativo e regolamentare che dalla prossima settimana potrebbe subire un ridimensionamento se palazzo Chigi riuscirà a condurre in porto il decreto per le «semplificazioni». ::: IL CUORE VIA XX SETTEMBRE Ai piani alti del ministero dell'Economia (in via XX Settembre) si gestisce la macchina dello Stato. Da Giulio Tremonti a Mario Monti, i dirigenti più importanti non sono cambiati. GLI UOMINI CHIAVE In cima alla lista degli intoccabili, il direttore delle Entrate e presidente di Equitalia, Attilio Befera. Altro peso massimo, Mario Canzio, da 40 anni a via XX Settembre, capo della Ragioneria generale dello Stato dal 2005. Altre pedine chiave sono quelle di Fabrizia Lapecorella e Vincenzo Fortunato. Discorso a parte per Vittorio Grilli, direttore generale del Tesoro “in aspettativa”, promosso da Monti viceministro dell'Economia. L'oligarchia, c'è da scommetterlo, si salverà anche al prossimo consiglio dei ministri. I n cima alla lista dei superburocrati “intocca bili” c'è Attilio Befera. Direttore dell'agenzia delle Entrate e contemporaneamente presidente di Equitalia, Befera (romano, classe 1946), in pratica, ha in mano le chiavi del fisco italiano: gestisce la struttura degli accertamenti e dei controlli sui tributi e poi guida la società che si occupa della riscossione delle tasse. Un doppio incarico che gli garantisce, complessivamente, uno stipendio annuo da 456.733 euro. Negli scorsi anni si è parlato più volte di una sua sostituzione. Gli occhi sono puntati, in particolare, sul doppio incarico e su un presunto conflitto di interessi. Da quasi 17 anni lavora nell'amministrazione finanziaria. L'altro caso rilevante che non sfugge agli addetti ai lavori è quello di Mario Canzio. Nato a Salerno, quest'anno compie 65 anni e a via Venti Settembre “vive” da una quarantina d'anni. È il classico tecnico bipartisan , nel senso che ha lavorato con governi di tutti i colori scalando i gradini della carriera ministeriale. A capo della ragioneria generale dello Stato è arrivato nel 2005 (per rimpiazzare Grilli): in pratica è il custode del bilancio dell'Italia. Mentre la regia tributaria è affidata a Fabrizia Lapecorella. Quello del numero uno del Dipartimento delle finanze è uno dei pochi stipendi in linea con i limiti fissati dalla legge: 272mila euro più o meno. Lapecorella coordina le quattro agenzie fiscali: Entrate, Territorio, Demanio, Dogane. Vincenzo Fortunatoè il capo di gabinetto, un posto chiave. Guida la complicatissima macchina operativa del ministero. Ha occupato quella posizione anche con Antonio Di Pietro al dicastero delle Infrastrutture tra il 2006 e il 2008. Poi, dopo le elezioni, Tremonti lo ha chiamato all'Econo mia. Dove, peraltro, era già stato con lo stesso incarico nella legislatura 2001-2006. In pratica ha stabilito una specie di record nella storia della burocrazia italiana: dieci anni con lo stesso ruolo, ballando tra due ministeri. Nel 2005 ha dichiarato al fisco, stando ai dati delle Entrate, la bellezza di 788.855 euro. Discorso a parte quello di Vitto rio Grilli. Promosso a viceministro dell'Economia dal Monti, Grilli (nato a a Milano nel 1957) ha congelato la sua posizione di direttore generale del Tesoro, incarico che copriva fina dal 2005. Seppur con un paio di parentesi esterne, al ministero lavora da quasi diciotto anni. Era stato in corsa per la carica di governatore della Banca d'Italia, ma una serie di veti incrociati e la resistenza interna di palazzo Koch lo hanno messo fuori gioco. Stava per lasciare il Tesoro e pur di non perderlo Monti lo gli ha dato i galloni di viceministro. Il che, va detto, comporta un taglio drastico del suo stipendio da 518mila euro a circa 150mila. Una specie di mosca bianca. ::: segue dalla prima MAURIZIO BELPIETRO . Vittorio Grilli, Attilio Befera, Mario Canzio, Vincenzo Fortunato Olycom
2 Domenica 22 gennaio 2012 @ commenta su www.liberoquotidiano.it CONFRONTI IMPIETOSI I dipendenti della Pubblica amministrazione assorbono il 16,4% del Prodotto lordo. Il personale della Germania si accontenta dell'11,5% il decretino Se tagliamo i burocrati il Pil cresce dell'1,7% Il peso dello Stato nell'economia costa alle imprese 60 miliardi l'anno. Secondo l'Antitrust, basterebbe risparmiarne 15 per dare una frustata all'economia italiana ::: TOMMASO MONTESANO ROMA  Era stato Antonio Catricalà, lo stesso che venerdì ha magnificato i contenuti del decreto sulle liberalizzazioni, a individuare, in qualità di presidente dell'Antitrust, il vero intervento in grado di rimettere in moto l'economia italiana: il taglio del costo della burocrazia. «Se riuscissimo a ridurre i costi del 25% avremmo l'1,7% di Pil in più», rivelò a Porta a Porta. In quell'oc casione, l'attuale sottosegretario di Palazzo Chigi quantificò in 61 miliardi di euro all'anno la spesa sul groppone delle imprese italiane a causa dell'inefficienza della macchina statale. Una macchina che «non dà un buon servizio». Numeri in linea con quanto emerso, lo scorso agosto, da uno studio della Cgia di Mestre e, in precedenza, dalle ricerche di Confartigianato e Unioncamere. L'associazione degli artigiani veneti stimò «in almeno 50 miliardi di euro all'anno» il costo dell'inefficienza della macchina burocratica italiana. Colpa di una Pubblica amministrazione colabrodo, che nella classifica elaborata dal World economic forum (Wef) sulla qualità delle prestazioni offerte dalle istituzioni statali, occupa appena il 97esimo posto. Il fanalino di coda dell'Europa, visto che tra i Paesi economicamente più avanzati solo la Russia sta messa peggio. I più virtuosi, neanche a dirlo, sono i tedeschi. Ebbene, aggiunge la Cgia di Mestre, se la nostra burocrazia fosse come quella di Berlino, il risparmio sarebbe addirittura di 75 miliardi di euro all'anno. A incidere di più è la spesa media per il personale e per i servizi di funzionamento, che nel quinquennio 2005/2009 è stata pari a 248 miliardi di euro: il 16,4% del Pil. Un rapporto superiore a quanto registrato in Spagna, Austria e Germania. UNA PALLA AL PIEDE A scontarne gli effetti sono soprattutto le piccole e medie imprese, ovvero la parte più rilevante dell'economia italiana. Sempre la Cgia ha calcolato che le pmi sprecano ogni anno 11,5 miliardi, quasi un punto di Pil, per far fronte agli adempimenti burocratici derivanti dalla loro attività. Per Unioncamere, ogni azienda paga mille euro al mese per far fronte alle varie incombenze. Confartigianato ha quantificato, tanto per cominciare, in 1.134 euro la spesa iniziale per avviare un'impresa. Il 67,2% in più rispetto alla media dell'Unio ne europea. Il carico dovuto a lungaggini e cavilli è inversaIl governo frena sui debiti della PA Un'azienda su tre fallisce per il ritardo nei pagamenti mente proporzionale alla grandezza dell'impresa. Si perdono 5,5 giorni per ciascun addetto nelle realtà produttive con un numero di dipendenti che va da tre a cinque; 5,2 per le aziende da 6 a 9 addetti; 4,8 per le imprese da 10 a 19 dipendenti; 3,7 in quelle che contano da 20 a 49 occupati e 3,1 per le aziende che impiegano tra le 50 e le 499 persone. PAGANO LE PMI Il peso dell'inefficienza si avverte soprattutto nelle Regioni che, al contrario, dovrebbero fungere da locomotiva economica. La classifica delle zone più tartassate dalla burocrazia pubblica, infatti, vede in testa la Lombardia con un costo di oltre due miliardi di euro ogni dodici mesi. Subito dopo ci sono Lazio, dove le imprese spendono in burocrazia 997,4 milioni l'anno; Veneto (995 milioni); Emilia Romagna (951 milioni) e Piemonte (860 milioni). A livello di macro aree, Confartigianato ha calcolato che la quota più onerosa di burocrazia grava sulle regioni del nord-ovest (4,1 miliardi, pari al 30% del totale nazionale). A seguire ci sono le regioni del Mezzogiorno (3,5 miliardi, il 26% del totale), quelle del nord-est (3 miliardi, corrispondenti al 22%) e, infine, del centro (2,8 miliardi, pari al 21%). Per le microimprese, quelle fino a nove dipendenti, un sistema a “burocrazia zero” permette