Anno IV Numero 215 Sabato 12 settembre 2015 Direttore: Francesco Storace Roma, via Giovanni Paisiello n. 40 I nostri speciali Campo Imperatore e il Duce liberato Moriconi alle pagine 6-7 Attualità Marò: il bluff degli indiani Traboni a pag 4 Cronache Yara: tensione al processo Fruch a pag 10 SANGUE AMARO A pag 8 MARINO REAGISCE MALE ALLA VICENDA DELLA DONAZIONE, MINACCIA I GIORNALI MA SI BECCA UNA QUERELA S eparare l’assedio alfortino Europa daparte degli immigrati, in particolare quelli della rotta dei Balcani, da quanto sta avvenendo in Siria non sarebbe soltanto miope: sarebbe soprattutto sbagliato. Perciò è bene dissipare qualche dubbio instillato nelle recenti cronache Del tipo che dietro l’esodo si celano le manovre militari russe al fianco dell’alleato Assad. Manovre che innanzitutto sono state smentite dal capo della diplomazia di Mosca, Peskov: il quale ha ricordato che si tratta di un accordo di antica data che è stato semplicemente rispettato, senza quell’impiego di truppe di terra che è stato evocato. Se mai, l’insistere nelle ultime ore sulla discesa in campo delle truppe russe sembra dire l’esatto opposto: che cioè l’avanzata del’Isis si è fatta prepotente (la perdita dello strategico aeroporto di Idlib ne è la prova) e che quindi chi fugge lo fa proprio dal frutto malefico della “primavera araba” sobillata dall’Occidente. Francia compresa: e ci sarà da stare particolarmente attenti su quali saranno i reali bersagli delle “missioni” annunciate da François Hollande. Lasciando comunque da parte gli avventurismi francesi, gli allarmi sulla Siria si fanno sempre più intensi anche e soprattutto da parte atlantica. Secondo gli Usa, l’Isis ha usato gas mostarda in almeno quattro occasioni. Un’arma chimica che però, per carità, non è stata fornita da nessuno dai tagliagole islamici. Da Israele invece anche l’allarme sulla tempesta di sabbia dei giorni scorsi. Effetto collaterale della situazione siriana, secondo gli esperti di Tel Aviv: quindi non causa di chissà quale attacco delle fazioni in guerra, ma proprio dell’abbandono della terra siriana che, senza coltivazioni stabili, diventa deserto. Grida d’aiuto del cielo di Siria. In tutto questo, è quasi raccapricciante che si riesca a fare degli aiuti umanitari che Putin intende inviare in Siria un caso diplomatico, con spazi aerei negati o concessi da Grecia, Bulgaria, Iran e via dicendo e relativa suddivisione in buoni e cattivi. Anche perché se fossero aiuti militari, non c’è dubbio che Mosca li avrebbe già recapitati, senza tanto rumore, a Damasco La guerra di tutti nel cielo di Siria AIUTI UMANITARI, MISSIONI MILITARI E INTERROGATIVI SULLA CRISI MEDIORIENTALE di Francesco Storace D a oggi si comincerà a capire con ancora maggior nettezza come la Sicilia diventerà bellissima, secondo il felice auspicio (e azzeccato hashtag di Twitter) di Nello Musumeci, quando si concluderà la tre giorni cominciata giovedi’ tra politica e cultura a Catania. Certo è che c’è da lavorare assai dopo il disastro Crocetta e i tanti pentimenti che questo sciagurato governatore ha disseminato in tutta l’isola. Ieri ci siamo stati anche noi per parlare di quel che c’è di brutto, ahimè non solo a Palermo e dintorni, ed è rappresentato dalla grande torta degli affari, la sanità. C’è da dare una soluzione ad un sistema che genera corruzione, mafie, ingiustizie. Per diventare bellissima, la sanità siciliana (e nazionale) deve mettere al bando pratiche distruttive, che ne minano la credibilità. Per dirla tutta: il metodo Tutino è quello che ammazza ogni speranza di meritocrazia. Se la governance della sanità è decisa dai cerchi magici dei presidenti di regione, si vanifica ogni aspettativa di carriera come di cura, si è alla mercé del potentato di turno. E non va bene. Tutino è stato il potente medico personale di Crocetta, che aveva giurato guerra a Lucia Borsellino, e non c’era bisogno di una telefonata misteriosa per intuirlo. Bastano le parole pronunciate dall’ex assessore alla sanità della regione siciliana per capire che si era fatta terra bruciata attorno a lei. E tutto partiva proprio dall’entourage presidenziale: altrimenti non se ne sarebbe andata sbattendo la porta. Quel che in Sicilia si chiama Tutino, nel Lazio, per gli inquirenti, era Venafro, capo di gabinetto di Zingaretti. Le nomine dei direttori della sanità, la gestione degli appalti, persino sui morti e relativi funerali, tutto si svolge nell’ambito delle corti presidenziali nominate in ogni regione. Da noi con un’ulteriore aggravante chiamata mafia capitale. Recidere nettamente il legame tra politica e affari in sanità è doveroso. Anzitutto deve prendere un’iniziativa il governo nazionale. Va istituito magari con una selezione per concorso e non solo per titoli l’albo dei mille direttori generali abilitati alla guida delle aziende sanitarie. Poi, certo, i governatori potranno scegliere chi mandare in Asl o in ospedale, ma con una procedura trasparente, che proporremo con legge proprio alla Pisana. No, non serve il fantasioso meccanismo che ho scoperto leggendo il programma del movimento 5stelle per le politiche 2013 (“Limitare influenza dg nelle asl e ospedali reintroducendo i consigli di amministrazione”). Ci aspettavamo un po’ di più che i vecchi comitati di gestione delle Usl della prima repubblica. Restiamo in attesa della traduzione legislativa della loro bizzarra proposta programmatica. Il presidente nomina chi governa, l’opposizione chi controlla. E prima della nomina del direttore generale, il governatore manda il candidato all’incarico in audizione pubblica e trasparente in commissione sanità. Si deve sapere prima quanto vale chi sarà scelto. Con tanto di verifica di metà mandato accompagnata dal giudizio dei sindaci del territorio e/o da consulte di settore. Se vuoi trasparenza, devi aprire le finestre e immettere aria nuova, nel metodo soprattutto. E magari bellissima diventa tutta Italia e non solo una splendida ma abbandonata regione di frontiera. DAL SISTEMA TUTINO ALLA TRASPARENZA. SERVE UN ALBO NAZIONALE DEI DIRETTORI GENERALI. MENTRE I 5STELLE SONO FERMI AI COMITATI DI GESTIONE DELLE USL... LA TORTA In Sicilia la tre giorni di “diventerà bellissima” di Musumeci. Lanciata ieri la proposta per recidere i legami tra politica e affari in sanità