rebbe di aumentare la produttività del 5,8%, colmando del 53,7% il gap di produttività che le separa da Francia, Germania e Spagna. Poi ci sono i costi per le famiglie: per la Cgia di Mestre in Italia gravano su ogni cittadino ben 5.420 euro di spese per mantenere in piedi la nostra pubblica amministrazione. ::: ANDREA SCAGLIA  I circa 90 miliardi accumulati negli anni che la Pubblica Amministrazione deve ancora alle imprese? «Ci stiamo lavorando» ha risposto tre settimane fa il premier Monti - e però questa l'aveva mo già sentita parecchie volte. Dunque perdonate l'insistenza, ma da queste parti c'abbiamo proprio la fissa. Nel senso: lo stesso Monti s'appella - anche comprensibilmente - al senso di responsabilità degli italiani affinché digeriscano gli sganassoni tributari in nome d'una sorta di resurrezione economico-sociale (sperém), e poi però si “dimentica”di allineare a tal bancaria disciplina anche gli impegni dello Stato nei confronti dei comuni mortali - che, sia detto per inciso, dovrebbe essere uno dei primi passi, altrimenti resta l'impressione che il gioco sia truccato. Il discorso è proprio quello dei debiti che la Pubblica Amministrazione contrae nei confronti dei suoi fornitori privati, salvo poi pagare il dovuto in tempi biblici - e così mettendo in seria difficoltà una marea d'imprese. Ne abbiamo scritto su Libero nelle ultime settimane: le Asl ci mettono anche due anni e mezzo per pagare le aziende fornitrici di dispositivi medici - la media nazionale del comparto sanitario è di 299 giorni dalla data d'emissione fattura, ma in Calabria si arriva a una media di 925 giorni - e allargando la statistica alla Pubblica Amministrazione tutta, i tempi di pagamento medi si aggirano intorno ai 180 giorni (che poi sono sei mesi). L'Europa ci ha anche chiesto se non sarebbe il caso di anticipare il regolamento continentale, che comunque entrerà in vigore dal marzo 2012 e che obbligherà il settore pubblico a pagare i fornitori entro 30 giorni (60 in casi eccezionali) - anticipo chiesto da una lettera firmata da esponenti di entrambi gli schieramenti e consegnata a Monti e al ministro dello Sviluppo economico Passera giusto tre giorni fa. E invece niente, su questo punto l'at tuale governo - così come i precedenti, intendiamoci - ha preferito tapparsi le orecchie. Peraltro, proprio i ritardi dei pagamenti - non solo da parte della Pa - rappresentano una delle più frequenti cause di fallimento per le piccole e medie imprese nostrane. I numeri li fornisce ancora la Cgia, associazione artigiani e piccole imprese di Mestre. Le cui stime dimostrano come, nel 2011, addirittura un fallimento su tre sia stato per l'appunto provocato principalmente dai ritardi nei pagamenti: «A fronte di 11.615 imprenditori italiani che hanno portato i libri contabili in Tribunale [e già questo visualizza la drammatica situazione in cui si dibatte il nostro sistema produttivo], circa 3.600 (parial 31per centodel totale) lo hanno fatto a causa dell'im possibilità di incassare in tempi ragionevoli le proprie spettanze. Una situazione che non ha eguali in Europa». La Cgiaè arrivata a cotanta quantificazione elaborando i dati di Intrum Justitia - società specializzata nelle gestione e nel recupero dei crediti - e del Cervedla banca dati che offre informazioni sulle imprese italiane. Trattasi dunque di un'interpretazione, ma basata su solidi dati di fatto, oltreché sulla diffusa percezione di un fenomeno che da troppo tempo strangola il sistema produttivo. In ogni caso: «La percentuale di aziende che in Europa falliscono a causa dei ritardati pagamenti è pari al 25 per cento del totale. Se teniamo conto che nel nostro Paese i ritardi superano la media europea di 26 giorni, la Cgia stima che la nostra media nazionale oltrepassa il 30 per cento del totale». E «il trend dei ritardi» è in questi ultimi 4 anni quasi raddoppiato (+97,5 per cento). «Se infatti nel 2008 la media era di 27 giorni di ritardo sulla data fissata, l'anno scorso gli imprenditori italiani sono stati pagati mediamente con 53 giorni di ritardo. Se poi teniamo conto che i tempi medi effettivi di pagamento che si registrano in Italia sono i più elevati d'Europa (180 giorni se il committente è la Pubblica amministrazione, 103 giorni se il committente è un'azienda privata), la situazione che si è sviluppataè drammatica: tra il 2008 ed il 2011 sono fallite oltre 39.500 aziende». Per quanto riguarda i dati regione per regione, è la Lombardia quella che ha subito il numero più elevato di fallimenti. L'anno scorso 2.613 imprenditori lombardi hanno portato i libri in Tribunale. Significa 31,5 fallimenti ogni 10.000 aziende attive. C'è di che dormire preoccupati. ::: LA SCHEDA NORME EUROPEE Lo Small Business Act, quadro normativo messo a punto dall'Unione Europea per aiutare le piccole e medie imprese, comprende anche una direttiva - approvatanell'aprile 2011 - che obbliga le Pubbliche Amministrazioni a pagare i fornitori entro 30 giorni, 60 in “casi eccezionali”, per forniture sanitarie e per imprese a capitale pubblico. Tra imprese private, la scadenza è fissata a 60 giorni a meno di intese stipulate tra le parti. Le norme entreranno in vigore nel marzo 2013. L'Italia non ha voluto anticiparle. “ .  Ci stiamo lavorando, ma purtroppo non abbiamo potuto dare priorità a questo tema MARIO MONTI IN PIAZZA Proteste antigovernative a Roma, davanti a Palazzo Chigi. Tra le priorità definite dal governo nell'ultimo decreto non è rientrato il pagamento dei debiti dello Stato verso le imprese Lapresse
39Domenica 22 gennaio 2012CRONACA @ commenta su www.liberoquotidiano.it L'odissea della M4 Per l'Expo 3 fermate su 21, ma Pisapia esulta La giunta: via ai cantieri per la linea blu. Rinviati dopo l'esposizione universale ben 12 km su 15 ::: FRANCO NICOLETTI  Per altri sette anni, il serpentone blu esisterà soltanto sulle pagine dei giornali e sulle mappe virtuali. La linea 4 del metrò, all'appuntamen to con l'Expo 2015, ci arriverà soltanto con una «navetta» sotterranea di appena 3 chilometri che collegherà Linate con viale Forlanini, alla porta orientale della città. Addio al sogno di scorrazzare 86 milioni di passeggeri dal city airport al centro città nell'anno dell'esposizione universale, rinviate 18 stazioni e 12 km di tunnel. Il Comune, dopo aver accumulato il ritardo del velocisti sulla Marmolada, ha tirato fuori dal cassetto il quarto progetto di riserva: la prima «alternativa» accorciava il tragitto a San Babila, offrendo quantomeno ai cittadini l'interscambio con la linea 1; poi, già alla fine del mandato di Letizia Moratti, si era pensato di accorciare il percorso in piazzale Dateo (con la possibilità di salire sul passante). Giuliano Pisapia, dopo sei mesi di governo e la tegola del ricorso al Tar della Pizzarotti contro l'affidamen to dei lavori alla cordata guidata da Impregilo, si è accontentato di arrivare all'Expo con le prime tre stazioni. Linate aeroporto, Quartiere Forlanini e Forlanini Fs. Al capolinea provvisorio, i viaggiatori dovrebbero salire sulla nuova stazione del Passante ferroviario. Il nodo d'interscambio, in realtà, attende ancora il via libera del Cipe, il comitato interministeriale sulle infrastrutture: i soldi per la stazione dei treni - 15 milioni cofinanziati da Comune e Regione - ci sono, mentre il mese prossimo è prevista la conferenza dei servizi che dovrebbe anticipare di pochi mesi il via ai lavori. Insomma, in progetto ridotto ai minimi termini dai ritardi accumulati negli ultimi anni sarà garantito. Nonostante il piano sforbiciatoe, però, la giunta Pisapia festeggia come se avesse trapiantato sotto la Madonnina la rete metropolitana di Parigi o Londra. «I lavori partiranno il primo febbraio da Linate» annunciava venerdì l'assessore al Traffico Pierfrancesco Maran, «per arrivare alla fermata di Forlanini. Il nostro obiettivo è di consegnare il prima possibile l'intera linea ai milanesi». Ecco, quel «prima possibile» arriverà sicuramente dopo il 2017. Se va bene, almeno due anni dopo la fine dell'Expo. Il centrodestra, in campagna elettorale, aveva promesso di portare a termine l'intera linea versando all'impresa una dote extra di costi aggiuntivi. «Se c'è la volontà politica si può andare più veloci» attacca Carlo Masseroli, capogruppo Pdl in Comune. «Potevano investire più fondi, aumentare le talpe. L'assenza di fondi aggiuntivi per i metrò testimonia ancora una volta il fallimento di Area C». Il progetto complessivo vale un invstimento di 1,6 miliardi di euro, con la torta dei fondi divisa tra privati (513 milioni), Comune (400 milioni) e governo (786 milioni). Le stime parlano di una portata media di 14mila passeggeri l'ora e di una riduzione di spostamenti in auto pari a 14 milioni l'an no. Molto più ridotto, ovviamente, l'impatto con la «navetta» Linate-Forlanini: per arrivare in piazza San Babila converrà comunque prendere l'autobus, oppure utilizzare il trasporto misto (metrò più passante ferroviario). Continuano, intanto, le polemiche sul ticket d'ingresso da cinque euro introdotto dalla giunta Pisapia. Ieri Riccardo De Corato, ex vicesindaco Pdl, ha girato il coltello nella piaga dei dati sullo smog: «I bollettini di Maran ormai non illudono più i milanesi, visto che nei primi 5 giorni di Area C il pm10 è stato superato sempre, con punte del triplo di inquinanti del valori minimo». Insomma, non esiste nessuna correlazione diretta tra i blocchi delle auto (anche in porzioni parziali di città) e i numeri delle polveri sottili. Conclude De Corato: «Area C non ha inciso minimamente sul pm10, e ciò mentre i milanesi continuano a pagare una tassa senza che l'aria abbia alcun beneficio, con danni enormi a intere categorie produttive del centro storico». La Provincia: evitare i licenziamenti Prime vittime di Area C: a rischio 150 lavoratori nei posteggi del centro VENERDÌ 27 Lo sciopero ferma tram e ferrovie Si preannuncia un venerdì nero per i trasporti milanesi. Lo sciopero nazionale proclamato dalle organizzazioni sindacali Usb, Slai, Cobas e Orsa causerà un andamento a singhiozzo di tutti i mezzi pubblici. Capitolo Atm. Su tram, bus e metropolitane l'agitazione è prevista dalle 8,45 alle 15 e dalle 18 al termine del servizio. Corse a disposizione nelle canoniche fasce di garanzia (6-8,45 e 15-18). Sui treni regionali circolanti sulla rete Fs l'astensione dal lavoro è prevista dalle 21 di giovedì fino alle 21 di venerdì 27. Nell agiornata di venerdì i treni saranno garantiti nelle fasce di garanzia 69 e 18-21. I treni circolanti sulla rete Ferrovie Nord, i treni saranno garantiti dalle 6 alle 9 e dalle 16,30 alle 19,30. Dalle 19,30 in poi nessun servizio, compresi i convogli del Malpensa Express da e per Milano centrale, così come i servizi che hanno origine da Milano a Bovisa. Sul sito www.trenord.it sarà consultabile nei prossimi giorni l'elenco dei treni garantiti e in via di definizione. S.BIO. DOMANI NUOVI DIVIETI ANTISMOG Ottocento multe al giorno intorno alla zona rossa ::: MASSIMO COSTA  Sono le prime vittime di Area C. «Eppure noi le auto le facciamo sparire dalla strada». La tassa sul traffico, oltre ad aver spinto fuori dalla Cerchia quasi 45mila automobili al giorno, ha trasformato i parcheggi sotterranei del centro in scatole vuote. Molti clienti storici si sono messi una mano sul portafoglio e hanno disdetto in massa; chi passava dall'autorimessa una volta ogni tanto, in era di congestion charge, preferisce girare al largo dai cartelli della «zona rossa». L'uni verso dei parking ribolle sottoterra e si lecca le ferite: nei primi cinque giorni di Area C il giro di affari si è ridotto del 35% nei posteggi più vicini al Duomo ed è crollato del 65% nelle strade interne più vicine ai confini. Morale: in via Larga si soffre meno di via Carducci. Nell'effetto domino della tassa sul traffico, però, dopo le auto toccherà ai lavoratori. Il settore conta 250-300 dipendenti e offre 23mila posti auto nascosti dall'asfalto; la crisi potrebbe inghiottire ben presto più di cento posti di lavoro. Mirko Paletti, già presidente di Milanosport e titolare del parcheggio di via Fontana, ha riunito i colleghi e preso contatti con la giunta per cercare di alleggerire la mazzata. «L'as sessore al Commercio D'Alfonso si è mostrato disponibile ad ascoltarci» dice Paletti. «La situazione è pesante, speriamo di essere ricevuti già questa settimana. Basterebbe introdurre qualche piccolo accorgimento per migliorare la situazione». Le proposte verranno messe sul tavolo della giunta già nei prossimi giorni. La chiave di volta potrebbe essere una convenzione ad hoc per gli abbonati del centro. Hai un contratto con l'autorimessa? Verrai equiparato ai residenti. In cambio di regolari contratti e fatture, i gestori potrebbero registrare le targhe nel cervellone informatico. «Noi proponiamo anche di incentivare le soste lunghe» aggiunge Paletti. «Chi lascia l'auto per cinque ore potrebbe beneficiare di uno sconto rispetto a chi resta per mezz'ora». Se in Comune prevarrà la linea dura, a farne le spese saranno soprattutto i lavoratori: una prima delegazione verrà ricevuta domani in Provincia dall'assessore ai trasporti Giovanni De Nicola. «L'Area C potrebbe togliere in breve tempo il lavoro a 150 persone» sottolinea De Nicola. «La tassa sul traffico sta già facendo le prime vittime. Palazzo Marino, oltre ad ascoltare i radical chic del centro, accolga anche le istanze di questi lavoratori». La giunta, nel frattempo, continua ad emettere bollettini entusiasti sulla caduta del traffico nelle zone centrali: la prima settimana di Area C hanno tolto dal centro una media di 45 mila auto (senza lo sciopero dei taxi si scenda a quota 38mila); tre anni fa, con l'avvio di Ecopass, la sforbiciata aveva riguardato 34mila veicoli. Secondo Amat, il centro studi finanziato dal Comune con 4 milioni di euro l'anno, la tassa sulla circolazione ha spostato in avanti l'ora di punta dalla fascia 8-9 alla fascia 9-10. L'idea di tassare la mobilità, si preoccupa De Nicola, in futuro potrebbe fare scuola anche nell'hinter land. «I bilanci degli enti locali sono purtroppo disastrati, se gli altri sindaci seguissero la politica del dazio scelta da Milano avremmo nuove stangate per i cittadini». ::: GIRO D'AFFARI DIMEZZATO PARCHEGGI Nella cerchia dei Bastioni ci sono 70 parcheggi interrati gestiti da privati e cooperative. Il settore conta 250-300 dipendenti e offre 23mila posti auto nascosti dall'asfalto. Nei primi cinque giorni di Area C il giro di affari si è ridotto del 35% nei posteggi più vicini al Duomo ed è crollato del 65% nelle strade interne più vicine ai confini. NUMERI Mediamente, da lunedì 16 gennaio a venerdì 20, gli accessi nella Ztl Cerchia dei Bastioni sono passati tra le 7,30 e le 19,30 da 122.000 a 77.000. La differenza corrisponde a circa 45.000 ingressi al giorno pari al 36,9% dei flussi di traffico in entrata. Il giro di vite è cominciato lunedì, in concomitanza con l'avvio della congestion charge. Una raffica di multe appena fuori dall'Area C. Obiettivo: scoraggiare gli automobilisti intenti a trovare parcheggio subito fuori dalla cerchia dei Bastioni. Tra lunedì e martedì, le contravvenzioni dei vigili hanno toccato quota 1.600. Auto sui marciapiedi, auto senza «gratta e sosta», auto fuori dalle strisce blu. Un esordio da 800 multe al giorno per allontanare ancor di più le auto dal centro di Milano. Meno auto, più smog. Dopo dieci giorni consecutivi di superamento, domani scatta il piano provinciale per il contenimento dello smog (anche Milano ha firmato). Il blocco dei diesel Euro 3 riguarderà i privati dalle 8,30 alle 18, mentre i mezzi commerciali non potranno muoversi dalle 7,30 alle 10; i riscaldamenti verranno abbassati di un grado (19° con tolleranza massima di due gradi); i negozianti dovranno tenere chiuse le porte dei loro esercizi. Venerdì le centraline Arpa hanno rilevato concentrazioni di inquinante pari a 81 microgrammi a Città Studi e 97 al Verziere (in piena Area C). Il limite europeo rimane a quota 50.
21Domenica 22 gennaio 2012ATTUALITÀ @ commenta su www.liberoquotidiano.it FIDO VA A LEZIONE Bon ton e sport L'ateneo canino arriva a scuola Una vera e propria università dei cani, dove gli amici a quattro zampe possono imparare con i loro proprietari a comportarsi come si deve, ma anche a praticare diversi sport: dall'agility al disc dog, dal retrieving al freestyle, fino all'obedience. Un luogo di educazione e divertimento che offre ogni tipo di attrezzatura, compresi campi per correre in libertà e una bella piscina per un tuffo durante l'esta te. È il Centro attività cinofile Skadog Asd, attivo in Liguria e Piemonte dal 2003, che ha trasferito la propria sede principale. Chiude infatti, ogni attività sul Lungo Entella a Lavagna e si trasferisce in un nuovo campo, a sei minuti dal casello autostradale di Sestri Levante (Ge). Nell «ateneo canino, frequentato ogni anno da circa 200 binomi Fido-padrone, si possono trovare un grande campo di agility (30 per 35 metri), altri tre campi per l'educazione e uno coperto per lezioni anche quando piove o c'è troppo sole, un altro spazio solo per cuccioli e la piscina per quattrozampe. «Nel nostro centro - spiega Ilaria Boero, fondatrice di Skadog - utilizziamo per l'educazione dei cani esclusivamente il metodo gentile basato sul rinforzo positivo, l'uso delle gratificazioni e il clicker training. Il nostro scopo è impostare una corretta relazione fra cane e proprietario affinché la vita insieme possa essere piacevole e gratificante per entrambi, non solo sul campo di lavoro, ma ovunque e quotidianamente». Il team Skadog, formato da vari istruttori che si aggiornano costantemente, lavora anche nelle scuole: «Portiamo i cani nelle aule - racconta Boero - e insegniamo ai bambini come rapportarsi al meglio nei confronti dell'animale, soprattutto per prevenire il rischio di morsicature. Gli istituti interessati proseguono poi con progetti ad hoc di vario genere, che prevedono esercizi o impostazioni di attività insieme ai cani». ::: ROBERTA MARESCI  La salute prima di tutto, anche per i cani. Scatta l'emergenza extralarge per i Fido il cui padrone è il classico pantofolaio, che passa ore davanti la tv, mangiando ogni sorta di porcheria, unta e bisunta. Lo dicono gli zooantropologi, sostenendo che spesso i proprietari di cani somigliano ai loro beniamini, assumendo analogie di tipo comportamentale. E lo ribadiscono i zooiatri che, per il lancio della Settimana del cucciolo, hanno diffuso alcuni dati. L'88% delle visite mediche di un cane adulto sono legate ad allergie e intolleranze alimentari, in particolar modo al lattosio (zucchero contenuto nel latte) di cui soffrono razze come Pastore Tedesco, Dalmata, Labrador e Golden Retriever, Boxer, Cocker Spaniel, Westhighland White Terrier e Setter Irlandese. Ma non finisce qui, perché l'83% dei cani visitati dai veterinari litiga con la bilancia per colpa del sovrappeso. «Sappiamo quanto la prevenzione sia importante per i nostri cani sin da cuccioli, per aiutarli a vivere in salute e anche in considerazione dello stretto rapporto che questi hanno con noi: il 41,7% delle famiglie italiane possiede almeno un pet che vive in casa a stretto contatto con adulti, anziani e bambini», ha detto Carla Bernasconi vicepresidente della Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani che, in collaborazione con l'Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani e un'azienda nel settore PetCare, ha lanciato un'iniziativa per sensibilizzare i proprietari di animali all'importanza delle visite veterinarie. Fino al 15 febbraio, chi porterà il proprio cucciolo per una visita presso le 2800 strutture medico veterinarie, riceverà kit informativi. Perché non sempre l'obesità è sinonimo di ingordigia. Alcune malattie ormonali frequenti nel cane (come ipotiroidismo e morbo di Cushing), lo stress prolungato o l'uso di certi farmaci, costringono a un accumulo di grassi senza che il soggetto si ingozzi di zozzerie. Trascurando malattie cardiovascolari e diabete, di cui i cani (come i gatti) soffrono in misura minore, rispetto all'uomo, mettere a stecchetto Fido è già un buon punto di partenza. Un rimedio semplice, lapalissiano. Ma guai pensare che se quel cibo non fa male a noi, non sarà nocivo nemmeno per lui. È sbagliato. Per esempio l'aglio, che sia crudo, cotto o in polvere, per i pet è tossico più della cipolla. Può alterare la capacità di trasportare l'ossigeno da parte dei globuli rossi: sembra che poco più di 1 etto, ingerito da un cane di 23 chili, possa creargli dei seri problemi clinici. Da evitare è anche la maionese: nella dieta del cane i grassi non devono superare il 10%, ma gli eccessi lo predispongono a una serie di malattie (tipo la pancreatite) e a una vecchiaia precoce. Via libera invece a uova (non più di una o due volte alla settimana) e verdura: fornisce ai nostri animali carboidrati, vitamine e minerali. Meglio cotta, è più digeribile. L'88% dei pazienti a quattro zampe Allergici e obesi: animali fotocopia dei padroni ::: DANIELA MASTROMATTEI  Ormai la chiamano moda. La perversa mania di affittare un animale, come fosse un abito da cerimonia o un'auto di lusso, una bicicletta o un dvd. La notizia non ha nulla di originale, perché è un po' che rimbalza su carta stampata, tg e siti, tra commenti scandalizzati e critiche degli animalisti. Il dato che va considerato semmai è che nonostante sia un'idea strampalata nata dagli americani (da chi se no?), che in quanto a idee strampalate non li batte nessuno, soprattutto se profumano di soldi, continua a far parlare di sé perché esiste un mercato e un giro d'affari. Un business quello degli animali a noleggio che ha fatto un salto in Giappone per poi sbarcare in Europa e quindi in Italia. Insomma anche da noi c'è davvero chi noleggia un cane per andare al parco e con la scusa dell'amico a quattro zampe spera di cuccare la bellona di turno. E magari al negozio sceglie persino la razza che si intona meglio con il colore del vestito. Se c'è chi li noleggia guadagnando fior di quattrini è perché c'è qualche cretino (la mamma dei cretini è sempre incinta) disposto ad affittarli per poche ore. Pennac scriveva: «Quando si sceglie di vivere con un cane è per sempre. Non lo si abbandona. Mai». Per il povero cagnolino preso in affitto il momento della separazione è sempre un abbandono. E come pensate che viva l'animale il passaggio delle consegne. Da uno pseudo padroncino gentile e premuroso a una isterica signora che con gli animali non ci sa fare per niente ma che ha voluto provare il brivido di portarne uno a passeggio. Se come diceva Konrad Lorenz «la fedeltà di un cane è un dono prezioso che impone obblighi morali non meno impegnativi dell'amici zia con una creatura umana» posso immaginare quello che provano i cani sottoposti a un tale stress. Loro sono come bimbi: hanno bisogno di affetto, di attenzioni, di un rapporto totalizzante con il padrone. Non occorre scomodare veterinari o esperti del comportamento degli animali, che pure parlano di «conseguenze molto negative per la loro psiche», per scoprire che per il cane è devastante, stressante e deprimente l'esperienza del noleggio. Forse è vero «Chi non ha mai posseduto un cane, non può sapere che cosa significhi essere amato». Infatti pensa alle mode. E porta a spasso un cane, meglio se di razza, perché è glamour. Un capriccio per noi Per lui un abbandono ripetuto mille volte Mode scorrette Dagli Usa arriva in Italia l'orribile trend di «sfoggiare un bel Fido di razza», per poche ore. Meglio se «in tinta unita». Al costo di 65 euro al giorno più 125 di iscrizione Un cane in affitto RICERCA DIFFICILE La prima a vantarsi di aver preso un cane in affitto è una milanese, che racconta come la ricerca sia stata difficile perché lo voleva rigorosamente a tinta unita ::: MARINELLA MERONI  C'è chi noleggia borse, vestiti, auto, come tutte le nuove tendenze più strane e bizzarre, è nata una nuova moda-business proveniente dagli Usa e dal Giappone: il cane in affitto, che consente di noleggiare il “miglior amico dell'uomo” per un giorno o qualche ora, alla stregua di un qualsiasi altro bene di consumo. Dopo il grande successo ottenuto oltre Oceano questa moda si sta diffondendo in Europa e purtroppo anche in Italia! L'idea è nata a Marlena Cervantes di San Francisco (Usa) che ha fondato FlexPetz, un'agenzia che affitta cani a tempo determinato a chi non può averli per ragioni di spazio, costo, tempo o non vuole impegnarsi. L'af fittuario potrà concedere il lusso di comperarsi un po' d'affetto ad ore, ma soprattutto potrà passeggiare sfoggiando un bell'esemplare di razza al guinzaglio, perché certe specie rappresentano uno status symbol! Aspetto inquietante! La Cervantes assicura che gli affari vanno a gonfie vele: dopo San Diego e Los Angeles nuove sedi a New York e Boston. Anche a Tokyo, sull'onda di tale boom economico, sono nati i nuovi negozi affitta-cani: i “Puppy the World, Rental”. La moda purtroppo è sbarcata anche in Europa: Londra, Parigi, Berlino! In Italia la prima a vantarsi di aver preso un cane in affitto è stata Veronica di Milano che racconta nel proprio blog: «Per essere la più glamour non si può andare al parco senza un cane, è molto poco glamour. Non vi dico quanto ho girato per trovare un negozio che mi desse un cane per 4 ore e che possibilmente fosse a “tinta unita”, per fortuna, grazie a conoscenze varie sono riuscita a soddisfare il mio desiderio. Ovviamente mi sono dovuta accontentare del modello Chihuahua a pelo lungo perché il modello Carlino era finito, ma pazienza perché, come dice sempre mia nonna, chi troppo vuole nulla stringe. L'ho chiamata Elizabeth Taylor, come il cane di Charlotte in "Sex and the city". No comment! Le agenzie di dog rental hanno cani solo di razze pregiate e per tutti i gusti, sono addestrati, coperti da assicurazione, certificato di buona salute, collare con dispositivo Gps, è incluso con l'affitto del cane un corredo di cuccia, osso e pappa. Il servizio offerto punta ad essere di alta qualità: le bestiole arrivano puntuali agli appuntamenti fissati con i proprietari a tempo e tolgono il disturbo appena il periodo concordato termina. Se il cliente si trova bene con un cane, lo potrà richiedere, pagando, per più pernottamenti, o prenotarlo per le settimane seguenti. Le razze più richieste: schnauzer, chihuahua, bassotti barboncini, Boston Terrier, Levrieri Afgani, Labrador e Pinscher nani. Per accedere al servizio è semplice, non occorrono referenze né esperienza, basta pagare una tassa di iscrizione all'agenzia di euro 125, scegliere il cane grazie a un book fotografico esposto in negozio e le commesse danno informazioni sul loro carattere. I costi di noleggio sono: euro 15 all'ora, per un giorno euro 65, con un supplemento è consentito il pernottamento di Fido a casa, e per il week end ci sono tariffe agevolate.
41Domenica 22 gennaio 2012CRONACA @ commenta su www.liberoquotidiano.it Dopo le polemiche su Luxuria Regola aziendale: i trans nei bagni delle donne In un anno 30 casi di persone cacciate dai servizi dopo il cambio di sesso. I sindacati: lasciare libertà di scelta ::: SARA BIONDINI  All'ultimo corso di aggiornamento sulle discriminazioni sessuali organizzato dalla Cgil, la sala era stracolma. A partecipare lavoratori del terzo settore, ma non solo. Tra le file un nutrito numero di poliziotti, lì per capire come relazionarsi al meglio con i moltissimi che stanno uscendo allo scoperto. «Gli esempi televisivi, come Vladimir Luxuria – spiega Corrado Manderoli, segretario del settore politiche sociali della Camera del Lavoro – hanno spinto molti a non nascondersi più. D'altra parte sono aumentati del 300% i casi di discriminazione, soprattutto sul lavoro, circa 30 ogni anno a Milano e i numeri sono in crescita». All'ultimo gay pride milanese erano in 20.000 che sfilavano per le vie cittadine tra gay, lesbiche e transessuali. Soprattutto questi ultimi sono a caccia di una rappresentanza a Milano. Da qualche tempo è stato aperto un vero e proprio presidio sul campo: lo sportello trans di Ala (Associazione nazionale lotta all'Aids). «Il problema principale per noi trans - spiega Antonia Monopoli, la responsabile del servizio – è nella ricerca di un lavoro, quando le carte di identità non corrispondono con le nostre facce e i nostri nomi. Fin da lì nascono le discriminazioni». Allo sportello si dà assistenza principalmente ai problemi di mobbing, ma anche personali «nella delicata fase di passaggio da un sesso all'altro». Di recente a Milano in una grossa azienda di telecomunicazioni un uomo che aveva appena cambiato sesso è stato contestato dai colleghi di lavoro perché voleva utilizzare la toilette delle signore. «Le altre donne lo hanno preso come un insulto», racconta un collega. Si era addirittura pensato di costruire un apposito bagno riservato, ma il tutto poi si è risolto senza dovere arrivare allo “scontro” sindacale: le donne dell'ufficio piano piano hanno accettato la nuova collega. La storia trova un diretto precedente proprio in quello che era successo in Parlamento alla Luxuria, quando nel 2006 era stata invitata dalla forzista Elisabetta Gardini a utilizzare il bagno degli uomini e non quello delle donne. «Non sempre la delicata situazione finisce pacificamente – racconta ancora Manderoli – molto dipende dal tipo di ambiente lavorativo e dal livello culturale dei dipendenti. Mi è capitato recentemente di assistere una persona che lavora in una grossa banca, anche lì dopo una lunga mediazione il caso è rientrato. Più difficile invece la vicenda di una donna, poi diventata uomo, che lavorava in un reparto di un supermercato». Molti arrivano a dei compromessi con i datori, «perché c'è in gioco il lavoro, uno strumento, anche quello, per uscire dall'isolamento», spiega Antonia Monopoli. «Per legge non ci dovrebbero essere discriminazioni in base all'orientamento sessuale – precisa il sindacalista della Cgil – noi di solito cerchiamo di fare rispettare la volontà della persona. Se si sente donna è giusto che si senta anche libera di utilizzare i sevizi a lei dedicati. Le aziende questo lo sanno, e per la maggior parte i problemi vengono dai rapporti con i colleghi. Ma devo ammettere che c'è anche un crescente senso di consapevolezza e di rispetto, soprattutto a Milano». ::: SFRATTATI ALLO SCOPERTO In un solo anno sono stati trenta i casi di trans “sfrat tati” dai bagni delle signore nelle loro aziende. Secondo i sindacati, sono è l'esplosione di polemiche come quella su Vladimir Luxuria alla Camera che hanno spinto queste persone a uscire allo scoperto. LAMENTELE Recente il caso in una grossa azienda di telecomunicazioni di un uomo, diventato donna, oggetto di lamentele perché utilizzava la toilette per signore. Si pensava si dedicare un bagno apposito, ma la situazione è rientrata, in questo caso, con il dialogo e senza ricorrere alla mediazione sindacale. IL REPARTO In un reparto di un supermercato milanese è stato recentemente segnalato il caso di una donna diventata uomo. I colleghi non hanno tollerato la presenza del trans nel loro bagno. La “mediazione” dei sindacati ha richiesto qualche mese, ma alla fine i dipendenti si sono arresi alla novità. A Milano esiste perfino uno sportello per aiutare il trans a superare i loro problemi. Vladimir Luxuria utilizzava i bagni delle donne alla Camera Ftg ::: IL GATTO E LA VOLPE  Bella arte in tavola, tradizioni e niente sprechi. Sono le caratteristiche dei milanesi, Moma e Il Piacentino. Al Mo ma, i piatti che presenta Giuseppe Cummo vogliono essere opere d'arte. L'ispirazione è la ricchezza del Mediterraneo, in una tavolozza di ingredienti semplici, genuini, con la cura e la tradizione interpretata dallo chef Lorenzo, non senza qualche tocco innovativo. I pomodorini sono maturi al punto giusto, l'olio extravergine d'oliva profumato, la pasta trafilata, il pescato freschissimo. Ambiente sobrio (via F.lli Bronzetti 3 -Tel. 0287284581). Diversa atmosfera da Il Piacentino, dove la convivialità è di casa e la protagonista è la tradizione gastronomica piacentina: spalla cotta, gnocco fritto, zola, culatello, pisarei e fasò, ravioli, carne di cavallo o anatra e polenta). È aperto anche a mezzogiorno, con una ricca proposta di insalate, zuppe, primi e taglieri. L'am biente è informale: si beve in una scodella e ciò che non si finisce si porta a casa (via B. Corio 8 - Tel: 025461792). Arte a tavola all'insegna della tradizione Tacchi a spilli
31Domenica 22 gennaio 2012SPETTACOLI @ commenta su www.liberoquotidiano.it Conduce Vissani Lady Mentana su La7: «Ma non mi manda Chicco» Dal nuovo film al nuovo spot CLOONEY AI GIARDINETTI Grigio, poco sexy e a riposo: George ha l'aria del pensionato George-Matt. Il paradiso amaro è quello delle isole Hawai, e Matt ci racconta la vicenda come voce narrante. La sua vita tranquilla è sconvolta da una tragedia: la moglie, tipa sportiva, ha avuto un tragico inci::: BRUNA MAGI  Ha già vinto il Golden Globe, nota anticamera degli Oscar, battendo con un ruolo dimesso, in Descendents (in italiano Paradiso amaro), proprio quel Michael Fassbender nuovo sex symbol con Shame. Lui è George Clooney, e per essere precisi, il premio avrebbe preferito averlo per Le idi di marzo di cui è regista oltre che interprete nel ruolo di un affascinante senatore democratico che ha una storia con una giovane e bella stagista. George avrà 51 anni a maggio (oggi un'età da ragazzino per uno del suoi calibro), ma sembra stia facendo di tutto per cancellare l'immagine del seduttore nata nel 1994 con la celeberrima serie televisiva E.R., e poi consacrata in mille occasioni di fascino, tipo Ocean's Eleven. Tirando le somme, George sembrerebbe più mal messo di quando si accoppiò con la Canalis per sfatare dubbi di omosessualità. All'epoca era sempre in tiro, passava da smoking inappuntabili al casco da motocicletta che emanava testosterone a pacchi per la soddisfazione delle sue fameliche fan. Sempre spiritoso, gentile, ma con pizzico di carogneria tipica del seduttore irresistibile: milioni sarebbe state disposte a subire qualsiasi onta per l'onore di una cena con George, quello che bussava alla porta della festa brandendo la bottiglia di Martini. Giro di boa. Paradiso amaro, tratto dal romanzo dell'hawaiana Kaui Hart Hemmins, è diretto dal celebrato Alexander Payne, già visto alle prese con Paul Giamatti e Jack Nicholson. Payne ha dichiarato: «Non poteva esserci nessun altro al posto di Clooney, soltanto lui con la sua sensibilità era in grado di dar vita all'avvocato Matt King». E resterete a bocca aperta, seguendo le vicissitudini di dente, alla guida di un motoscafo, proprio alla vigilia della vendita miliardaria, da dividere con i cugini, di un appezzamento di terreno appartenuto a una principessa hawaiana, ava di Matt. Ora lei è in coma profondo in ospedale, e lui deve tentare di recuperare le due figlie, un'adolescente petulante e una ragazza ribelle. Matt non ha mai fatto il padre, ma ce la mette tutta, pieno di dolore e sconcerto. Soprattutto non capisce perché la figlia più grande non provi alcuna pietà per la madre. Fino a quando non sarà proprio lei a dirgli che la rispettiva madre e moglie lo tradiva. Il mondo casca addosso a Matt, che imputava a se stesso la freddezza della moglie, e ora cerca disperato di identificare l'amante della moglie: riuscirà a conoscerlo, ad avvicinarlo, ma non avrà reazioni violente, perdonerà persino la moglie per il tradimento, e con le figlie resterà accanto al suo capezzale sino alla fine. George conserva per tutto il film un'aria dimessa, capelli grigi e camiciola George Clooney in una scena di «Paradiso amaro» di Alexander Payne ::: GIOVANNI LUCA MONTANINO  Un nuovo programma on the road, che non vede protagonista solo il cibo, ma ci permette di conoscere meglio le località italiane più caratteristiche. Debutta quest'oggi su La 7 alle 11.30 Ti ci porto io, con lo chef Gianfranco Vissani e Michela Rocco di Torrepadula. Per Michela non è il primo programma di cucina. «Lo scorso anno ho condotto su La7d Storie di grandi chef, il ritratto a 360 gradi di dieci star della cucina italiana. Ti ci porto io, però, è un format diverso, più incentrato sulla conoscenza del territorio: l'obiettivo è associare il cibo alla cultura e agli usi del posto. In ogni puntata ci prefiggiamo due obiettivi culinari, attraverso cui imparare a conoscere meglio la località in cui ci troviamo». Secondo qualcuno lei avrebbe trovato spazio a La7, dopo una lunga assenza dalla tv, grazie a suo marito, Enrico Mentana. Che ne pensa? «Non me ne importa niente. Conosco il produttore diTi ci porto io dai tempi di Tappeto Volante, il programma condotto da Luciano Rispoli su Tele Montecarlo; ecco perché mi ritrovo coinvolta in questo nuovo progetto. La mia carriera è sotto gli occhi di tutti: dopo Miss Italia (Michela Rocco è stata eletta 1987, dopo che Mirca Viola fu squalificata, in quanto madre di un bambino, ndr), ho partecipato a serie tv di successo, come I ragazzi delmurettoeUn postoal sole. Poi, però, ho perso popolarità: non mi divertivo più a recitare e non mi ritenevo abbastanza brava come attrice. Per caso, ho conosciuto a una cena Luciano Rispoli, che mi ha proposto di affiancarlo a Tappeto Volante; subito dopo, ho avuto l'opportunità di partecipare a In famiglia per la Rai e di condurre un programma su Sky, tutti i giorni all'alba. Con il matrimonio e le due gravidanze, infine, sono uscita dal giro, ma va bene così». Sinceramente, un marito come Enrico Mentana è ingombrante? «Devo dire di no, perché fa un lavoro diverso dal mio. Chiaramente, quando siamo con altre persone, danno più retta a lui che a me, ma è normale. Io e mio marito abbiamo la fortuna di essere molto complici». Lei guarda mai gli altri programmi di cucina? «Mangio molto presto e, mentre sono a tavola, guardo un po'Antonella Clerici e un po' Benedetta Parodi: entrambe mi mettono di buonumore. Poi alle 13.30 guardo il Tg di La7, non perché ci sia mio marito, ma perché mi piace». Come si è trovata a lavorare con Gianfranco Vissani? «Molto bene. Lui sembra un burbero, ma in realtà è simpatico, un umbro molto ruspante. Qualche volta, però, mi fa arrabbiare: quando viene a mangiare da me, per esempio, non gli va mai bene niente». Vissani, come si è trovato con Michela? «Tanto per cominciare, sono io, Gianfranco Vissani, a condurre Ti ci porto io; Michela è la mia spalla. Mentre io cucinerò nei ristorantini tipici o nelle case della gente che ci accoglie, lei porterà i telespettatori in giro per chiese e monumenti. Insieme, visiteremo delle scuole di cucina, spiegheremo come viene fatto il salame, o da dove arriva il broccoletto, con una particolare attenzione alla cultura del territorio. Dopo 20 anni di Linea verde, era importante che mi mettessi in discussione su un'altra rete». hawaiana da turista patetico, salvo qualche rara battuta ironica. Un ruolo che di solito attribuivano alle donne, quello delle moglie tradite che perdonano. E il look dimesso diventa abitudine, Clooney indossa un maglioncino da pensionato, un po'tipo anni '60, anche nello spot di Fastweb in onda in questi giorni in Tv. Ci chiediamo: è il caso di preoccuparsi, sarà colpa della crisi globale? Avrà dei contatti con il governo Monti che insiste sul basso profilo? Certo che alle donne non va mai bene niente: tutte si lamentano dei “maschi stronzi”. E se poi loro diventano a sorpresa “migliori” di noi, e anche capaci di sacrifici, di colpo non seducono più. COPPIA BUCOLICA Michela Rocco e Gianfranco Vissani «Non sono stanca delle Invasioni, solo un po' della tv, stanca proprio nel senso che faccio fatica», ha dichiarato Daria Bignardi alla vigilia del suo ritorno. È stata sincera. In onda, si vedeva che non aveva voglia, chissà perché. Già al collegamento con Enrico Mentana aveva un entusiasmo vicino allo zero. Mentre ascoltava gli interminabili racconti di Roberto Saviano, poi, quasi si leggevano i suoi pensieri: «Domani devo fare la spesa, poi devo ricordarmi di ritirare le camice al lavasecco...». I telespettatori si sono annoiati quanto lei. Nonostante un parterre ricco - Saviano, Jovanotti (al quale è riuscita a chiedere «Eri pronto per un lutto?») e i Soliti idioti - ha superato di poco il milione. Daria, su, non vai in miniera. il graffio Svogliata Daria  Ieri sul Secolo IX Mi chele Anselmimi dàdel disonesto. Non direttamente, però mi mette per forza nel mazzo quando accusa Il Giornale e Libero di sparare su Nanni Moretti “qualun que cosa dica o faccia”. Disonesto sarà qualcun altro. Pur non essendo un grande fan del Nanni non ho mai mancato di rilevare nei suoi film le cose buone quando c'erano (anche quella scorreggetta di Aprile veniva riabilitata dalla frase “D'Alema dì qualcosa di sinistra!”). Disonesti semmai sono i francesi che prendono i film di Nanni a scatola chiusa. Disonesti sono quei colleghi che durante le elezioni del 2006 trattarono Il caimanoda capolavoro, salvo poi rinnegarlo sprezzantemente come “pellicola elettorale”una volta raggiunto lo scopo (cioè la sconfitta del “Caimano” Ber lusconi). Disonesti i suoi fans che strillano ogni volta che pensano che il Nanni non abbia il regale trattamento che merita (le urla per il declassamento di Palombella rossa a Venezia). Disonesto, invece, bisogna riconoscerlo, non è Moretti. Che dopo “Il caimano” andò in crisi, smise di dirigere per 4 anni. I fan gli gridavano che era un genio, ma lui sapeva d'aver messo al mondo la bufala. GIORGIO CARBONE I veri nemici di Nanni sono i suoi fan Commento
17Domenica 22 gennaio 2012ITALIA @ commenta su www.liberoquotidiano.it (...) era stata poco più di una scampagnata mediatica per festeggiare la vittoria. E una Dichiarazione di Tripoli è stata firmata assieme al leader del governo provvisorio libico Abdel Rahim al-Kib allo scopo di «rafforzare l'amicizia e la collaborazione nel quadro di una nuova cornice di rapporti bilaterali e multilaterali». Le parti, si legge, concordano di proseguire «sulla strada degli accordi firmati, guardando al futuro con l'aiuto e il contributo nelle varie attività, attraverso commissioni tecniche ad hoc nei vari settori nei due rispettivi Paesi». Relazioni privilegiate Insomma, si dovrebbe continuare sulla strada delle relazioni privilegiate tra i due Paesi che era stata già delineata da Berlusconi e Gheddafi, prima che scoppiasse la rivolta contro il raìs. Anche se in Libia è dibattito se lasciare il Trattato di amicizia italo-libico, sospeso dal nostro Paese all'indo mani della rivolta contro Gheddafi o firmarne un altro proprio in nome della dam mnatio memoriae, comunque i 5 miliardi pagati dall'Italia non li vuole toccare nessuno. E in fondo per esorcizzare il fantasma del defunto basta già il rituale omaggio della Dichiarazione «alle vittorie della rivoluzione del 17 febbraio»: ricordando «i martiri che hanno sacrificato le loro vite per permettere libertà e dignità al popolo libico», e riaffermano «la speranza dei libici di costruire un nuovo Stato basato sulla democrazia, sui diritti umani e nella promozione della pace regionale e internazionale, della sicurezza e dello sviluppo». La bomba a Bengasi Per la verità non è che la situazione sia del tutto stabile. La stessa decisione di incontrare El Keib e non il presidente del Cnt Mustafa Abdul Jalil è stata spiegata con la necessità di giocare col bilancino degli equilibri di potere libici, dopo Amicizia rinata Sarkò rosica: Monti in Libia firma l'accordo Cooperazione militare ed economica. Presto la Cancellieri a Tripoli per i clandestini. Ma a Bengasi si spara ancora Pagò la mensa ai bimbi di Adro Sberla alla Lega: cavaliere il benefattore degli stranieri Il successo più importante Vinta la guerra del petrolio «Eni di nuovo ai livelli del 2010» che era stato Jalil a venire a Roma. Giusto ieri a Bengasi manifestanti hanno lanciato una bomba a mano artigianale contro la sede del Cnt. L'Orga nizzazione per il bando delle armi chimiche ha confermato che uno stock di armi ritrovato dopo la caduta di Gheddafi era effettivamente composto di armi chimiche non dichiarate. Oltre confine i tuareg smobilitati dall'esercito gheddafista hanno scatenato contro il governo del Mali un'offensiva che ha fatto decine di morti. Amnesty International si è fatta eco di una generale preoccupazione per la situazione dei diritti umani chiedendo a Monti di inoltrare al Cnt una lista di richieste. E la Libia ha anche ridotto dal 4,9 al 2,8% la sua quota di capitale UniCredit. Come ha spiegato il governatore della Banca Centrale Saddeq Omard Elkaber, «non è il momento per investire all'estero». I pescherecci sequestrati L'Eni, però, attesta che l'estrazione del petrolio è tornata quasi alla normalità, e Scaroni ha a sua volta firmato un accordo con la Noc, mentre Monti ha siglato inoltre accordi ulteriori su cooperazione doganale e pesca. Soprattutto da quest'ultimo nascerà una joint venture italo-libica, per mettere fine all'eterno problema dei sequestri di pescherecci. Altri accordi per un totale di 380 milioni sono stati siglati in materia sanitaria, sociale e culturale, mentre la Difesa offre assistenza sia nell'addestra mento che nello sminamento e nella bonifica degli armamenti portatili (come aveva anticipato Libero una settimana fa). A seguire, verranno in Libia anche Corrado Passera e Anna Maria Cancellieri. L'uno con un gruppo di imprese; l'al tra per ristabilire la collaborazione sul controllo dei clandestini.  Le forniture di gas e di petrolio dalla Libia non sono in discussione. Né oggi né in futuro. Ad annunciarlo è stato ieri l'amministra tore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni in missione a Tripoli col premier Mario Monti. «Non si è mai parlato di ridiscutere i contratti, sono accordi a lungo termine, molto protetti anche a livello internazionale». ha puntualizzato il numero uno del Cane a sei zampe. Le uniche intese che potranno essere riviste riguardano alcuni «progetti per il sociale, per esempio per scuole ed ospedali che, ha puntualizzato Scaroni, «stiamo rinegoziando con la nuova Libia alla luce delle loro nuove esigenze». Nulla a che fare direttamente con l'energia; si tratta di una parte del pedaggio che l'amministrazione Gheddafi aveva imposto all'Italia per proseguire nelle forniture di greggio e metano. La nuova leadership di Tripoli non vuole rinunciare ai nostri investimenti sul suolo libico ma ha in proposito un'idea diversa per la loro destinazione. Del tutto superata anche l'emergenza scattata con l'interruzione delle forniture quando è divampata la guerra civile in Cirenaica. «La nostra produzione in Libia ormai ha raggiunto il livello prebellico», ha rassicurato Scaroni. Parlando con i giornalisti, Scaroni ha precisato che «oggi (ieri per chi legge, ndr) non si firmerà nulla», in riferimento ai progetti di sviluppo sostenibile (380 milioni di euro) contenuti nei memorandum d'intesa siglati da tempo tra Eni e Tripoli. «La produzione attuale in Libia, ha aggiunto, «è di 270mila barili di petrolio al giorno, prima della guerra ne producevamo 280mila: «quindi siamo praticamente tornati ai livelli del periodo prebellico». Scaroni ha poi confermato che sono in corso negoziati per sottoscrivere un nuovo memorandum d'intesa sulla base del quale destinare i 380 milioni in progetti per il sociale. Semmai si tratta di capire se la frenata imposta da Tripoli sul dossier non preluda alla richiesta di aumentare l'entità degli investimenti. A. BAR. ::: GIANLUCA VENEZIANI  Chi aiuta i figli di genitori che non pagano la mensa, in Italia, diventa cavaliere. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha infatti conferito l'alta onorificenza a Silvano Lancini, l'imprenditore di Adro che due anni fa aveva staccato un assegno di 10.000 per consegnarlo alle famiglie degli immigrati del paese, i cui figli erano stati esclusi dalla mensa scolastica. La ragione? Il sindaco Oscar Lancini, omonimo del benefattore, non riteneva giusto che quegli alunni ricevessero gli stessi servizi riservati a chi invece pagava regolarmente la retta. Sul caso era esplosa una bufera, alimentata da chi soffiava sul fuoco per bollare il sindaco come xenofobo. Lo stesso paese bresciano era stato messo alla gogna, fino al beau geste dell'altro Lancini, Silvano, che in una lettera toccante aveva motivato il perché della sua donazione alle famiglie morose. «So perfettamente aveva detto - che tra le quaranta famiglie ci sono furbetti che ne approfittano. Ma vedo intorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha meno. I miei compaesani si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono». A fronte di un gesto così clamoroso, l'imprenditore magnanimo è stato più discreto nel diffondere la notizia della sua promozione a cavaliere. La comunicazione ufficiale è arrivata a fine 2011, ma il fatto si è saputo solo ieri. Non l'ha presa invece molto bene la Lega, che attraverso il sindaco del paese ha fatto sapere: «Credo che il Cavalierato non debba essere sprecato in cose simili. Il gesto di questo signore è stato nobile, ma non può essere strumentalizzato con questa onorificenza visto che c'è gente che lo ha ricevuto e lo ha meritato per fatti più importanti». Chissà quale sarà stata invece la reazione dei cittadini di Adro che, per l'ennesima volta, si trovano al centro delle cronache nazionali. Sempre nel 2010 una scuola elementare del comune franciacortino era finita nell'occhio del ciclone per la presenza ripetuta del Sole delle Alpi all'interno della struttura. Il sindaco Lancini lo aveva difeso come un simbolo di identità territoriale, molti lo avevano inteso invece in senso politico, come un inno malcelato alla Lega. Anche allora le coscienze di Adro si erano divise. A quando la riconciliazione tra il Lancini primo cittadino e il Lancini primo cavaliere? Silvano Lancini ::: segue dalla prima MAURIZIO STEFANINI . ::: LA SCHEDA GLI ACCORDI L'Eni ha annunciato il ritorno delleestrazioni dipetrolio a livelli di prima della guerra e l'Ad Scaroni ha firmato un accordo con la Noc. Monti ha siglato inoltre accordisucooperazione doganale e pesca. Altri accordi per un totale di 380 milioni sono stati siglati in materia sanitaria, sociale e culturale, mentre la Difesa offre assistenza sia nell'adde stramento che nello sminamento e nella bonifica degli armamenti portatili. I PROSSIMI Presto andranno in Libia anche Corrado Passerae AnnaMaria Cancellieri. L'uno con un gruppo di imprese; l'altra per ristabilire la collaborazione sul controllo dei clandestini. UNICREDIT Tripoli ha ridotto dal 4,9 al 2,8% la sua quota di capitale UniCredit. Come ha spiegato il governatore della Banca Centrale Saddeq Omard Elkaber, «non è ilmomento per investire all'estero». IL REGALO Monti riconsegna al premier libico Abdel Rahim al-Kib la «Testa di Domitilla», frammento di statua romana trafugata nel '90 da Sabrata Ansa
30 Domenica 22 gennaio 2012 SPETTACOLI @ commenta su www.liberoquotidiano.it «Le mie 5 vite psichedeliche da pop star a monaco induista» Era il mito della musica underground degli anni '70, ma a un passo dal grande successo è sparito per diventare Hare Krishna. «Ho fatto voto di castità per 15 anni» alessandro.dellorto@liberoquotidiano.eu Soggetti smarriti di ALESSANDRO DELL'ORTO “ “ Per chi non la conoscesse,chi è Claudio Rocchi? «Un cantastorie visionario e un menestrello psichedelico». Bella definizione. Per chi la conosce, invece, lei è un mito della musica di nicchia Anni '70 . «Sì, ma ora voglio snicchiarmi. È la prospettiva della mia quinta vita». In che senso quinta vita? «Finora ne ho vissute quattro». Intrigante. Diamo il titolo ad ognuna, poi approfondiremo. «Dalla nascita ai 15 anni “studen te”. Dai 15 ai 29 “aspirante pop star”. Dai 29 ai 49 “aspirante santo”. Dai 49 a oggi “ritorno nel mondo”. La prossima è “aspirante artista di grande successo”». Come pensa di arrivarci, al grande successo? «Smettendola di avere la puzza sotto il naso e di considerare non degne le occasioni». Un esempio, grazie. «L'anno prossimo voglio andare al Festival di Sanremo. L'unica volta che mi hanno invitato, in passato, non ho nemmeno risposto. Crescendo, le stoltezze giovanili si ridimensionano». Claudio, torniamo a lei e facciamo un aggiornamento. Dove abita? «Mi sono trasferito nel Far West della Sardegna sei anni fa, a sud di Oristano. Vivo tra gli animali a vista mare. È lì che ho scritto l'ultimo album “In alto”. L'ingresso nella quinta vita». Noi invece facciamo un salto all'in dietro. Alla prima vita. Titolo: “Studente”. «Nasco a Milano l'8 gennaio 1951, il più piccolo di due fratelli, coccolato e viziato. E stravagante». Cioè? «A 5 anni ho la percezione di una vita precedente. Seduto in camera da letto resto come imbambolato, mi vedo davanti a una catena di monti, con il cielo sereno. Scrivo di getto: “Niente mi attende al di là dei monti, niente mi attende al di là del mare. Niente, sempre niente”». Precoce. «I miei genitori, preoccupati, mi portano dallo psicologo. Il quale spiega che è il ricordo di un'altra vita. Da quel momento credo nella reincarnazione». Quando il primo impatto con la musica? «A 12 anni, in tv, vedo un concerto dei Beatles. Atmosfera pazzesca, ragazzine in estasi che urlano e tirano sul palco mutandine e reggiseno. Resto folgorato dall'esibizione e decido che nella vita voglio fare il musicista». Folgorato dalla musica o dalle ragazzine? «Cinquanta e cinquanta». Scuole? «Medie, Liceo Scientifico e poi Filosofia. Al Liceo suono il basso e canto con “Gli sconosciuti”. Partecipiamo a un concorso nazionale, mi notano e vengo invitato a fare un provino per la RCA a Roma». Come va? «Cacciato all'istante perché pazzo furioso». Che combina? «Mi presento improvvisando una talking song, unacanzoneparlata. Deliri visionari, un proto rap un po'più cantato». Nel 1968 però entra negli “Stormy Six” che sono agli esordi. «Ci esibiamo nelle feste brianzole, circuito di super alta borghesia. Poi incidiamo l'album “Le idee di oggi per la musica di domani”». Ma lei se ne va. Perché loro vogliono trattare temi politici, mentre lei aspira a testi più spirituali. «Non solo. In realtà mi viene offerto un contratto come autore da una casa discografica». Inizia la seconda vita. Titolo: “Aspirante pop star”. Nel '70 esordisce come solista con “Viaggio”. «L'album va bene e mi chiamano a lavorare alla radio nella trasmissione “Per voi giovani” ideata da Arbore. La notorietà mi permette di lanciare il secondo disco “Volo magico n.1”». Nel frattempo, però, viene bacchettato dagli “Stormy Six”. Che le dedicano il brano “Fratello”: “Quando l'ultimo sfruttatore/l'ul timo corruttore/l'ultimo carrierista/l'ultimo ipocrita/l'ultimo borghese/saranno scomparsi/da questa terra/allora sarà giunto/il vostro momento/di parlarci/d'amo re/Ma forse tu/ma forse tu/fratello/non ci sarai più”. «L'intento non è certo amichevole e all'inizio mi dà fastidio. Sono gli anni del movimento studentesco alla statale di Milano e gli “Stor my Six” fanno musica impegnata, mentre io viaggio con altri intenti. Il risultato è che quelli di sinistra mi considerano di destra, quelli di destra mi considerano di sinistra». A proposito di canzoni con dedica. Anche la PFM, più avanti, canterà “Per un amico”. Scritta per lei. «In risposta alle mie critiche nei loro confronti. Li vedevo come ragionieri che arrivavano nei camerini eleganti, si cambiavano e si trasformavano per il concerto. Quasi come fosse un lavoro. Per me invece suonare è sempre stata una missione. In quel periodo ero convinto che la musica potesse cambiare il mondo in positivo». L'ha cambiato? «La cultura giovanile del decennio '63-'73 ha modificato molte cose. Ha lasciato il segno. I giovani ora danno tutto per scontato, ma le cose sono cambiate grazie al lavoro che ha fatto la gioventù di allora». Facciamo un esempio. «Se adesso vai in giro con i capelli lunghi e gli stivali di due colori differenti nessuno dice niente. Quando lo facevo io negli anni '70 mi chiamavano culattone». Restiamo a lei e alle stravaganze. Una da ricordare? «Raduno nazionale di Gioventù Comunista a Ravenna. Salgo sul palco e tutti si aspettano un inizio classico con musica e canzoni. Invece mi presento con un registratore a bobine Revox che collego agli amplificatori a tutto volume. Pum pum pum, parte un ritmo strano. È il battito cardiaco del feto di mia figlia che ho registrato giorni prima con strumenti elettromedicali. L'atmosfera diventa immediatamente straordinaria». A 29 anni lei entra nella terza vita. Titolo: “Aspirante santo”. «Sono popolare, ho soldi e successo. Ho inciso nove dischi, ma sento che mi serve altro. Voglio capire come utilizzare il 98 per cento della zona cerebrale che non usiamo. E divento monaco induista». Un passo alla volta. Quando l'avvi cinamento all'India? «Nel '71, dopo che esce “Volo Magico”, vado in vacanza per quattro mesi a Goa,nell'India dei fricchettoni. Un villaggio totale, psichedelico, tutti mezzi nudi, anarchia, si fuma la canapa e si sperimentano allucinogeni al calar della luna». Ambiente all'opposto di quello spirituale. «Appunto. È lì che, però, resto incantato di fronte a un personaggio incredibile: capelli lunghi bianchi, barba candida. È un Baba, uno di quei vecchi saggi che rinunciano alla vita normale per prepararsi a morire e che si mettono a disposizione della comunità perché ne sanno di più. In cambio di un dono, rispondono a qualsiasi domanda». Lei che offre? «Un barattolo di marmellata. Mi guarda: “È per me?”. “Sì, un regalo”. “Cosa dovrei farne?”. “La assaggi!”. Il Baba prende il barattolo e lo lecca da fuori. Sorride. “Non è molto saporita!”. “Beh, se lecca il vetro...”. Sorride ancora: “Credi che così possa sentire il gusto della la marmellata?”. “No!”. E me ne vado, con il dubbio che mi stia prendendo in giro. Dopo tre giorni capisco». Cosa? «Il messaggio è semplice. Se vuoi capire qualcosa devi entrarci. Se vuoi capire una filosofia non basta leggerla, bisogna viverla». Dicevamo della terza vita. «Da giornalista, per la radio, vado a intervistare i grandi guru di passaggio in Italia. Ma divento critico verso quel mondo. A conquistarmi, invece, è un testo degli Hare Krishna, la “Bhagavad Gita”». E si avvicina a loro. «Li aiuto attivamente da fuori, poi entro a farne parte». Quando diventa ufficialmente un monaco? «Nel '78 acquistiamo a San Casciano in Val di Pesa, provincia di Firenze, una villa con sette case coloniche che era appartenuta a Machiavelli.Prendoi votiemitrasferisco lì con moglie e figlia. Quindici anni da monaco induista e nell'ultimo periodo divento padre priore: sono a capo di una struttura con 480 persone». Look? «Capelli rasati a parte un codino. Vestito di due pezzi, un drappeggiatosotto esoprauna camiciaindiana, lunga. Vivo in una cella di tre metri per quattro con Paolo Tofani». L'ex chitarrista degli Area? «Lui. Insieme, in quel periodo, incidiamo “Un gustosuperiore”che venderà quasi due milioni di copie porta a porta». Parliamo dei voti. «Per 15 anni non bevo alcolici. Non uso droghe. E non ho rapporti sessuali». Astinenza completa? Nemmeno autoerotismo? «Nemmeno quello. L'unica strana esperienza sessuale mi capita per un breve periodo». Cioè? «Ogni sera vado a letto a mezzanotte e mi sveglio alle 3.45 per la prima funzione. Verso le 6 faccio una mini pennica di 15 minuti. Un giorno, nel dormiveglia, vedo una splendida castellana, bionda, capelli lunghi, abito bianco, che è distesa a pancia in giù sopra di me e piano piano scende. Resto stupito, allibito. Ma anche eccitato. Quando arriva al punto di contatto sparisce perché è un fantasma. Ma per sette mesi, al suo arrivo, ho polluzioni nel sonno». Claudio, come si vive senza sesso? «Esperienza straordinaria. Secondo una definizione taoista, l'utilità è nel vuoto. Una scodella è utile quando è vuota. Ecco, se ci si toglie dallamentetutta lasferadellasessualità, con i pensieri e l'impegno che comporta, si libera uno spazio infinito. Senza sesso si aumenta a dismisura il potenziale mentale, la castità ti fa più libero, più leggero, più accogliente». Più difficile rinunciare al sesso, all'alcol o al tabacco? «Dipende da quali sono le motivazioni. Diciamo che smettere di fumare per me è facilissimo, l'ho fatto un sacco di volte...». Buona questa. Come è stata la prima volta di sesso dopo 15 anni? «Psichedelica». La prima birra? «Un'euforia visionaria». La prima canna? «Le ho abolite. Le droghe nelle mie vite le ho provate quasi tutte. Ma come sperimentazione controllata, non come sballo». La più strana? «Mescalina purissima, in gocce, a 15 anni. I sensi si sono mescolati, colore, gusto, profumo, suono, tutto intrecciato». Rocchi, nel '99 lei abbandona tutto. Per iniziare la quarta vita. Titolo: “Ritorno nel mondo”. «Dopo aver fondato e diretto, in Italia, Radio Krishna Centrale, vengo invitato in Nepal perché vogliono aprire la prima radio libera. Il progetto dovrebbe durare 6 mesi, ma mi fermo tre anni. Poi scoppia la guerra civile e tutto si complica. Vengo visto come un ricco occidentale e quando, un giorno, alle spalle esplode il supermercato dal quale sono appena uscito, decido di tornare in Italia». Si trasferisce in Sardegna e riprende la carriera musicale. Ultime domande veloci. 1) L'artista che stima di più? «Battiato. Siamo in grande sintonia». 2) Se si sveglia depresso cosa suona? «Tom Petty». 3) Se si sveglia euforico? «Prendo uno strumento e suono». 4) Paura della morte? «Assolutamente no, non esiste». 5) Guadagnato molto in carriera? «Ero un 20enne molto ricco». Ultimissima. Come immagina la sesta vita? Titolo? «Ha lo stesso titolo per tutti, quando si lascia il corpo: “Vita eterna”». C'è qualche personaggio sparito che vi piacerebbe riscoprire? Scrivete a alessandro.dellorto@liberoquotidiano.eu La lista completa delle interviste già realizzate la trovare sul blog “Soggetti Smarriti” all'interno del sito di Libero: www.liberoquotidiano.it “ . “ .  Ho iniziato con gli Stormy Six, poi li ho mollati: non mi interessavano i temi politici, preferivo quelli spirituali. Ora voglio uscire dalla nicchia. Non sono più snob e punto al Festival di Sanremo  L'astinenza sessuale fa ragionare di più: in 15 anni ho avuto rapporti solo con un fantasma. Quando il Baba per assaggiare la marmellata leccò il vetro del barattolo e mi fece capire che... CLAUDIO ROCCHI Claudio Rocchi, 61 anni, in concerto (foto Terrile)
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